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IL TAVOLO DI NATALE, boccette di fumo e scatole di pensieri

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Mancano poco più di quaranta giorni a Natale, è già ora di pensare ai regali. So che qualcuno li ha già pronti da Ferragosto e tanti altri aspetteranno fino alla vigilia ma questo è il momento giusto per raccontarvi del mio regalo di Natale.
Altro che boccette di fumo e scatole di pensieri.
Vediamo se mi riesce.

Un tavolo.
Che bel regalo! Soprattutto a Natale se si è in tanti.
Amo i tavoli grandi. I fratini lunghi oppure quadrati, ma che ci si possa stare almeno in 12.

Un bel tavolo da comprare e uno da inventare.

Campodoro
una mia fissa lo ammetto, portate pazienza.

Da rubarlo solo per il nome e perché è un bel gioco. Tre tavolini trapezoidali uniti da due lucidissime cerniere cilindriche. Aperto sembra un Tangram ma in un attimo diventa un trapezio lungo e stretto e subito dopo un quadrato tutto bianco.
Disegnato da Paolo Pallucco & Mireille Rivier per DePadova, è una meraviglia.

Inventiamo il nostro e per prima cosa diamogli un bel nome.
Attenzione, avevo trovato un nome bellissimo per il mio, ho googlato tanto per essere sicuro… e eccolo lì, amen!
Nel mio tavolo c’è un piano e ci sono le gambe, le gambe stanno in piedi da sole e il piano si appoggia. Sposto le gambe dove voglio. Cambio il piano e le gambe. Faccio quasi sparire il piano facendolo sottile o trasparente. Disegno gambe sexi, colorate, decorate… o le faccio sparire come una nuvola di fumo.

Scegliamo un piano dal profilo sottile oppure dallo spessore importante, come ci piace.
Di cristallo martellato, ciliegio, multistrato all’anilina nera, pietra a spacco di cava, ferro acidato, resina  multicolor o trasparente con dentro pallettes lucenti o sassi del torrente che ci passa vicino.
Facciamolo grande il nostro tavolo. Da metterci un sacco di sedie. Diamogli la forma che vogliamo. Rotonda, allungata, a forma di ogiva come un pesce o a triangolo… il più bello è nero con i fiori non ancora appassiti.
Fatto il piano inventiamo le gambe. Quante ne vogliamo e come vogliamo, l’importante è che sorreggano il piano e quello che ci metteremo sopra.
Attenzione all’altezza! Il piano di lavoro del nostro tavolo finito dovrà essere esattamente a 72 centimetri. Non facciamo scherzi che mi accorgo subito se un tavolo è più alto o più basso!
Le gambe possono essere infinite.
Una sola, un cubo o un cilindro monocromi e lisci oppure decoratissimi. Lamierini traforati e piegati, sculture, cilindri trasparenti, mille piedi sottili, onde verticali, vecchie solide gambe comprate da un antiquario. A me piacciono tutte diverse.

Pensiamo il nostro tavolo come una cosa che durerà per sempre. 
Da fare per se stessi. Da regalare alla propria compagna, da lasciare ai figli.
Anche un tavolo piccolo come un vassoio… Ma questa è un’altra storia, un altro Natale.

Regali-per-i-clienti

REGALI PER I CLIENTI, GADGET, OMAGGI…

Regali-per-i-clienti

Anche quest’anno in questo periodo, per fortuna c’è chi lo fa molto prima, eccoci qui a pensare ai regali, ai gadget, a piccoli e grandi doni che ogni anno rivolgiamo ai clienti.
Io qui a ripetere le stesse importanti cose di sempre come fosse l’evento del millennio.

Chiamiamoli come vogliamo, sono quei gesti che mostrano ai nostri clienti l’attenzione che abbiamo per loro. Piccole o grandi cose per farci ricordare, per definire ancora un po’ la nostra immagine.

