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REGALI PER I CLIENTI, GADGET, OMAGGI…

Regali-per-i-clienti

Anche quest’anno in questo periodo, per fortuna c’è chi lo fa molto prima, eccoci qui a pensare ai regali, ai gadget, a piccoli e grandi doni che ogni anno rivolgiamo ai clienti.
Io qui a ripetere le stesse importanti cose di sempre come fosse l’evento del millennio.

Chiamiamoli come vogliamo, sono quei gesti che mostrano ai nostri clienti l’attenzione che abbiamo per loro. Piccole o grandi cose per farci ricordare, per definire ancora un po’ la nostra immagine.

Possiamo inventarci quello che vogliamo. Raramente potremmo usare la fantasia così, senza limiti, e invece la sola parola, regali, ci ingabbia in strutture mentali rigide portandoci a ripetere, ripetere, ripetere…

Le solite cose buone, magari dolci. Sapori della tradizione, profumo di cioccolato, zenzero e canditi.  La differenza la fa il packaging.
Prendete tutta la tradizione di cui siete capaci e mettetela in confezioni che non c’entrino niente. Palle nere, sacchi avana, tubi di pelo fucsia…

Piccole trasgressioni. Roba dal design incomprensibile, arte, moda, piccoli oggetti dalle superfici lisce, cose dal significato ambiguo e dalla funzione incerta.
Diamo spazio alla comunicazione visiva. Contenitori essenziali e decorazioni creative.

Amo le matite e odio la diabolica penna a sfera che resta il gadget per eccellenza. Evitiamola come la peste. Se invece proprio non sappiamo resistere, va benissimo una Bic Cristal o una Montegrappa, dipende dal badget.
La personalizzazione può cambiare tutto.

Ricordiamoci che il packaging è il regalo. 
Quello che si vede subito. Nasconde e annuncia la sorpresa. Fa provare il primo piacere alla vista e al tatto. Racconta il tempo impiegato, la dedizione, la cultura e il gusto. 

È il pensiero quello che conta.
Non è un abusato modo di dire. È proprio vero che il pensiero è quello che conta. Per questo dobbiamo renderlo visibile.
Scriverlo è il modo più semplice per comunicarlo ma non è l’unico.
Gaber diceva che un’idea per essere vera bisognerebbe poterla mangiare. Proviamo a far sentire come sono vere le cose che scriviamo.

Perché il nostro regalo serva a qualcosa. Magari a tante cose.
Anche a farci ricordare con un sorriso.

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LA GENTE DEL MIO LAVORO

 

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Nel mio lavoro mi capita di incontrare gente di ogni tipo.
Fotografi bravissimi capaci di farmi vedere cose che non vedevo. Tipografi  e grafici che rimpiangono i vecchi strumenti del mestiere ma poi si aggrappano ai loro Mac come a figli. Imprenditori di ogni genere. A me toccano sempre i più creativi, quelli che mi cercano solo perché quelli come noi si attirano come  le nuvole. Trovo artigiani che con le mani sanno fare tutto costretti a passare carte. Incontro orafi che cercano tutti i giorni una forma nuova. Distillatori che come maghi mescolano il vento, la terra, il legno e l’acqua e ne esce un silenzio buono rotto da un po’ d’allegria. C’è chi trancia e piega lamiere grosse un dito con presse alte come una casa e costruisce stampi con la precisione sottile di un capello biondo. Chi fa bulloni, dadi e staffe che tengono insieme i pezzi dei posti dove viviamo. Gente che sa cos’è la bellezza perché ce l’ha dentro, che cuce tessuti preziosi e difficili intorno a forme ancora non viste, che rende prezioso un cuscino e comoda un’asse di ciliegio. Incontro imprenditori che a una cert’ora ne hanno due palle e aspettano che sia notte per chiamare dall’altra parte del globo.
C’è chi cura fiori, mele e uva leggendo vecchi libri color canna da zucchero e studia la terra da chimico, geologo sciamano.
Ho incontrato persone che conoscono tutti e girano per il mondo e altre che stanno Sempre ferme a incidere lastre d’oro grandi come uova di colibrì. Modelle bellissime e tecnici delle luci capaci di rendere morbidi chiodi piantati in lastre di marmo. Videomaker geniali e vanesi, web designer simpatici e saccenti, sviluppatori di software, commercialisti, pr, avvocati, psicologi e runner…
Ho visto la mia faccia riflessa negli occhi di tutta questa gente e le poche volte che mi sono piaciuto poi è stato bello lavorarci.

