W-la-libertà

W LA LIBERTÁ di essere creativi

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Prendo spunto dalla diatriba  di questi giorni tra Messner e ‪Jovanotti per dire qualcosa sui limiti da porre alla creatività, all’inventiva, all’innovazione e perché no, alla bellezza. Per chi non sapesse, Messner ha dichiarato che se fosse per lui, il concerto del Jova a Plan de Corones, a 2275 metri di altezza nel cuore delle Dolomiti, non si farebbe mai.
Jovanotti rassicura sul suo impegno a tutela del territorio interessato dai suoi maxi eventi di questa estate, l’altro sarà a Rimini. Fin qui la disputa. Immaginate il quadro con sullo sfondo Woodstock, i Pink Floyd a Venezia, Modena Park di Vasco e le polemiche sul milione e mezzo di persone che hanno attraversato il lago d’Iseo sulle Floating Piers di Christo e Jeanne-Claude tre anni fa.
Tutto bellissimo! Compresi i tanto vituperati Pin Floi resi mitici dai Pitura Freska.

Il paesaggio e le città vengono distrutti tutti i giorni da ben altro, non dalle folle attratte dagli eventi della creatività pop.

Su questo si può essere d’accordo oppure no. Che la creatività abbia bisogno di abbattere i limiti e di coinvolgere la gente credo invece possa essere un pensiero condiviso. Che si debba sempre fare tutto il possibile perchè, Natura, Ambiente, Territorio, Città, e incolumità di tutti i partecipanti siano tutelati è fuori discussione.

Qualche volta la creatività è provare ad andare oltre, tentare di inventare qualcosa di nuovo.

Portare per un momento il silenzio dove c’è sempre stato il rumore e per un giorno fare invadere dalla musica luoghi sempre silenziosi.

Stare immobili dove dappertutto è movimento e ballare, creare cinematismi dove sempre tutto è stato fermo. 

Stampare immagini sui palazzi e sulle strade.

Tagliare il paesaggio con segni sorprendenti. 

È difficile e penso comporti un’organizzazione folle ma creare eventi che coinvolgano molte migliaia di persone è un modo per diffondere la bellezza, per emozionare e unire.

Dovremmo pensarci quando progettiamo i nostri eventi aziendali. Cose mille volte più piccole ma che possiamo immaginare con dinamiche molto simili a certi grandi eventi collettivi.
Qualsiasi sia il tema del nostro progetto,  invece di ripercorrere sempre le stesse strade fatte di divieti e sensi unici varrebbe la pena sparigliare le carte, fermarsi a riflettere e imboccare strade nuove.

OCCHIO-e-TEMPO

CI VUOLE OCCHIO E TEMPO

OCCHIO-e-TEMPO

 

Se non si ha occhio non si fa niente.
Niente architettura, niente grafica, niente pittura, niente fotografia, niente scenografia, niente design…
Per niente si chiamano arti visive.
Ci vuole occhio! 
Così come per suonare ci vuole orecchio e devi averlo tutto anzi parecchio come diceva il grande Jannacci.
Ma una volta che hai avuto la fortuna di avere un occhio capace di distinguere una bella linea da una sbilenca devi sperare che ti diano anche il tempo per accorgertene.
Bisogna aspettare perché le forme si rivelino. 
Spesso basta un attimo ma tante volte quella che sembrava una scelta  perfetta due ore o due giorni dopo mostra i suoi lati storti.
Purtroppo il tempo è sempre troppo poco, sempre meno.
Spesso nelle aziende giunti al momento di far entrare in gioco la creatività si ha troppa fretta di finire e difficilmente si possono programmare pause di riflessione. Così capita che un lavoro lo si debba fare tre volte oppure che ci si accontenti.
Mettiamo in campo per tempo l’occhio e diamogli il tempo di abituarsi alla luce!

simmetria-malattia-infantile

SIMMETRIA, MALATTIA INFANTILE

simmetria-malattia-infantile

È bellissimo! È simmetrico!

