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LA GENTE DEL MIO LAVORO

 

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Nel mio lavoro mi capita di incontrare gente di ogni tipo.
Fotografi bravissimi capaci di farmi vedere cose che non vedevo. Tipografi  e grafici che rimpiangono i vecchi strumenti del mestiere ma poi si aggrappano ai loro Mac come a figli. Imprenditori di ogni genere. A me toccano sempre i più creativi, quelli che mi cercano solo perché quelli come noi si attirano come  le nuvole. Trovo artigiani che con le mani sanno fare tutto costretti a passare carte. Incontro orafi che cercano tutti i giorni una forma nuova. Distillatori che come maghi mescolano il vento, la terra, il legno e l’acqua e ne esce un silenzio buono rotto da un po’ d’allegria. C’è chi trancia e piega lamiere grosse un dito con presse alte come una casa e costruisce stampi con la precisione sottile di un capello biondo. Chi fa bulloni, dadi e staffe che tengono insieme i pezzi dei posti dove viviamo. Gente che sa cos’è la bellezza perché ce l’ha dentro, che cuce tessuti preziosi e difficili intorno a forme ancora non viste, che rende prezioso un cuscino e comoda un’asse di ciliegio. Incontro imprenditori che a una cert’ora ne hanno due palle e aspettano che sia notte per chiamare dall’altra parte del globo.
C’è chi cura fiori, mele e uva leggendo vecchi libri color canna da zucchero e studia la terra da chimico, geologo sciamano.
Ho incontrato persone che conoscono tutti e girano per il mondo e altre che stanno Sempre ferme a incidere lastre d’oro grandi come uova di colibrì. Modelle bellissime e tecnici delle luci capaci di rendere morbidi chiodi piantati in lastre di marmo. Videomaker geniali e vanesi, web designer simpatici e saccenti, sviluppatori di software, commercialisti, pr, avvocati, psicologi e runner…
Ho visto la mia faccia riflessa negli occhi di tutta questa gente e le poche volte che mi sono piaciuto poi è stato bello lavorarci.

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NON CAMBIARE NIENTE e VIVERE FELICI

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Qualche ottimo motivo per non cambiare un bel niente e vivere felici.

Perchè struggersi l’anima, il cervello e il portafogli dinanzi all’ineluttabile evidenza che il Logo ha  cinque o sei pantone di troppo, il sito internet non è responsive, lo stand in fiera comunica supercazzole a gogo ma non il marchio,  l’ultimo post sui social risale a prima di Mark e i prodotti messi in catalogo cinque anni fa erano più o meno simili a quelli dei lustri precedenti così come il catalogo.

Ottimo!

Avere un sito responsive non serve a niente. Anche perché se i contenuti non sono aggiornati l’unica utilità potrebbe essere forse quella di fornire il numero di telefono… Mah! E il numero di telefono sarà aggiornato?

I social sono una gran perdita di tempo.  Se proprio proprio meglio il bar che uno spritz dà più soddisfazione di sicuro.

Il logo super colorato è strafigo. Se poi l’ha disegnato il famoso cugino è motivo in più per non cambiarlo per niente al mondo.

Lo stand in fiera è costato un botto, di metterci anche un logo fuori più visibile non se ne parla. Poi ci sono un sacco di biglietti da visita infilati fuori, sul cristallo della vetrina, che da soli fanno già comunicazione.

Fare prodotti nuovi? Da escludere, quelli vecchi si vendono ancora benissimo e poi… toccherebbe anche rifare il catalogo.

Non si capisce perché si dovrebbe rifare il catalogo visto che i prodotti sono sempre quelli, i clienti vecchi ce l’hanno già e non ci sono clienti nuovi che ne richiedano uno diverso.

Si fa per ridere ovviamente. Ci diamo tutti un gran da fare per migliorare, per crescere, anche se dietro al paradosso, all’ironia ogni tanto ci lambisce il pensiero di lasciare tutto com’è.

Certo non si tratta di cambiare per cambiare ma il design e la comunicazione sono da sempre i motori delle aziende. Molto prima di internet, molto prima del marketing…

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IDEE DA COLTIVARE E PROTEGGERE

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Stringi, stringi il mio lavoro è trovare l’idea giusta .

Idee per dare più visibilità all’azienda, al marchio e al prodotto.

L’idea è lì, bella confezionata in due, tre… venti pagine che la spiegano e la raccontano, un’immagine la sintetizza e altre cento la giustificano. Quando il titolare dà l’ok inizia il percorso di guerra e ogni mossa rischia di ridurre la forza della nostra invenzione.

Il mio lavoro è vigilare, tenere il timone della creatività e navigare insieme verso l’obiettivo.
Già così non è facile ma se ci si distrae è finita.
Bisogna sempre essere consapevoli che anche una scemenza, che ne so, farsi venire la fregola di voler un biglietto da visita “diverso”, la voglia di cambiare un colore o di introdurre una forma strana… sono tutte azioni apparentemente innocue capaci di far scricchiolare la baracca.

Teniamo presente che in genere tanto più l’idea è definita e non permette varianti tanto più funziona.
Un progetto semplice, con regole precise è molto più facile da attuare che uno complicato da mille variabili.
Attenzione però che le idee rigide, quelle che ad esempio stanno in piedi appoggiandosi ad una sola invenzione, sono certamente più facili da comunicare ma sono anche più fragili.

Basta mettere in crisi la trovata su cui si basa tutto per mandare a ramengo il progetto.
Teniamo ben salda la barra di navigazione della nostra comunicazione senza farci distrarre dalle tante sirene che popolano il nostro mare.

Le belle idee vanno coltivate e protette.

Nell’immagine – Ulysses and the Sirens,
di Herbert James Draper, 1909

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W LA LIBERTÁ di essere creativi

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Prendo spunto dalla diatriba  di questi giorni tra Messner e ‪Jovanotti per dire qualcosa sui limiti da porre alla creatività, all’inventiva, all’innovazione e perché no, alla bellezza. Per chi non sapesse, Messner ha dichiarato che se fosse per lui, il concerto del Jova a Plan de Corones, a 2275 metri di altezza nel cuore delle Dolomiti, non si farebbe mai.
Jovanotti rassicura sul suo impegno a tutela del territorio interessato dai suoi maxi eventi di questa estate, l’altro sarà a Rimini. Fin qui la disputa. Immaginate il quadro con sullo sfondo Woodstock, i Pink Floyd a Venezia, Modena Park di Vasco e le polemiche sul milione e mezzo di persone che hanno attraversato il lago d’Iseo sulle Floating Piers di Christo e Jeanne-Claude tre anni fa.
Tutto bellissimo! Compresi i tanto vituperati Pin Floi resi mitici dai Pitura Freska.