Possiamo inventarci quello che vogliamo. Raramente potremmo usare la fantasia così, senza limiti, e invece la sola parola, regali, ci ingabbia in strutture mentali rigide portandoci a ripetere, ripetere, ripetere…

Le solite cose buone, magari dolci. Sapori della tradizione, profumo di cioccolato, zenzero e canditi.  La differenza la fa il packaging.
Prendete tutta la tradizione di cui siete capaci e mettetela in confezioni che non c’entrino niente. Palle nere, sacchi avana, tubi di pelo fucsia…

Piccole trasgressioni. Roba dal design incomprensibile, arte, moda, piccoli oggetti dalle superfici lisce, cose dal significato ambiguo e dalla funzione incerta.
Diamo spazio alla comunicazione visiva. Contenitori essenziali e decorazioni creative.

Amo le matite e odio la diabolica penna a sfera che resta il gadget per eccellenza. Evitiamola come la peste. Se invece proprio non sappiamo resistere, va benissimo una Bic Cristal o una Montegrappa, dipende dal badget.
La personalizzazione può cambiare tutto.

Ricordiamoci che il packaging è il regalo. 
Quello che si vede subito. Nasconde e annuncia la sorpresa. Fa provare il primo piacere alla vista e al tatto. Racconta il tempo impiegato, la dedizione, la cultura e il gusto. 

È il pensiero quello che conta.
Non è un abusato modo di dire. È proprio vero che il pensiero è quello che conta. Per questo dobbiamo renderlo visibile.
Scriverlo è il modo più semplice per comunicarlo ma non è l’unico.
Gaber diceva che un’idea per essere vera bisognerebbe poterla mangiare. Proviamo a far sentire come sono vere le cose che scriviamo.

Perché il nostro regalo serva a qualcosa. Magari a tante cose.
Anche a farci ricordare con un sorriso.

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA

FA’ SUCCEDERE QUALCOSA

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA
Fa’ succedere qualcosa.
Trova un prato in un bel posto.
Una piazza.
Una spiaggia.
Un parcheggio sempre vuoto di un’area industriale.
Fissa un appuntamento.
Usa tutta la fantasia che ti circonda e spendi meno soldi che puoi.
Non badare a risparmiare.
Cerca un coro di bambini.
Fa’ un po’ di musica.
Abbraccia e ridi.
Accendi un fuoco e canta.

Offri qualcosa di buono e di caldo da bere.
Fatti duemila selfie con tutti.
Non aspettarti niente.
Invita a prendere dalla festa un ricordo.
Collegati su un grande schermo con chi è lontano.
Manda un pezzetto di festa a chi non è potuto venire.
Inventa un  regalo da fare tutti insieme ai bambini che cantano.
Qualcosa che si ricorderanno.
Inventa un gioco e un ballo,
Aspetta la sera, l’alba, la neve.
Ascolta il silenzio, il vento, la pioggia, le chiacchiere e i sorrisi.

Mancano meno di due mesi a Natale e se hai deciso di regalare qualcosa ai tuoi clienti fa’ in  fretta.
È già tardi.
Scegli, acquista, confeziona e spedisci.

Oppure fatti venire un’altra idea.

BUONE-VACANZE

UNA BOTTA DI CULO e UN BACIO

BUONE-VACANZE

 

Per le vacanze che avete programmato
auguro a tutti un bel imprevisto
Qualcosa a cui proprio non avete pensato
Un telefonino staccato
Una foto beccata per caso
un incontro
Una pioggia, un ritardo, un percorso sbagliato
Un amore, una corsa, una festa
Una cosa da perderci la testa
Un pomeriggio di sonno
Un’idea , uno sguardo, un sasso bucato
una notte in piedi
Un incidente da raccontare d’inverno
Una fregatura da ridere
un posto strano
una botta di culo
e un bacio

BUONA-PASQUA

Buona Pasqua

BUONA-PASQUA

È-SEMPRE-la-FESTA-della-DONNA_

UN OTTO MARZO INFINITO

L’otto Marzo dovrebbe essere tutti i giorni!
Se sei d’accordo condividi la cartolina qui sotto… 

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Perchè è sempre LA FESTA DELLA DONNA!

