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Un vuoto pieno di emozioni

Cosa meglio di un grande spazio vuoto per mettere in scena le emozioni del tuo brand?
Disegna sul pavimento la tua geometria, un cerchio, un rettangolo stretto e lungo, un ovale, il triangolo no, è ‘na rogna, lascialo perdere, una spezzata, magari non troppo complicata. Ecco, ora che hai il tuo perimetro dalla forma riconoscibile tira su le pareti più alte che puoi. Pareti opache che evidenziano le porte segnate da tagli verticali. Oppure pareti semitrasparenti che mostrano, nascondono e disorientano.
Ora trova il modo di non metterci nient’altro, oppure fa sparire tutto quello che ti serve con qualche magia, se vuoi la troviamo insieme. 
Chi entra vive subito l’impatto con il vuoto, il tuo spazio che sale fino al cielo e le emozioni, i messaggi, le parole, le immagini, i profumi, i suoni che raccontano il tuo mondo. Gioca con la luce, crea nuvole morbide, lame taglienti, atmosfere ovattate, esperienze psichedeliche, abbagliamenti e buio.
Proietta grandi animazioni a tutta parete o punteggia di piccoli monitor il pavimento 
Crea un luogo iper minimal o moltiplica all’infinito la decorazione
Fallo tutto rosso punteggiato d’oro
Isola e crea valore
Gioca con il vento che spazza superfici di cemento
Riempi tutto di silenzio in bilico sulla trasgressione 
Costringi ogni visitatore ad innescare trasformazioni incontrollabili
Fagli modificare lo spazio, il ritmo del tempo, la forma della luce
Fa che debba bagnarsi i piedi per ammirare i tuoi tesori
Ora hai una geometria che pulsa, una caverna, un pezzo di cielo, di prato, una piazza, il lembo di una spiaggia…
Il tuo luogo perfetto per mostrare e mostrarti.

Il progetto del tuo spazio commerciale, del tuo showroom, del tuo stand… ha a che fare con le emozioni almeno quanto con una corretta distribuzione degli spazi, con la definizione delle funzioni, con la scelta dei materiali e delle tecnologie, con l’attenzione all’equilibrio economico…
Se vuoi parlarne scrivimi o chiamami.

il tuo colore

Qual è il tuo colore?
Sei soddisfatto del colore che hai scelto? Esistono colori giusti e colori sbagliati?Capitano giorni in cui tutto è magenta, fucsia o turchese. Giorni di follia e di rinsavimento.

In un progetto di immagine coordinat
il colore è già lì… nelle cose, nel nome, nella forma, eppure la scelta finale dell’inevitabile Pantone è sempre un parto. Un lunghissimo travaglio o un cesareo veloce e violento.

ROSSO rubino e pomodoro
È solo Rosso Ferrari, non si può sbagliare. Oppure Rosso Valentino, Rosso Coca–Cola, Rosso Bandiera… Rosso… Natale, Rosso amore, cuore, passione. I rossi iconici dei grandi brand non ci sono nelle mazzette Pantone. Si vagheggiano come figure mitologiche che fluttuano tra il 185 C e il 485 C ma in realtà sfuggono, cambiano e sono parte del mito. ROSSO, colore perfetto e difficile. Non ce n’è di facili. Un colore che è potenza, velocità, decisione. Con le sue contraddizioni, come tutto. Pop e Lusso. Colore da cibi raffinati e mortadelle, da rubini e pomodori.

BLU, il colore di tutti
Azzurro, blu notte, acqua, mare, cielo. Serenità e paura. Dal Blue Tiffany – Pantone 1837 – all’inquietante Pantone Bates Motel Blue.  Azzurri, Blu rassicuranti per definizione. Colori da Social Network, da Assicurazioni, da Banche… o da film del terrore.

VIOLA, il colore della religiosità e del sessoDella creatività e della contemplazione. Mix di rossi e blu dalle infinite variabili. Futuro e Passato. Illumina i percorsi della memoria verso l’antico e dà forma a ciò che possiamo solo immaginare. Colore del Lusso… diamanti, tessuti preziosi, viaggi in Paesi lontani e dell’Alta Tecnologia.