Il paesaggio e le città vengono distrutti tutti i giorni da ben altro, non dalle folle attratte dagli eventi della creatività pop.

Su questo si può essere d’accordo oppure no. Che la creatività abbia bisogno di abbattere i limiti e di coinvolgere la gente credo invece possa essere un pensiero condiviso. Che si debba sempre fare tutto il possibile perchè, Natura, Ambiente, Territorio, Città, e incolumità di tutti i partecipanti siano tutelati è fuori discussione.

Qualche volta la creatività è provare ad andare oltre, tentare di inventare qualcosa di nuovo.

Portare per un momento il silenzio dove c’è sempre stato il rumore e per un giorno fare invadere dalla musica luoghi sempre silenziosi.

Stare immobili dove dappertutto è movimento e ballare, creare cinematismi dove sempre tutto è stato fermo. 

Stampare immagini sui palazzi e sulle strade.

Tagliare il paesaggio con segni sorprendenti. 

È difficile e penso comporti un’organizzazione folle ma creare eventi che coinvolgano molte migliaia di persone è un modo per diffondere la bellezza, per emozionare e unire.

Dovremmo pensarci quando progettiamo i nostri eventi aziendali. Cose mille volte più piccole ma che possiamo immaginare con dinamiche molto simili a certi grandi eventi collettivi.
Qualsiasi sia il tema del nostro progetto,  invece di ripercorrere sempre le stesse strade fatte di divieti e sensi unici varrebbe la pena sparigliare le carte, fermarsi a riflettere e imboccare strade nuove.

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LA MEMORIA DELL’ANTICO

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I gioielli ma anche gli oggetti d’arredo, le auto, i vestiti e perfino le caffettiere come tutto ciò che acquistiamo hanno sempre avuto un valore simbolico. La loro essenza era la rappresentazione di ruoli sociali ben definiti e riconoscibili. Un po’ per qualsiasi cosa ma per la casa e ancor più per i gioielli le simbologie si sprecavano… Potere e sottomissione, affiliazione, appartenenza, onore, forza, coraggio, saggezza, fecondità, ovviamente ricchezza, religiosità, devozione, trasgressione…
Bei tempi! (…o brutti, fate voi)
In quest’epoca senza dei, in cui il tempo e i ruoli scorrono liquidi, in cui la struttura della famiglia e delle ricorrenze ad essa legate lasciano il tempo che trovano, gli oggetti in cui ci identificavamo non rappresentano quasi più nulla. Sono diventati perfino inadeguati a mostrare l’ovvio: la ricchezza, il ruolo sociale, il potere.
In questi anni, fatti di giochi senza senso, guardiamo con nostalgia ai simboli e ai valori che solo cinquant’anni fa regolavano ancora le nostre relazioni.
Non si stava meglio quando si stava peggio. Certo che però ci piace giocherellare ancora con le insegne che un tempo rappresentavano ruoli e valori carichi di emozioni, indiscutibili immagini di un mondo sparito con la Coca–cola e i pop–corn.
Ci riferiamo tutti alla memoria dell’antico come ad un ultimo baluardo contro la perdita di senso.
Fare design oggi non può prescindere dalla storia, dal prendere a prestito forme simboliche che si trasfigurano in sberleffi ironici o in evocazioni romantiche, in giochi colti o semplici copia–incolla di decorazioni, disegni e immagini di tempi che attraverso le nebbie della memoria ci rassicurano.
Pensando all’opera di Alessandro Mendini che ci ha lasciati da poco e insieme a lui a tutti i maestri del moderno val la pena ricordare come la memoria del passato sia ancora il terreno su cui far crescere il nuovo.

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FACCIAMOLO STRANO – IL PRODOTTO

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Il prodotto, l’azienda devono essere riconoscibili.
Farsi riconoscere non vuol dire solo stampare il proprio nome dappertutto o metterci la faccia sempre e ovunque.
Farsi riconoscere significa avere stile. Un modo unico di fare, di essere, di produrre e comunicare. 

Mettici il tuo colore, quello acido, pastello, naturale, metallico… un Pantone che usi solo tu.

Di che profumo sa la tua azienda?
Di terra? Di campi falciati?
Di petrolio o di frutta candita?

Qual è il suono, la musica che ti distingue? Pensa al “booong” di Brian Eno che risuonava all’accensione del primo iMac. Come suonano le tue cose?

Pay-off, slogan… cosa dice la tua azienda? Ma soprattutto come lo dice? Che sapore, che profumo, che suono hanno le tue parole? Dolci come una torta di mele, secche come un buon bianco, affilate come una spada, didascaliche, altisonanti, piatte, rotonde, acuminate come spine o morbide come cuscini.

I tuoi progetti, le tue forme come sono?
Linee diritte e parallele o spezzate piene di angoli acuti? Curve sexi? Morbide, infinite sinusoidali, modanature classiche, ridondanti composizioni barocche… frattali, ellissi, spirali… o semplici rettangoli smilzi?

Non è obbligatorio che i nostri prodotti siano bizzarri. Uno stile può essere riconoscibilissimo con un nonnulla… purchè sia un nonnulla che faccia pensare “Ah! Però!”.

Quante scelte tocca fare per decidere chi siamo davvero.
La fregatura è che non pensarci, lasciar perdere è solo un altro modo di scegliere. 

SENZA-REGOLE

SENZA REGOLE NON C’È PROGETTO

SENZA-REGOLE

La creativitá senza limiti è peggio di una prigione.

Senza paletti precisi si gira in tondo senza poter  prendere una direzione.
Quando lavoro ad un nuovo progetto, ad un nuovo prodotto, ad un catalogo, a un sito internet, a uno stand, o a una qualsiasi delle tante attività che investono la sfera creativa all’interno di un’impresa sono contento quando incontro un imprenditore capace di indicare i confini del progetto, che sa dare una forma al campo di gioco.

Ho bisogno di conoscere le tecnologie con cui costruisci i tuoi prodotti, funzionalità, dimensioni, materiali…  le caratteristiche principali del tuo mercato, chi sono i tuoi clienti, gli obiettivi che vuoi raggiungere.

Le tue indicazioni sono un faro per la mia creatività.

La creatività senza limiti è come un’azienda senza dirigenza, senza padroni.
Per questo prima di partire e dar la briglia all’immaginazione ti chiederò dove vuoi andare.

Mi racconterai  quello che hai in mente. Quello che ti piace e quello che proprio non digerisci.
Solo così, con i tuoi picchetti piantati a delimitare il campo e con i tuoi racconti che dipingono il nuovo orizzonte saprò dove andare a parare.

STAI SVILUPPANDO UN PROGETTO CREATIVO?
Parliamone e vediamo se c’è spazio per svilupparlo insieme.