Esporre-senza-emozionare

ESPORRE SENZA EMOZIONARE

Esporre-senza-emozionare

Esporre senza emozionare è triste.
Dopo un giorno e mezzo in fiera a VicenzaOro esco con la solita sensazione che si sia persa l’occasione per mostrare un po’ di creatività, tirare una pennellata di colore come si deve, sparare una lama di luce, far balenare un richiamo, inventare una presenza, qualcosa da fermare i passi e far esclamare di stupore.
Niente!
Solito bellissimo tran-tran.
Non è che tutti possano o debbano fare lo show ma è quasi incredibile che nessuno approfitti dell’occasione per occupare la scena, per far  lampeggiare una luce, rimbombare un suono, mettere in una bolla di vetro il silenzio, magari obbligare i visitatori ad un’azione qualsiasi. Attraversare un pertugio stretto, buio e morbido, suonare un gong, rincorrere gioielli di fumo… giocare a campana.
Ok, bisogna essere seri! Ne va del business, dei fatturati! D’accordo, ma non è triste?
Non solo per VicenzaOro e i gioielli. È così dappertutto. Si salva la moda.
No! Non fraintendetemi, non mi piacciono i gioielli importabili, palle come mongolfiere, lame lunghe da tagliarsi…
Siamo tutti qui per lavorare, per vendere e per comprare ma non sarebbe bello sbattere il naso ogni tanto in una sorpresa? Attraversare nuvolone rosse minacciati da un’esercito di madonne nere invece di incontrare tristi ragazze immagine sole solette fuori dagli stand con pacchi di volantini da centro commerciale.
Nelle Fiere dovremmo trovare nuovi modi di mostrare. Dare sostanza fisica ai post su Instagram e su Facebook, ai selfie, alle storie asfittiche incastrate su schermi oled da cinque pollici e mezzo.
Smettiamo di pensare ai nostri stand come a scatoline, magari enormi e preziose, ma pur sempre scatoline. Proviamo a farle parlare, inventiamo, progettiamo qualcosa che valga la pena raccontare e diamo voce ai nostri bijoux, alle ceramiche, ai vini, alle poltrone…

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Tà, Tà, Tà… L’emozione della ripetizione

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La ripetizione è uno dei gesti creativi più semplici e sorprendenti. 
La musica non è fatta di continue ripetizioni? A volte di variazioni minime.

Un semplice gesto se moltiplicato diventa danza, corsa, lavoro, teatro…

Un pasticcino è goloso.
Un grande vassoio di macaron colorati ci ipnotizzano senza scampo.

Un bricco di plastica rosso è un pezzo di plastica. Cento bricchi di plastica rossa sono una esposizione, una scenografia.

Un piatto di ceramica ricoperto d’oro è un piatto d’oro. Può essere bello o brutto. Mille piatti d’oro appesi a una parete alta cento metri tolgono il fiato.

Una macchia è una macchia e può fare pure schifo… cento macchie che si ripetono sempre uguali sono una texture.

Due pareti di sassi neri che sorreggono una copertura e che racchiudono uno spazio alto e stretto tra due vetrate sono una casa. Mille case così sono una strada, un labirinto, un sogno, un incubo…

Una sedia rossa appesa al soffitto è un segno straniante. Cento sedie argentate disposte in cerchi concentrici attorno ad una sedia rossa appesa al soffitto sono una scenografia.

Ogni ripetizione che immaginiamo, ogni texture, ogni griglia, squadra, esposizione, catalogo, ogni composizione “con una regola” che inventiamo è lo spazio ideale delle nostre trasgressioni.

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UN SALONE DI VINO – per mille idee da degustare in poltrona

UN-SALONE-DI-VINO

 

Come ogni anno puntuali come le allergie d’inizio Aprile si accavallano il VINITALY e il SALONE DEL MOBILE.
Perché non li uniamo in un mega evento da Milano a Verona? Una cosa da far durare fino alle Olimpiadi invernali di Cortina (che in tal caso sarebbero nostre di sicuro) così da immergersi in degustazioni infinite e comodissime. Tracannare gocce di nettari afrodisiaci approfittando di divani, sedie, poltrone, chaise–long, cucine vintage o tecno… in un baillamme di luci e di colori ritrovandoci ubriachi fradici, non di vino che quello si assaggia e bon…  ma di nuove forme, profumi, invenzioni…  Fantastiliardi di immagini per un milione e mezzo di idee. Video intriganti, materiali mai visti, bottiglie invitanti nella cornice perfetta di stand… che magari avremmo voluto un po’ più funzionali e d’effetto.

–  Stand più solidi!
Per carità! Non ci cadono in testa. Penso a stand un po’ più chiusi in cui l’immagine aziendale sia più solida. Stand meno spampanati in un’apertura al pubblico spesso molto inconcludente. Chissene delle flotte di studenti in gita e delle sciure col metro in mano a caccia del tavolino giusto.
Teniamo conto che abbattere le pareti e aprirsi comporta a volte il rischio di mostrarsi mezzi nudi al pubblico. Teniamo sempre ben presente che in fiera si va col vestito migliore.

