FIERE DELLE VANITÁ

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Periodo di esposizioni e fiere che si accavallano.
Appena finita Vicenza Oro Fall  perfettamente sovrapposta alla parigina Maison-Objet e siamo già al Mipel e all’HOMI a girare come trottole.
Percorrendo i corridoi dell’esposizione vicentina all’improvviso  mi sono sentito travolgere da un’ondata violenta di vuoto, di assenza, di inutilità.
Per carità! Bellissima fiera! Stand fascinosi… materiali pregiati, grandi dimensioni…
Nessuna novità interessante, nessuna sorpresa, niente da comunicare.

Ma non può essere!
Non è possibile che grandi aziende e piccoli artigiani siano accomunati da così poca voglia di innovare. Gli stand a VicenzaOro erano tutti dominati, come sempre, dallo stesso pensiero: “più grande, più lucido, più glamour…”
E quando lo stand finalmente è grandissimo e lucidissimo ci si guarda soddisfatti l’un l’altro misurando le differenze in millimetri e laccature.
Quanto costa essere tutti più o meno uguali?

Certo ci sono le differenze eh! Non è che sono orbo! Ma sciocchezze… dimensioni, forme, curve, materiali, colori… tutto usato con lo stesso scopo, cercare di mostrarsi belli, ricchi, importanti, lussuosi… almeno un po’, nel piccolo e nel grande la stessa cosa.
Nessuno che scelga strade diverse, originali, che mostri personalità, idee, invenzioni.
Così per l’esposizione come per le collezioni.
Nei corridoi inevitabilmente si respira un’aria stantia.
Fiere delle vanità o delle intenzioni vane, perché ad usare tutti lo stesso linguaggio difficile far sentire l’unicità della propria voce.
Eppure sarebbero infinite le possibilità di affermare l’identità della propria azienda. Dargli spessore, immagine, importanza, forza. Basterebbe un’idea e poi magari prendere un sentiero meno affollato, magari meno costoso, più creativo e divertente.
E non vale solo per VIORO e la gioielleria, ma per l’arredo, la casa, il food…  in ogni settore si cammina come in processione tutti vestiti a festa… e non si sa bene perché!

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