 

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UN ALBERO DI LUCE, L’ALBERO DI NATALE

lalbero-di-nataleC’è un Albero di Luce dalle mie parti che si accende il giorno dell’Immacolata e si spegne subito dopo l’Epifania. È lì pronto ad accendersi ogni anno da tanti anni e ogni volta è una magia.
È un albero qualsiasi, non so bene, non distinguo un baobab da una palma, forse è un platano o un olmo o un altro albero come tanti latifoglie. È un albero che d’estate non riconosco pur passandoci davanti tante volte.
Adesso è uno scheletro nero nel cortile di una fabbrica spesso maleodorante. Se ne sta quasi sul bordo della 246, una delle strade statali più trafficate del nord–est, avvolto dalla nebbia e dal gelo.
Di giorno non lo vede nessuno e chi lo vede non lo guarda.
Appena diventa buio si accende la sua poesia.

È un albero di Natale senza le caratteristiche tipiche dell’albero di Natale. Non è un abete, non ha decorazioni e palle colorate, punte luccicanti o festoni argentati.  A guardarlo di giorno non ha proprio niente. Di notte quando accende le sue piccolissime luci bianche che disegnano anche gli ultimi rami diventa un albero di luce e non c’è albero che più di lui dia il senso del Natale.
È proprio l’albero di Natale più albero di Natale che abbia mai visto.
È semplice, è grande, è luminoso, è inaspettato, è emozionante…  rinnega tutte le tradizioni ma è diventato un pezzo della tradizione del Natale della valle dove vivo.

Auguro a chi ci passa davanti tutti i giorni, tutte le sere, di lasciarsi emozionare, di farsi ispirare per i progetti creativi dei prossimi anni.

Auguro a tutti di passare a darci un’occhiata e di realizzare nel prossimo anno progetti densi della stessa semplicità di quest’albero di Natale, idee così grandi ed immediate capaci di emozionare.

Auguri!

NB – L’immagine in alto è un brutto negativo dell’Albero di Luce.
Non ho voluto annullare la sua poesia tentando di ricrearla in un’immagine che, per quanto bella, non ci sarebbe mai riuscita.

RICORDI

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

Se ti tagliassero a pezzetti

Fabrizio De Andrè
che ci ha lasciati 15 anni fa

Dedicata a mia madre
che se ne è appena andata

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Marsala e basta, basta marsala!

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Dopo il Radiant Orchid del 2014, Pantone nomina colore dell’anno 2015 il MARSALA, codice 18–1438.
Ok, mi dico, perfetto, un grande tributo all’Italia, a uno dei suoi prodotti più famosi, che diventa punto di riferimento cromatico per tutta la creatività mondiale.
Ottimo. Meraviglioso. Fantastico, no?  Sì.

E allora dai marsala a fiumi,  marsala come piovesse, marsala mescolato ai fiori e alle righe sulle passerelle della moda internazionale, declinato tono su tono o in abbinamenti tenui con tutta la gamma dei colori caldi più leggeri, o azzardato dentro spregiudicati accostamenti. Marsala con il blu cieloemare, con il rosso fuoco, marsala e viola, marsala sempreecomunque.
Verseranno litri e litri di marsala sulle finiture d’arredo, lo lanceranno addosso ai rivestimenti facendo gli artisti americani concettuali,  ne faranno cadere bottiglie intere sui pavimenti, ci ubriacheranno tende, divani, lampade e pentole. Dalla carta patinata delle riviste di moda ammiccheranno le nuance marsala di smalti, rossetti e ombretti, e nei selfie i capelli delle sensuali, morbide bionde di un istante prima abbandoneranno le note fruttate del Soave per tradirlo senza indugio con la tenebrosa dolcezza del marsala.