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GIOCHI SERISSIMI, PER ESSERE VERI COME NELLE FIABE

giochi-serissimiL’altro giorno c’è stata l’incredibile performance ideata da Bansky, il famoso writer inglese, che ha fatto a tagliatelle in diretta TV la “ragazza con palloncino” appena battuta da Sotheby’s per un milione di sterline. Una provocazione, una performance, l’invenzione di una storia su di un “prodotto” già famoso e già ricco di storie. Lo sberleffo di un genio al mercato dell’arte, un mercato che a sua volta si riapproprierà dello scherzo e ne farà ancora business.
Raccontare le nostre imprese è ancora più importante.

Da piccoli giocavamo alla guerra, a mamma e papá, al mercato…  e giocavamo raccontandoci e rappresentando mille storie. Ci allenavamo ai ruoli che avremmo interpretato da adulti.
Oggi, giochiamo ancora… per promuovere il nostro lavoro, per capirne meglio i meccanismi, per riprodurne le criticitá, per coinvolgere il nostro pubblico, affascinarlo, farlo discutere, coinvolgerlo…  per stringere relazioni emozionali.
Inventiamo mille cose per  dare visibilità  al nostro mondo.
Ci sono pasticceri che invogliano a creare e raccontare dolci, gioiellieri che organizzano gran concorsi di design e scrittura lussuosa, mobilieri che fanno parlare i sofá in sexi storytelling e propongono divani componibili come giochi di costruzioni. Bijoux con incisioni letterarie, scritte smaltate di frasi famose o poche parole emozionate graffite dal moroso. Arredi, abiti, gioielli, componibili e scomponibili in una varietá di giochi da far rivivere sul proprio blog, raccontare su facebook e rilanciare su Twitter. Vini prestigiosi raccontati al lume di candela mentre colori e profumi si stemperano nelle storie delle famiglie, dei luoghi, della terra e delle mani che li hanno creati.
Storie che attraversano gli oceani e lasciano sedimentare i sentimenti. Storie che trasformano clienti in amici, confidenti, compagni di strada e di giochi.
Giochi serissimi.
Quante aziende di attrezzature sportive sostengono la partecipazione di migliaia di atleti dilettanti in avventure incredibili, da raccontare in mille storie in cui i loro prodotti si mescolano e si misurano con la durezza della natura e la resilienza umana vista come un’allegra follia.
Organizziamo giochi e avventure.
Avviciniamo il nostro pubblico. Raccontiamogli con parole e immagini le imprese grandi e piccole che affrontiamo ogni giorno.
Creiamo prodotti carichi di suggestioni, de-scriviamoli come nelle fiabe perché mostrino quanto sono veri.

HO-SBAGLIATO

HO SBAGLIATO, È STATO FANTASTICO

HO-SBAGLIATO

 

Ho sbagliato tante volte. Senza errori, se non mi prendo il rischio di sbagliare non mi emoziono, e di certo non emoziono nessuno con il mio lavoro.
Per trovare qualcosa di buono devo  perdermi.
Come quando corro da solo in montagna o cammino in posti che credo di conoscere, solo se mi perdo, se sbaglio strada scopro cose nuove. Paesaggi mai visti, strade e boschi dove non sono mai stato.
Non è facile. Succede qualcosa di davvero buono quanto più ci si allontana da casa e si esplorano territori mai visti, quando lo stomaco comincia a chiudersi, tutte le antenne si alzano e si percepisce un certo malessere, un senso di smarrimento,
Non occorre fare chilometri.  Basta uscire dagli schemi dentro cui stiamo bene. Annusare l’aria di posti della mente inesplorati, suoni, colori, forme verso cui abbiamo sempre nutrito una certa diffidenza.
Proviamo a mescolare.
Dobbiamo metterci a preparare piatti con ingredienti mai assaggiati prima.  Magari la base potrà essere ancora un riso bollito, un trito di cipolla, una frittata, una crema… La solita linea curva, perfetta, un’ellisse sensuale, un quadrato, una spirale… Una pezza di cotone o di seta… Ma sappiamo che potremo usare un mondo di cose, di forme, di sapori, di colori, di parole mai usate prima.
Ci verranno le vertigini e dovremo imparare a governare la barca senza sapere dove approderemo.
Sbagliare tutto sarà solo questione di un attimo ma non è detto che il risultato sia cattivo, magari ci stupirà, sarà bellissimo.
A poco a poco impareremo a conoscere sentieri nuovi, nuovi boschi e strade piene di gente. Metteremo insieme sottili lastre d’alluminio intarsiate, sassi rotondi, neri, schegge di vetro  viola dai contorni d’oro per comporre la trama di una porta, un anello, un vaso, il risvolto di una giacca…
Senza paura di sbagliare.

Ha-ancora-senso

ha ancora senso?

Ha-ancora-senso

Mi hanno appena dato due  bellissimi biglietti da visita. Di quelli importanti, si vede dalla carta, dal nome, da tutto, ma…
Ha ancora senso?
Intendo… scegliere un cartoncino bello, di qualità, impaginato e stampato da Dio che il nostro interlocutore depositerà direttamente tra la carta riciclabile appena ci saremo girati.
Non abbiamo neanche il rituale giapponese della presentazione a due mani che dal cuore si aprono a vassoio, gesto sottolineato da un impercettibile inchino. Ci scambiamo i riferimenti necessari alle nostre relazioni d’affari come non ce ne fregasse niente.
I biglietti da visita non ci servono neanche come pretesto per marcare con un gesto l’inizio di una relazione.
Ha ancora senso?
Appena arriva una email da uno sconosciuto google o chi per esso lo cataloga tra i nostri contatti in bell’ordine a disposizione sul nostro smartphone, sul tablet e su un paio di nuvolette digitali raggiungibili anche da un’isoletta sperduta.
Ha ancora senso stampare quintali di cataloghi dalle copertine di seta che inevitabilmente  in percentuali altissime andranno al macero?
Non fraintendetemi, mi piace la carta stampata, ho speso un sacco di soldi in libri, le tipografie, le librerie sono posti bellissimi. Ma è una battaglia persa, potremo provare a boicottare tutta la produzione e la distribuzione di testi in formato digitale ma saremo spazzati via come nuovi ridicoli luddisti.
Io ho già tradito, ho saltato la barricata da un pezzo. Compro ancora di nascosto qualche libro fatto di carta solo per mantenere il vizio, per riprodurre un piacere imparato da bambino. I nostri figli saranno gli ultimi e poi basta.
Le biblioteche resisteranno ancora un po’ poi tutto si scioglierà come tavolette di cera.
Solo le parole. I pensieri, le storie non finiranno mai, si moltiplicheranno all’infinito, e avranno sempre bisogno di una forma, una composizione, un ritmo. La grafica digitale ha altre leggi, altre frontiere, infiniti mezzi di diffusione che un po’ alla volta ci conquisteranno diventando abituali.
Nel frattempo godiamoci il fantastico tramonto dell’era della carta stampata. Scegliamo carte meravigliose, innalziamo monumenti a Fedrigoni… Stampiamo biglietti da visita dello spessore di un tramezzo e cataloghi mescolando tutte le carte del mondo.
Vi chiedo solo una cosa, facciamola finita subito con i fax!

