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maiali blu

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Che lavoro faccio?
Collaboro con aziende, attività commerciali, enti e professionisti affiancandoli nel definire la loro identità in modo coerente e riconoscibile per comunicare efficacemente e vendere meglio.
Metto maiali blu in saloni gialli
Lascio pagine bianche
Faccio cubi neri
Scrivo elenchi
Fotografo sassi
Scarabocchio sogni
Uso quello che c’è
Mescolo oro e terra
Amo gli sbagli
Disegno simboli
Invento drebisi viola
Misuro il tempo
Corro,
Ascolto,
Scelgo luoghi, sguardi, parole, forme, colori, suoni, materiali, luci…
e da architetto costruisco mondi.
Analizzo lo stato delle cose e progetto il cambiamento sostenibile.
Creiamo insieme il tuo.

Il trasloco – da “La casa del cielo”

Paolo-Marangon_La-casa-del-cielo_Il giorno del trasloco pioveva che Dio la mandava. Era già stato impacchettato tutto da tre settimane e la data fatidica era già saltata due volte. Pioveva da un mese e papà aveva i nervi a fior di pelle, un’irritazione che cresceva quando incontrava gli occhi di mia madre e vi leggeva l’assurda speranza che non cessasse più, un condannato a morte che spera di congelare l’alba. Quel sabato mattina avrebbe potuto grandinare a palle ma avremmo traslocato. Il cabinato rosso accostò in retromarcia fino ad appoggiare il culo spalancato al portone aperto. Traslocare è indecente. Pezzi di vita vengono impacchettati e presi in mano da estranei, buttati nudi e crudi sul cassone di un camion a sfilare per le strade come a carnevale. Il pubblico non manca mai, il vicino di casa si offre di dare una mano così può toccare, palpeggiare le nudità che ha solo intravisto dalle tende come la fine di un reggicalze dall’orlo di una gonna. I trasportatori come attori di un film porno sono gli unici a non vedere niente a non chiedere niente, fanno il loro lavoro ripetitivamente, ogni casa uguale all’altra. Si andava avanti e indietro cercando inutilmente di non mostrare le nostre oscenità. La poltrona buona del nonno di pelle rossa con lo strappo ricucito sul fianco, colpa del mio triciclo, le sberle che m’ero preso, le sponde del lettino, il frigorifero con le figurine dei calciatori appiccicate vicino alla maniglia, il materasso dei miei con una chiazza grande che sembrava the e due o tre più piccole e scure, i pensili della cucina di formica ingiallita con i segni rotondi dei vasetti e l’odore di cannella e detersivo, le valigie e gli scatoloni con i vestiti, sacchi con giacche e cappotti e scatoloni di libri, lo specchio del bagno con la cornice dorata e le macchie marroni sul bordo, sotto il vetro, la televisione vecchia, le reti dei letti, le ultime due tele di mia madre, enormi ferite scure, che pensavano fossero pannelli sporchi, roba da buttare, i pentoloni per la conserva della nonna, gli sci e il mio bob rosso, la scultura di Arman con cui un cliente aveva pagato mio padre, salvata anche quella per un pelo. Gli uomini caricavano i nostri resti cercando un ordine incomprensibile, spostavano, scaricavano e ricaricavano subito dopo ostentando un’attenzione eccessiva, falsa e inutile. La lampada del soggiorno col grande cappello di vetro opalino una volta sballata sembrava una granita di limone.
– Dispiace, ma sa qualcosa si rompe sempre. 
Anche i nostri cuori per quanto fossero stati aggiustati e riattaccati ancora, e ancora un’altra volta e poi imballati di nuovo con strati multipli di vuoto mentale si ruppero definitivamente. Quando il camion fu pieno più di metà delle nostre cose stavano ancora nell’androne, come se ad un funerale si dovesse trasportare il feretro a pezzi facendo avanti e indietro, per noi si trattava di morire e resuscitare, quell’andare e venire ci lasciava in un limbo. Mentre la nostra vecchia vita finiva la nuova non stava ancora iniziando. Il viavai di gente mai vista, le stanze della vecchia casa diventate piccole e vuote, le pile di scatoloni, tutto quel trambusto mi metteva addosso una frenesia incontrollabile, mi muovevo da una stanza all’altra prendendo a calci tutto quello che mi capitava a tiro, ero vivo e non me ne fregava niente di andare a vivere in un altro posto.

