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FACCIAMOLO STRANO – IL PRODOTTO

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Il prodotto, l’azienda devono essere riconoscibili.
Farsi riconoscere non vuol dire solo stampare il proprio nome dappertutto o metterci la faccia sempre e ovunque.
Farsi riconoscere significa avere stile. Un modo unico di fare, di essere, di produrre e comunicare. 

Mettici il tuo colore, quello acido, pastello, naturale, metallico… un Pantone che usi solo tu.

Di che profumo sa la tua azienda?
Di terra? Di campi falciati?
Di petrolio o di frutta candita?

Qual è il suono, la musica che ti distingue? Pensa al “booong” di Brian Eno che risuonava all’accensione del primo iMac. Come suonano le tue cose?

Pay-off, slogan… cosa dice la tua azienda? Ma soprattutto come lo dice? Che sapore, che profumo, che suono hanno le tue parole? Dolci come una torta di mele, secche come un buon bianco, affilate come una spada, didascaliche, altisonanti, piatte, rotonde, acuminate come spine o morbide come cuscini.

I tuoi progetti, le tue forme come sono?
Linee diritte e parallele o spezzate piene di angoli acuti? Curve sexi? Morbide, infinite sinusoidali, modanature classiche, ridondanti composizioni barocche… frattali, ellissi, spirali… o semplici rettangoli smilzi?

Non è obbligatorio che i nostri prodotti siano bizzarri. Uno stile può essere riconoscibilissimo con un nonnulla… purchè sia un nonnulla che faccia pensare “Ah! Però!”.

Quante scelte tocca fare per decidere chi siamo davvero.
La fregatura è che non pensarci, lasciar perdere è solo un altro modo di scegliere. 

FOTOGRAFARE

FOTOGRAFARE LE OMBRE E LE LINEE DEI NOSTRI PRODOTTI

FOTOGRAFARE

 

Fotografare un oggetto è come dargli vita.
Sia una sedia, un anello con diamanti, una bottiglia di grappa o una giacca di finta pelle rosa, i prodotti del nostro lavoro non esistono fino a quando non vengono immortalati dalla macchina fotografica per moltiplicarsi all’infinito nel web e sulla carta stampata.

Ecco qualche idea su cose da fare e da evitare fotografando. Cose che converrebbe seguire… ma non sempre. 

AMBIENTARE, ABBINARE, ACC…
Fotografare una poltrona su di uno sfondo bianco o nel salone di una villa? In mezzo ad un prato o su una spiaggia? Vuota o con qualcuno spaparanzato sopra? Ovviamente dipende da cosa vogliamo comunicare. Resto sempre dell’idea che meno roba c’è intorno e prima si capisce chi è il protagonista.

OMBRE LUNGHE
Il disegno che tracciano gli oggetti con le loro ombre è spesso più bello degli oggetti stessi. Ombre lunghe e scure, grandi o sottili, nette o sfumate, linee diritte e curve sensuali.
L’oggetto protrebbe quasi sparire e lasciare che sia la sua ombra a parlare di lui.

ASIMMETRIE OBBLIGATORIE 
Gli oggetti devono provare a scappare dall’inquadratura, altrimenti,  se stanno lì al centro fermi come allocchi sembrano morti… Mezzi fuori e mezzi dentro sono perfetti!

MOSTRARE IL LATO OSCURO
C’è sempre un lato che non mostriamo mai. Un retro, un aspetto che riteniamo non debba interessare a nessuno. È proprio quello che potrebbe sorprendere.

FACCIAMOLI A PEZZI
Dettagli, dettagli, dettagli…
Bello il divano, ma la cucitura o il piedino potrebbero fare la differenza
Uno spigolo, un bottone, un bullone, una lamiera acidata… diamanti bianchissimi, il segno di un’imperfezione, di un materiale caldo, un tappo, una maniglia, una scatola…
Dettagli da inquadrare e mettere a fuoco con precisione chirurgica.

FOTOGRAFARE IL PRODOTTO
è un po’ come inventarlo un’altra volta.
Proporlo esattamente com’è e come non lo vedremo mai.
Come lo faremo ricordare sempre.

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA

FA’ SUCCEDERE QUALCOSA

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA
Fa’ succedere qualcosa.
Trova un prato in un bel posto.
Una piazza.
Una spiaggia.
Un parcheggio sempre vuoto di un’area industriale.
Fissa un appuntamento.
Usa tutta la fantasia che ti circonda e spendi meno soldi che puoi.
Non badare a risparmiare.
Cerca un coro di bambini.
Fa’ un po’ di musica.
Abbraccia e ridi.
Accendi un fuoco e canta.

Offri qualcosa di buono e di caldo da bere.
Fatti duemila selfie con tutti.
Non aspettarti niente.
Invita a prendere dalla festa un ricordo.
Collegati su un grande schermo con chi è lontano.
Manda un pezzetto di festa a chi non è potuto venire.
Inventa un  regalo da fare tutti insieme ai bambini che cantano.
Qualcosa che si ricorderanno.
Inventa un gioco e un ballo,
Aspetta la sera, l’alba, la neve.
Ascolta il silenzio, il vento, la pioggia, le chiacchiere e i sorrisi.

Mancano meno di due mesi a Natale e se hai deciso di regalare qualcosa ai tuoi clienti fa’ in  fretta.
È già tardi.
Scegli, acquista, confeziona e spedisci.

Oppure fatti venire un’altra idea.

Wow!-Meglio-un-asino-volante-che-un-cavallo-da-corsa!

Wow! Meglio un asino volante che un cavallo da corsa

Wow!-Meglio-un-asino-volante-che-un-cavallo-da-corsa!