–  Beata Verticalità
Difficile da ottenere ‘sta benedetta verticalità visto che in genere le altezze massime consentite dai principali Enti fieristici non superano i tre metri e mezzo o giù di lì. Inventiamoci qualcosa visto che vale sempre il detto  –  altezza, mezza bellezza!

–  Trasparenze sexi
Materiali semi trasparenti con cui giocare al vedo non vedo, da cui mostrarsi e nascondersi. Su cui far svettare le insegne del proprio marchio e attrarre tra le spire irresistibili del gioco della seduzione e della curiosità. Intrecci, tessuti, vetri, plastiche, specchi, texture ipnotiche… e altre suadenti magie da usare, attenzione, solo in versione total look.

–  Profumi, musiche tribali e vecchie canzoni anni sessanta.
Il silenzio può essere magico e attrarre come un fluido ma certo il flauto magico funziona. Dettagli importanti come lievi essenze profumate, ritmi sordi che vibrano usandoci come amplificatori, poesie mai consumate dalla musica ci predispongono ad apprezzare il colore, il profumo e l’aroma del buon vino come le forme del design.

–  Domani è adesso
Lo slogan non sarà apprezzato da chi giustamente incita a godere del presente ma è proprio adesso, mentre siamo in fiera, mentre viviamo il nostro stand, che possiamo capirne pregi e difetti, fare tutte le valutazioni del caso e pensare al nostro nuovo spazio in Fiera.

Sia che facciamo vino, mobili, gioielli (questa settimana apre anche OROAREZZO), ceramica, abbigliamento, accessori, sport e welness, motori, food, turismo e tempo libero, libri, meccanica, attrezzature medicali, cosmetici, informatica, agricoltura…  qualsiasi cosa facciamo, il nostro stand in fiera comunica chi siamo.

A volte basta spostare un tavolo, mettere più in vista il LOGO, applicare una grande stampa, cambiare una lampada, scegliere un’altra tonalità di colore… poi arriva il momento in cui bisogna rifare tutto.

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IL DESIGN, CENT’ANNI DI SOLITUDINE

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In questi giorni si celebra l’anniversario della fondazione della BAUHAUS. La scuola di architettura, arte e design fondata a Dessau nel 1919 da Walter Gropius, trasferita a Berlino nel 1932 e chiusa definitivamente nel 1935 per le imposizioni discriminatorie del nazismo.
Con la BAUHAUS iniziava un modo nuovo di intendere il prodotto industriale, riconoscibile dall’unità d’intenti tra forme d’arte e sistemi produttivi.

Dopo cento anni la parola DESIGN è sulla bocca di tutti ma il suo significato si è annacquato sciogliendosi in mille accezioni nebulose.
Di certo, se è cresciuto il numero dei progettisti capaci di coniugare funzionalità e ricerca estetica nella consapevolezza del loro ruolo, desiderosi di offrire all’industria e agli acquirenti oggetti belli e costruiti bene, non si può dire che si sia diffusa in modo altrettanto convincente una cultura estetica moderna.

Tiriamo in ballo ad ogni piè sospinto il “less is more” di Mies Van der Rohe che dalla BAUHAUS portò in America e da lì nel mondo i principi del moderno, quelli che oggi mescoliamo con decorazioni e ricerche creative spesso molto sopra le righe.
Dal fashion design all’interior design è ormai lecito tutto in una fruizione di massa che per lo più ignora ogni riferimento, ogni ironia, in un consumo individuale senza regole se non quelle antitetiche del sorprendere e del rassicurare.

Sono passati cent’anni, cent’anni di solitudine per il design che si rivolge ancora e forse più di allora ad una ristretta élite culturale mentre il mercato offre mille cose diverse in un minestrone digeribile a tutti.

In un mercato così vario se offriamo prodotti di qualità dobbiamo affrontare il percorso arduo di informare, spiegare, acculturare e costruire un nostro pubblico che apprezzerà senza riserve il lavoro fatto perché lui possa farne parte.

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AUGURI!

AUGURI!

Quando le parole sono consumate non dicono più niente

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FA’ SUCCEDERE QUALCOSA

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA
Fa’ succedere qualcosa.
Trova un prato in un bel posto.
Una piazza.
Una spiaggia.
Un parcheggio sempre vuoto di un’area industriale.
Fissa un appuntamento.
Usa tutta la fantasia che ti circonda e spendi meno soldi che puoi.
Non badare a risparmiare.
Cerca un coro di bambini.
Fa’ un po’ di musica.
Abbraccia e ridi.
Accendi un fuoco e canta.

Offri qualcosa di buono e di caldo da bere.
Fatti duemila selfie con tutti.
Non aspettarti niente.
Invita a prendere dalla festa un ricordo.
Collegati su un grande schermo con chi è lontano.
Manda un pezzetto di festa a chi non è potuto venire.
Inventa un  regalo da fare tutti insieme ai bambini che cantano.
Qualcosa che si ricorderanno.
Inventa un gioco e un ballo,
Aspetta la sera, l’alba, la neve.
Ascolta il silenzio, il vento, la pioggia, le chiacchiere e i sorrisi.