da “La casa del cielo” Paolo Marangon

storia 016 dal mondo nuovo – dei progetti di Identità 

Stiamo tutti progettando il nuovo anno, un catalogo, una collezione, un prodotto, una nuova immagine… Stiamo cercando un’idea, un colore, una forma. Proviamo a ridefinire un’identità che non ci è più così chiara, forse inseguiamo un sogno e stiamo lavorando per renderlo vivo. Cerchiamo materiali dalle superfici più naturali o più lucide, luci diverse, una grafica mai vista, parole che ci sembrino vere, mercati e clienti più attenti, strumenti di vendita più efficaci, nuovi packaging, espositori attraenti… Immaginiamo un sacco di cose, facciamo mille progetti e ci spostiamo verso territori sempre più sconosciuti. Ci servono guide, persone con cui confrontarci. Gente matta che ponga domande mai fatte, che dia risposte inattese, a cui chiedere indicazioni sulla strada senza aspettarsi mappe ma sorrisi, idee, mani, silenzi…
Ci guardiamo allo specchio del web e non ci riconosciamo, siamo tutti uguali. Certe volte viene voglia di fare sbagli clamorosi da ritrovarsi in posti sconosciuti, in video girati su un altro pianeta, con la faccia rigata da una linea rossa.
Voglia di un altro Logo
di un suono
e di un colore solo nostri
di un oggetto che ci rappresenti
di una forma riconoscibile
e di un po’ di “etichetta”
di storie da raccontare
e roba da leggere
di un video lungo 10 secondi
di packaging trasparenti
ed espositori di pezza
di spazi vuoti 
di muri bianchi e pavimenti di legno chiaro
di cambiare strada e
di emozionare
di un font magico
di uno stile semplice
di eleganza e calore
voglia di giocare seriamente
e di non misurare tutto prima per poi stare fermi
voglia di regole e di leggerezza…
Per avere un’identità riconoscibile non serve la rivoluzione. Basta fermarsi, togliersi i trucchi, mettersi quello che ci piace, dire quello che pensiamo…
I sogni non esistono, trasformiamo le idee in progetti.

BUONE VACANZE!

Buone vacanze un piffero! Non fraintendetemi, auguro a tutti qualche giorno di rigenerante relax ma non ho mai amato Agosto. Perfino durante la scuola mi dava fastidio la lunga pausa estiva che mandava all’aria il mio mondo proprio quando stava per accadere tutto… Adesso quelle sensazioni si sono moltiplicate. Passo venti giorni con la certezza che non sarà più come prima. Da una parte mi spiace, dall’altra non ne vedo l’ora. Agosto è il mese in cui mi prende la frenesia di fare tutto. Finisco e inizio progetti, scrivo almeno qualche pagina delle centinaia che aspettano da lustri, disegno con i ritmi del fare la maglia, vado in bici provando a fare giri sempre più lunghi, salgo almeno tre o quattro volte su a Cima Marana e al Fraccaroli sul Carega sperando di battere i crono precedenti. È Agosto, il mondo gira sempre come vuole ma c’è un’aria di possibilità infinite sospese nell’aria. Basta un colpo di vento, una serpe che attraversa il sentiero, una frase sbagliata, un’immagine che salta fuori da chissà dove ed è possibile tutto. Cambiare sguardo e cambiare parole, ripetere all’infinito un mantra e fissare le regole di giochi nuovi. Ci sono nuvole strane, ombre che cambiano, luci dure. Voglia di Inverno. Agosto è un bel mese per immaginare sentieri nuovi, per piantare paletti e abbattere recinzioni, per guardarsi attorno e farsi domande. Agosto è caos creativo pieno di silenzi e grida. È adesso la fine dell’anno e l’inizio di tutto. Ci sono le tasse da pagare, computer nuovi e biglietti di treni che vanno a sud da comprare… e su tutto la sensazione di essere sospesi nel vuoto, basterebbe un nulla… Buone vacanze!

