Articoli

OCCHIO-e-TEMPO

CI VUOLE OCCHIO E TEMPO

OCCHIO-e-TEMPO

 

Se non si ha occhio non si fa niente.
Niente architettura, niente grafica, niente pittura, niente fotografia, niente scenografia, niente design…
Per niente si chiamano arti visive.
Ci vuole occhio! 
Così come per suonare ci vuole orecchio e devi averlo tutto anzi parecchio come diceva il grande Jannacci.
Ma una volta che hai avuto la fortuna di avere un occhio capace di distinguere una bella linea da una sbilenca devi sperare che ti diano anche il tempo per accorgertene.
Bisogna aspettare perché le forme si rivelino. 
Spesso basta un attimo ma tante volte quella che sembrava una scelta  perfetta due ore o due giorni dopo mostra i suoi lati storti.
Purtroppo il tempo è sempre troppo poco, sempre meno.
Spesso nelle aziende giunti al momento di far entrare in gioco la creatività si ha troppa fretta di finire e difficilmente si possono programmare pause di riflessione. Così capita che un lavoro lo si debba fare tre volte oppure che ci si accontenti.
Mettiamo in campo per tempo l’occhio e diamogli il tempo di abituarsi alla luce!

IL-MEDIUM-è-IL-MASSAGGIO

IL MEDIUM È IL MASSAGGIO

IL-MEDIUM-è-IL-MASSAGGIO

Comunicare il prodotto o comunicare l’azienda?

Quanto conta il mezzo? Molto.
Sarebbe perfetto dare risalto ad entrambi, purtroppo raramente è possibile.
Quando acquistiamo un qualsiasi prodotto, un gioiello, un’auto, un paio di scarpe, una bottiglia di vino, una poltrona o una mela scegliamo in base a due aspetti essenziali, raramente uniti in unica rappresentazione ideale, più spesso, l’uno a far ombra all’altro.
Il fascino e le qualità tecniche.
I valori del marchio e le prestazioni dell’oggetto, la bellezza e la funzionalità, aspetti che si fondono in una valutazione di mercato, il prezzo, dove è difficile quantificare l’apporto dell’uno e dell’altro.

Vetrine bellissime in cui il prodotto quasi non si vede, esposizioni da cui ci siamo allontanati, colpiti dal negozio, senza aver chiaro quale fosse l’offerta commerciale.

Pagine pubblicitarie con messaggi allusivi che non ci mostrano il prodotto in vendita ma ci promettono che acquistandolo avremo più potere, più sicurezza, più fascino, più… più… più…

Video in cui automobili da sogno ci portano in un altro mondo, non importa a quale velocità.

Depliant con lampade che si accendono e fanno luce. Forse una bella luce eh!

Come realizzare i sogni che tutti vogliamo vivere e vendere gli oggetti molto più reali che li abitano?

Si tratta di scegliere come e cosa comunicare.

Bisogna rinunciare a delle cose per dare risalto ad altre.
È necessario adattare il messaggio al mezzo, al contesto, al pubblico e all’obiettivo da raggiungere.

Ci sono momenti per la poesia e altri per la prosa. Spazi per ammaliare e altri per spiegare.
Tempi lunghi e attimi fuggevoli.
Ogni volta il messaggio dovrà adattarsi allo spazio e al tempo che il mezzo consente cercando però sempre di mantenere la stessa coerenza di contenuti.

Ho rubato il titolo di questo post al celebre saggio di Marshall McLuhan del 1967.
Così celebre da consentirmi il furto senza timore di fraintendimenti.

NUOVI-STAND-CAMBIANO

NUOVI STAND CAMBIANO

NUOVI-STAND-CAMBIANO

Il nostro stand può adattarsi alle nostre esigenze?