Mancano meno di due mesi a Natale e se hai deciso di regalare qualcosa ai tuoi clienti fa’ in  fretta.
È già tardi.
Scegli, acquista, confeziona e spedisci.

Oppure fatti venire un’altra idea.

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GIOCHI SERISSIMI, PER ESSERE VERI COME NELLE FIABE

giochi-serissimiL’altro giorno c’è stata l’incredibile performance ideata da Bansky, il famoso writer inglese, che ha fatto a tagliatelle in diretta TV la “ragazza con palloncino” appena battuta da Sotheby’s per un milione di sterline. Una provocazione, una performance, l’invenzione di una storia su di un “prodotto” già famoso e già ricco di storie. Lo sberleffo di un genio al mercato dell’arte, un mercato che a sua volta si riapproprierà dello scherzo e ne farà ancora business.
Raccontare le nostre imprese è ancora più importante.

Da piccoli giocavamo alla guerra, a mamma e papá, al mercato…  e giocavamo raccontandoci e rappresentando mille storie. Ci allenavamo ai ruoli che avremmo interpretato da adulti.
Oggi, giochiamo ancora… per promuovere il nostro lavoro, per capirne meglio i meccanismi, per riprodurne le criticitá, per coinvolgere il nostro pubblico, affascinarlo, farlo discutere, coinvolgerlo…  per stringere relazioni emozionali.
Inventiamo mille cose per  dare visibilità  al nostro mondo.
Ci sono pasticceri che invogliano a creare e raccontare dolci, gioiellieri che organizzano gran concorsi di design e scrittura lussuosa, mobilieri che fanno parlare i sofá in sexi storytelling e propongono divani componibili come giochi di costruzioni. Bijoux con incisioni letterarie, scritte smaltate di frasi famose o poche parole emozionate graffite dal moroso. Arredi, abiti, gioielli, componibili e scomponibili in una varietá di giochi da far rivivere sul proprio blog, raccontare su facebook e rilanciare su Twitter. Vini prestigiosi raccontati al lume di candela mentre colori e profumi si stemperano nelle storie delle famiglie, dei luoghi, della terra e delle mani che li hanno creati.
Storie che attraversano gli oceani e lasciano sedimentare i sentimenti. Storie che trasformano clienti in amici, confidenti, compagni di strada e di giochi.
Giochi serissimi.
Quante aziende di attrezzature sportive sostengono la partecipazione di migliaia di atleti dilettanti in avventure incredibili, da raccontare in mille storie in cui i loro prodotti si mescolano e si misurano con la durezza della natura e la resilienza umana vista come un’allegra follia.
Organizziamo giochi e avventure.
Avviciniamo il nostro pubblico. Raccontiamogli con parole e immagini le imprese grandi e piccole che affrontiamo ogni giorno.
Creiamo prodotti carichi di suggestioni, de-scriviamoli come nelle fiabe perché mostrino quanto sono veri.

DESIGN-da-REGALARE

DESIGN DA REGALARE

DESIGN-da-REGALAREAnche per il prossimo Natale propongo qualche idea regalo.
Oggetti di design che ho visto in giro, cose belle e divertenti per budget contenuti.

LAMA  –  forbici di Internoitaliano, design di Alessandro Stabile
Lame fatte di letteralmente di lame!  Belle!

JEWELLERY TREE  – di Menu – albero dei gioielli,  un portagioieilli a forma di albero dove poter riporre anelli, bracciali e collane.  Quando l’albero di Natale funziona tutto l’anno.

PINTABLE  –  di Menu il tavolino da giardino o da spiaggia, leggero e maneggevole.
Lo porti dove vuoi e lo pianti dove vuoi.

BLOW  ME UP –  le solite fantastiche invenzioni di  INGO MAURER.
La luce in barattolo da gonfiare e mettere dove si vuole!

RUBBER VASE  – di Menu , il vaso in silicone indistruttibile che sembra di ceramica.
Per chi non  vuole rompere.

Mi vien già voglia di regalarmeli tutti!

UNO-STAND-NUOVO

UNO STAND NUOVO

UNO-STAND-NUOVO

 

Le grandi fiere d’Autunno e quelle di inizio 2018 sono dietro l’angolo, ancora di più se stiamo pensando ad uno stand nuovo o a trasformare quello vecchio.

È passato qualche anno da quando scrivevo di uno stand fantastico, quello della Buendia jewels, un’azienda inventata e uno stand che non esisteva.
Bellissimi ovviamente!

Dicevo che tutti dovremmo avere una presenza cosí in fiera, sia che si facciano gioielli, scarpe, arredi o qualsiasi altra cosa.
L’immagine di un’impresa con un’identitá precisa, diversa da ogni altra. Una personalitá che non puó avere la forma di una scatoletta, anche se di cristallo. Ma se il mondo intorno si riduce a tante scatolette aumenta la visibilitá di chi si veste con fantasia.