storia 011 dal mondo nuovo – del mondo delle meraviglie

Entra con me nel mondo delle meraviglie e scegli. Portati via quello che ti pare. Ti piace quel logo ultra minimal però con quel segno sbilenco così straniante? Prendilo! Lo sistemiamo un po’? Adesso è ok! È tuo se ti piace. Pensavi alle foto della brochure street style? In bianco e nero contrastato e saturo con un mosso giusto? Identiche a quelle che abbiamo visto insieme l’altro giorno sempre qui nel mondo delle meraviglie. Te le ho mandate, vero? Te ne ho mandate tante e ti piacevano tutte? È così, nel mondo delle meraviglie c’è un sacco di bella roba. Ti piacevano anche le altre? Quelle desaturate, evanescenti che sembravano uscire dalla nebbia? Belle! Con la grafica giusta, belle. Stai pensando che quel logo lì è ancora più forte? Molto meglio di quello minimal di prima? Splendido! Cambia, prendilo. È incredibile la quantità infinita di cose belle, giuste, che funzionano tra cui puoi scegliere. Bellissimo e difficile. Io ti accompagno, ti propongo quello che mi sembra giusto per te, per il tuo pubblico. Cerco di ridurre il numero delle opzioni possibili, perchè poi, purtroppo, nel mondo delle meraviglie, dove in tanti si aggirano abbacinati come bimbi nelle casine delle favole circondati da milla e milla caramelle colorate… di caramelle ce ne serve una sola. Quel logo lì e basta. Un mood, una grafica, una palette di colori, un certo tipo di forme e non altre, un profumo e una sola fantastica magia. Una alla volta! Senza sgraffignare tutto quello che ci viene a tiro. È fantastico! Siamo tutti diversi e nel mondo delle meraviglie ce n’è per tutti. 

storia 010 dal mondo nuovo – click! cambia tutto

Click! Cambia tutto.
Niente a che fare col cliccare, fotografare, battere sulla tastiera, cambiare pagina sul web… quel click lì, quello che cambia tutto, avviene nella nostra testa e il più delle volte non sappiamo perché. Cose banali e di nessuna importanza. Fino a due minuti fa non sopportavo le texture floreali e adesso le metterei dappertutto. Odiavo il beige e ora mi sembra l’unico colore possibile. Click! Poi ci sono i click che cambiano la vita, fanno crollare mondi, click che una mattina fanno lasciare tutto sul tavolo in cucina e ci portano via, che fanno lasciare lavori, paesi, amori…  Click e anche l’immagine della nostra azienda non è più la stessa. Mannaggia! Ci abbiamo lavorato un sacco e adesso ci sembra stantia, vecchia, inutile, molle come gli orologi Dalì. Quand’è successo? Boh! Era tutto perfetto. In realtà i click non esistono. O meglio, ci sono un’infinità di piccoli click impercettibili. Scelte fatte così per fare che tanto non cambia niente. Voglia di una cosa nuova perché non è possibile sia tutto sempre uguale. Cose piccole, basta con quel font, basta con quel black&white che sarà anche forte, elegante, figo ma non se ne può più. Se per una volta ci mettiamo uno sfondo blue classic, che è anche il colore dell’anno, non muore nessuno. Ok, avevamo deciso che la nostra immagine doveva essere artigianal-vintage-chic ma ora sembra tutto così pieno di muffa, una botta modern-glamour-fashion non farà male di sicuro. Click, click, click… gocce che non scalfiscono la roccia, non fanno nulla perché cadono in giro alla cazzo. Eppure un giorno… Click! Cambia tutto. Cambia che non sappiamo più cosa siamo e dove vogliamo andare, cambia che non sappiamo più che faccia abbiamo. Capita! Non è facile tenere la rotta, è un mestiere. Come per andare in montagna quando non si riconosce più il paesaggio e il sentiero comincia a farsi difficile conviene affidarsi a una guida, seguirla, crederci.
Clik, click, click…