Ci sono oggetti fantastici, elaborati grafici perfetti, sistemi espositivi che funzionano davvero e packaging che sembrano fatti apposta per contenere il loro prodotto. Eppure in pochi si accorgono di tanta perfezione. Forse sono così buoni proprio perché nessuno se ne accorge.
Non mi piacciono.
Amo le esagerazioni che si fanno notare. Mi piacciono quei difetti che fanno esclamare – Wow! Si vede che  dietro a questa cosa c’è un’idea… c’è un progetto… –
Ogni cosa esiste sempre su due piani.
Il primo è quello funzionale in cui si soddisfano tutte le richieste e il nostro prodotto assolve al suo compito. L’impaginato è coerente e leggibile, la vetrina mostra e il packaging contiene correttamente e protegge. Su questo primo piano avrò già infilato di sicuro anche cose che non hanno nulla di funzionale. Avrò scelto una forma anziché un’altra che avrebbe potuto funzionare ugualmente, deciso un colore o un font che mi piacevano più di altri, e così via in modo più o meno consapevole, facendo attenzione che tutto alla fine funzionasse.
Il secondo piano è quello delle emozioni, della comunicazione.
Ho sempre pensato che se si vuole comunicare un prodotto, raggiungere un pubblico, sarebbe meglio iniziare a pensarci subito. Creare oggetti che oltre a rispondere a tutti i requisiti funzionali richiesti sappiano attrarre l’attenzione ed emozionare. Oggetti che in qualche modo si vendano da soli o che comunque aiutino molto a farlo.
Per riuscirci spesso bisogna tornare sul piano funzionale e distruggere qualcosa di quella perfezione che ci soddisfaceva così tanto. Qualche volta occorre mandare in malora tutto. Ci sono invenzioni formali, idee, forme estetiche così emozionanti che portano a distruggere anche il progetto più curato, quello che ci aveva impegnati e ci aveva soddisfatto. Non importa. Non se ne accorgerà nessuno.
Davanti ad un oggetto, una forma, una qualsiasi cosa che emoziona non ci facciamo mai domande. Quando compriamo una cosa che ci piace davvero e ci emoziona facciamo passare in secondo piano tutte le nostre aspettative funzionali. Sappiamo già che con quella caffettiera non faremo mai il caffè ma la compriamo lo stesso, felici di tenerla come una scultura in libreria. Siamo certi che non ci siederemo mai su quella poltroncina che pure ci darà una strana emozione quando l’accarezzeremo con lo sguardo passando nell’ingresso di casa.
Gli acquisti più gratificanti sono sempre quelli che non servono a niente.
Oggetti inutili, che da soli salvano un brand, che da soli riescono ad occupare le pagine dei giornali e le stanze delle nostre case.
Meglio un asino volante che un cavallo da corsa!

NON-LO-FACCIO-MAI

non lo faccio mai…

NON-LO-FACCIO-MAI

 

Non lo faccio mai…
ma forse ogni tanto meglio farlo
intendo promuovere direttamente il mio lavoro, così senza tanti preamboli, di solito preferisco raccontare di design, grafica, fotografia, web, interior design, packaging, exhibition design, scrittura… e un po’ tutto quello che interessa o capita a me che di lavoro vendo idee, progetto e creo materiali per aiutare le aziende a migliorare i propri prodotti e a comunicarli.
Chi sono, ed esattamente cosa faccio?
Di me continuo a dire che sono un architetto e un maratoneta, o viceversa, come preferite, continuo a dirlo nonostante le mie corsette siano diventate sempre più rare e lente. Mi piace lo spirito della corsa di lunga e lunghissima distanza, la determinazione un po’ folle necessaria ad arrivare in fondo. Una voglia di fare sempre meglio, di trarre motivazione da ogni sfida che aiuta anche nel lavoro. Dipingo, scrivo, fotografo anche solo per passione. Appena laureato ho fatto l’architetto, quello che progetta le case e i piani urbanistici, poi il caso mi ha portato dentro la fabbrica. Una fabbrica di gioielli che avevo progettato io. Dentro l’azienda ho fatto tutto quello che un creativo può fare, ho disegnato collezioni e pezzi unici, gioielli innovativi e altri sulle tracce della tradizione, immaginato campagne stampa, seguito shooting fotografici, impaginato cataloghi, inventato slogan, montato video, progettato corner in negozi prestigiosi e inventato stand e vetrine per le Fiere più importanti. Ho vissuto l’arrivo di internet come una grande opportunità per tutti portandoci l’immagine aziendale, scrivendo newsletter, scattando foto e creando i materiali da condividere sui social network.
Quasi dieci anni fa, ho deciso di allargare il mio raggio d’azione mettendo al servizio di ogni tipo di azienda  l’esperienza maturata dall’interno del mondo produttivo. Da allora ho disegnato mobili e ceramiche, accessori d’argento, oggetti di plastica, di marmo e di metallo, disegni per tessuti, tanti LOGO, la grafica istituzionale e l’immagine coordinata per aziende molto diverse tra loro.
Dico sempre che il mio lavoro vale solo la metà del risultato finale, l’altra metà ce la mettete voi condividendo idee, informazioni e stimoli senza i quali non sarebbe mai possibile dare forma e valore al vostro lavoro e comunicare un’immagine forte e coerente della vostra impresa.

Per lavorare insieme serve un feeling senza il quale non si fa niente,
chiamami
Paolo Marangon
335 496048

Chi-sono

Chi sono?

Chi-sono

 

Chi sono?!
A volte mi vengono dei seri dubbi che la gente sappia rispondere ad una domanda così semplice.
Quando do un’occhiata al sito di un’azienda, a quello di qualche professionista o al sito di una qualsiasi società di servizi, la prima cosa che vado a vedere è… Chi sono.
La fregatura é che la maggior parte delle volte quando clicco sul pulsante del menù principale – Chi sono – o – About – o – Chi siamo – trovo un’altra cosa. Trovo quello che la gente fa. Come se avessi cliccato il pulsante cosa faccio, cosa facciamo. In realtà la maggior parte delle volte lo so già benissimo cosa si fa in quel sito. Perché se sto navigando un sito di giardinaggio so che probabilmente il titolare farà il giardiniere, se guardo un sito di consulenze so di sicuro che i titolari fanno i consulenti. Insomma so sempre cosa si fa sui siti che vedo. Il più delle volte invece è difficile sapere chi sono le persone che svolgono quelle attività.
È un peccato perché a me interessa molto chi sono, il più delle volte mi interessa più di quello che fanno. Credo che tantissima gente voglia sapere con chi ha a che fare. Penso ci siano infiniti modi per dirlo, per presentarsi, mostrando tanto o poco di sé, dicendo cose apparentemente futili o fatti essenziali, l’importante secondo me è provarci.  Mettere una foto, dire quello che ci piace, svelare un sogno… cose semplici, senza preoccuparsi troppo. É come allungare una mano e dire – Piacere, eccomi! –
Io ci ho provato, magari non dicendo tutto quello che il visitatore del mio sito vorrebbe sapere, però ho messo lì quello che sono, forse quello che ero. Adesso dovrei già cambiare, aggiungere, togliere.
Ho raccontato i miei gusti e siccome i gusti cambiano sarebbe ora di aggiornarli. Sarebbe ora di cambiare la foto, che non può rimanere come un’icona quella per sempre. Il nostro sito internet dovrà avere certamente un aspetto più istituzionale dei profili social su cui pubblichiamo il nostro quotidiano ma sarà meglio evitare il deposito della polvere.
È Pasqua, è iniziata una nuova stagione e forse è il momento di dare una bella rassettata anche al nostro sito.
Se serve una mano sono qua!

Ha-ancora-senso

ha ancora senso?