Ridisegnare-il-campionario

ridisegnare il campionario

Ridisegnare-il-campionarioSto risistemando il campionario di una bella azienda di gioielleria.
Mi hanno chiesto di fare ordine, dare identità, rendere più facile comunicare le collezioni.
Un bel lavoro tosto!
Mettere le mani sul campionario è un lavoro importante che trasforma la vita intera di un’impresa. Un lavoro complicato che però alla fine funziona sempre allo stesso modo.
Ogni volta si tratta di RIDURRE, ORDINARE, CREARE, con l’obiettivo di MOSTRARE e COMUNICARE meglio.
Qualsiasi sia l’azienda, qualsiasi sia il prodotto, gioielli come in questo caso, oppure piatti, oggetti in plastica, pelletteria, lampade, mobili o qualsiasi altra cosa, l’iter é sempre quello.

Semplificare, ridurre, scegliere cosa togliere dalla produzione, è il momento più duro. È un po’ come sopprimere dei figli. Non importa se non ricordiamo più quand’é stata l’ultima volta che abbiamo venduto quel pezzo, mettere in cantina lo stampo fa sempre male. Così cancelliamo dal catalogo 1, 2, 3, 4… 20, 50 pezzi… e il giorno dopo uno alla volta, li andiamo a ripescare dal cestino facendo mille considerazioni, arrampicandoci sugli specchi. Guardiamo le statistiche di vendita mercato per mercato, soppesiamo i numeri e alla fine troviamo sempre una buona ragione per cambiare poco o niente e lasciare l’elenco della nostra produzione bello gonfio dei soliti articoli e di aspettative inutili.

Meglio fare un passo indietro per avere un quadro d’insieme, magari andarsi a prendere qualcuno meno innamorato di qualsiasi  bric a brac accumulato in sala esposizione e determinato invece a  dare identità e appeal commerciale al nostro catalogo.

Ridisegnare il campionario è l’azione più creativa che si possa fare.
Ci vuole una visione globale rivolta al futuro ma che tenga conto di chi siamo,  del nostro passato.
Bisogna illuminare la nostra produzione di una luce nuova. Tirar  fuori i pezzi storici di collezioni evocative ed intorno a loro far coagulare le idee, iniziare a dipanare storie, sovrapporre immagini che a prima vista non dicono niente e dar vita a nuovi progetti come tasselli di un nuovo ordine.

Abbiamo già eliminato quasi metà campionario e stiamo pensando alle nuove collezioni, al nuovo sistema espositivo, ai nuovi materiali, ai nuovi colori, ai tanti strumenti di vendita, alle infinite storie da raccontare.

Riflettiamo sul nostro campionario, immaginiamo strade nuove.

tutti-su-whatsapp

tutti su whatsapp

tutti-su-whatsappOre 22,18 di un martedì qualsiasi. Ho finito da poco di correre e sto cenando. Il cellulare vibra mandando in risonanza il tavolino vicino alla TV. Me ne frego e lo lascio vibrare. Due ore dopo ripongo il libro sul comodino e faccio per mettere la sveglia alle sei e mezza ma quando lo schermo si illumina mi sorprende la preview di un messaggio su WhatsApp – Ciao Paolo, ecco l’immagine per la copertina del depliant, ci sentiamo domani. –

È una cliente di lungo corso, ci conosciamo da anni. Guardo l’immagine distrattamente, tanto so già che all’indomani, in ufficio dovrò chiederle di rispedirmela in un formato adatto alla stampa. Non rispondo, sto per chiudere e scorro la timeline… mi vengono un sacco di pensieri strani, resto in bilico tra la risata e il brivido. Vedo il messaggio con la faccina della mia cliente mescolato a quelli della mia compagna, dei miei figli, degli amici delle corse in montagna, del gruppo sul design di qua e della fotografia di là… in mezzo ai messaggi con la lista della spesa, ai cuoricini e alle faccine… Ho un giramento pensando alle infinite possibilità di errore che potrebbero capitare inviando messaggi al volo, perchè il mezzo è veloce e i messaggi scappano come sternuti, altro che piccioni viaggiatori. Mi torna in mente l’errore tragicomico della buonanotte decisamente troppo romantica inviata al gruppo delle corse invece che alla mia dolce metà. Mancherebbe solo di inviare bacini a qualche cliente. Magari a quel rude produttore di marmi. Usare whatsapp per lavoro rischia di esporci a figure barbine. Ma tutto deve essere fatto in fretta, in contemporanea con tutti… Scorro la timeline e mi viene la tentazione di sollecitare quello e chiedere a quell’altro… La mia cliente è ancora on-line, come se aspettasse una risposta… Notte!

Il-design-del-prodotto

IL DESIGN DEL PRODOTTO

Il-design-del-prodottoSi inizia a comunicare l’azienda a partire dal design del prodotto.

Le aziende più riconoscibili sono quelle che ci mostrano prodotti che si riconoscono al volo!
Con un prodotto fortemente identificabile é certamente piú facile vendere.
Ma come si progetta un prodotto riconoscibile?

Qualche idea:

1. Cerchiamo nuove tecnologie.
Modalitá che permettano di produrre oggetti piú innovativi, piú efficaci, spesso piú economici e piú belli.
Investire in ricerca é senza dubbio una delle attivitá che permette maggiormente  all’azienda di differenziare la sua produzione e di rendersi riconoscibile.

2. Usiamo nuovi materiali
Non è necessario inventare chissà che. A volte basta un abbinamento insolito, guardare a settori produttivi diversi.
Mutuare forme, colori e materiali da settori diversi dal proprio puó portare a soluzioni interessanti.

3. Ricicliamo
Prendere semilavorati e scarti sia dalla nostra che da altre produzioni. Quello che abbiamo sempre considerato solo uno scarto, solo un costo di smaltimento potrebbe essere al centro di una nuova brillante produzione.
L’uso di materiali riciclati, a metá strada tra ricerca tecnologica ed estetica introduce il concetto di valore “morale” nella produzione e nel design del prodotto. Materiali e forme create per soddisfare funzioni diversissime una volta riciclate trovano una nuova ragione d’essere.
Il design del riuso è sempre un’avventura creativa densa di contenuti da comunicare, moltiplica il valore dei materiali, delle forme e delle idee e normalmente consente di ottenere risultati fortemente innovativi.