storia 009 dal mondo nuovo – del nome delle cose

Il nome delle cose cambia le cose. È un periodo in cui mi tocca pensare al nome di un nuovo tavolino, all’effetto che farà il nome di una borsa ad un certo pubblico anziché ad un altro… Capita, non si sa come, che si sommino nelle stesse giornate ricerche simili, necessità apparentemente uguali. Dare il nome ad un oggetto, a un’azienda, al proprio cane, non parliamo dei figli, è come farli nascere davvero solo allora. Lo dico con cognizione di causa visto che una delle storie epiche che mi hanno sempre raccontato in famiglia riguarda proprio il mio nome. Di come mi dovessi chiamare in un modo deciso da sempre e poi in un battito di ciglia mia madre me ne avesse imposto un altro. Le storie di tutti i nomi si assomigliano. Ore, giorni di brainstorming annullati da uno starnuto. Ricerche di mercato mandate a puttane dal ba-ba di un neonato. Eppure se l’intuizione può essere e spesso è magia, l’attribuzione definitiva deve sottostare a qualche regola. Chiamare Cuggi un nuovo marchio della moda non è scorretto è idiota. Un nome troppo lungo o difficile da pronunciare non sarà un buon viatico per niente e nessuno. Mi fa ancora sorridere ripensare a Troisi cha attribuiva la cattiva educazione dei figli alla lunghezza del nome. Luca! Imperativo. A-les-san-dro… Ciao. Come per mille altre cose quello che vale è il mix giusto di creatività e semplicità. C’è poi la cosa più importante che mette in secondo piano tutto, bello, brutto, lungo, corto, il suono più o meno giusto e tutto il resto. La necessità di una storia. Un nome senza storia nasce sempre monco. Non è necessario portare il nome di un antenato che non tornò dalle crociate. Basterà dare il nome del posto dove è cresciuto l’albero alla marmellata, quello di un sogno ad un figlio. Il nome di un sorriso ad una birra, quello della ricamatrice ad un abito. Chiamare la propria impresa col nome di una bimba incontrata per strada dall’altra parte del mondo e il nuovo divano col nome buffo del vicino di casa. Inizia sempre tutto con una storia da raccontare, il c’era una volta il nome con cui iniziano tutte le storie…

storia 007 dal mondo nuovo – della bellezza

“…la bellezza è un diritto! Porca Eva! La bellezza è un diritto!” Cosí Stefano Massini concludeva il suo intervento settimanale in tv a Piazza Pulita ieri sera. Grande Stefano Massini come sempre. Giusto! Salviamo la bellezza, il teatro, la musica, l’architettura, la scultura, la moda, il design, la scrittura, la poesia… Più di un diritto, la bellezza dovrebbe essere un dovere. Dovrebbe essere obbligatorio costruire città belle, oggetti belli, paesaggi belli, abiti belli, edifici belli… Dovremmo essere circondati ovunque da bellezza. Dovremmo provarci almeno. Per farlo dovremmo sapere cos’è la bellezza, educare alla bellezza. Per creare bellezza ci vuole talento e educazione. Ci vuole orecchio, ci vuole occhio, mano, istinto, cultura. Bisogna  avere il coraggio di negare l’asserzione idiota che “…non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace.” Ciò che piace a chi?! La bellezza è fatta di regole e di trasgressioni. Di persone che per doti e cultura sanno maneggiare suoni, forme, spazi, luci, materiali, colori, parole… Tutto questo ha poco a che fare con l’arte. L’arte è spesso trasgressione dura, appropriazione e decontestualizzazione della bruttezza, l’arte è capace di rendere bella la bruttezza. L’arte però è una piccolissima parte del nostro quotidiano. L’enormitá della bruttezza è tutto quello che ci circonda in ogni momento. Sono le case, le strade, le città e tutta la paccottiglia che incontriamo ovunque. La bruttezza è la banalità del linguaggio. L’incuria con cui distruggiamo il passato e la faccia tosta con cui fingiamo di proteggerlo.
La bellezza è davvero una delle cose più importanti che dovremmo avere. Dove c’è bellezza c’è giustizia, c’è salute, forse c’è anche un po’ di felicità. 