Ha-ancora-senso

Mi hanno appena dato due  bellissimi biglietti da visita. Di quelli importanti, si vede dalla carta, dal nome, da tutto, ma…
Ha ancora senso?
Intendo… scegliere un cartoncino bello, di qualità, impaginato e stampato da Dio che il nostro interlocutore depositerà direttamente tra la carta riciclabile appena ci saremo girati.
Non abbiamo neanche il rituale giapponese della presentazione a due mani che dal cuore si aprono a vassoio, gesto sottolineato da un impercettibile inchino. Ci scambiamo i riferimenti necessari alle nostre relazioni d’affari come non ce ne fregasse niente.
I biglietti da visita non ci servono neanche come pretesto per marcare con un gesto l’inizio di una relazione.
Ha ancora senso?
Appena arriva una email da uno sconosciuto google o chi per esso lo cataloga tra i nostri contatti in bell’ordine a disposizione sul nostro smartphone, sul tablet e su un paio di nuvolette digitali raggiungibili anche da un’isoletta sperduta.
Ha ancora senso stampare quintali di cataloghi dalle copertine di seta che inevitabilmente  in percentuali altissime andranno al macero?
Non fraintendetemi, mi piace la carta stampata, ho speso un sacco di soldi in libri, le tipografie, le librerie sono posti bellissimi. Ma è una battaglia persa, potremo provare a boicottare tutta la produzione e la distribuzione di testi in formato digitale ma saremo spazzati via come nuovi ridicoli luddisti.
Io ho già tradito, ho saltato la barricata da un pezzo. Compro ancora di nascosto qualche libro fatto di carta solo per mantenere il vizio, per riprodurre un piacere imparato da bambino. I nostri figli saranno gli ultimi e poi basta.
Le biblioteche resisteranno ancora un po’ poi tutto si scioglierà come tavolette di cera.
Solo le parole. I pensieri, le storie non finiranno mai, si moltiplicheranno all’infinito, e avranno sempre bisogno di una forma, una composizione, un ritmo. La grafica digitale ha altre leggi, altre frontiere, infiniti mezzi di diffusione che un po’ alla volta ci conquisteranno diventando abituali.
Nel frattempo godiamoci il fantastico tramonto dell’era della carta stampata. Scegliamo carte meravigliose, innalziamo monumenti a Fedrigoni… Stampiamo biglietti da visita dello spessore di un tramezzo e cataloghi mescolando tutte le carte del mondo.
Vi chiedo solo una cosa, facciamola finita subito con i fax!

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TUTTI I COLORI DEL MARCHIO

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Qual è il colore del nostro marchio?
Siamo soddisfatti del colore che abbiamo scelto?
Esistono i colori giusti e quelli sbagliati?
Ci sono marchi di successo di tutti i colori per cui non danniamoci l’anima, anche il colore che abbiamo scelto per rappresentarci avrà le sue buone ragioni.
Da parte mia adoro il bianco e nero e nel scegliere la veste grafica di tutto ciò che mi riguarda cedo raramente ad aggiungere un segno rosso. Poi capitano giorni in cui tutto diventa magenta, fucsia o turchese. Giorni di follia o di rinsavimento, mah!

Quando progetto il LOGO, l’immagine coordinata di un’azienda la scelta del colore mi tormenta fin dall’inizio, quando esistono ancora solo segni neri. Spesso lo trovo subito… è nelle cose, nel nome, nella forma, eppure fino alla fine restano i dubbi. La scelta finale inevitabile del Pantone… dei Pantone è come un parto. Un cesareo veloce e violento.

ROSSO
Per quasi tutti noi è uno solo – Pantone 485 C –  quello che chiamiamo sempre Rosso Ferrari convinti che nessuno possa sbagliare, certi sia lo stesso del Rosso Valentino, del Rosso Coca–Cola, del Rosso Bandiera, del Rosso… Natale. Rosso come amore, cuore, passione.
Un colore perfetto e difficile, ma tranquilli, non ce ne sono di facili. Un colore che è potenza, velocità, decisione. Un colore da abbigliamento sportivo ma anche molto elegante. Un colore per cibi raffinati e per mortadelle. Colore da bigiotteria e da preziosi unici.

BLU
Il colore che appartiene a tutti. Azzurro, blu notte, acqua, mare, cielo. Il colore del nostro pianeta. Dal tranquillo ed elegante Blue Tiffany – Pantone 1837 – all’inquietante  – Pantone Bates Motel Blue – Azzurri, Blu rassicuranti per definizione. Colori da Social Network, da Assicurazioni, da Banche… da film del terrore…

VIOLA
Il colore dell’Anno 2018! Ultra Violet PANTONE 18-3838  – il colore della creatività, della sensualità e della contemplazione. Il mix di rossi e blu dalle infinite variabili. L’Ultra Violet, viola dalla dominante blu, come scrivono in Pantone  – …illumina il percorso verso ciò che deve ancora venire – Colori del Lusso… diamanti, tessuti preziosi, viaggi in Paesi lontani, Alta Tecnologia.

GIALLO
Nelle tonalità cariche dell’arancione, evanescente se troppo chiaro, sempre caldo, dal Paglierino al Terra di Siena. Da abbinare al nero, al blu, al viola. Cibi, sigari, classici prodotti maschili… Tradizione ed ecologia, prodotti della terra e moderna creatività.

Quattro pennellate per provare a saggiare insieme la profondità infinita della voragine di significati che ogni colore può assumere. Una variazione minima del contesto, della forma e tutto cambia.

Scegliendo i colori che ci rappresenteranno ricordiamoci che sarà meglio se sapremo farli durare nel tempo. Scegliamoli con cura, pensiamo a tutte le superfici su cui dovremo applicarli. Diamo indicazioni precise perché la tonalità sia sempre la stessa.
Oggi è sempre più difficile. Oltre ai tanti materiali e carte su cui è possibile stampare vedremo il nostro marchio riprodursi su un’infinita gamma di schermi diversissimi.
Certo aveva vita più facile Ford all’inizio del secolo scorso quando sollecitava ad acquistare il suo modello T nel colore preferito…
Tanto l’avrebbe prodotta solo nera!

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IL FILO ROSSO

Nella presentazione sul mio sito, ho raccontato le cose che mi piacciono.
Ho preso al volo quello che mi è venuto in mente.
Raccontare quello che piace mi sembra un buon metodo per far capire chi sono a chi pensa di lavorare con me. Credo si scelgano i collaboratori perchè un filo rosso ci unisce, per mille motivi spesso incomprensibili, il caso forse… però una certa affinità di gusti aiuta.

Facciamo un gioco: un materiale / un oggetto
Provate a farlo anche voi, magari capiterà di pensare alla stessa cosa.

Se penso VETRO mi vengono in mente le “Bolle” di Wirkkala per Venini, leggere, evanescenti come la nebbia.

Il MARMO per me è Nero o Bianco anche se il Rosa del Portogallo è bellissimo come il Verde Alpi. Mi viene in mente il bel blocco di Carrara bianco venato di grigio che sta alla base della lampada Arco disegnata da Achille Castiglioni per Flos.

Il LEGNO è uno dei materiali che amo di più. Mi ricorda i tavoli di Scarpa, Valmarana e Quatour, disegnati per Gavina.