GIALLO, il caldo buono
Indimenticabile nelle tonalità forti dell’arancione, Hermès  o quelle gialle piene di Fendi – Pantone 123 C. Evanescente se troppo chiaro… Paglierino, beige, polvere… Da abbinare al nero, al blu, al viola. Cibi, sigari, tradizione ed ecologia, prodotti della terra e moderna creatività.

Quattro pennellate per saggiare le profondità dei significati che ogni colore assume. Una variazione minima del contesto, della forma e tutto cambia.

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Diciassette regole fondamentali per creare oggetti fantastici

Fa tutto nero o bianco
Ecco questa mi piace. Potrebbe essere la prima regola delle diciassette regole fondamentali per creare oggetti fantastici.

La seconda potrebbe essere – Dagli una superficie lucida
Anche solo un un filo, un punto.

la terza – Fallo morbido
e qui comincio a pensare che non arriverò mai alla 17, pazienza. Certo Lui si era limitato a dieci e aveva avuto un’eternità per pensarci. Calma, non sono tipo da scoraggiarsi facilmente.

La quarta regola per creare oggetti fantastici è – Semplifica tutto

la quinta – Usa un solo materiale
che c’era già nel semplifica tutto.

La sesta è sempre quella – Esagera
che sembrerebbe in contraddizione col – semplifica tutto – in realtà è possibile semplificare tutto in modo esagerato, però è vero, anche complicare. Fare altissimo, lunghissimo e piattissimo e si potrebbe continuare così superlativando.

Settima regola – Usa materiali naturali
una regola che mi piace molto anche se mi piace molto anche la plastica, quella bella.

Ottava – Gli oggetti fantastici devono costare poco
poi l’idea la vendi al prezzo che vuoi.

La nona regola è – Deve emozionare
se funziona benissimo ma non emoziona non mi piace. Preferisco sempre un oggetto che magari non serve a niente ma che emoziona.

Decima – Deve essere bello
ovvio direte, mica tanto.

Undicesima – Facciamolo spiritoso
quasi tutti i grandi designer sapevano scherzare, metterci un po’ d’ironia.

Dodici – Progettiamo per l’eternità
altro che ironia e leggerezza, diamo forma a icone indistruttibili.

Tredici – Deve saper parlare al nostro pubblico
con l’obbligo di scalare le SERP di google, da soli non ce la faremo mai, ma se le il nostro oggetto fantastico sa parlare da solo allora andrà molto meglio.

La Quattordicesima mitica regola è – Mettiamoci una punta di sex appeal
non guasta mai.

Quindicesima – diamogli un nome che spacca!
breve, solo tre lettere, massimo 6, onomatopea, magari palindromo, con una X in mezzo e solo una vocale da ripetere a piacere. Oppure lunghissimo…

Sedici – Facciamolo profumato
un mix di fragranze industriali tipo gomma, acciaio e benzina, oppure solo un soffio di vento fresco al gelsomino, una nota di lucidalabbra, un vago sentore di mare…-
La diciassettesima, l’ultima regola fondamentale
per creare l’oggetto fantastico è farlo in edizione limitatissima, farlo sparire subito e raccontare storie sulle sue apparizioni… racconti allegri, ora tristi, horror, sexi, fantastici… pubblicare foto bellissime in cui però si vede e non si vede e non si capisce un tubo…

Nel caso ne aveste uno per le mani o addirittura fosse ancora solo un bagliore notturno da trasformare in materia chiamatemi che adoro dar forma ad oggetti fantastici.

Ho sbagliato tante volte

Se non mi prendo il rischio di sbagliare non mi emoziono.
Quando capita trovo sempre qualcosa di buono. Quando corro da solo in montagna o cammino in posti che credo di conoscere, solo se mi perdo scopro cose nuove, strade, boschi, ruderi che non ho mai visto. Quanto più mi allontano da casa ed esploro posti mai visti tanto più mi si chiude lo stomaco e percepisco un certo malessere, un senso di smarrimento.