storia 005 dal mondo nuovo

È il momento di farsi venire qualche buona idea, meglio se nuova. Ma sarebbe fantastico anche copiarne bene qualcuna che già funziona. Chi più chi meno la stiamo cercando tutti. L’idea, quella cosa intorno a cui si costruiscono le aziende, i brand, soprattutto i brand. Proviamo allora a fare un po’ di concepting, a inventarci prodotti, packaging, forme, sistemi distributivi, modi di comunicare. Roba tipo acqua calda, buchi con la menta intorno, gioielli componibili, commestibili, magliette camaleontiche, idee azzurre e al profumo di mare, monoprodotti e materiali super ecologici, video in pianosequenza, tutto trasparente o total black. Dietro ad ogni buon marchio c’è un’idea. Fatto a mano, super tecnico, vintage, design-design, old-style, minimal, new-romantic, soft, rock, easy, fai da te, bellissimo che non serve a niente, funzionale, utile, snob, fashion, graphic, plastic free, vera pelle… Progetti emozionanti dove alla fine i conti tornano. Testi scritti come li avrebbe pensati la Mussi, la mia maestra di quinta, o tirati come lastre lucide. Riccioli e sberle. Attenti a non smarrirsi seguendo un filo che doveva portarci a casa. Maledetta Arianna. Un brand può essere accogliente come un Sacco o comodo come una Frau difficile che emozioni come un  grande sasso appoggiato sul parquet. Quest’inverno potremo abbinare le mascherine a paesaggi diversi o sempre e solo alla corsia dei surgelati? Il progetto paga sempre. Scegliere, scegliere, scegliere. Colori, ispirazioni, romanzi rosa, gialli, noir, sfumature di tutto, percussioni violente, Vivaldi, Mozart, Battiato, ronzii elettronici, legni, plastiche, cotoni, elastam, gomma, pietra, vetri e pensieri lisci. Mi basterebbe trovare un nuovo azzurro Tiffany.

storia 004 dal mondo nuovo

Fuori c’è già una Primavera sfolgorante. Ci hanno tolto il limite dei famosi 200 mt chiedendoci in alternativa di non allontanarci troppo da casa. Gli ultramaratoneti vivranno la cosa a modo loro. Io ho risolto, visto che al momento non riesco a correre con la mascherina continuerò a fare il circuito casalingo. Grande rettilineo tavolo da pranzo, tripla chicane all’esterno dei divani, curva parabolica lungo tavolino rotondo, diagonale interna tra i divani e fine del giro di nuovo sul rettilineo lungo del tavolo da pranzo, 20 metri che moltiplicati per 300 giri all’ora fanno giusti 6 km. I numeri dicono ritmo da passeggiata con annessa lettura di giornale ma vi posso assicurare che l’effetto è diverso. Rigenerato da un’attività apparentemente così cretina posso rimettermi a lavorare. E via di smart working. Newsletter e post come piovesse, grafica coordinata, logo, impaginati, siti internet e poi i trent’anni di tutti. Non ci crederete ma tra i 25 e i 35 anni fa sono nate un sacco di aziende. Anniversari già festeggiati con gran sfoggio di iniziative e altri che aspettavano solo queste belle giornate per mostrarsi e dare inizio agli eventi. Niente paura. Quello che non faremo a luglio sposteremo a settembre o a ottobre e se non sarà quest’anno sarà l’anno prossimo. Non potrà essere bisesto come questo. Avremo più tempo per organizzare celebrazioni ancora più evocative. Per festeggiare meglio. Magari per farci venire idee più brillanti e spendere meno. È incredibile quante sono le iniziative originali che vi siete inventati. Quante ne abbiamo costruite insieme. Tutte importanti, tutte direttamente legate alle storie delle imprese, così diverse e così simili. Trent’anni, molti di più o qualcuno di meno, restano un tempo fantastico da ripercorrere di slancio per proiettarsi ancora una volta in un nuovo mondo. Appoggiarsi al passato per prendere slancio e volare verso il futuro. Quelle che contano sono poche cose. La memoria, le relazioni, i valori che non si sono consumati e la voglia di realizzare ancora progetti che sembravano irrealizzabili, stupidi e invece erano solo acerbi. È passato un tempo bellissimo e il futuro è tutto quello che abbiamo.