I TESSUTI bellissimi si riconoscono al volo anche senza essere grandi intenditori. Amo tutte le cose di Renata Bonfanti, tappeti, arazzi, tovaglie… Quando penso a lei penso al suo laboratorio a Mussolente e me lo ricordo vetrato e immerso nel bosco anche se poi credo non sia proprio così.

L’ACCIAIO mi ricorda ancora Scarpa. La struttura e le viti del Doge, il tavolo dal top in cristallo. Poi l’acciaio per me è l’arco del monumento a Gaetano Marzotto a Valdagno, una delle cose fatte tanto tempo fa che mi piace ancora. L’acciaio era la fibra forte e l’esuberanza coinvolgente di Antonio Rancan che ha realizzato il mio disegno con le sue mani.

L’ALLUMINIO è un materiale splendido ma un po’ vanitoso e modaiolo, sarà per la sua leggerezza, per gli ambienti che frequenta, macchine di lusso, cucine eleganti… Non posso farci niente ma mi sono innamorato di JUICY SALIF di Philippe Starck appena l’ho visto e ho pena per chi pensa ancora che sia uno spremiagrumi come Alessi vorrebbe darci ad intendere.

Con la PLASTICA vivo un rapporto di amore/odio. Mi piacciono quasi tutti gli arredi in plastica (quante plastiche esistono!) disegnati tra gli anni ‘60 e ‘70 dai grandi designer italiani. Avevo una colonna dei componibili di Anna Castelli Ferrieri che oggi Kartell produce anche nelle versioni oro e argento.

ORO è stato il metallo della mia quotidianità per tanti anni, quello che mi ha visto nascere e crescere come designer. Ricordo tutti i gioielli che ho disegnato, soprattutto quelli che non hanno mai visto la produzione e sono rimasti sulla carta. Quello che ho amato di più è stato un anello di cui non ricordo più il nome, Onda forse. Una lastra curva d’oro giallo opaco che si contorceva come un nastro di Moebius impazzito. Creato vent’anni fa in NANIS, di questo anello e di tutta la parure ricordo le foto della donna bionda che lo indossava.

Ammetto di essermi lasciato prendere la mano, ogni materiale è stato il pretesto per un tuffo nei ricordi. E a voi questi materiali che oggetti hanno ricordato?

 

 

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Piacere! Scrivere la presentazione aziendale

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Scrivere la presentazione aziendale è semplice!
Sul sito web il menù standard prevede sempre un pulsante CHI SIAMO, magari scritto in qualche altro modo ma la sostanza non cambia. Poi, all’inizio di un catalogo, nella cartella stampa, quando presentiamo un nuovo prodotto… insomma, ci rivolgiamo ad un pubblico che non sempre ci conosce già e in qualche modo tocca presentarci.
Facciamolo bene.

1 – Semplice
Scriviamo in modo semplice e chiaro. Periodi brevi, pochi aggettivi e avverbi, evitiamo termini troppo tecnici e sigle incomprensibili ai più.

2 – Chi siamo?
Se rispondiamo alla domanda –  Chi siamo? – sarà bene rispondere davvero. Le aziende sono fatte di persone… evitiamo di cominciare con “La nostra filosofia è…”. Scriviamo nomi, ruoli, competenze e magari, se ne siamo capaci, un aneddoto spiritoso. Sempre meglio raccontare la verità e non inventare tanto per scrivere qualcosa.

3 – Leader
Evitiamo di dire che siamo i leader nel nostro settore. È falso! Se fossimo davvero i leader non ci passerebbe mai per la testa di scriverlo.

4 – Prodotti
Cosa facciamo, che prodotto/servizio vendiamo.
Poche righe dovrebbero spiegare cosa offriamo. Due immagini scelte con cura, il logo, la grafica, il contesto avrebbero già dovuto spiegarlo prima delle parole.

5 – La storia
Va bene dare il giusto peso al trisavolo che nei primi anni del secolo scorso… Perfetto! Però cerchiamo di essere brevi. Diamo risalto alle attività degli ultimi anni.

6 – La filosofia
Ce l’abbiamo davvero una filosofia aziendale? Sì? Bene! Allora scriviamola e diamole risalto perché siamo tra i pochi ad averne una. Se non ce l’abbiamo non inventiamocela.

7 – Ciao! Funziona come tra le persone
Ricordiamoci che ci stiamo presentando. Non funziona molto diversamente da quando incontriamo qualcuno a cui teniamo e ci presentiamo parlando pochi minuti. Se raccontassimo tutto probabilmente ci prenderebbero per matti.
Molto meglio fare una bella impressione. Essere veri. Creare i presupposti per incontrarci ancora e approfondire la conoscenza.

8 – L’abito fa il monaco
Essere veri non significa mai essere sciatti, maleducati… brutti, sporchi e cattivi! A meno che il nostro prodotto non richieda una certa quantità di… trasciume. Ma anche in quel caso converrà fare attenzione che il carattere utilizzato sia leggibile, che i paragrafi siano impaginati con uno stile coerente, che non ci siano errori di grammatica e magari che il tutto abbia una certa originalità. Tanto per farci ricordare.

9  – Adattiamoci al mezzo
Dove pubblicheremo la nostra presentazione? Sito web, cartella stampa, depliant, catalogo, slide… Dovremo tagliare, ingrandire, aggiungere immagini, dividere per punti, concentrare tutto in un video di trenta secondi, poche parole in un biglietto o ci toccherà commissionare un romanzo ad uno scrittore.

A situazioni diverse a pubblici diversi, mezzi e modi diversi di presentarci.

10 – Regole che valgono sempre
Semplicità, verità, coerenza, immediatezza…

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HO FATTO UN SOGNO

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Ho fatto un sogno…
Stanotte ho sognato un tavolo… nero, bianco o di rovere chiaro
Come ali che si piegano in volo
sottile e solido
un tavolo fatto di sei lastre tenute insieme solo dal loro peso
un grande tavolo da pranzo quadrato… lungo… stretto…  o rotondo
un tavolo da poter riporre in soli 5 cm di spessore
Un tavolo pesante e un tavolo leggero
Era solo un sogno di lavoro.
Del resto c’è chi fa cene di lavoro, meeting e viaggi di lavoro.
Io ho solo disegnato un tavolo in un sogno di lavoro.
Non è che volessi per forza fare un tavolo da sogno
Ma era un sogno, solo un sogno

Mi sono svegliato, ho tirato tre righe, fatto due conti e quasi,
quasi va a finire che i sogni si realizzano
A qualcuno interessa realizzare un sogno?!

I sogni li realizzo con gli occhi ben aperti e in genere sono i vostri sogni.
Un tavolo di legno o d’acciaio, un flacone di plastica, gioielli da sogno…

L’immagine della tua azienda e i tuoi progetti di comunicazione
sono sogni da realizzare.