C’è chi ama tantissimo la simmetria e non ne può proprio fare a meno.
Attenzione! Si tratta di essere posseduti da un demone subdolo, da una malattia grave.
Per dirla brutalmente, chi ama tanto gli altarini, chi  adora la perfetta simmetria di un saint honorè e non dubita nemmeno per un istante sull’ovvietà dei calzini gemelli… non più così ovvi… Ecco… difficile dirlo ma… Chi non sopporta neppure l’idea che i comodini a lato del letto possano essere uno diverso dall’altro… ahimè! Sappia di avere una forma acuta di sindrome da simmetria. Attenzione! Non è una malattia professionale, roba da grafici, designer o architetti… tipo gomito del tennista.
No! E’ un brutto virus e ce lo becchiamo tutti senza scampo.
Malattia simile al morbillo ma senza papule. La sindrome da simmetria è lo stato normale fino ai quattordici anni, fino a quell’età optare per scelte simmetriche è inevitabile e solo pochi picchiatelli la scampano da piccoli. Con l’età adulta la questione diventa preoccupante, anche perché continuare ad avere gli stessi gusti di un moccioso, detto tra noi, non è proprio il massimo.
Tranquilli, non è semplice, ma si guarisce. Ve lo dice uno che ne ha sofferto in forma grave per un sacco d’anni. La simmetria ci vuole bene come una mamma, ci tranquillizza, fa sembrare tutto perfetto, in equilibrio, concluso… bello!
Il risultato è che ci rinchiude in una gabbia rigida e vecchia. Uscirne è dura, comporta fatica, applicazione, bisogna iniziare a fare scelte diverse, difficili, peggio che iniziare a mangiare la cicoria.
Arredare la cucina e ruotare il tavolo che prima era perfettamente parallelo alla parete dandogli una bella angolazione di 23, 24 gradi. Scegliere di avere sedie tutte diverse in giro per casa. Cambiare il proprio look e finalmente indossare calzini spaiati. Lasciare lo show-room dell’azienda mezzo vuoto con una fila di vetrine drittissima e sbilenca. Portare un orecchino solo ma lunghissimo appeso al taschino della giacca… Così via di asimmetria in asimmetria!
In men che non si dica diventerà difficilissimo anche solo pensare di arredare la propria camera da letto con due comodini uguali, immaginare di vivere con l’ingresso a tempietto greco e anche solo pensare di comporre un paragrafo di testo come fosse un’antica epigrafe.
Finalmente guariti ci verrà naturale sparigliare in asimmetrie creative a volte anche un po’ pazzarielle!
Sarà allora che ci verrà nostalgia dei bei tempi in cui un asse di simmetria risolveva tutto. Nostalgia delle siepi di bosso ai lati del vialetto, delle poltroncine uguali ai lati del caminetto… Non preoccupatevi, la sindrome da simmetria è come il morbillo, quando la si è avuta non si prende più, tanto che in qualche rarissima occasione potremo permetterci di esclamare…
È simmetrico! È bellissimo!

UNA-CREATIVITÁ-ESAGERATA

UNA CREATIVITÁ ESAGERATA

UNA-CREATIVITÁ-ESAGERATA

 

Esagerare è una gran bella tecnica creativa.
Nella realtà quasi sempre il mio lato folle che tende a produrre “esagerazioni” è mitigato da consapevolezza, rigore, senso del limite, funzionalità… e da clienti con budget molto precisi.
Alla faccia di tutti quelli convinti che  –  si possa far tutto, purchè non si esageri  – vi racconto per l’ennesima volta  un po’ di esagerazioni creative.

– Collezioni fatte di frammenti rubati ovunque. Materiali, forme, colori, stili da rimescolare in un nuovo tempo, in una nuova forma, in uno stile che appartiene solo a noi.

–  Un LOGO semplice, un segno, uno solo, sottolineato da un breve pay–off straniante.

– I colori naturali sono una noia. Ma esistono i colori naturali? Meglio colori acidi, fluo, pastelli appena percettibili o saturi come schiaffi.

– Vetrine invisibili. Da svelare al tatto, al suono di parole magiche, digitando password licenziose.

–  Un grande stand? Bisogna accentuare verticalità o orizzontalità.

– Un piccolo stand? Può diventare immenso con un’idea semplice, un materiale usato in modo originale, una  trasparenza, una luce, una chiusura.

– Fotografiamo con pochissima o tantissima luce. Sotto e sovraesposizione a go–go.

– Il racconto del lavoro, dell’azienda, la didascalia di un prodotto…  scritte con parole inusuali, semplici, emozionanti, con il ripetersi ritmico di un suono, la descrizione ripetitiva di un momento.

– Prodotti che parlano, anelli grandi, rotondi come palle di Natale, cuscini da attorcigliare, mensole da arrotolare…

– Lo spazio vuoto e la pagina bianca sono gli spazi più creativi su cui far galleggiare grandi immagini in movimento.

– Cataloghi da esplorare attraverso i colori, senza i numeri delle pagine.

Dimentichiamoci per un secondo del buon senso, delle regole, dell’equilibrio e della misura… ci sarà tempo poi di segnare il limite, di rendere funzionale, comprensibile, economico…
Salviamo l’idea esagerata, quel guizzo che non merita di trasformarsi in un brodino tiepido.

ROSA,-ROSA,-ROSA__1000

ROSA, ROSA, ROSA…

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Come per tutti i colori composti esistono infinite tonalità di rosa. Dal rosellina tenue, quasi impalpabile al rosa shoking che come dice il nome equivale a una cartellata sul muso.
Il ROSA è sempre una variante del rosso e anche nelle tonalità più tenui mantiene, magari in dosi omeopatiche, la carica vitale e l’aggressività del colore primario da cui nasce. Per questo in passato era il colore ad esclusivo uso maschile lasciando all’azzurro “vergineo” rappresentare la femminilità.
Oggi il rosa è il colore più pop che ci sia, trasgressivo, leggero, allegro e provocatoriamente unisex.
Nell’interior design e nella grafica, nell’abbigliamento e nella ceramica è un colore che ama farla da padrone in total look percorsi da decori e fili d’oro, colore che moltiplica le sue valenze pop e dal nero che ne argina  il dilagare in contrasti positivo–negativo.
Come il rosso, il bianco, il nero e l’oro che ne costituiscono la palette ideale di riferimento è un colore dalla forte carica simbolica. Impregnato da un sottile erotismo, dilaga nella passione sfrenata accostandosi a texture geometriche o nature, nere e oro. Il bianco ci gioca con ironica innocenza esaltando sino all’eccesso il suo lato puerile.
Un colore che esprime libertà, audacia e gioia di vivere.