Non devo andare chissà dove. Mi basta uscire dagli schemi.
Gironzolare nei labirinti inesplorati della mente. Provare ad usare suoni, colori, forme verso cui ho sempre nutrito una certa diffidenza.

Provare a mescolare cose che non avevo mai messo insieme.
È come preparare piatti con ingredienti mai assaggiati prima. La base sarà ancora un riso bollito, un trito di cipolla, una frittata, una crema… La solita linea curva, perfetta, un’ellisse sensuale, un quadrato, una spirale… Una pezza di cotone o di seta… Ma se poi ci metto altre cose… forme, sapori, colori, parole mai usate prima, ecco che comincio a divertirmi anche se mi vengono le vertigini e devo imparare in fretta a governare la barca.

Sbagliare tutto è solo questione di un attimo ma non è detto che il risultato sarà cattivo, magari mi stupirà e sarà bellissimo.
Mi piace trovare nuovi sentieri… mettere insieme sottili lastre d’alluminio intarsiate, sassi rotondi, neri, schegge di vetro viola dai contorni d’oro per comporre la trama di una porta, un anello, un vaso, il risvolto di una giacca…

Senza paura di sbagliare, perchè se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto.

#sbagliare #trovare #sperimentare #serendipity #progettare #percorsicreativi #sorprese #emozioni #oooh #pensierolaterale #strategieoblique #risultatiinattesi #maldimare #comfortzone #learningzone #paniczone

poltrone da regalare

Non sono consigli per gli acquisti e non me ne viene niente se decidi di regalare o regalarti una delle mie poltrone preferite per Natale, per il compleanno, la laurea, per l’anniversario di quello che vuoi… o semplicemente perchè ti va.


Multichair, disegnata da Joe Colombo nel 1970 – riedita da B-Line è parte della collezione permanente del MoMA e del Metropolitan Museum of Art di New York. Modulare e trasformabile è uno di quei giochini che mi fanno impazzire.

Up, disegnata da Gaetano pesce per B&B Italia nel 1969 – Vince il XXVII Compasso d’Oro, premio alla Carriera del Prodotto 2022. Linee curve infinite, la preferisco nelle versioni originali, rossa e nera… ma si sa, sono monotono.

DeTecMa, ideata con l’ausilio di un calcolatore elettronico dal matematico Tullio Regge all’università di Princeton nel 1967. Coloratissima e irriverente, amo Gufram.

Tube-Chair, non solo una poltrona o forse non proprio una poltrona. Progettata da Joe Colombo nel 1969, presente nelle collezioni permanenti della Triennale di Milano, del MoMA e del Metropolitan Museum of Art di New York. Riedita da Cappellini, modulare, trasformabile è una scultura perfetta che vien voglia di moltiplicare all’infinito.

Wink, disegnata da Toshiyuki Kita per Cassina, si trasforma e si muove come fosse un essere vivente. “Su Wink ci si siede a terra e secondo la tradizione orientale, quando un corpo è seduto a terra lo spirito si eleva”, afferma il designer Toshiyuki Kita. Una magnifica scultura snodabile, colorata ed ergonomica.

Più che poltrone, pezzi da museo su cui però è possibile stravaccarsi a casa propria. Regali da tramandare, con cui farsi ricordare. Bei giocattoli di quando in Italia è nata l’idea di “design”, una parola che oggi va bene per qualsiasi cazzata.