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PERSONALIZZARE IL PRODOTTO

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Mai avuta voglia di un tatuaggio?
Così tanto per personalizzare il bicipite o la caviglia. Quando ci abbiamo pensato, a prescindere dalla localizzazione, quello che più ci interessava era la sua unicità.
Un disegno che fosse solo nostro.
Magari il tatuaggio poi non l’abbiamo fatto ma riversiamo continuamente la nostra voglia di identità su tutto quello che compriamo. È una mania!
Una voglia di affermazione dell’ego che avevano anche le nostre nonne quando ricamavano baulate di corredo con le iniziali di famiglia. Adesso… altro che iniziali sulle camicie, che tra l’altro non sono mai passate di moda.

La tendenza alla personalizzazione investe tutto il product-design.

L’arredamento, soprattutto nel contract, è un tripudio di personalizzazioni ad hoc. Il logo e i colori dell’hotel o dell’azienda occhieggiano dalle cerniere delle ante, dalle corsie dei cassetti  per esplodere ovunque su letti, specchi, tavoli e poltrone direzionali. Borse, scarpe e accessori non sono certo da meno nell’offrirci tutte le possibili variabili tra cui scegliere come identificarci. Siano pezzi extralusso, fashion o sportivissimi non mancherà mai la possibilità di aggiungere quel quid che dirà a tutti la sua appartenenza. Certo la si potrà urlare come sui barattoli della Nutella, sulle sinuose forme delle Coca–Cola e sulle fasce colorate ai bordi delle nostre Nike o si potrà più discretamente solo accennare scegliendo un dettaglio seminascosto ma bisogna poter dire…
“Questo è mio!”

Biciclette, occhiali, computer, smartphone, tutto deve avere un nostro segno inequivocabile. Le cover dei telefonini stravolgono il lavoro di designer geniali con chili di glitter, colori fluo, e le immagini di introvabili manga giapponesi esibiti più dei gioiellini tecnologici che nascondono.

PERSONALIZZARE, PERSONALIZZARE, PERSONALIZZARE!!!
È un imperativo categorico.
Gioielli che si adattano agli stati d’animo e al look di chi li indossa. Incredibili creazioni da usare in tanti modi diversi. Oggetti che il cliente può comporre come crede rendendoli di fatto unici e assolutamente personali.

Ma è proprio vero che il cliente vuole sempre poter trasformare a sua immagine e somiglianza abiti, gioielli, mobili, scarpe da ginnastica e posate d’argento?!
Qualche volta val la pena riflettere sulla paura diffusa di dover essere creativi a tutti i costi e trovare il modo di rendere semplice al cliente l’affermazione della propria identità e dei proprio gusti.

Chiamami che ne discutiamo insieme.

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AUGURI BANALI

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Lo so, gli auguri sono banali!

È  quasi Natale, tra un attimo è Capodanno e tutti stiamo inviando regali e gadget, cesti natalizi e biglietti d’auguri o semplicemente e–mail a tutti, sms e whatsapp e messenger e segnali di fumo con tanti, tanti auguri.
La banalità è in agguato!
Noi, attenti e abilissimi, la schiviamo con mossa d’anca da twist e ci ritroviamo a inventare frasi strampalate e battute originali che neanche i polli…  L’originalità a buon mercato gioca in tandem con la banalità e dove l’una viene saltata l’altra entra a piè pari sugli stinchi.
Se scrivere le solite frasi di circostanza fa capire ai nostri destinatari quanto poco ci interessi di loro, sostituire la banalità con  eccentricità gratuite e invenzioni di bassa lega aggiunge soltanto al disinteresse l’ingombrante e fastidiosa ombra del nostro ego smisurato.

E allora?!

Saltiamo a piè pari auguri Natalizi e carabattole di contorno rischiando di passare per menefreghisti smemorati o addirittura per maleducati?
Direi di no e infatti sono qui a farveli gli auguri.
Proverò a non essere banale o stupidamente egocentrico.
Sto scrivendo alla maggior parte di voi che sanno di me solo per questa newsletter, a qualcuno che ho incontrato in azienda o  tra gli stand delle fiere e ai pochi che mi conoscono bene perché lavoriamo insieme da anni.

Per me è stato un anno duro come mai e da quel che ho visto in giro è stato così per molti. Il fatto di essere ancora in piedi e di lavorare con voi è già un gran bel risultato.
Si dice…  basta la salute! Ecco! Questa è una banalità che dico volentieri e spero condividerete con me.

Auguro a tutti di inventare un gioco nuovo ancora ogni giorno!  
Vorrei che fossimo così impegnati e seri da riuscire a non prenderci troppo sul serio!
Almeno durante le feste speriamo di riuscire a fare quel che ci pare, quello che ci piace.

Io spero di fare qualche corsa, di leggere, scrivere e dipingere, di fare un salto sulla neve in montagna con le persone a cui voglio bene.

Certo che le feste e le ricorrenze sono proprio banali!

È vero però  che sono proprio certe banalità a permetterci di sentire le stesse cose per poterle comunicare.

Allora…  AUGURI banali, previsti e aspettati a tutti.

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Ero lì che non sapevo che pesci prendere, la scelta non era semplice e le opzioni si erano ridotte all’osso. Prendevo un materiale e spendevo una cifra o sceglievo l’altro con mille dubbi sulla reale resa in fase di lavorazione.

Una situazione che si ripete continuamente a fare il creativo di professione.

Sia che tocchi scegliere la carta per il nuovo depliant di un’azienda particolarmente sensibile ai temi della dell’ecologia, sia che si debba trovare il materiale giusto per il pavimento di uno stand fieristico o di un negozio.

Scegliere!  

Farlo velocemente tenendo conto di tutto.
Scegliere il template più adatto per quell’azienda che vuole realizzare il nuovo sito internet su WordPress. Scegliere il tavolo e le sedute più corrette per arredare la sala riunioni, le poltroncine della sala conferenze o della sala d’attesa.

Scegliere la luce giusta!
Prendere le lampade più adatte a ciò che si vuole illuminare e allo spazio che si vuole occupare.

Scegliere l’impostazione grafica che esprima meglio il messaggio che si vuole comunicare.
Le immagini, le parole,  i font, i grassetti e i corsivi, scegliere i colori e l’impaginazione.

Scegliere l’incipit di una storia, il ritmo di un video, il tono di una voce, lo sguardo di una modella, scegliere la musica che commenta le immagini o scegliere il silenzio.

Trovare il posto perfetto per scattare una foto o adattarsi alla solita location.

Usare  un materiale della tradizione o un composto mai visto prima? Innovare a tutti i costi o calibrare l’effetto per rassicurare?

Calibrare il disegno di una curva, disegnare la forma di un oggetto rispondendo alle esigenze ergonomiche, estetiche, economiche…

Ecco!
Scegliere in fretta il meglio tra tutto ciò che è possibile.

Serve esperienza e umiltà, averne provate tante e sapersi fidare di chi magari quella cosa la fa da sempre. Serve coraggio e intuizione per rischiare e innovare.