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TUTTO o NIENTE, il lusso è sempre esagerato

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Il lusso non è mai una minestra tiepida.
Il lusso è sempre esagerato.
È TUTTO o NIENTE.
Quadri immensi in enormi stanze vuote.
Doppie pagine bianche su Vogue.
Poltrone d’oro in file da mille.
Silenzi.
Processioni colorate.
Intrecci di lana, fili d’acciaio e diamanti.
Tavoli per dodici sottili come fogli di carta.
Catene pesanti e lucide.
Texture di vetri incisi da simboli ancestrali.
Urla nere nel nulla.
Cappotti leggeri come respiri.
T–shirt incrostate di fantasia.
Sedie ancora più superleggere.
Finte scomode red and blue.
Zig zag.
Infinite linee diritte.
Inutili orologi invisibili.
Giacche decorate dalle insegne di tutti i padri della terra.
Yin e yang.
Tuniche tessute da luci riflesse.
Nudità apparenti.
Cataloghi di ossimori infinitamente vuoti.
Semplicità ostentate.
Complicatissime mura bianche.
Tinte piatte a metri senza un poro, una fessa, un cavillo.
Fili ritorti in volute elastiche.
Metalli tessuti.
Simboli vuoti senza prezzo.
Corse in montagna il martedì pomeriggio.

Respirare.

Non-costruire-un-muro

NON COSTRUIRE UN MURO, INVENTA UN MATTONE

Non-costruire-un-muro

 

Ieri, in un momento di calma piatta, ho preso il mio vecchio mazzo di Obliques Strategies e ho tirato fuori questa:

“Non costruire un muro, inventa un mattone”
Mi è sembrata subito una delle più belle carte scritte da Brian Eno e Peter Schmidt.  Mi sono messo subito all’opera.

Ho inventato 26 moduli
Elementi tridimensionali che ruotando, incastrandosi, accoppiandosi…
formeranno un infinito universo di gioielli

Li ho ingranditi 20 volte
Li ho tagliati, stirati, ruotati, attorcigliati e ne sono venuti oggetti davvero interessanti. Assemblandoli tutti ne verrano dei bei tavoli, librerie,
e poi chissà…

Ne ho preso uno e l’ho ingrandito 100 volte
L’ho tagliato di netto di sbieco, a prima vista era solo una scultura ma credo ne uscirà una bella poltrona.

Un altro l’ho ingrandito 1000 volte
Sembrava ancora una scultura ma questa volta potevo entrarci. Vetrate quattro pareti sarà una casa oppure, lasciato solo così, uno Stand interessante.

Ho mescolato i 26 mattoni come lettere dell’alfabeto
Li ho moltiplicati un milione di volte e ne sono uscite 100 storie.

Le “Obliques Strategies”, che per l’ennesima volta mi hanno regalato uno spunto creativo originale, sono un mazzo di carte creato da Brian Eno e Peter Schmidt per rompere le situazioni di stallo creativo.
Si possono acquistare sul sito di Brian Eno.
Sul web se ne trovano diverse versioni da usare direttamente on–line.
Basta affidarsi al caso e alla propria capacità interpretativa.

HO-SBAGLIATO

HO SBAGLIATO, È STATO FANTASTICO

HO-SBAGLIATO

 

Ho sbagliato tante volte. Senza errori, se non mi prendo il rischio di sbagliare non mi emoziono, e di certo non emoziono nessuno con il mio lavoro.
Per trovare qualcosa di buono devo  perdermi.
Come quando corro da solo in montagna o cammino in posti che credo di conoscere, solo se mi perdo, se sbaglio strada scopro cose nuove. Paesaggi mai visti, strade e boschi dove non sono mai stato.
Non è facile. Succede qualcosa di davvero buono quanto più ci si allontana da casa e si esplorano territori mai visti, quando lo stomaco comincia a chiudersi, tutte le antenne si alzano e si percepisce un certo malessere, un senso di smarrimento,
Non occorre fare chilometri.  Basta uscire dagli schemi dentro cui stiamo bene. Annusare l’aria di posti della mente inesplorati, suoni, colori, forme verso cui abbiamo sempre nutrito una certa diffidenza.
Proviamo a mescolare.
Dobbiamo metterci a preparare piatti con ingredienti mai assaggiati prima.  Magari la base potrà essere ancora un riso bollito, un trito di cipolla, una frittata, una crema… La solita linea curva, perfetta, un’ellisse sensuale, un quadrato, una spirale… Una pezza di cotone o di seta… Ma sappiamo che potremo usare un mondo di cose, di forme, di sapori, di colori, di parole mai usate prima.
Ci verranno le vertigini e dovremo imparare a governare la barca senza sapere dove approderemo.
Sbagliare tutto sarà solo questione di un attimo ma non è detto che il risultato sia cattivo, magari ci stupirà, sarà bellissimo.
A poco a poco impareremo a conoscere sentieri nuovi, nuovi boschi e strade piene di gente. Metteremo insieme sottili lastre d’alluminio intarsiate, sassi rotondi, neri, schegge di vetro  viola dai contorni d’oro per comporre la trama di una porta, un anello, un vaso, il risvolto di una giacca…
Senza paura di sbagliare.