Avere personalitá non vuol dire fare i buffoni o sfoggiare improbabili look pop.
Basta un lampadario barocco tutto rosso, una grande lastra azzurra lucida come l’acqua, una nuvola di chiffon che avvolga tutto, una lama di luce bianca che attraversa il buio, una distesa di cuscini d’oro, i mobili della nonna mescolati in una grande parete poliforme, una grande grafica vintage, pareti formate da mille piccolissime vetrine trasparenti, un lungo tubo rosa a pois bianchi, proiezioni in bianco e nero sgranati dal ralenty… e ancora, ancora, ancora…

Non é difficile continuare a formulare ipotesi e immagini suggestive, cariche d’enfasi o radicalmente povere. Se mi aiutate ne potremmo scrivere pagine e pagine.
Più complicato utilizzarle senza distruggerle e renderle banali.
Più difficile avere il coraggio di esagerare, di rischiare, di far diventare veri nel progetto aggettivi come grande, piccolissimo, lungo, molto alto, troppo basso, sottilissimo, completamente nero, rosso, bianco…  Luminosissimo, troppo buio…

Proviamoci! Se ci viene una bella idea, coerente con la filosofia della nostra azienda, esageriamo!
Rischieremo di realizzare un altro stand fantastico, di avere visibilitá e successo, di essere apprezzati e probabilmente di risparmiare un po’ di soldi.

Se ti è piaciuto forse vorrai leggere anche:
Uno Stand Fantastico a VicenzaOro

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UN OTTO MARZO INFINITO

L’otto Marzo dovrebbe essere tutti i giorni!
Se sei d’accordo condividi la cartolina qui sotto… 

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Perchè è sempre LA FESTA DELLA DONNA!

 

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INVITARE AGLI EVENTI

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Chiamare a raccolta il pubblico dei nostri eventi, cene,  fiere, presentazioni, feste, degustazioni, inaugurazioni e… chi più ne ha più ne metta… non è un’azione banale come sembra.

Anche l’invito, se fatto bene, aumenterà il successo della nostra manifestazione.

Cosa fare?

Inventiamo un titolo stuzzicante. Dipenderà dal tipo di appuntamento, di cui dovrà sottolineare il tono. Scriviamolo in grande che sia immediatamente leggibile.

Scegliamo un’immagine che dica già tutto… o viceversa un segno che stupisca o incuriosisca.

Titolo e immagine saranno gli stessi per tutte le azioni di comunicazione, anzi, parleremo di vera e propria immagine coordinata dell’evento. Un’immagine che dovrà rispettare e richiamare l’identità di chi lo promuove.

Ricordiamoci di scrivere le cose essenziali. Oltre al titolo, la località precisa con via e numero civico, visto che oggi ci arriviamo tutti col navigatore o portati dallo smartphone. L’indirizzo e–mail e il numero di telefono sono indispensabili se chiediamo conferma della partecipazione aggiungendo a piè di pagina RSVP (Répondez, s’il vous plaît)

Per comporre il nostro invito, come per il manifesto e il resto, non useremo più di due Font, possibilmente semplici e leggibili.

Due modi per inviare l’invito e due mondi con variabili pressoché infinite: per posta dentro una bella busta di carta o via email…  i piccioni viaggiatori e la posta pneumatica non contano.
Tralascio di affrontare le infinite variabili cartacee, tutte bellissime e molto più costose. Se inviamo l’invito via email possiamo arrangiarci con il nostro programma di posta, oppure affidarci a programmi di email marketing nel caso di una mailing–list affollata come piazza del duomo e la necessità di avere un formato più professionale.

Se ci arrangiamo con google o altro programma di posta dovremo far attenzione alla qualità e al peso delle immagini che alleghiamo. Inutile dire che più sono leggere e meglio è, in ogni caso cerchiamo di non superare il megabyte.
Per quanto riguarda la qualità, se l’immagine contiene del testo, scegliamo i formati PDF o PNG che consentono una lettura più nitida degli elementi grafici rispetto al più usato formato JPEG.

Ci sono tanti altri modi di invitare amici e clienti o potenziali clienti ai nostri eventi. Anche modi meno formali e più veloci. Google ci mette a disposizione Calendar  e Facebook ci dà la possibilità di creare il nostro evento, di pubblicizzarlo e di invitare chi vogliamo. Possiamo creare un gruppo su  whatsapp e inviare ad ogni membro un’immagine o un  piccolo video.

Se la nostra manifestazione avrà un tono molto formale dovremo usare dei toni sobri, che non vuol dire  non si possa essere anche molto originali.
Se vorremo dare un tono esclusivo al nostro evento non ci affideremo ai social per pubblicizzarlo e invieremo gli inviti in forma cartacea per posta. A questi affiancheremo eleganti inviti digitali inviati via email.