I nostri spazi espositivi possono trasformarsi?
Abbiamo bisogno di un sacco di sedie in certi momenti e in altri vorremmo farle sparire.
La struttura del nostro stand deve adattarsi agli spazi di diverse fiere e anche gli arredi dovrebbero trasformarsi, modificarsi, restringersi, allungarsi…
I tempi cambiano e l’immagine del nostro stand, del nostro negozio, dovrebbe potersi adattare facilmente alle nostre nuove strategie di marketing.
Sedie, tavoli, vetrine e tutta la struttura dovrebbero comportarsi come un grande gioco ad incastri in cui i moduli possano sparire, essere sostituiti da altri, aggregarsi, moltiplicarsi e dividersi.
Dobbiamo spedire il nostro stand in giro per il mondo? Replicarlo tale e quale dall’altra parte del globo? Ecco allora che fantasia e innovazione si devono abbinare a parole come semplicità, modularità, leggerezza, compattezza e facilità di riproduzione.
Lavoriamo nel mondo del lusso?! Per esprimere l’eccellenza del nostro marchio possiamo progettare costruzioni modulari con materiali pregiati e se necessario con elementi complessi. Non dimentichiamoci che la pulizia delle linee delle nostre creazioni esalta il loro valore.

Non dimentichiamoci che tutto inizia da una bella idea da sviluppare con rigore e semplicità.
Creatività, innovazione e rigore progettuale ci permetteranno di ottenere il massimo risultato, un’immagine forte e precisa, contenendo i costi di realizzazione e di gestione dei nostri spazi espositivi.
Un’idea?
Perché usiamo così poco i materiali tessili, i materiali espansi e i materiali morbidi in genere?
Tende, tendoni, tappeti, poliuretani, feltri, gomme e  carte possono adattarsi a tantissimi usi.
Materiali dalle qualità e dai costi molto diversi che offrono un’infinità di soluzioni tecniche ed estetiche.
Inoltre, essendo poco usati, ci permetteranno di differenziarci e di… stupire!

Cambiare in meglio il nostro stand con una spesa davvero minima è possibile.

Ci vediamo in in giro per Fiere!

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA

FA’ SUCCEDERE QUALCOSA

FA-SUCCEDERE-QUALCOSA
Fa’ succedere qualcosa.
Trova un prato in un bel posto.
Una piazza.
Una spiaggia.
Un parcheggio sempre vuoto di un’area industriale.
Fissa un appuntamento.
Usa tutta la fantasia che ti circonda e spendi meno soldi che puoi.
Non badare a risparmiare.
Cerca un coro di bambini.
Fa’ un po’ di musica.
Abbraccia e ridi.
Accendi un fuoco e canta.

Offri qualcosa di buono e di caldo da bere.
Fatti duemila selfie con tutti.
Non aspettarti niente.
Invita a prendere dalla festa un ricordo.
Collegati su un grande schermo con chi è lontano.
Manda un pezzetto di festa a chi non è potuto venire.
Inventa un  regalo da fare tutti insieme ai bambini che cantano.
Qualcosa che si ricorderanno.
Inventa un gioco e un ballo,
Aspetta la sera, l’alba, la neve.
Ascolta il silenzio, il vento, la pioggia, le chiacchiere e i sorrisi.

Mancano meno di due mesi a Natale e se hai deciso di regalare qualcosa ai tuoi clienti fa’ in  fretta.
È già tardi.
Scegli, acquista, confeziona e spedisci.

Oppure fatti venire un’altra idea.

I-SEGNI-DEL-LOGO

I SEGNI GIUSTI, per dare forza al nostro logo

I-SEGNI-DEL-LOGO
Pensi di cambiare logo?
Allora devi immaginare la tua forma, quella che ti rappresenta meglio.
Ti serve un restyling? Aggiungi un segno che dica in modo chiaro e veloce quello che fai.

Una freccia per esempio è un segno che indica tante cose.
Velocità, precisione, efficacia, crescita…  Molto dipende dalla sua forma. Se sarà grande o piccola, se ingloberà completamente il logo o lo sottolineerà  soltanto… In che direzione punterà, di che colore sarà…

Un quadrato dirà stabilità, sicurezza, pesantezza, solidità, concretezza… 
Ma anche  tante altre cose.
Basterà una rotazione per trasformare la sua fiera stabilità nell’immagine dell’accelerazione e del pericolo. L’abbinamento a colori chiari per comunicare spiritualità e fantasia. Se Arrotondiamo gli angoli e lo ammorbidiamo come un tiramisù comunicherà golosità, ergonomia, comodità…