l’anello che serve a tutto e a niente

Se riesci a far innamorare di una cosa, di un’idea, di un marchio è come se li avessi già venduti.
La settimana scorsa giro per Decathlon con figlio 2. Non abbiamo un motivo preciso per essere lì. Si passava e ci siamo fermati. Io guardo abbigliamento da trekking e da trail, lui roba da snow con aria un po’ schifata. Passiamo in rassegna scemenze low cost tipo calzini, e accessori ginnici di cui per lo più non capisco la funzione. Inevitabilmente sono attratto da certe forme perfette che a prima vista non servono a niente. Boom! Lo sapevo che andavo a sbattere contro qualcosa che mi si appiccicava addosso. A dire il vero ‘sta roba era già quasi riuscita ad attaccarmisi qualche tempo fa ma forse quel giorno avevo qualche talismano contro le cazzate e l’avevo piantata lì. Uscendo, quella volta, sapevo che la partita non era finita. Niente… un anello a sezione tonda di gomma morbida e dura allo stesso tempo, otto, dieci centimetri di diametro con un foro di quattro centimetri più o meno. Tre tipi identici che a guardarli cambiavano solo per il colore. Due dai bellissimi giallo e verde evidenziatore, il terzo color vinaccia scuro sembra uno sbaglio. Li rigiro e non ci vuole molto a capire la loro funzione antistress o strumenti ginnici per rafforzare la presa delle mani, infatti sono elastici al punto giusto. Quello verde è più cedevole, quello giallo un po’ meno e quello vinaccia fa più resistenza.
Non me ne frega niente dell’antistress e di allenare la mia presa, ma visto il prezzo li prendo tutti e tre. Peccato che non costino proprio niente altrimenti ne avrei portati a casa un centinaio, forse di più se quello color vinaccia fosse stato nero o rosso evidenziatore. Lorenzo mi fa notare che quello vinaccia si abbina bene al colore della sua felpa beige. Ha ragione. Se gestissi una spa tutta legni chiari ne comprerei subito un centinaio. Si fa per dire.
Il racconto non è surreale come sembra e una volta a casa mi googlo mezzo mondo per capire chi possa produrne di identici a prezzi più contenuti. Ok, io saprei cosa farne, ma non importa, resta il loro fascino. Forma essenziale, colori splendidi, ne aggiungerei altri sette o settantasette… superfici lievemente satinate e morbide e… perfetti per farne qualunque cosa o assolutamente nulla.
Immagina cosa potresti ottenere caricando di attrazione emozionale i tuoi prodotti.
Se stai pensando a qualcosa forse aiuta tenere uno di questi cerchi in mano… o chiamarmi.

IDENTITÁ OLFATTIVA

Chi ha una identità olfattiva?
Il profumo giusto aiuta a vendere?
Pecunia non olet? È proprio vero che il denaro è inodore?
Sembrerebbe di no. Forse a prima vista, a prima sniffata…  Ma allora perché i grandi marchi pagano fior di quattrini nasi celebri per mettere a punto la propria fragranza. Quel tipo di profumo che poi verrà sparso a piene mani, si fa per dire, nei megastore di tutto il mondo.

Qualche anno fa raccontavo di tre artisti di Melbourne che avevano affidato a Integra Fragrances, una società specializzata nella progettazione di IDENTITÁ OLFATTIVE, la creazione di una fragranza davvero unica. L’aroma richiesto era il profumo che si espande all’apertura per la prima volta della confezione di un prodotto Apple. Odore di pellicola trasparente che copre la scatola, di inchiostro stampato sul cartone, di colla, della carta e di plastica all’interno della scatola e, naturalmente, quello del computer portatile in alluminio… Il profumo ottenuto era stato diffuso negli ambienti della mostra da Aroslim, un emanatore ipertecnologico.

Se il profumo aiuta a vendere e stuzzica il più animale dei nostri sensi di certo si può usare per fare scandalo e moltiplicare l’attenzione sui social. Così Gwyneth Paltrow ha messo in vendita un suo personalissimo profumo. 75 dollari per una candela dalla mescola non originalissima – geranio, bergamotto agrumato, cedro,  rosa damascena e ambra – ma dal nome decisamente forte: ‘L’odore della mia vagina’.

L’attrice ha spiegato che : “È iniziato tutto come uno scherzo tra me e il profumiere Douglas Little. Stavamo lavorando a una fragranza quando me ne sono uscita con: “Uhhh…queste essenze somigliano all’odore di una vagina”. Così  abbiamo concepito questo profumo divertente, sexy e inaspettato.