4. Cambiamo colore
Il colore è una delle qualità che aiutano maggiormente a vendere un prodotto e a renderlo riconoscibile.
Cerchiamo il nostro colore. Quello che identifica il prodotto e l’azienda. Tenue, acceso… l’importante è che esca dal coro e si faccia ricordare. Nello scegliere il colore che ci rappresenta pensiamo a tutte le implicazioni che avrà.

5. Inventiamo forme nuove
La ricerca estetica della forma è l’essenza stessa del design.
Su questo terreno le invenzioni si sprecano, si accavallano e si sovrappongono in infiniti tentativi di innovazione. L’invenzione formale é però troppo spesso la modalitá piú semplice e  meno efficace di innovare, una scorciatoia affollata da imitazioni.
Certo l’intuizione in cui forma e sostanza si uniscono a creare una sorta di totem segna un momento creativo felicemente raro.

6.Lavoriamo con persone diverse
Spesso avvalersi di creativi con competenze anche molto diverse dalle proprie, provenienti da settori che ci sembrano lontanissimi dal nostro, può essere un’arma vincente per abbattere il muro dell’ovvietà!

7.Teniamo a bada la creatività
Non esageriamo a produrre invenzioni formali come se piovesse. Troppa creatività finisce per  annullarsi. Non soffochiamo una bella invenzione annegandola in un mare di collezioni diversissime. Evitiamo di proporre un campionario dall’effetto risotto!

8.Pensiamo alla confezione
Immaginare il packaging con cui commercializzeremo il nostro prodotto ci aiuterà, oltre a risolverci un sacco di problemi, a rendere gli oggetti della nostra produzione più originali.

9.Non copiamo a pappagallo
Saper copiare sta alla base di tutta la creatività. Pensare di essere davvero gli unici, i primi in assoluto ad aver avuto l’idea geniale è quasi sempre una presunzione infondata. Guardiamoci attorno ed impariamo a copiare quello che conta, il metodo, l’intuizione primigenia che magari nemmeno si vede nel prodotto che ci attrae e ci stupisce.
Copiare a pappagallo è stupido ancor prima che scorretto e illegale.
Se ci sono aziende che sono più brave nell’innovare la loro produzione proviamo a capire che percorso hanno fatto, e poi inventiamo un nostro processo creativo. E’ l’unico modo per dare identità alla propria impresa, per avere qualcosa da comunicare efficacemente.
È il modo migliore per vendere!

QUALCOSA-DI-NUOVO

QUALCOSA DI NUOVO

QUALCOSA-DI-NUOVOInventiamo qualcosa di nuovo?
Non é facile inventare sempre qualcosa di nuovo.

Eppure se stiamo progettando un edificio, un oggetto, un mobile, un elaborato grafico, scrivendo un testo, immaginando la composizione di uno scatto fotografico o lo storyboard di un video, qualsiasi azione creativa ci apprestiamo a compiere, dalla stesura di un romanzo a cucinare un piatto, sempre proveremo la vanitosa necessitá di esseri i primi ad averlo fatto in un certo modo.
É un tarlo difficile da sopprimere.

In genere piú si è esperti in un certo settore e meno si é presi dalla fregola di inventare l’acqua calda! Per questo spesso ci si affida a progettisti provenienti da settori diversi per provare ad innovare. Perché chi fa il pane tutti i giorni per mestiere difficilmente avrá il coraggio di rinunciare ad un ingrediente fondamentale o ne aggiungerá uno mai sentito nominare e mai visto prima.

Per  soddisfare la necessitá di innovazione  uno dei metodi migliori consiste nel mescolare cose che apparentemente non hanno nulla in comune o che comunque sembra non possano dialogare in nessun modo.

É fantastico vedere cosa succede mettendo insieme idee distanti mille miglia, forme contrastanti, colori dissonanti, materiali ricchi e poveri, resistenti insieme ad altri deperibili. 
Assemblare, mettere insieme idee, forme, materiali, modi di operare e magari, anzi soprattutto, persone apparentemente senza nulla in comune perché apparteneti a mondi molto diversi dá risultati inaspettatamente innovativi proprio per l’eccezionalitá dell’incontro.
Certo che propiziare incontri magici non è sempre facile.

Chi mi propone un bel progetto da sviluppare insieme per realizzare qualcosa di davvero innovativo?!!!
Io vi offro metodologie d’approccio creative, capacitá di analisi, visione globale e mi aspetto da voi voglia di confrontarsi e di provare a cambiare.

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LE FACCE DELL’INDUSTRIAL DESIGN

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L’industrial design non è un gioco creativo fine a se stesso.
Disegnare un oggetto per la produzione industriale ha spesso finalità molto diverse, tanto possono essere diversi gli obiettivi e le richieste dell’azienda che commissiona il progetto.
Non importa il settore, siano gioielli , pezzi d’arredo o oggetti d’uso, le motivazioni che inducono un’azienda a definire il progetto per creare un nuovo prodotto possono essere molto simili.

– Creare l’oggetto vetrina, quello che stupisce per lo sfoggio di invenzioni, per l’innovazione e la creatività. In questo caso non ci si pone grossi limiti di target. Capita di rado ma quando succede è festa grande. Altre volte bisogna contenere il prezzo finale del giochino e l’esercizio creativo diventa ancora più interessante.

– Disegnare una collezione, un multiplo, un insieme di oggetti che si inseriscano nel catalogo aziendale arricchendolo, offrendo al mercato innovazione, ricerca estetica e funzionale ad un prezzo interessante è il lavoro quotidiano dei designer. Un lavoro complesso e gratificante.

– Aggredire il mercato con un oggetto dal prezzo molto basso pur mantenendo contenuti estetici e funzionali accettabili è una delle richieste più presenti sul tavolo di un designer. Una delle strade più difficili da percorrere in ogni campo. Un’impresa che spesso sfida le leggi estetiche e quelle dei processi produttivi creando a volte oggetti sorprendenti.

In ogni caso, qualsiasi sia l’obiettivo finale, si deve partire sempre dall’azienda, dal suo catalogo, dalla sua storia.
Ogni nuovo prodotto deve ribadire l’identità aziendale.  È la tessera di un enorme mosaico di persone, sensazioni, emozioni, immagini, oggetti che compongono l’essenza dell’azienda.

Come ripeto sempre, faccio metà del lavoro, l’altra metà lo fa il committente.
Quando c’è intesa creiamo cose interessanti.