Il triangolo rosso da sempre è l’immagine del pericolo.
Se però il rosso diventa azzurro o viola la sua natura cambia e si impregnerà di connotati religiosi. Se diventa scuro sarà ancora una freccia, se…

Ogni forma può assumere significati diversi, esprimerli in forme decise o solo accennate, trasgredire o affermare.
Pensiamo a quante forme ci ne sono e quante ne possiamo inventare.
Troviamo il segno giusto per noi e… facciamo attenzione!
Le immagini, nel bene e nel male, parlano più chiaramente e velocemente di qualsiasi parola.

SENZA-REGOLE

SENZA REGOLE NON C’È PROGETTO

SENZA-REGOLE

La creativitá senza limiti è peggio di una prigione.

Senza paletti precisi si gira in tondo senza poter  prendere una direzione.
Quando lavoro ad un nuovo progetto, ad un nuovo prodotto, ad un catalogo, a un sito internet, a uno stand, o a una qualsiasi delle tante attività che investono la sfera creativa all’interno di un’impresa sono contento quando incontro un imprenditore capace di indicare i confini del progetto, che sa dare una forma al campo di gioco.

Ho bisogno di conoscere le tecnologie con cui costruisci i tuoi prodotti, funzionalità, dimensioni, materiali…  le caratteristiche principali del tuo mercato, chi sono i tuoi clienti, gli obiettivi che vuoi raggiungere.

Le tue indicazioni sono un faro per la mia creatività.

La creatività senza limiti è come un’azienda senza dirigenza, senza padroni.
Per questo prima di partire e dar la briglia all’immaginazione ti chiederò dove vuoi andare.

Mi racconterai  quello che hai in mente. Quello che ti piace e quello che proprio non digerisci.
Solo così, con i tuoi picchetti piantati a delimitare il campo e con i tuoi racconti che dipingono il nuovo orizzonte saprò dove andare a parare.

STAI SVILUPPANDO UN PROGETTO CREATIVO?
Parliamone e vediamo se c’è spazio per svilupparlo insieme.

giochi-serissimi

GIOCHI SERISSIMI, PER ESSERE VERI COME NELLE FIABE

giochi-serissimiL’altro giorno c’è stata l’incredibile performance ideata da Bansky, il famoso writer inglese, che ha fatto a tagliatelle in diretta TV la “ragazza con palloncino” appena battuta da Sotheby’s per un milione di sterline. Una provocazione, una performance, l’invenzione di una storia su di un “prodotto” già famoso e già ricco di storie. Lo sberleffo di un genio al mercato dell’arte, un mercato che a sua volta si riapproprierà dello scherzo e ne farà ancora business.
Raccontare le nostre imprese è ancora più importante.

Da piccoli giocavamo alla guerra, a mamma e papá, al mercato…  e giocavamo raccontandoci e rappresentando mille storie. Ci allenavamo ai ruoli che avremmo interpretato da adulti.
Oggi, giochiamo ancora… per promuovere il nostro lavoro, per capirne meglio i meccanismi, per riprodurne le criticitá, per coinvolgere il nostro pubblico, affascinarlo, farlo discutere, coinvolgerlo…  per stringere relazioni emozionali.
Inventiamo mille cose per  dare visibilità  al nostro mondo.
Ci sono pasticceri che invogliano a creare e raccontare dolci, gioiellieri che organizzano gran concorsi di design e scrittura lussuosa, mobilieri che fanno parlare i sofá in sexi storytelling e propongono divani componibili come giochi di costruzioni. Bijoux con incisioni letterarie, scritte smaltate di frasi famose o poche parole emozionate graffite dal moroso. Arredi, abiti, gioielli, componibili e scomponibili in una varietá di giochi da far rivivere sul proprio blog, raccontare su facebook e rilanciare su Twitter. Vini prestigiosi raccontati al lume di candela mentre colori e profumi si stemperano nelle storie delle famiglie, dei luoghi, della terra e delle mani che li hanno creati.
Storie che attraversano gli oceani e lasciano sedimentare i sentimenti. Storie che trasformano clienti in amici, confidenti, compagni di strada e di giochi.
Giochi serissimi.
Quante aziende di attrezzature sportive sostengono la partecipazione di migliaia di atleti dilettanti in avventure incredibili, da raccontare in mille storie in cui i loro prodotti si mescolano e si misurano con la durezza della natura e la resilienza umana vista come un’allegra follia.
Organizziamo giochi e avventure.
Avviciniamo il nostro pubblico. Raccontiamogli con parole e immagini le imprese grandi e piccole che affrontiamo ogni giorno.
Creiamo prodotti carichi di suggestioni, de-scriviamoli come nelle fiabe perché mostrino quanto sono veri.