Se invece vorremo dare la massima visibilità possibile invieremo inviti via email e useremo tutti i canali social per pubblicizzare l’evento.

In ogni caso il nostro invito dovrà avere carattere ed essere chiaro.

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IDEE DA FIERA

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Dopo il Vinitaly e il Salone del Mobile butto lì qualche riflessione, idee da fiera,  per ripensare al nostro stand.
Le due grandi kermesse di Verona e Milano ci hanno mostrato ancora una volta tutto il loro fascino e l’importanza che rivestono nei rispettivi settori per i mercati mondiali.
Come abbiamo partecipato?
Ci siamo messi in mostra mostrando il nostro lato migliore?
Le Fiere sono come i Teatri, ci andiamo per vedere lo spettacolo, per mostrare le nostre merci, ma soprattutto per mettere in mostra il nostro marchio, la nostra azienda.

Ecco qualche idea per rendere più visibile la nostra presenza  e più proficua la nostra partecipazione.

–  COLORI
I nostri colori aziendali devono essere ben visibili. Meglio se il colore è uno solo e riveste la facciata principale se non tutto lo stand, pulito, ben illuminato e “marchiato” dal logo aziendale.
Fate una prova, allontanatevi, portatevi in fondo al corridoio e guardate se la macchia colorata del vostro risalta in mezzo a tutti gli altri.

Il nostro LOGO sarà sicuramente bellissimo, semplice e di lettura immediata. Usiamolo in modo corretto disponendolo poco sopra l’altezza delle persone e su ogni lato dello stand.
Ricordiamoci di illuminarlo bene!

–  Un gadget d’oro.
No, non d’oro davvero! Ma prezioso sì nel farvi ricordare a chi l’avete regalato.
Meglio un oggetto da indossare e portare in giro per la fiera che moltiplichi la domanda: “Ma dove l’hai preso?!”

–  Un bel biglietto da visita.
Non dimentichiamoci di abbondare con la cancelleria, blocchi, penne, copie commissione…  tutto ciò è indispensabile come il biglietto da visita di chi farà poi da referente ai visitatori. Per biglietto da visita ovviamente consideriamo tutti gli stampati che ci presentino al meglio.

–  GRAFICA, Semplicità e chiarezza prima di tutto!
Il LOGO come abbiamo già visto e una breve scritta che dica quel che facciamo. Se invece puntiamo all’effetto sorpresa, al…  “Bellissimo! Ma che fanno questi?!”  dobbiamo essere certi che il gioco funzioni.

–  IDEE LUMINOSE
Usare la luce in modo non banale, senza appiattire tutto.
È lo strumento più efficace per renderci visibili. Non solo lampade, flash e immagini retroilluminate ma anche video e proiezioni per rendere “viva” la nostra presenza.

– ESSERCI
A proposito di rendere viva la nostra presenza, non abbandoniamo lo stand a se stesso. Per quanto possa essere bello e riesca a solleticare la curiosità dei visitatori non c’è nulla che sostituisca un sorriso.

– Vedere ma anche…  gustare, toccare, sentire.
Ci hanno visti? Perfetto! Ora sarebbe bellissimo che il nostro pubblico potesse gustare, toccare e sentire qualcosa di indimenticabile. Un profumo unico, una pralina dal gusto sorprendente, superfici inusuali su cui far correre le dita.

–  Creiamo l’EFFETTO “Wow!!!“
Alla fine è quello che cerchiamo tutti, basta uscire dagli schemi con coraggio affrontando il troppo e il troppo poco.

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AUGURI BANALI

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Lo so, gli auguri sono banali!

È  quasi Natale, tra un attimo è Capodanno e tutti stiamo inviando regali e gadget, cesti natalizi e biglietti d’auguri o semplicemente e–mail a tutti, sms e whatsapp e messenger e segnali di fumo con tanti, tanti auguri.
La banalità è in agguato!
Noi, attenti e abilissimi, la schiviamo con mossa d’anca da twist e ci ritroviamo a inventare frasi strampalate e battute originali che neanche i polli…  L’originalità a buon mercato gioca in tandem con la banalità e dove l’una viene saltata l’altra entra a piè pari sugli stinchi.
Se scrivere le solite frasi di circostanza fa capire ai nostri destinatari quanto poco ci interessi di loro, sostituire la banalità con  eccentricità gratuite e invenzioni di bassa lega aggiunge soltanto al disinteresse l’ingombrante e fastidiosa ombra del nostro ego smisurato.

E allora?!

Saltiamo a piè pari auguri Natalizi e carabattole di contorno rischiando di passare per menefreghisti smemorati o addirittura per maleducati?
Direi di no e infatti sono qui a farveli gli auguri.
Proverò a non essere banale o stupidamente egocentrico.
Sto scrivendo alla maggior parte di voi che sanno di me solo per questa newsletter, a qualcuno che ho incontrato in azienda o  tra gli stand delle fiere e ai pochi che mi conoscono bene perché lavoriamo insieme da anni.