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CREATIVITÁ e COMMITTENZA

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REGALI PER I CLIENTI, GADGET, OMAGGI…

Anche quest’anno in questo periodo, per fortuna c’è chi lo fa molto prima, eccoci qui a pensare ai regali, ai gadget, a piccoli e grandi doni che ogni anno rivolgiamo ai clienti. Io qui a ripetere le stesse importanti cose di sempre come fosse l’evento del millennio. Chiamiamoli come vogliamo, sono quei gesti che mostrano ai […]

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LE REGOLE DEL BELLO

Mi aveva insegnato a vedere le forme delle cose, a comporre linee e superfici, volumi, colori e forme come fosse un gioco. Mettere insieme tutto facendo nascere emozioni improvvise, veloci straniamenti, sorprese, paesaggi. Le regole del bello erano semplici, in realtà era una sola, togli tutto, cerca la perfezione del nulla. Bastava andare con lui […]

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LA GENTE DEL MIO LAVORO

  Nel mio lavoro mi capita di incontrare gente di ogni tipo. Fotografi bravissimi capaci di farmi vedere cose che non vedevo. Tipografi  e grafici che rimpiangono i vecchi strumenti del mestiere ma poi si aggrappano ai loro Mac come a figli. Imprenditori di ogni genere. A me toccano sempre i più creativi, quelli che […]

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NON CAMBIARE NIENTE e VIVERE FELICI

Qualche ottimo motivo per non cambiare un bel niente e vivere felici. Perchè struggersi l’anima, il cervello e il portafogli dinanzi all’ineluttabile evidenza che il Logo ha  cinque o sei pantone di troppo, il sito internet non è responsive, lo stand in fiera comunica supercazzole a gogo ma non il marchio,  l’ultimo post sui social […]

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ESPORRE SENZA EMOZIONARE

Esporre senza emozionare è triste. Dopo un giorno e mezzo in fiera a VicenzaOro esco con la solita sensazione che si sia persa l’occasione per mostrare un po’ di creatività, tirare una pennellata di colore come si deve, sparare una lama di luce, far balenare un richiamo, inventare una presenza, qualcosa da fermare i passi […]

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CORRERE

CORRERE E NON ARRIVARE MAI

Sono già a Natale, anche se non è ancora ferragosto. Disegno packaging di panettoni e sono già in Primavera, al Vinitaly mentre scarabocchio le scatole e la grafica di un nuovo vino. C’è fretta di inventare una serie infinita di cose per celebrare i cinquant’anni d’attività di quell’altra azienda… cinquant’anni che cadranno nel 2022. Una perenne […]

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IMPERFEZIONI

IMPERFEZIONI – “La vita ha più gusto quando la bevi cruda.”

I testi impaginati alla viva il parroco! Pazienza il web, dove il responsive ormai fa quello che vuole, ma la stampa no! Pagine giustificate senza giustificazioni, parole lasciate sole alla fine di un paragrafo, righe abbandonate sulla pagina bianca come spazzatura. Capisco che non è obbligatorio sapere di “vedove” e di “orfane”, vabbè ma basta […]

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LA SCENA DEL PRODOTTO – FOTO, STAND E VETRINE

Ecco qualche idea … e ricordiamoci sempre che tutte le regole sono fatte per essere trasgredite. Pensiamo di essere a teatro, l’ho già detta mille volte ma non mi pare  sia passata ‘sta cosa del teatro. Isoliamo il protagonista La poltrona, il tubo di crema,  la collana, la bottiglia di grappa, la lamiera…  e usiamo […]

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FOTOGRAFARE I PRODOTTI E FARE PAZZIE

  Foto per i social? Per il catalogo? Qualunque cosa produca e venda la nostra azienda bisogna fotografare tutto e poi darci dentro con photoshop. Inventiamoci qualcosa per non fare sempre gli stessi scatti. Cambiamo prospettiva. Dietro, sotto, dentro… quanti sono i lati delle vostre cose che nessuno ha mai visto come sarebbe giusto vedere. Col […]

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SALVE! PAROLE SPAZZATURA

Salve! Eh! Salve… che saluto viscido! No! Non per la parola che è un bel saluto…  in fondo si augura buona salute… – Salve – mi capita di dirlo troppo spesso, senza pensarci e mi fa schifo. La butto lì col vicino di casa e mi esce  –  Sao –  sì – Sao! – perchè proprio […]

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IL PROGETTO DELL’IDENTITÁ

Ieri ho pubblicato la  frase che mario nanni (con le iniziali minuscole come piace a lui), il progettista, l’inventore di Viabizzuno, l’importante azienda di sistemi di illuminazione, ha posto all’inizio del mattone bianco che è il catalogo delle sue lampade. È un bellissimo oggetto. Mi è capitato in mano e ha acceso una lampadina da […]

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IL PACKAGING PER FARSI SCEGLIERE

Per vendere bene il packaging è importante. Quando ci viene l’idea per un nuovo prodotto ce lo vediamo già esposto in vetrina con le luci giuste, i colori perfetti, il suo packaging  che di fatto è il prodotto stesso e cominciamo a pensare… Una forma mai vista. Vogliamo stupire? Siamo sicuri che quello a cui stiamo […]

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IDEE DA COLTIVARE E PROTEGGERE

Stringi, stringi il mio lavoro è trovare l’idea giusta . Idee per dare più visibilità all’azienda, al marchio e al prodotto. L’idea è lì, bella confezionata in due, tre… venti pagine che la spiegano e la raccontano, un’immagine la sintetizza e altre cento la giustificano. Quando il titolare dà l’ok inizia il percorso di guerra e ogni […]

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SCEGLIERE, AFFERMARE LA PROPRIA IDENTITÁ

Aiuto le Aziende a comunicare. A mostrare nel modo migliore il loro lavoro. Le aiuto a vendere i loro prodotti e se stesse, a mostrare la loro capacità innovativa e la loro organizzazione. Aiuto le Aziende a scegliere. Parola importante SCEGLIERE. Parola che ha a che fare con la propria IDENTITÁ. Scelgo le parole. Quelle che […]

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Tà,-tà,-tà,-l'emozione-della-ripetizione-2

Tà, Tà, Tà… L’emozione della ripetizione

La ripetizione è uno dei gesti creativi più semplici e sorprendenti. La musica non è fatta di continue ripetizioni? A volte di variazioni minime. Un semplice gesto se moltiplicato diventa danza, corsa, lavoro, teatro… Un pasticcino è goloso. Un grande vassoio di macaron colorati ci ipnotizzano senza scampo. Un bricco di plastica rosso è un pezzo di plastica. Cento […]

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LE MISURE DELLA CREATIVITÁ

  Gli spazi della creatività hanno misure che cambiano tutto. Un foglio A4, come quello della fotocopiatrice, è uno spazio che abbiamo per le mani tutti i giorni e perciò risulta banale. Se lo dividiamo a metà potrà continuare ad essere una cosa vista e rivista oppure sorprenderci. Ci sono infiniti modi di dividere a […]