UNA-CREATIVITÁ-ESAGERATA

UNA CREATIVITÁ ESAGERATA

UNA-CREATIVITÁ-ESAGERATA

 

Esagerare è una gran bella tecnica creativa.
Nella realtà quasi sempre il mio lato folle che tende a produrre “esagerazioni” è mitigato da consapevolezza, rigore, senso del limite, funzionalità… e da clienti con budget molto precisi.
Alla faccia di tutti quelli convinti che  –  si possa far tutto, purchè non si esageri  – vi racconto per l’ennesima volta  un po’ di esagerazioni creative.

– Collezioni fatte di frammenti rubati ovunque. Materiali, forme, colori, stili da rimescolare in un nuovo tempo, in una nuova forma, in uno stile che appartiene solo a noi.

–  Un LOGO semplice, un segno, uno solo, sottolineato da un breve pay–off straniante.

– I colori naturali sono una noia. Ma esistono i colori naturali? Meglio colori acidi, fluo, pastelli appena percettibili o saturi come schiaffi.

– Vetrine invisibili. Da svelare al tatto, al suono di parole magiche, digitando password licenziose.

–  Un grande stand? Bisogna accentuare verticalità o orizzontalità.

– Un piccolo stand? Può diventare immenso con un’idea semplice, un materiale usato in modo originale, una  trasparenza, una luce, una chiusura.

– Fotografiamo con pochissima o tantissima luce. Sotto e sovraesposizione a go–go.

– Il racconto del lavoro, dell’azienda, la didascalia di un prodotto…  scritte con parole inusuali, semplici, emozionanti, con il ripetersi ritmico di un suono, la descrizione ripetitiva di un momento.

– Prodotti che parlano, anelli grandi, rotondi come palle di Natale, cuscini da attorcigliare, mensole da arrotolare…

– Lo spazio vuoto e la pagina bianca sono gli spazi più creativi su cui far galleggiare grandi immagini in movimento.

– Cataloghi da esplorare attraverso i colori, senza i numeri delle pagine.

Dimentichiamoci per un secondo del buon senso, delle regole, dell’equilibrio e della misura… ci sarà tempo poi di segnare il limite, di rendere funzionale, comprensibile, economico…
Salviamo l’idea esagerata, quel guizzo che non merita di trasformarsi in un brodino tiepido.

SCRIVERE

SCRIVERE L’AZIENDA

 

SCRIVERE

 

È importante raccontare la propria attività. Soprattutto oggi, in internet non possiamo farne a meno.

Scrivere è il mio lavoro.

Scrivo per me e per aziende molto diverse tra loro: produttori di gioielleria, aziende agricole, produttori e rivenditori di mobili e oggetti di arredamento, concerie e aziende che lavorano il ferro e la plastica, Enti che offrono servizi…
Non mi pongo limiti settoriali.
Abbiamo tutti bisogno di creatività!
Racconto le aziende e la loro creatività.

Inviare NEWSLETTER come questa è uno dei modi più efficaci per farsi conoscere e per far capire cosa facciamo.
Qualche consiglio per raccontare bene la nostra azienda:

– Semplicità
La regola fondamentale è sempre quella: usare un linguaggio semplice e quanto più personale possibile.

– Senza banalità
Se vendiamo gioielli o vino o qualsiasi altra cosa, sará utile non parlare sempre e solo di quanto sono belli e buoni i nostri prodotti. L’oste dirá sempre che il suo vino è buono.
Diamo qualche consiglio mettendo a disposizione quello che sappiamo e che crediamo utile.
Manteniamo un tono leggero, spiritoso, se ne siamo capaci, evitando la sicumera del “so tutto mi”.