CREATIVI-VS-AZIENDE

CREATIVI VS AZIENDE

CREATIVI-VS-AZIENDE

 

Sei daccordo con me che il lavoro creativo in azienda si fa in due?
Sono certo di sì. Il creativo da una parte e l’azienda con chi la rappresenta dall’altra.  Da parte dell’azienda sarebbe utile trarre i maggiori benefici dalla collaborazione con i professionisti che paga mettendoli nelle migliori condizioni per fare il loro lavoro.
Cercare di rendere chiari gli obiettivi.
Fornire tutti gli strumenti e le informazioni utili disponibili.
Fissare dei budget credibili, adatti agli obiettivi che ci si prefigge.
Definire dei tempi congrui.

Soprattutto avere fiducia reciproca, remare tutti nella stessa direzione.
Se invece si vuole assoldare un killer… (scusami, dato il verbo mi è scappato) un designer, un copy, un art–director, un social–media manager o qualsiasi altra figura di professionista perché faccia da manovale realizzando pedissequamente quello che frulla in testa al titolare o a chi per esso, l’idea è sbagliata. Sono soldi buttati dalla finestra. Peggio, soldi spesi per farsi del male.
Se poi le idee che frullano in capo alla direzione aziendale e che si vogliono imporre al creativo di turno sono tantissime e molto confuse possiamo star certi che sarà un bagno di sangue (per restare in tema con il killer di prima).
Scegliersi perché c’è stima, perché c’è feeling è fondamentale.
Teniamo presente che chi propone soluzioni creative è sempre in una posizione di debolezza nei confronti di chi le vaglia e dovrebbe approvarle. Qualcuno bravo diceva    distruggere un’idea creativa é semplicissimo, basta indire una riunione  –  e sappiamo tutti come si svolgano certe riunioni/macelleria.
Sviluppare progetti creativi non è una guerra di tutti contro tutti per affermare la propria bravura o il proprio potere.
Quello tra Creativo e Direzione Aziendale dovrebbe essere un incontro di competenze diverse, la ricerca di soluzioni adatte a far crescere l’azienda.

Quando ci incontriamo meglio guardarci in faccia e capire se si possa davvero lavorare insieme.

la-creatività-è-fare

LA CREATIVITÁ È FARE

la-creatività-è-fare

 

Se si vuole creare qualcosa bisogna iniziare a farlo.
Sembra scontato ma non lo è. Se voglio disegnare un tavolo devo prendere carta e matita e iniziare a disegnare. Se voglio scrivere un post sul mio blog o su Facebook devo iniziare a scrivere. Se voglio correre la maratona di Venezia devo mettermi un paio di scarpe da corsa e uscire a correre.
Subito! Adesso!
I progetti sono fatti anche di tante altre cose, di ricerche, di analisi, di riflessioni, di momenti di stasi. Va benissimo, ma senza muovere i piedi non si va da nessuna parte.
Qualsiasi cosa ci passi per la testa di fare, possiamo star certi che all’inizio sbaglieremo. Io almeno sbaglio di sicuro. Per fortuna, perché è su quei primi errori che si costruisce tutto. Le prime righe di matita che tiro su un foglio servono solo a sporcare il foglio, a farmi capire che dentro la matita c’è qualcosa e che prima o poi verrà fuori se continuerò ad usarla. Se scrivo qualcosa è probabile che di lí a poco debba cancellare, integrare, cambiare. Ma potrò farlo perché ho iniziato a scrivere. Potrò migliorare il mio disegno perché ho iniziato a tirar segni su un foglio. Potrò arrivare in fondo alla mia maratona perché stasera sono uscito sotto l’acqua a correre 7 stupidissimi chilometri alla velocità di un bradipo narcotizzato.
Inutile sperare di mettere su carta un progetto qualsiasi senza iniziare a scarabocchiare qualcosa.
La creatività è fare. È molto più fare che perdersi in attese contemplative di improbabili epifanie. La creatività è allenamento tale e quale alla performance sportiva. Per questo credo che sport e creatività siano così simili. Sia creatività che sport sono scanditi dalle scadenze, dai ritmi stretti o dilatati del tempo.
Meglio tornare a correre!