Redattrici d’interni e fashionblogger, modiste e pellicciai, il re ha detto marsala, il re è nudo, brindiamo alle quarantanove sfumature di marsala, e qualcuno poi dirà che no, no, non va bene così, non va, perchè di marsala ce n’è uno soltanto, lo dice Pantone, tutto il resto è cancellato, via, basta, con buona pace di chi cerca riflessi d’oro, d’ambra e rubino, e spacca il capello in quattro, travisando un punto di magenta con una sfumatura di lacca di garanza chiara. Di chi si dispera nella vana, frustrante ricerca di quel tono intenso ed assoluto visto chissà quando, chissà dove, uno di quei colori che non salteranno fuori neanche provando a mescolare il mondo, di chi sovrappone e incrocia e schiarisce e scurisce per poi buttare il pennello davanti a quel color terra desolata d’inverno perenne, che ha inghiottito tutte le sfumature di verde marcio e di blu notte.

Quello scuro, quello che va con tutto e che non sa di niente.

Sará questo, il marsala. Sarà dappertutto.
Andrà con tutto, e già sento nostalgia di Radiant Orchid.

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Gente da VicenzaORO

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Ieri all’HOMI oggi a VicenzaOro ho incontrato tanti di quegli imprenditori che tirano avanti questo paese.
Facce da fiera, allegre e stanche, determinate e attente a captare ogni segnale.
Tante persone interessanti, chi ti sta a sentire e segue attento e chi lascia scorrere via, che comunque la colpa o il merito sono sempre miei. Quando catturo l’attenzione e  quando non riesco a comunicare con efficacia.
Alla fine di due giornate di incontri il bilancio è così positivo che quasi sorprende anche un inguaribile ottimista come me.
Gli imprenditori sentono come non mai il bisogno di creatività e hanno imparato a distinguere tra chi vende fuffa e chi professionalità.
Le imprese hanno bisogno di professionisti che sappiano maneggiare i tanti strumenti del progetto e della comunicazione.
Domani ci vediamo ancora a VicenzaOro.

 

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Alberi di Natale

albero-di-Natale-2013_634pxNatale è passato e gli alberi di Natale che restano addobbati fino all’Epifania, qualche volta fino a carnevale, con quel loro vestito fuoriposto mi danno sui nervi. Alberi di Natale piccolissimi come “arbre magique” o grandi come campanili, carichi di palle e di luci o monocromi coni minimal restano accesi a far festa quando le feste se ne sono andate da un pezzo. A poche ore dalla fine dell’anno e dall’inizio di tutte le aspettative del mondo gli alberi di Natale ci stanno come  le robe vecchie, ci tengono legati all’anno passato e vien voglia di buttarli di sotto. Ma quelli grandi, gli alberi di Natale nelle piazze dei municipi, nei parcheggi dei centri commerciali e delle grandi aziende, quelli ce li terremo fino a Pasqua, fino a ferragosto, qualcuno resterà lì fischiettando e a fine ottobre dell’anno prossimo gongolerà felice d’aver fregato tutti sul tempo. Quante sono le aziende che gli addobbi natalizi li spengono e basta, troppo lavoro, troppa fatica, troppi costi, si toglie la spina e chilometri di lucine colorate spente si impolverano tutto l’anno.
C’è solo un albero di Natale che mi piacerebbe restasse acceso sempre. A qualche chilometro da casa mia. Un ippocastano, un platano, un olmo, non so, di giorno non lo guardo mai, di certo non è un sempreverde cimiteriale o un pezzo di pineta scivolata a valle. Un albero normale, con le foglie caduche, che fa ombra d’estate e lascia passare la luce d’inverno. Sta nel giardino davanti una conceria che d’estate qualche volta puzza e d’inverno ci regala un albero di Natale bellissimo. Un albero di neve luminosa con le lucine bianche che disegnano il tronco e tutti i rami anche quelli più sottili. Un albero di Natale così mi piacerebbe anche col caldo d’agosto con le foglie che farebbero ombra alle lucine bianche e lo trasformerebbero in un’abat-jour verde.