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MEGLIO CAMBIARE CHE CANCELLARE TUTTO

  Meglio cambiare! Cancellare tutto non è un atto creativo. Sbagliare invece molto spesso lo è. Quando tiro una riga che non funziona non la cancello. Ne tiro un’altra e magari tante altre che insieme danno senso a quella prima riga. Se una foto non va bene non la butto. Ne scatto altre che partono proprio […]

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W LA LIBERTÁ di essere creativi

  Prendo spunto dalla diatriba  di questi giorni tra Messner e ‪Jovanotti per dire qualcosa sui limiti da porre alla creatività, all’inventiva, all’innovazione e perché no, alla bellezza. Per chi non sapesse, Messner ha dichiarato che se fosse per lui, il concerto del Jova a Plan de Corones, a 2275 metri di altezza nel cuore delle Dolomiti, […]

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UN SALONE DI VINO – per mille idee da degustare in poltrona

  Come ogni anno puntuali come le allergie d’inizio Aprile si accavallano il VINITALY e il SALONE DEL MOBILE. Perché non li uniamo in un mega evento da Milano a Verona? Una cosa da far durare fino alle Olimpiadi invernali di Cortina (che in tal caso sarebbero nostre di sicuro) così da immergersi in degustazioni […]

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COLORI e altri pensieri da non dormirci

  Ce l’abbiamo il nostro colore aziendale? Quando scegliamo il colore per la parete della sala riunioni, per lo stand, l’espositore vetrina, il packaging o lo sfondo di un post su Facebook da cosa ci facciamo guidare? Fregola del momento? Gusto? Manuale della Corporate Identity? Ci sono due strade. Fare una scelta radicale e da […]

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creativita

 

Spesso chi cerca creatività non sa bene cosa cerca, non ha un’idea chiara di cosa sia la creatività e a cosa serva.

Capita che il committente scarichi tutta la responsabilità del fallimento sui creativi di turno, rei di non aver capito e di non essersi fatti capire.
Il recente exploit della ministra Lorenzin per il Fertility Day ne è un esempio lampante.
Dopo una campagna di comunicazione indegna, di fronte alle generali rimostranze, la Lorenzin prima licenzia il direttore della comunicazione del Ministero e poi, intervistata in TV butta lì la richiesta ai creativi che la criticano – se son così bravi –  di farsi avanti a far proposte…
Gratis! Ovviamente.

Tante volte il lavoro creativo viene visto come un’attività per fuoriditesta, o quando va bene per farfalloni provocatori che spesso amano vestirsi da cretini e passare il tempo divertendosi a spararle grosse. Gente che vive d’aria e si diverte così tanto che sembra davvero troppo doverla anche pagare!Invece dovrebbe essere chiaro che la creatività è un lavoro, non c’entrano genialate un tanto al chilo o invenzioni strane. La creativitá è fatta da vocazione, talento, professionalità, ricerca, studio, sperimentazione ed è una cosa utile, che serve…
Sì, serve! Non esiste la creatività inutile.
Serve per creare bellezza e non c’è cosa più utile della bellezza. Non tanto per dire. La bellezza, le cose belle, una comunicazione “bella”, sono tutte cose che fanno vendere… oltre che a rendere piacevole la vita.
Serve per fare innovazione, quella cosa che ci fa andare avanti e ci fa emozionare. Siamo tutti attratti dal nuovo.
Serve per comunicare in modo efficace e tutti sappiamo quanto sia importante far arrivare il messaggio giusto al nostro pubblico.

La creatività è un lavoro serio che va pagato, per quanto sia cara costerà sempre meno degli spazi e dei tempi necessari per produrla e trasmetterla: costi di produzione, di commercializzazione, di stampa, pagine di giornali, spazi televisivi… Il successo o il fallimento di un prodotto o di una campagna di comunicazione lo fa prima di tutto la creatività.

Il committente, gli imprenditori o gli amministratori pubblici che cercano e chiedono creatività devono essere all’altezza di quello che vogliono. È il committente che deve definire gli obiettivi e scegliere i creativi con cui lavorare. È Lui che alla fine riconosce la qualità del progetto creativo, dà l’OK e lo mette in produzione.
La responsabilità di un bel progetto di design o di una buona comunicazione è sempre divisibile a metà tra il committente e i creativi che a scelto.

Mi piace lavorare quando c’è affinità, quando è facile capirsi, quando è ben chiaro a tutti dove si vuole arrivare, quando si ha l’umiltà di condividere la strada e la capacità di percorrerla insieme.

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STRATEGIE OBLIQUE

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Ho parlato spesso delle Strategie Oblique, è un mio pallino lo ammetto!

Nel 1975 Brian Eno e Peter Schmidt realizzarono un mazzo di 124 carte chiamate Oblique Strategy, «strategie oblique». Su ciascuna carta era scritta una frase, tipo Imprevisti e Probabilità del Monopoli, da usare per ovviare a  blocchi creativi ed esplorare nuove strade.
Chi è bravo può creare le sue personalissime  “Strategie Oblique”, l’importante è che non siano semplici istruzioni ma suggestioni spiazzanti buone da applicare in qualsiasi situazione.
Chi invece vuole provare subito può leggere una delle frasi contenute nelle carte originali di Brian Eno e Peter Schmidt semplicemente cliccando su www.joshharrison.net/oblique-strategies

Uso spesso scegliere una carta dalla scatolina nera con la scritta in oro Obliques strategies.
Stamattina ne ho prese sette a caso perché siamo in tanti.
É una sorta di esperimento collettivo!

Vediamo cosa ci riserva il pensiero laterale!

Slow preparation, fast execution
Preparazione lenta, realizzazione veloce.
Che leggo come – pensaci, rifletti, progetta e poi esegui senza indugi – In sostanza il buon Brian ci invita a darci una smossa! Anche se é Venerdì come dargli torto?

You can only make one dot at a time
Puoi fare solo un punto alla volta
Un passo alla volta si fa tutto! Ok! Velocitá e metodo.

Trust in the you of now
Abbi fiducia nel te stesso di adesso.
Con fiducia in se stessi! Ok Brian! Ce la possiamo fare subito!

State the problem as clearly as possible
Esponi il problema nella maniera più chiara possibile.
Facciamo chiarezza! Esponiamo il problema in modo chiaro. Eliminiamo ogni dubbio!

Get your neck massaged
Fatti fare un massaggio al collo.
Credo voglia dire – Vogliatevi bene! – Rilassatevi.

Breathe more deeply
Respira più profondamente
Questa carta sembra proprio collegata a quella precedente, tiriamo un bel respiro profondo e…

Do the last thing first
Fai l’ultima cosa per prima.
Qual’era l’ultima cosa che pensavamo di fare oggi? Ecco! Facciamola subito!