SEMPLIFICARE_

SEMPLIFICARE

SEMPLIFICARE_

 

Semplificare, semplificare, semplificare…

Dovessi scegliere uno slogan sarebbe questo. Scrivo, rileggo tre righe di una didascalia, un commento su Facebook, una relazione, un preventivo, una email…

C’é sempre una parola da togliere, una perifrasi inutile, una similitudine che di sicuro non interessa a nessuno, qualche gioco di parole saccente. Per una scemenza che riesco a togliere ne lascio a centinaia. Me ne accorgo quando non serve più. Se disegno un oggetto, impagino un depliant, creo il logo di un’azienda, immagino il packaging di un pezzo di formaggio, di un set di posate o di un foulard… La voglia di togliere, di semplificare certe volte arriva quasi a paralizzarmi. Una pagina vuota, un muro bianco, un segno rosso o una scritta nera… quasi sempre bastano. Bello! Ma il più delle volte non si può fare. Troppo forte, eccessivo, strano, fuori target, qualche volta manca il coraggio al cliente. Qualche volta freno io perché l’anima dell’azienda é un’altra cosa. Poi scelgo la decorazione e non sento la contraddizione! Una bella texture vale quanto la perfezione di un muro bianco.

Basta semplificare!
Non è semplice, non è banale, bisogna saper togliere e lasciare solo quello che è essenziale.
Bisogna scegliere e rinunciare a infilare in ogni cosa tutto quello che ci piace.
In un mercato, dove ovunque c’è sovrabbondanza di parole, di forme, di colori, di suoni, di immagini, un’affollamento soffocante di tutto, non ci resta che semplificare, rarefare.
Lasciamo spazio intorno alle nostre cose. Siano una sedia, un pacco di pasta, una bottiglia di vino, un libro, una collana, una crema, una borsa… facciamo posto, lasciamo che si vedano.
Comunichiamo i nostri prodotti in modo semplice ed efficace.

il-bello-è-buono

il bello è buono

il-bello-è-buono

 

Ho scelto tanti libri per l’aspetto della copertina. Qualche volta è andata bene, qualche altra no. Dello stesso testo ci sono edizioni bellissime e altre proprio brutte. Anche il formato ha il suo peso. Secondo me la dimensione perfetta é quella di Einaudi Stile Libero, 135×207, una bella dimensione che funziona con poche pagine ma anche con tantissime. Bellissime anche le copertine, l’immagine a piena pagina, il dorso giallo, il titolo dal corpo importante.
Forma o contenuto?
Un romanzo brutto resta brutto anche con una copertina fantastica. Però mi é capitato di rado di trovare delle cose scritte davvero male ma impaginate bene, belle copertine piene di schifezze, cose brutte ma funzionali. Non mi é mai capitato di trovare poltrone scomode ma bellissime, liquori pregiati in bottiglie sgraziate o sgorbi di auto che filino velocissime. Sono convinto che la qualità del contenuto, sia testo, cibo, meccanica, spazio, abbigliamento… non possa prescindere dal valore della forma.
Il bello é quasi sempre buono.

perdersi-in-autogrill

perdersi in autogrill

perdersi-in-autogrill

 

Mi capita di perdermi negli autogrill, nei supermercati e trovare tutto.
L’Ipermercato dove faccio la spesa una volta la settimana è una specie di lunapark e allo stesso tempo è una scuola, una galleria d’arte, una rassegna del meglio e del peggio della grafica popolare. Mi capita di dimenticare il carrello ai surgelati e perdermi a rincorrere il disegno di etichette strane nel corridoio delle birre o vagare ipnotizzato tra flaconi di shampoo dai colori psichedelici
Certo se uno vuole fare ricerca il web offre di più. Pinterest è una distesa infinita di immagini segnata da sentieri che si srotolano in boschi magici. Però su Pinterest le cose non le posso toccare, non posso rigirarmele tra le mani. Al supermercato, all’autogrill posso guardare il riflesso di un’etichetta lucida o la polvere appiccicata alla carta goffrata di un’altra. Posso guardare una scansia lunga venti metri e alta due e accorgermi che non c’è una sola bottiglia di vino che mi colpisca particolarmente.  Socchiudo gli occhi e quelle con grandi campiture bianche risaltano un po’ di più. Quelle bianche e arancione con le scritte nere sottili in Garamond…  Penso che forse il bianco e i monocromi accesi su carta patinata con una grafica essenziale sotto questa luce da schifo funzionano meglio. Nonostante tutto amo i supermercati, gli autogrill, le stazioni con i mega wall lunghi venti metri. Posti dove si incontra un’umanità grigia che posso dipingere come voglio e infilare nelle mie storie con le confezioni giganti di caramelle o le maxi stecche di toblerone.

Guardare etichette, packaging, tanti pezzi del mio lavoro esposti al pubblico mi fa capire cosa funziona e cosa no. È importante osservare l’effetto finale, sia sotto le luci oscene di un grande supermercato che nell’atmosfera magica di una gioielleria del centro. Il confronto con il lavoro degli altri è importante.

Poi nel mio Ipermercato dovrebbero finirla di spostare tutto in continuazione che non sono qui solo per fare un tour di aggiornamento e l’Aperol non si trova mai!

IL-SENSO-DELL'ORDINE

IL SENSO DELL’ORDINE

IL-SENSO-DELL'ORDINE

I creativi sono tutti disordinati! Brutti, sporchi e cattivi!