Per me è stato un anno duro come mai e da quel che ho visto in giro è stato così per molti. Il fatto di essere ancora in piedi e di lavorare con voi è già un gran bel risultato.
Si dice…  basta la salute! Ecco! Questa è una banalità che dico volentieri e spero condividerete con me.

Auguro a tutti di inventare un gioco nuovo ancora ogni giorno!  
Vorrei che fossimo così impegnati e seri da riuscire a non prenderci troppo sul serio!
Almeno durante le feste speriamo di riuscire a fare quel che ci pare, quello che ci piace.

Io spero di fare qualche corsa, di leggere, scrivere e dipingere, di fare un salto sulla neve in montagna con le persone a cui voglio bene.

Certo che le feste e le ricorrenze sono proprio banali!

È vero però  che sono proprio certe banalità a permetterci di sentire le stesse cose per poterle comunicare.

Allora…  AUGURI banali, previsti e aspettati a tutti.

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10 piccoli regali

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Manca un mese a Natale e vi propongo 10 piccoli regali.
Cose che costano davvero poco, nessuna supera i 50 euro e per lo più costano molto meno.
Piccoli regali, magari gadget aziendali, pensierini allegri e curiosi.
Questi piccoli oggetti d’uso comune però hanno tutti una peculiarità, mostrano in modo evidente la scintilla da cui sono nati, l’idea che ne ha fatto degli oggetti interessanti, diversi, facili da comunicare e da proporre. Dieci oggetti che dimostrano come sia importante il progetto del prodotto.
1 – ONION GOGGLES –  € 22,95
Gli occhiali per le cipolle.
Può sembrare una scemenza solo a chi non ha mai fatto il soffritto.
ideeregaloblog.it

2 – LUCETTA  € 25,00 
Meglio non pedalare a fari spenti nella notte!
Una luce bianca e una rossa, led calamitati da attaccare alla bicicletta.
Parcheggiata la due ruote si staccano, si riattaccano tra loro a formare un piccolo cilindro liscio e si mettono in tasca.
palomarweb.com

3 – SUN JAR  € 25
Una lampada racchiusa in un vaso da conserve.
SUN JAR durante il giorno cattura l’energia solare e al calar della notte, come la luna, il barattolo sprigiona una luce soft rilassante, gialla, blu o rosa.
Bellissimi da abbandonare nel prato davanti casa o sul davanzale.
www.suck.uk.com

4 – CONCEAL  € 13
La mensola invisibile, un trucco semplice per illudere che i libri se ne stiano sospesi nel nulla.
designxtutti.com

5 – ARROW  49 €
Appendiabito a forma di freccia con tre ganci per appendere il cappotto, la sciarpa ma anche la bicicletta.
Chiuso diventa un segno grafico che se moltiplicato può decorare e riempire di significati la parete anonima del corridoio.
madeindesign.it

6 – PORTA MONETE  10 €
Triangolare, lucidissimo e colorato.
wearunique.com

7 – WIRE PLUS  –  6 €
Un segno colorato per tenere in ordine le cuffiette senza che i fili si aggroviglino.
nottheusual.co.uk

8 – VERSODIVERSO di Viceversa  € 9,50
Un becco da avvitare alle bottiglie di plastica per trasformarle in innaffiatoio.
kikaustore.it

9 – APOSTROPHE  € 19.00
Lo sbuccia arance per realizzare decorazioni. Indispensabile per il food design.
Bellissimo in sé e per sé! Lo userei come fermacarte.
store.alessi.com

10 – DUE PAROLE  € 00.00
Due o mille, non costano nulla, ma trasformano tutti questi piccoli regali in qualcosa di importante!

Per gli auguri ci sentiamo tra un mese!

 

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Stagione di Fiere

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Questa è stagione di Fiere ed Eventi importanti. Una dopo l’altra si snocciola il meglio della produzione Italiana, gioielleria, abbigliamento, oggettistica, calzature, pelletteria, design, arredamento, vini e cibi di qualità, solo per citare alcuni dei settori più importanti che in questi primi mesi dell’anno espongono la loro produzione.
In sessanta giorni ho visitato cinque eventi espositivi immergendomi in un caleidoscopio allucinante di immagini. Mi sono sfilati davanti migliaia di stand, dal più piccolo tre per tre dell’azienda artigianale alle strutture delle multinazionali grandi come mezzo campo da calcio.
In comune spesso l’invisibilità!
Com’è possibile essere invisibili occupando mezzo padiglione? Direte voi.
Semplice! Facciamo tutti la stessa cosa!