É un giochino scacciapensieri, un modo per pescare una chance di cambiare la giornata, di cambiare il modo di fare il lavoro che abbiamo sottomano, un’opportunitá per uscire dagli schemi e non ripetere sempre le stesse cose.

Rilassiamoci e facciamo piccoli gesti insoliti.

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BELLO è UTILE

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Quante volte abbiamo sentito la frase – l’importante è che sia utile, funzionale, non è importante che sia bello! –
Invece il bello è utile, vantaggioso economicamente e assolutamente indispensabile per comunicare l’azienda.

– Fa parlare di sé e si fa vedere.

– Emoziona e fa innamorare.

– É innovativo e stupisce.

– Ha tante cose da raccontare.

– Non è banale.

– Trasmette le capacità dell’azienda,

– e i suoi valori 

– É semplice

– Fa vendere

Realizzare un bel oggetto, un bel logo, un bel depliant o un bel catalogo, un bel sito internet, delle belle fotografie, un bel testo per il blog, per face book o per la tua newsletter… fare le cose bene e far sì che siano belle non costa di più e soprattutto tuoi investimenti in design e comunicazione non saranno controproducenti.

La creatività deve mostrare il progetto che la ispira!

Progettiamo insieme delle cose belle!

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TROVARE UNA BUONA IDEA

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Per farla semplice potremmo dividere la creatività in due momenti, trovare una buona idea e poi renderla realizzabile.

Poche semplici cose che mi piace condividere.

1 – TROVARE UNA BUONA IDEA
Non so a voi ma a me le idee non vengono a star lì a pensarle ma mentre lavoro, provo e riprovo, mentre scarabocchio, mentre ritaglio immagini dalle riviste o scorro milionate di pixel sui social… e dopo giornate a tagliare, scarabocchiare e cercare… l’idea buona viene in autostrada alle nove di sera… e non sarebbe mai arrivata senza tutto il lavoro fatto prima…

2 – NON FARSELA SCAPPARE
Quando scocca la scintilla non c’è mai una matita nel raggio di un chilometro e mi dico sempre me la scrivo dopo a casa… Ecco! L’idea sembra sempre così luminosa da non poter essere dimenticata. Invece puntualmente evapora nel nulla. Meglio non fidarsi della memoria e appuntarsela (per fortuna oggi tutti i cellulari sono anche degli ottimi registratori).

3 – L’IDEA DEVE ESSERE INNOVATIVA
Se non fa luccicare gli occhi e esclamare – wow!!! – che idea è! Allora meglio guardare la questione di sguincio, prenderla obliqua. Se sto pensando al logo per un’azienda che crea gioielli non penserò ai gioielli,  se fosse invece il logo per un’azienda agricola che produce vino non penserò al vino, e così  via… Apple non ha un computer come logo, Nike non ha delle scarpe e Ferrari non ha un’auto. Se si producono arredi meglio non cercare idee sfogliando riviste d’arredamento. Tutto per cercare di realizzare qualcosa che non ci sia già là fuori.

4 – FACCIAMOLA FUNZIONARE
Trovata una buona idea siamo solo a metà strada. Ora occorre renderla funzionale agli obiettivi. Una seduta dovrà rispettare le regole dell’ergonomia e un logo dovrà essere leggibile in tutte le situazioni, un catalogo dovrà esporre esaurientemente i prodotti e una caffettiera fare un ottimo caffè. Tutto ciò senza dimenticarsi dell’idea iniziale.
Qui inizia un tira e molla tra le ragioni estetiche dell’innovazione e quelle funzionali consolidate nel tempo.

5 – SEMPLIFICARE
Trovo che un buon metodo sia togliere tutto quello che non serve. Una volta tolto tutto, daremo forma all’essenziale cercando quell’equilibrio in cui non è  più possibile aggiungere e togliere nulla. Non è un gioco facile distinguere l’essenziale dal superfluo.
Per cominciare eliminerei le cose complicate a favore di quelle semplici.

6 – BENE… NON MEGLIO
L’importante è conoscere il percorso, sapere che non capita mai di arrivare fino in fondo. Evitiamo estenuanti corpo a corpo con la perfezione. Non si tratta di accontentarsi ma di lavorare per obiettivi entro tempi stabiliti. Il meglio non esiste, ci sono le cose fatte bene, quelle dietro le quali si intravvede un progetto.

7 – L’IMPORTANTE È FINIRE 
Diamoci una scadenza precisa, la data di una fiera, una ricorrenza da onorare, un’evento, un concorso a cui partecipare. Se non ce l’abbiamo fissiamola noi la nostra deadline, senza possibilità di sgarrare.
Perché l’importante è… finire!

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Ero lì che non sapevo che pesci prendere, la scelta non era semplice e le opzioni si erano ridotte all’osso. Prendevo un materiale e spendevo una cifra o sceglievo l’altro con mille dubbi sulla reale resa in fase di lavorazione.

Una situazione che si ripete continuamente a fare il creativo di professione.

Sia che tocchi scegliere la carta per il nuovo depliant di un’azienda particolarmente sensibile ai temi della dell’ecologia, sia che si debba trovare il materiale giusto per il pavimento di uno stand fieristico o di un negozio.

Scegliere!  

Farlo velocemente tenendo conto di tutto.
Scegliere il template più adatto per quell’azienda che vuole realizzare il nuovo sito internet su WordPress. Scegliere il tavolo e le sedute più corrette per arredare la sala riunioni, le poltroncine della sala conferenze o della sala d’attesa.

Scegliere la luce giusta!
Prendere le lampade più adatte a ciò che si vuole illuminare e allo spazio che si vuole occupare.

Scegliere l’impostazione grafica che esprima meglio il messaggio che si vuole comunicare.
Le immagini, le parole,  i font, i grassetti e i corsivi, scegliere i colori e l’impaginazione.

Scegliere l’incipit di una storia, il ritmo di un video, il tono di una voce, lo sguardo di una modella, scegliere la musica che commenta le immagini o scegliere il silenzio.

Trovare il posto perfetto per scattare una foto o adattarsi alla solita location.

Usare  un materiale della tradizione o un composto mai visto prima? Innovare a tutti i costi o calibrare l’effetto per rassicurare?

Calibrare il disegno di una curva, disegnare la forma di un oggetto rispondendo alle esigenze ergonomiche, estetiche, economiche…

Ecco!
Scegliere in fretta il meglio tra tutto ciò che è possibile.

Serve esperienza e umiltà, averne provate tante e sapersi fidare di chi magari quella cosa la fa da sempre. Serve coraggio e intuizione per rischiare e innovare.

Bisogna scegliere!