Bisogna scegliere!

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PAZZA IDEA

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Che idea rubare il titolo a Patty Pravo!
L’idea è quella cosa che viene prima di tutto. Semplice no?!
Non ho nessuna intenzione di filosofeggiare, anzi sto parlando di una cosa molto concreta e utile.

La cosa più utile e necessaria per tutti quelli che hanno un’impresa, un’attività qualsiasi.

Quante idee abbiamo cercato nell’ultimo anno?
Almeno una di queste di sicuro.

Come si chiamerà la mia azienda, il mio bar, la mia società… e quale sarà il suo marchio? Non sembra ma abbiamo spalancato le porte a una valanga di altre domande.
Sarà un acronimo o un nome con un significato compiuto? Userò il mio nome o un nome di fantasia? E da qui un’altra infinita serie di domande su questioni quali l’originalità, il copywriting, l’uso del nome scelto nel web, la pronuncia e il significato in altre lingue… e altro ancora.

Dovendo poi scegliere il marchio, l’insegna, il logo… chiamatelo come volete, quel segno grafico normalmente composto da un disegno di lettere e immagini riconoscibili, ecco che tante altre domande ci affolleranno i pensieri. Colori, forme, coerenza,  la brevettazione, i risultati di stampa, le modalità d’uso sui vari mezzi e supporti…

Fatto che abbiamo risposto a queste domande l’altro ieri o cinquant’anni fa, queste tornano tutti i giorni a riproporsi investendo nel più profondo il nostro lavoro.

Mille domande sulla forma dei nostri prodotti, il famoso “design”, sui colori che scegliamo, sulle forme del packaging e le modalità di presentazione, sulla grafica del nostro catalogo, la carta, i font… e poi il sito web e le parole giuste per raccontarci. Sia che produciamo sedie o brioches… camicie, lampade o biciclette… che  abbiamo un bar o una tintoria, la storia non cambia.

Avete fatto caso che non sono tanto le risposte la cosa importante?
Difficile darsi risposte, a volte anche semplici, se non ci si pone la domanda giusta.

Torniamo allora all’uovo e alla gallina… alla nostra pazza idea che abbiamo dimenticato là all’inizio.

Non credete che sarebbe tutto molto più semplice, intendo porsi le domande e darsi le risposte, se avessimo una sorta di grande idea madre da cui discende tutto?

Se avessimo deciso per esempio che la nostra attività è “ECOLOGICA”diretta emanazione del ciclo vitale della natura, che i nostri colori sono i colori delle stagioni, che i nostri materiali saranno naturali, ecc…

Oppure amiamo da pazzi lo sport e allora ci viene bene scegliere i colori le forme e i linguaggi tra le mille opzioni offerte da quel mondo.

Oppure ancora, siamo innamorati della pulizia delle forme, del rigore, dell’essenza delle cose, abbiamo deciso che gli unici colori sopportabili sono il bianco e il nero possibilmente entro quadrati o cerchi.
Se adoriamo l’usurata sentenza di Mies Van Der Rohe “Less is More”, allora sarà facile fare scelte anche molto difficili.

In un mondo in cui per comunicare serve essere prima di tutto riconoscibili, non sarebbe male riflettere su chi e come dorremmo essere.
Così poi tutto diventa più semplice.
Non importa se stiamo appena iniziando a pensare alla nostra impresa o se invece stiamo progettando la nostra ennesima collezione.

COERENZA
Ecco!
Non proprio così semplice eh!
Fatta una scelta di campo, bianco rosso o nero che sia, sportiva, ecologica o minimal, tanto per usare parole ugualmente consumate dall’uso, non sarà una passeggiata scegliere sempre in modo coerente.

Nel caso servisse un aiuto sono qua.

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Scrivere il profilo aziendale

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Il Profilo Aziendale o il Company Profile, come volete, è quella mezza pagina dove scriviamo sempre le stesse cose.
Una volta stava a pagina cinque della brochure cartonata, poi si è moltiplicata sui pieghevoli e sulle cartoline ed è esplosa sulle home dei siti di quasi tutte le aziende.

Nonno Evaristo nel lontano 1895 aprì bottega in un sottoscala di via Dei Cardatori a…
Niente male eh?! In una riga avremmo risposto a piú della metá delle famose “five W’s” come in un film americano.
Invece spesso iniziamo a scrivere… “Siamo un’azienda moderna, giovane e dinamica, integrata, dalla solida struttura manageriale, leader indiscussa nella creazione, produzione e distribuzione di baratelle e tirapacchi sia maschili che femminili…” E  continuiamo “…la soddisfazione del cliente sta alla base della nostra filosofia aziendale…” Insomma ci incensiamo e tiriamo a lucido senza dire le cose essenziali, senza presentarci davvero.

In pochi abbiamo il coraggio di metterci la faccia nonostante ovunque dilaghino i selfie e di sequestri di persona, per fortuna, non si senta più parlare.
In pochi abbiamo il coraggio di dire… Eccomi qua! Son mi el paròn! E mostrare con la faccia quel po’ di carattere che ha fatto l’impresa. Una faccia sorridente o arcigna, ironica o seriosa col telefono in mano… Una faccia che dica qualcosa!

Proviamo a tirar fuori cose non banali… Con una faccia che se piove e tira vento o ci sono quaranta gradi come oggi e l’aria condizionata é andata a ramengo é comunque la faccia di uno che racconta la sua storia. Di quando, dove, come e perché… Certo! Ma anche di tante altre cose… Che corriamo all’alba lungo il fiume (lasciate perdere che son fissato!) o che daremmo un anno di vita per cambiare tutto. Raccontiamo dei mille successi ma soprattutto di quell’unica sconfitta che poi conta piú di tutto.

Usiamo un linguaggio diretto, semplice, raccontiamo un aneddoto, rifacciamoci a una canzone, a un film , un libro… Parliamo dei mille prodotti bellissimi, importanti, dei brevetti e degli attestati, ma più di tutto raccontiamo di quel sogno che ancora teniamo nel cassetto e che sará una sorpresa, un regalo…
E sicuro… la moglie, il marito, i figli…. La famiglia… ma che non sia per forza mulino bianco.

Perchè non raccontare che é iniziato tutto con un gran colpo di fortuna, per un’intuizione geniale… e poi la fatica di un milione di notti in bianco quasi a doverseli far perdonare.

Scriviamo il Profilo Aziendale come un racconto vero, che ci renda credibili e faccia venir voglia di incontrarci.

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Le due anime della creatività

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Avete una personalità creativa?
Annamaria  Testa ci scrive su Nuovo e Utile citando studi interessanti che mettono in fila  le caratteristiche  che distinguono quelli più creativi da quelli meno.
Prendiamo le 10 doti/difetti che individuano i creativi secondo uno di questi studi. (quello di Fast Company  che  utilizza le ricerche di Mihaly Csikszentmihalyi – si pronuncia più o meno Cisemihàli) e guardiamoli assieme:

1) Grande energia fisica ma propensione alla quiete e al riposo.