Questa é un po’ l’idea che circola. Tutte frottole! La creatività è ordine.
Infatti il più delle volte i creativi sono dei veri e propri maniaci dell’ordine.
L’unico disordine che funziona nel design e nella comunicazione è un disordine studiato, frutto di un progetto, in realtà quindi un disordine ordinatissimo.
Senza ordine non c’é creativitá. Non esiste la possibilitá di trasgredire e di trovare nuove forme di equilibrio.
Ogni processo creativo inizia con la necessitá di trasformare e inventarsi nuovi significati.
La nostra mente cerca istintivamente di provare a ordinare il caos.
In una texture perfettamente omogenea l’elemento diverso, rovinato, storto, é l’elemento creativo che assume significato proprio grazie agli altri elementi, tutti uguali, perfetti, dritti.
L’ordine carica di significati creativi le composizioni.
Le regole dell’ordine sono precise: ripetizione, allineamento, simmetria, ritmo, somiglianza, per ricordarne qualcuna.
Girando per gli stand delle fiere questa settimana era incredibile notare quanto fosse appariscente l’ordine! 
L’ordine come stato innaturale, che stupisce.  L’arte, la creativitá sono processi ordinatori.
L’azione creativa sta tutta nell’individuare un ordine, anche molto complesso, e trasformarlo con un’azione apparentemente disordinatrice in un altro ordine.
Esporre, allestire una vetrina, comporre la grafica di una pagina pubblicitaria o la copertina di un depliant, disegnare la linea di una sedia o di un orecchino, significa andare alla ricerca di un ordine mai visto prima, o almeno non proprio banale.
Cerchiamo insieme il nostro ordine!

NATALE ARRIVA PRIMA

NATALE ARRIVA PRIMA

NATALE ARRIVA PRIMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quest’anno pare che Natale lo si voglia anticipare di quindici giorni.
Sembra che la notizia bomba verrà annunciata tra poco.
Ecco allora in fretta e furia come ogni anno qualche ideuzza per regali, gadget e pensierini aziendali.
Magari solo un appunto da tener buono per un’altra occasione…Il gadget per una fiera, un evento…

1 – Tempo. È  tempo di regalare tempo!
Un regalone bello grosso da fare solo a persone speciali. Andate lì e dite – Eccomi qua, che facciamo? –
Un regalo difficile che presuppone che l’altro sia disposto a ricambiare nello stesso istante.
Meglio inviare coupon in tagli da un’ora, un giorno…
Attenzione a non esagerare.

2 – Charity.
Mille cause degne di sostegno…
Anche questo un regalo difficile che ha più a che fare con la testa e il cuore che con il portafogli.
Un promemoria per mantenerci vivi.

3 – Prove d’autore.
Modelli di carta, lampade monouso, giochi, piccole sculture…
Un bel sistema per testare un nuovo prodotto.

4 – Wine and Food.
Sapori inebrianti in forme sorprendenti.
Prelibatezze infilate in confezioni dalle grafiche concettuali.
Monodosi emozionali, boule morbide e trasparenti… geometriche porzioni di pozioni inebrianti.

5 – Oggetti da collezione.
Creazioni artigianali o scemenze creative da ripetere ogni anno con variazioni minime.
Piccoli o grandi oggetti che segnano il passare degli anni, pietre miliari che resteranno lì a imperitura memoria della vostra generosità o meglio… della vostra creatività!

6 – Libri.
Un libro non deve mancare mai.
Commissionato apposta… o scelto in modo un po’ provocatorio.

7 – Arte!
La stampa artigianale disegnata da voi o meglio ancora dal vostro treenne…
Voglio vedere chi avrà il coraggio di criticare.

8 -Scatole!
Di legno, di carta, di plastica, di latta… Modernissima o vintage, quelle dei biscotti di una volta o una cosa lucida dal coperchio affilato come un rasoio. Scatole che lascino fantasticare di regali costosissimi.
Scatole rigorosamente vuote!

9 – Antistress.

Scacciapensieri che ce n’è tanto bisogno, palline antistress morbide e dorate…

10 – Dal web.
Un ebook, uno screensaver, una gif divertente, un’app… creatività, musica, giochi e magari un audiolibro per rendere proficuo il tempo passato in coda in autostrada o per sentire meno la fatica di una corsa.

Idee, solo quattro idee per provare ad essere creativi anche a Natale.
Mi raccomando di aggiungere sempre due righe evitando le frasi fatte.  Si deve sentire che sono parole nostre anche se a scrivere è l’azienda.

Attenzione che quest’anno Natale arriva molto prima!

SINESTESIA_b

SINESTESIA

SINESTESIA_b

 

Guardate i bambini alle giostre nelle grandi feste…

Inebriati dal profumo dei dolci!
Frastornati dalle musiche!
Golosi di tutto!
Curiosi di toccare ogni cosa!