Ovviamente non proprio uguale, uguale. Qualche differenza anche sostanziale c’è, andando ad osservare bene qualche stand è più alto, qualche altro è più aperto, qualcuno è pieno zeppo di colori e di cose, qualche altro sembra una stanza vuota ed infine ci sono poi stand davvero innovativi e interessanti, pochi ma ci sono.
Allora non è vero che gli stand sono tutti uguali! Direte voi.
Invece sì! Facciamo tutti grande attenzione ad esporre bene i nostri prodotti, ad accogliere nel modo migliore i clienti, ad organizzare i nostri spazi per lavorare con efficienza. Ci facciamo tutti le stesse domande e più o meno ci diamo le stesse risposte, finendo per assomigliarci come gocce d’acqua.
In pochi diamo importanza ad esporre la personalità del nostro marchio. Ci chiediamo troppo poco: chi sono? Quali sono i miei punti di forza, i valori importanti che mi caratterizzano. Come posso differenziarmi dai miei concorrenti? Riflettiamo troppo raramente intorno all’identità della nostra azienda.
Se in più imprese ci facessimo queste domande avremmo immagini più vivide della nostra presenza in fiera. Ci sarebbero stand davvero interessanti e racconteremmo storie diverse. Ciascuno di noi sarebbe presente sulla scena del mercato con una propria forte individualità.
Tutto ciò è fondamentale se vogliamo affermare il nostro marchio, per essere riconoscibili in ogni occasione, nelle fiere ancora di più!

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Gente da VicenzaORO

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Ieri all’HOMI oggi a VicenzaOro ho incontrato tanti di quegli imprenditori che tirano avanti questo paese.
Facce da fiera, allegre e stanche, determinate e attente a captare ogni segnale.
Tante persone interessanti, chi ti sta a sentire e segue attento e chi lascia scorrere via, che comunque la colpa o il merito sono sempre miei. Quando catturo l’attenzione e  quando non riesco a comunicare con efficacia.
Alla fine di due giornate di incontri il bilancio è così positivo che quasi sorprende anche un inguaribile ottimista come me.
Gli imprenditori sentono come non mai il bisogno di creatività e hanno imparato a distinguere tra chi vende fuffa e chi professionalità.
Le imprese hanno bisogno di professionisti che sappiano maneggiare i tanti strumenti del progetto e della comunicazione.
Domani ci vediamo ancora a VicenzaOro.

 

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Il colore del 2014

Pantone_colore_2014_Radiant-Orchid_634Il colore del 2014 è, squillo di trombe –tàtàtà––tàtàtà––tàtà–tà!!!
Il Radiant Orchid, fucsia, un po’di viola e qualche sfumatura di rosa.  La PANTONE Color Institute, l’azienda americana che da anni classifica i colori per il mondo della grafica e della moda ha deciso che il Radiant Orchid sarà il colore del 2014 e sostituirà il verde smeraldo scelto l’anno scorso. Siate sinceri, quanti di voi si erano accorti che il colore dell’anno nel 2013 era Emerald?
Ecco invece che secondo Leatrice Eiseman, direttore esecutivo della PANTONE, il Radiant Orchid cambierà la vostra vita nel 2014 perchè “cattura lo sguardo, stimola l’immaginazione, ispira fiducia, emana gioia e gran benessere”. E’ dal 2000 col Cerulean, primo colore dell’anno, che PANTONE sceglie il colore che influenzerà il lavoro di tutti i creativi del mondo nello sviluppo dei loro prodotti, sia nel design che nella moda fino alla tecnologia, all’arte, e ovviamente a tutto il mondo della comunicazione.
E’ un gioco! Quest’anno il nostro mondo sarà un po’ più viola, anzi no! Fate attenzione! Questo è un gioco per precisini, per pignoli pedanti come me. Per quelli che prima di scegliere un colore valutano tutte le infinite sfumature. Giocherò anch’io col colore del 2014, il Radiant Orchid, ma per essere più precisi: Pantone 18-3224.
Tranquilli! E’ solo uno degli infiniti viola che ci rallegrano la vita. 

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SPAZIONADIR compie quattro anni

SPAZIONADIROggi SPAZIONADIR compie quattro anni. Per chi non lo conoscesse lo spazio creato da Nadir nella sua bottega di barbiere in Contrà Santa Caterina 20 a Vicenza è un piccolo-grande luogo di incontri culturali, quelli veri, dove la gente si incontra attirata dalla voglia di condividere passioni, interessi, conoscenze e semplice piacere di stare insieme. Gli ultimi due appuntamenti a cui ho partecipato, tanto per dare un’idea di ciò che avviene a SPAZIONADIR, sono stati: il 16 novembre la testimonianza intensa di Chiara che ha ricordato l’immensa figura di Don Gallo e prima, il 2 novembre, la presentazione della collettiva Micro Metamorfosi – Un ritorno alla pittura. Due eventi diversissimi che danno il senso di quello che Nadir accoglie e sa far succedere. Tutto molto semplicemente, uno dei rari posti dove anche il design non se la tira!

spazionadir.blogspot.it