2) Acutezza e candore.

3) Giocosità e disciplina, responsabilità e irresponsabilità.

4) Immaginazione e fantasia alternate a un radicato senso della realtà.

5) Estroversione e introversione, simultaneamente

6) Compresenza di umiltà e orgoglio

7) Tendenza a uscire dagli stereotipi di genere (uomini più femminili,  donne più maschili)

8) Conservazione (nel senso del radicamento in una cultura) e ribellione.

9) passione e contemporanea obiettività sul proprio lavoro

10) Apertura e sensibilità, che generano molta pena e molta gioia.

Ecco! La cosa  fondamentale, si direbbe, è che per essere creativi davvero si dovrebbe essere angeli e demoni contemporaneamente.
Mi piace molto questa cosa.
E’ bello sapere che qualcuno dopo studi approfonditi su campioni significativi sia giunto alla conclusione che le persone più creative soffrono e gioiscono di più perché sono più sensibili.
Le persone più creative sono mosse dalla passione e nonostante ciò cercano di essere obiettive per dare giudizi severi innanzitutto sul proprio lavoro.
E’ gente che ama  il proprio paese, le tradizioni, i propri spazi, la propria cultura ma che vorrebbe trasformarli continuamente e non ha paura di innovare.
Sono uomini che accarezzano la propria  femminilità e donne capaci di affermare la propria mascolinità.
Sono orgogliosi del proprio lavoro, delle proprie creazioni, persone che guardano con umiltà a quanta strada c’è ancora da fare a che poca cosa sia in fondo quello che hanno fatto rispetto ai maestri, rispetto a quello che si può ancora fare.
Sono introversi e riflessivi, per lo più timidi, gente che esplode nel creare e nel comunicare.
Sono quelli che sanno  trovare le soluzioni più fantasiose e le sanno applicare alla realtà, quelli che usano l’immaginazione per trasformare le cose concretamente.
E’ bello pensare che l’energia della creatività possa essere un quieto fluire tra gioco e rigore, un triplo salto mortale tra l’acutezza del ragionamento e il candore della sorpresa:

Ho l’impressione che tutti abbiamo questo mix esplosivo dentro.
Chi si è abituato a convivere con le sue due anime, con le proprie contraddizioni, con la possibilità di essere ora molto felice e poi molto triste. Gli altri che hanno cancellato  il lato più debole della propria personalità e hanno gonfiato quello più forte così da essere più sicuri e più tranquilli.
Sarebbe bellissimo saper apprezzare i lati positivi di ciascuno, fantasia e concretezza, capacità di immaginare e di creare senza giocare inutilmente a chi è più bravo.

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FOTOGRAFIE PER IL WEB

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Come devono essere le fotografie del nostro sito?
Certamente belle! Devono essere nostre o quanto meno dovremo averne acquistato i diritti e poi devono essere leggere da caricare.
L’ideale è scattarle personalmente o farle fare da un fotografo di nostra fiducia.
Per quanto riguarda il peso dell’immagine da caricare ricordiamoci di  non superare i 200/300 kb.
Ottimizziamo le nostre immagini per il web con l’apposita funzione di Photoshop.
Usiamo i formati più idonei. JPEG per le semplici immagini, GIF per le animazioni e PNG se all’immagine avremo sovrapposto delle scritte.

Fatto questo, cioè fatte delle belle immagini, leggere e nel formato più idoneo dovremo accertarci che siano in linea con la grafica e l’immagine del nostro sito in modo tale che questo rispecchi l’identità della nostra attività.

Ovviamente a questo avremmo dovuto pensarci prima.
Portate pazienza!

Esempio semplice, sito black and white.. Molto elegante se manterremo l’intera gamma dei grigi, che diventerà sempre più aggressivo man mano che tenderemo alla monocromia, alla grafica assoluta del bianco e del nero.
Una scelta che prima o poi tenta tutti. Facciamo attenzione che fondare la propria immagine aziendale sul bianco e nero potrà essere difficile da mantenere nel lungo periodo. Chiediamoci allora se un futuro cambiamento radicale non disorienterà i nostri clienti.

Oltre alla scelta estrema e un po’ banale del bianco e nero, possono esserci altre infinite  strade per dare identità al nostro sito scegliendo un certo tipo di mood per le immagini.
Qualche esempio.

Virare leggermente la tonalità complessiva dell’immagine, dal  seppia integrale così vintage a dominanti azzurre,  viola, gialle rosse, che senza stravolgere le fotografie le caratterizzino leggermente. Guardate le immagini di Tiffany tutte leggermente dominate dall’azzurro–acqua.

Saturare i colori. Anche qui possiamo intervenire  calcando la mano ai limiti della pop–art o rendendo solo leggermente più intense le tonalità naturali.

Ovviamente un’altra strada è quella di fare esattamente il contrario: desaturare. Rendere le immagini leggermente scariche o arrivare quasi al bianco e nero con tonalità di colore pallidissime.
Agire sui colori in modo sistematico non è l’unica strada per dare identità al nostro sito e alla nostra azienda.
Il formato, l’inquadratura, il taglio delle nostre fotografie sono strumenti altrettanto efficaci.
Formati quadrati, così utili e di moda (Instagram docet) ultra –verticali (sconsigliati per via dello scroll) o super–orizzontali (molto più graditi) potranno rendere molto particolare l’esperienza visiva  al visitatore del nostro sito. A questo potremo aggiungere inquadrature deformate dai grandangoli sui primissimi piani, sfocature controllate, inquadrature ruotate, effetti di movimento…

Insomma abbiamo una gamma infinita di strumenti per usare in modo personale le immagini e rendere se non unico almeno molto riconoscibile il nostro sito.

Se decidiamo di scegliere la strada dell’effetto esagerato, non spaventiamoci, potrebbe essere quella giusta, pensiamo soltanto se siamo in grado di mantenere la stessa rotta almeno per un po’.

Realizziamo insieme le fotografie che comunicano il nostro lavoro.

CONTATTAMI

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Dieci regali

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Oggi pensavo a dei regali.
A qualcosa di bello,  di originale da regalare e ho pensato che in tanti  forse volevamo comunicare le stesse cose.
Per far pensare a noi, per le persone che amiamo.
Per comunicare l’essenza della nostra azienda ai nostri clienti.
Allora ho messo giù una lista dei regali che farei. In realtà questa lista sbilenca non dà delle vere indicazioni.
Sono piuttosto delle suggestioni che potranno indicare un metodo nuovo con risultati diversi per ciascuno di noi.

Pensavo che mi piacerebbe regalare:

1 – Un sasso grande, ovale, o dalle forme strane, che sembri una grossa mela o un cuore.
Da mettere in una bella scatola di legno e regalare come fermaporte, fermacarte, ferma ricordi.