Anche il cliente che entra nel tuo negozio, in fiera nel tuo stand, che visita il tuo sito internet o legge la tua brochure ha voglia delle stesse cose.
Abbiamo tutti tanta voglia di sinestesia.
Sapori che richiamano immagini, musiche che ricordano profumi, e superfici, colori… questa è sinestesia – dal greco antico – sýn – eaisthánomai – percepire insieme.
Voglio riempirne spazi e momenti ed oggetti,  voglio che investa tutti come una mareggiata quando entrano nello stand che ho disegnato per te. Voglio che la tua brochure e la carta stessa ti racconti una storia, molto prima delle immagini e delle parole,  ma anche insieme a loro.
Tatto, odorato, vista, udito, gusto, insieme.
Tutto quanto.
Non sarà troppo?
No. Forse neppure abbastanza
Ne vorranno di più, e ancora.
Col mio lavoro mi piace costruire armonie e contrasti.
Quello che faccio ha senso solamente quando qualcun altro ne diventa parte.
Le parole che nessuno ascolta, i colori che nessuno vede restano vani anche se sono bellissimi.
Sinestesia è l’unica risposta sensata all’anestetizzante profluvio di informazioni ed immagini e stridulo rumore bianco.
Non ti lascia scelta, la sinestesia.

Ti rapisce,  prende un pezzo dei tuoi ricordi, ci aggiunge un profumo, lo mescola alla tavolozza dei tuoi occhi e lo versa ancora caldo sulla tua anima nuda.
È una poesia, un’emozione di quelle che non lasciano scampo.
Mi piace disegnare oggetti come esperienze, cose da fare e guardare e sentire e annusare ed ascoltare.
Scrivere storie da dispiegare al vento.

Sinestesia, prendere tutto insieme e lanciarlo…
contro la bocca, gli occhi, le orecchie, il naso, le mani e colpire il cuore.

splendide-IMPERFEZIONI__1000

SPLENDIDE IMPERFEZIONI

splendide-IMPERFEZIONI__1000Quello dell’imperfezione è un tema che mi affascina, un tema che in tanti modi diversi sta al centro di tutti i processi creativi. Ovviamente parliamo sempre di imperfezioni che hanno quel quid  che migliora le cose e le persone.

LE PERSONE
Un viso fortemente asimmetrico segnato da occhi lunghi come ogive, la pelle troppo bianca, i capelli troppo biondi, un’inflessione della voce strana… l’eleganza in difficile equilibrio…
Com’è difficile guardarci allo specchio e voler bene alle nostre imperfezioni!

LA SCRITTURA
Anche nella scrittura le imperfezioni creano senso, emozionano, aumentano l’attenzione del lettore. Mi piacciono gli elenchi ossessivi, le interruzioni improvvise, le parole apparentemente fuori luogo…
Le parole sono degli oggetti strani, a volte ne ripeto una fino a quando perde il suo significato e non restano che suoni e segni astratti sulla carta.

I MATERIALI
I segni del tempo trasformano i materiali e ne tirano fuori l’anima. Fessure, striature, ammaccature, tagli, porosità, deformazioni, cambiamenti di colore… diventano marchi di qualità, attestano la naturalezza e la resistenza di materiali che vengono scelti e apprezzati proprio per come si trasformano nel tempo e per l’unicità delle loro imperfezioni.

IL PROGETTO
In ogni progetto è possibile introdurre elementi di imperfezione. Esagerazioni, eclatanti scostamenti dallo standard. Penso che esista davvero un progetto solo quando sia leggibile la volontà di andare oltre l’ovvio, il banale, le prescrizioni, i regolamenti senza senso. Avere chiari i confini della funzione, dell’economia e della produzione e farli scomparire con un segno.

LA NATURA
La natura è perfetta ed è possibile parlare di imperfezione solo accostandola alle opere dell’uomo. Le imperfezioni che troviamo sulla buccia di un frutto non appartengono al frutto ma al nostro modo di guardarlo e così per tutto il resto. L’imperfezione è un gioco che appartiene solo a noi, alla nostra cultura.

La moda, l’arte, ma anche tutti i manufatti che progettiamo sono ricchi di splendide imperfezioni. È attraverso queste che riusciamo a comunicarli meglio.

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I TEMPI DELLA CREATIVITÁ

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All’inizio c’è l’idea improvvisa, il gesto, l’appunto veloce, il segno che chiarisce tutto, i momenti dell’ideazione.

Poi segue il ritmo del progetto, il tempo fatto di gesti ragionati in cui l’idea diventa concreta.
Alla fine c’è il tempo della lentezza, dell’apparente inoperosità, della riflessione.
Forse sarebbe meglio dire della sedimentazione. Il tempo lungo che trascorre aspettando che la percezione di una forma diventi consapevole.
Quante volte il disegno della curva di un oggetto, il progetto di una seduta, di un contenitore, di un ornamento, dopo i disegni o addirittura dopo la realizzazione del prototipo, quante volte siamo rimasti cosí, sospesi, come nell’attesa che debba ancora succedere qualcosa. Lì inizia il tempo necessario per digerire il prodotto dell’azione creativa, lasciare dissolvere le emozioni che ci hanno sostenuto e cogliere l’essenza. Pulire lo sguardo da incrostazioni emotive per vedere meglio e riuscire a giudicare, accettare il risultato o intervenire di nuovo.
Così per un testo, per la pubblicazione di un’immagine. Dovremmo prenderci del tempo per riflettere anche prima di pubblicare due righe su Facebook o un video su Instagram.
Invece i  tempi della creatività all’interno delle aziende sono compressi dalla necessità di rendere immediatamente produttivi i costi. E’ normale che spesso la riflessione venga percepita come “perdita di tempo”. Non è così. Allora bisogna trovare il modo di introdurre momenti di verifica durante l’iter progettuale.
La creatività è fatta di
continui STOP and GO anche per rendere più veloce il giudizio finale, approvare o cestinare, e alla fine dare in pasto al pubblico il nostro lavoro.