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Il colore del 2014

Pantone_colore_2014_Radiant-Orchid_634Il colore del 2014 è, squillo di trombe –tàtàtà––tàtàtà––tàtà–tà!!!
Il Radiant Orchid, fucsia, un po’di viola e qualche sfumatura di rosa.  La PANTONE Color Institute, l’azienda americana che da anni classifica i colori per il mondo della grafica e della moda ha deciso che il Radiant Orchid sarà il colore del 2014 e sostituirà il verde smeraldo scelto l’anno scorso. Siate sinceri, quanti di voi si erano accorti che il colore dell’anno nel 2013 era Emerald?
Ecco invece che secondo Leatrice Eiseman, direttore esecutivo della PANTONE, il Radiant Orchid cambierà la vostra vita nel 2014 perchè “cattura lo sguardo, stimola l’immaginazione, ispira fiducia, emana gioia e gran benessere”. E’ dal 2000 col Cerulean, primo colore dell’anno, che PANTONE sceglie il colore che influenzerà il lavoro di tutti i creativi del mondo nello sviluppo dei loro prodotti, sia nel design che nella moda fino alla tecnologia, all’arte, e ovviamente a tutto il mondo della comunicazione.
E’ un gioco! Quest’anno il nostro mondo sarà un po’ più viola, anzi no! Fate attenzione! Questo è un gioco per precisini, per pignoli pedanti come me. Per quelli che prima di scegliere un colore valutano tutte le infinite sfumature. Giocherò anch’io col colore del 2014, il Radiant Orchid, ma per essere più precisi: Pantone 18-3224.
Tranquilli! E’ solo uno degli infiniti viola che ci rallegrano la vita. 

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Rosso Natale a Vicenza

04_rosso-natale-a-vicenza_634Un rosso colpo di genio per le luminarie natalizie a Vicenza, una realizzazione più sul rosa.
Tralasciando le critiche più sceme che paragonandoci alle metropoli internazionali urlavano al “niente di nuovo” – come se il Natale lo si potesse inventare quest’anno – avendo letto qua e là di una Vicenza tutta rossa  per Natale speravo in un effetto alla Dario Argento. Immaginavo una città davvero punteggiata di rosso con un cuore pulsante rosso fuoco. Ho visto invece lampioni rossi a metà e qualche effetto rosè in un quadro spampanato.
L’idea di provare con le lucine rosse quest’anno poteva veramente farci dire: Oooooohhh!!!! Farci restare a bocca spalancata come bimbi!
Forse bastava esagerare, concentrare di più il gioco.
Certo preferisco questo rosa sbiadito, questo tentativo riuscito a metà che le solite lucine bianche che come bambini aspetteremo di vedere di nuovo l’anno prossimo.

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SPAZIONADIR compie quattro anni

SPAZIONADIROggi SPAZIONADIR compie quattro anni. Per chi non lo conoscesse lo spazio creato da Nadir nella sua bottega di barbiere in Contrà Santa Caterina 20 a Vicenza è un piccolo-grande luogo di incontri culturali, quelli veri, dove la gente si incontra attirata dalla voglia di condividere passioni, interessi, conoscenze e semplice piacere di stare insieme. Gli ultimi due appuntamenti a cui ho partecipato, tanto per dare un’idea di ciò che avviene a SPAZIONADIR, sono stati: il 16 novembre la testimonianza intensa di Chiara che ha ricordato l’immensa figura di Don Gallo e prima, il 2 novembre, la presentazione della collettiva Micro Metamorfosi – Un ritorno alla pittura. Due eventi diversissimi che danno il senso di quello che Nadir accoglie e sa far succedere. Tutto molto semplicemente, uno dei rari posti dove anche il design non se la tira!

spazionadir.blogspot.it