2 – Un libro già letto di cui abbiamo sottolineato le frasi più belle.
Può essere un regalo molto personale ma anche divertente, malizioso o semplicemente istruttivo.
Irrinunciabile una dedica di almeno dieci righe.

3 –Una canzone che ci ronza nella testa adesso! 
Da acquistare nel web e regalare on–line scegliendo anche l’attimo in cui  verrà ricevuta. Ovviamente con una bella dedica!

4–  Un bicchiere, una tazza, un piccolo vaso di vetro. Semplici o coloratissimi, da acquistare nella vetreria artigiana a Murano o su una bancarella. Suggerendo di usare il nostro bellissimo contenitore come un portamatite.

5 – Una nostra foto, o quella della persona a cui vogliamo fare il regalo, o assieme… o una foto che sapete provocherà belle emozioni.
La foto deve essere bellissima! Da stampare su di un materiale insolito… Pensateci!

6 – Una maglietta! Anche se non è proprio originale.
Bianca o nera, oppure rossa o viola, ma anche gialla che avremo macchiato e bucato pensando al futuro possessore del magico… unico indumento. Packaging? Multiball trasparente sottovuoto!

7 – Una vecchia scatola di latta, quella dei biscotti di una volta.
Ma che sia originale e trasudi il suo tempo. Riempiamola di malinconia, di foulard  kitsch, di bigliettini con frasi sibilline da estrarre all’occorrenza di un consiglio bislacco o illuminante.

8 – Uno specchio rotondo o quadrato.
Su cui scrivere con vernici indelebili una dedica, un pensiero su cui… riflettere.
Qui il contenuto, il pensiero e la grafica sono importanti.
Usate la vostra calligrafia, scrivendo di getto.

9 – Regaliamo un oggetto qualunque della nostra casa.
Una cosa che ci fa compagnia da tempo. Un oggetto che il destinatario del regalo conosce e a già mostrato di apprezzare. Una piccola lampada, un soprammobile, un cuscino, uno sgabello, un piccolo contenitore, un tavolinetto. Qualcosa che comunque parlerà di noi.

10 – Un piccolo sasso di fiume.
Un sasso ovale o dalle forme strane, che possa sembrare un animale oppure a forma di cuore, o di nuvola.
Buchiamolo, non è difficile. Infiliamolo in un cordoncino o in una catena e mettiamolo in una bella scatola di legno e regaliamolo come fosse un gioiello. Una lunga dedica è indispensabile.

Cosa avete regalato di veramente insolito?
Quante strane occasioni ci sono per pensare a un regalo.

Vi capita mai di voler regalare qualcosa ai vostri clienti per comunicare l’essenza della vostra azienda?
Potremmo farlo assieme.
Qualche volta basta davvero un pensiero.

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IL COLORE VIOLA, CREATIVITA’, POTERE E TRASGRESSIONE

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Oggi, Venerdì  Santo, nella tradizione cattolica, le chiese “…mostrano in viola che Cristo è morto”.
La citazione Gucciniana di  “Venerdì  Santo” mostra passioni molto più umane che religiose.
Da quando, giovanissimo DeeJay di radio libere,  mi occupavo solo di cantautori, da allora ogni Venerdì  Santo mi viene in mente la canzone di Guccini e di questa mi resta dentro solo una parola: VIOLA.
Oggi  mi perdonerete se mi lascerò andare a raccontarvi un onirico e insensato filo di parole che si attorciglia intorno a questo colore.
Amo il VIOLA più di  tutti i colori incerti e indefinibili che amo già più di tutti, colori difficili perfino da nominare che di solito per  essere precisi ci tocca evocare immagini eloquenti  e specifichiamo…  tipo…  giallo zabaglione col vermut che ce ne saranno venti tipi, o color cacchina di neonato il cui range è ancora più ampio. E così per  turchesi… ambre, colori di vini, di mele…
Mi piacciono i colori difficili da definire, roba che tocca girare con le mazzette dei PANTONE.
Ma ho divagato. Torniamo al VIOLA che è il mio colore ed è il colore di questa giornata anche se le due cose non c’entrano nulla.
VIOLA per me è il colore di Eros e Thanatos, non il rosso come tanti vorrebbero, e però neanche quel viola/blu di cui si addobbano le chiese per il lutto.
Un viola che tende al rosso e che sa di vinacce, di sangue rappreso e di mucose erogene.
Non Marsala che per inciso se qualcuno se ne fosse già dimenticato la PANTONE  ha eletto colore dell’anno.
Il viola che amo, che interpreta la passione di Eros e di Thanatos, è un viola/rosso che sa di prugne, di uva e di sangue, sangue blu naturalmente…  che è viola eh!
Il viola, nelle composizioni grafiche, rafforza ancora  di più le sue connotazioni drammatiche se abbinato a forme curve, curve e controcurve, ellissi, forme ovoidali, a font morbidi e indefiniti. Al contrario può ristabilire equilibri di algida eleganza se va a tingere forme spigolose semplici come rettangoli e triangoli con font a bastoni.
Nella teoria dei colori il giallo si oppone al viola ed è il suo complementare.
Giallo e Viola sono sempre stati icone pop. Penso alla Marilyn di Warhol, ok, ce ne sono di tutti i colori,  però se chiudo gli occhi la vedo,  la pelle rosa fucsia con le labbra magenta (e nel ricordo chissà perché diventa tutto viola)  e i capelli gialli su uno sfondo turchese.
Il viola è il colore degli anni ’60, della rivoluzione sessantottina, del maggio francese, del design, del gruppo Menphis, di Sottsass e compagnia bella, della cultura psichedelica, della modernità leggera fatta di bevande colorate, ghiaccioli, gelati ai mirtilli, lecca lecca ovali con lo stecchino e stivaloni di plastiche lucide che correvano su su fin quasi a lambire microgonne gialle.
Il viola è il colore della trasgressione e per una strana legge del contrappasso è il colore del potere assoluto, il colore con cui si foderano corone e mitrie, il colore dell’ametista vescovile e dei paramenti sacri.
Che strano il colore viola, The Color Purple, il libro di Alice Walker e poi il film di Spielberg e ancora The Scarlet letter , di Hawthorne (che, scusate, per me è viola uguale) e i tanti film che ne sono venuti.
Mi ritrovo a raccontarvi ancora del colore viola esattamente a un anno di distanza, non me lo ricordavo.
E’ un colore strano,  fatto di emozioni,  di luci al neon nei bar di periferia, un colore dal sapore dolce di caramelle e marmellate, un colore che profuma di cioccolato di uvetta e di vaniglia (il profumo di tutte le cose intense, belle e buone).
Il viola è il colore cangiante della creatività, del design, della moda, della trasgressione, della spiritualità e della morte.
Sarebbe bello ritrovarci tutti in una specie di gruppo di analisi collettiva in cui ognuno raccontasse il suo viola, i suoi viola, le sensazioni i ricordi, gli oggetti.
Com’è il vostro viola?