QUALCOSA-DI-NUOVO

QUALCOSA DI NUOVO

QUALCOSA-DI-NUOVOInventiamo qualcosa di nuovo?
Non é facile inventare sempre qualcosa di nuovo.

Eppure se stiamo progettando un edificio, un oggetto, un mobile, un elaborato grafico, scrivendo un testo, immaginando la composizione di uno scatto fotografico o lo storyboard di un video, qualsiasi azione creativa ci apprestiamo a compiere, dalla stesura di un romanzo a cucinare un piatto, sempre proveremo la vanitosa necessitá di esseri i primi ad averlo fatto in un certo modo.
É un tarlo difficile da sopprimere.

In genere piú si è esperti in un certo settore e meno si é presi dalla fregola di inventare l’acqua calda! Per questo spesso ci si affida a progettisti provenienti da settori diversi per provare ad innovare. Perché chi fa il pane tutti i giorni per mestiere difficilmente avrá il coraggio di rinunciare ad un ingrediente fondamentale o ne aggiungerá uno mai sentito nominare e mai visto prima.

Per  soddisfare la necessitá di innovazione  uno dei metodi migliori consiste nel mescolare cose che apparentemente non hanno nulla in comune o che comunque sembra non possano dialogare in nessun modo.

É fantastico vedere cosa succede mettendo insieme idee distanti mille miglia, forme contrastanti, colori dissonanti, materiali ricchi e poveri, resistenti insieme ad altri deperibili. 
Assemblare, mettere insieme idee, forme, materiali, modi di operare e magari, anzi soprattutto, persone apparentemente senza nulla in comune perché apparteneti a mondi molto diversi dá risultati inaspettatamente innovativi proprio per l’eccezionalitá dell’incontro.
Certo che propiziare incontri magici non è sempre facile.

Chi mi propone un bel progetto da sviluppare insieme per realizzare qualcosa di davvero innovativo?!!!
Io vi offro metodologie d’approccio creative, capacitá di analisi, visione globale e mi aspetto da voi voglia di confrontarsi e di provare a cambiare.

idee-creative

IDEE CREATIVE

 

idee-creativeSiamo tutti creativi e la quotidianità è piena di momenti in cui tirar fuori la nostra creatività.
Siamo più creativi se conosciamo tanti modi per compiere un’azione o realizzare qualcosa. Più possibilità di scegliere avremo e più potremo essere creativi e scegliere ciò che ci è più utile, ciò che riusciremo a vendere meglio, o quello che riuscirà ad emozionare e a sorprendere.

Ecco qualche idea sulla creatività.
Una sorta di promemoria che rivolgo prima di tutto a me stesso.

La creatività è povera!
La creatività spesso si amplifica se i budget sono contenuti. Quando le possibilità di scegliere si restringono il genio si aguzza.

Semplifica!
Essere creativi vuol dire quasi sempre togliere non aggiungere.

Non aspettare l’ispirazione, non esiste!
Le idee nuove non arrivano come un colpo di vento ma si formano solo lavorando.

W il lavoro manuale!
Stare a guardare il soffitto non funziona. Il lavoro manuale aiuta il formarsi delle idee.  Scrivere, disegnare, scarabocchiare, modellare, scolpire, comporre, suonare, cucire, tagliare, saldare, impilare, assemblare, spezzare, piegare, infilare…
I progetti iniziano così.

Finiamola!!!
Un’idea, un progetto, diventano reali quando si realizzano. Diamoci un tempo e rispettiamo le scadenze. La ricerca della perfezione infinita è la cosa peggiore che possa capitare a chi voglia realizzare qualcosa.

Giochiamo!
È il modo più divertente e proficuo di essere creativi.

Annotiamoci tutto!
Un sacco di volte ho pensato – Questa idea è bellissima! Non me la dimenticherò mai! – La mattina dopo mi sono ritrovato spesso ad annaspare sulla superficie liscia dei ricordi senza un appiglio. Quando ci capita quel clic… conviene usare una bic!

Proviamo! Verifichiamo!
Se una certa cosa non è mai stata fatta credo ci siano stati dei buoni motivi, però meglio verificare.

Ruba come un artista!
Austin Kleon nel suo bestseller – Ruba come un artista!  – dice una cosa che ho sempre pensato – Non si crea senza copiare da qualcun altro. Prima di me l’avranno già fatto in cento e io sono così fortunato da poter usare il loro lavoro per fare qualcosa di diverso e forse migliore – Ho copiato bene quando l’autore dell’idea originale potrà dirsi orgoglioso del mio lavoro.