Il sesso come si sa tira e la candela a cui sono stati aggiunti con altri 39 dollari anche due rotoli di carta igienica firmata, è andata esaurita in poche ore.

Niente di nuovo.
Invenzioni, creatività e… scemenze! Ma mica tanto.
L’idea di creare una propria identità olfattiva invece è una cosa seria. Da diffondere nei negozi, nel proprio stand in fiera. Da impregnarci cataloghi e biglietti da visita.

Nel frattempo sembra vicino il tempo in cui potremo comporre essenze odorose sul nostro pc, magari utilizzando programmi innovativi, esaolfattivi, tipo scentshop, da diffondere con i nostri smartphone.

Mio figlio di mezzo, a tre anni, mentre passavamo tra i campi concimati, dopo aver fatto un respirone plateale esclamava sempre con la sua erre moscia molto noblesse – Odore di natura!

 

www.integra-fragrances.com

STILL-LIFE, FOTOGRAFARE GLI OGGETTI

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Quando scattiamo still-life e scegliamo il pezzo che rappresenti meglio il nostro brand in una campagna di comunicazione, ci siamo mai posti le domande:
– Gli oggetti sono tutti fotogenici allo stesso modo? –
– Qual’è il nostro oggetto, o la tipologia di oggetti che funziona meglio davanti alla macchina fotografica? –

Una persona può sembrarci bella o brutta, addirittura spesso abbiamo la presunzione di definirla bella o brutta e stop!
Cercando un modello o una modella per le nostre foto scegliamo tutti più o meno gli stessi tipi.
E per gli oggetti?
In base a cosa li scegliamo?
Non é che ogni oggetto venga bene allo stesso modo.
Per ogni categoria commerciale ci sono prodotti che fanno sempre la loro porca figura e altri che faticano a mostrare il loro lato migliore.
Un po’ di esempi per capirci.

Arredamento.
Una sedia, una poltroncina, uno sgabello verranno sempre benone, un armadio a sei ante al confronto non dará mai le stesse soddisfazioni.

Gioielleria.
Gli anelli  sono sempre delle star, anche quelli brutti, gli orecchini sono bellissimi quando incorniciano un bel viso, tolti dai lobi e appoggiati su di un piano… tocca fare i salti mortali.

Abbigliamento.
Con le scarpe e gli accessori in genere andiamo sul sicuro… A dover fotografare solo pantaloni il lavoro diventa sicuramente più complicato.

Cartoleria.
Una penna per banale che sia avrà sempre modo di stupirci… un quaderno… decisamente meno.

Attrezzatura per la cucina.
Posate, mestoli e coltellacci saranno personaggi intriganti per le foto dei nostri cataloghi. Anche i bicchieri hanno un’anima glamour!  Le pentole invece potrebbero darci da pensare.

Profumeria.
Boccette e boccettine, pennelli, rossetti, creme dalle confezioni intriganti… Ecco un settore dove sembra tutto facile…

Ecco! Ma cosa rende gli oggetti fotogenici?
Vediamo.
Le dimensioni e la compattezza.
Un oggetto piccolo e compatto permette d’essere fotografato da diversi punti di vista rimandando in genere immagini interessanti.
Una certa semplicità.
Un oggetto semplice (ma non troppo) con contenuti estetici immediatamente percepibili consentirà al fotografo di far leva su questi evidenziandoli.
Materiali omogenei.
Le superfici omogenee mettono in risalto le forme ed aiutano la luce a disegnarne l’immagine.

Se non siamo obbligati a descrivere ogni singolo pezzo in modo troppo didascalico possiamo giocare con i dettagli più interessanti, magari ingrandendo i nostri still-life a dismisura o inventando prospettive inusuali. Alla fine accosteremo immagini dal grande impatto emozionale a quelle descrittive.
Certo che poi la comunicazione è fatta di tanto altro… luce, suoni, movimento, grafica, testi, carta, idee…
Soprattutto idee! Come ogni cosa del resto.

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