– Con che frequenza?
Non esiste una regola!
Se scriviamo cose interessanti, scritte bene e le inviamo al pubblico giusto, possiamo farci trovare nella posta anche due volte al giorno. Se inviamo scemenze presuntuose e scritte male anche una volta al mese sarà di troppo.

– La lunghezza dei testi.
Come sopra! Fatto salvo uno standard orientativo di 300 parole, se scrivo cose interessanti potró dilungarmi,  altrimenti  una riga sarà già troppo.

– Con personalità
Mettiamoci in gioco, tiriamo fuori la farina dal nostro sacco e mostriamo chi siamo e cosa pensiamo.

Genuinità e verità pagano sempre.

PAROLE-PERICOLOSE

PAROLE PERICOLOSE

PAROLE-PERICOLOSE

 

Quando scriviamo della nostra azienda e del nostro lavoro sulle brochure e sui cataloghi che diamo alla stampa e ancora di più sul nostro sito internet e sui profili social usiamo troppo spesso un linguaggio poco preciso. Alludiamo a una cosa e senza accorgercene ne diciamo un’altra. Così facendo indeboliamo la nostra immagine. Capita scrivendo senza consapevolezza di quello che stiamo dicendo di  raccontare prodotti e lavori che a ben guardare non sembrano i nostri.

Ci sono parole intorno alle quali giochiamo la fortuna della nostra attività, parole pericolose, da usare con le pinze.
Le due paroline più bastarde che mi vengono in mente sono MODA e LUSSO.
A queste se ne possono aggiungere tante altre. Ognuno, nel proprio settore, avrá le sue.

MODA e LUSSO
Parole che spesso vengono accomunate sebbene  in realtà esprimano tipologie di prodotti con caratteristiche lontanissime tra di loro. La variabile tempo discrimina i due termini in modo radicale ponendoli agli opposti.

La MODA per sua stessa definizione è ciclica.
Gli anni e le stagioni scandiscono il mutare dei gusti, delle mode appunto. Un oggetto di culto oggi, domani non lo sarà più, sarà passato di moda.
Il LUSSO invece cristallizza il tempo.
Il passare del tempo si sedimenta sull’oggetto aumentandone il valore. Gli oggetti di lusso sono realizzati con materiali di difficile reperibilità, da mani esperte che hanno impiegato una vita per apprendere ed affinare le tecniche per lavorare quei materiali, spesso appropriandosi del sapere di generazioni di maestri.
Nella MODA gli oggetti perdono di valore e vengono rimpiazzati da altri, nel LUSSO gli oggetti acquistano maggior valore col passare del tempo.
La MODA, quella che noi immaginiamo comunemente, è la giostra infinita delle collezioni che ogni stagione si muovono dalle passerelle ai manichini dei negozi. Nella moda per quanto raffinata e costosa non c’è LUSSO. IL LUSSO è senza tempo. Un divano alla moda potrà essere realizzato di materiali costosi ma la sua stessa produzione industriale esclude che possa definirsi oggetto di LUSSO.
La moda mira alla massima diffusione possibile. Anche quando si rivolge alle élite cerca di declinarsi verso il pubblico piú ampio possibile.
Il lusso per definizione è elitario e mira ad una clientela molto ristretta e selezionata.
Va da sé che gran parte di quelli che chiamiamo oggetti di LUSSO sono in realtà soltanto un po’ cari.
Sembrano quisquiglie lessicali, pinzillacchere da azzeccagarbugli ma in realtà cominciando a mescolare i significati di MODA e LUSSO si perdono i riferimenti per definire il proprio lavoro e diventa un gran casino comunicarlo.
Il più delle volte gli oggetti che definiamo di MODA e/o di LUSSO non appartengono a nessuna delle due categorie, raramente sono di moda e quasi mai di LUSSO.
Il danno maggiore che ci fa questo fraintendimento è quello di collocare la nostra produzione lontanissimo dal suo target, di comunicarla ad un pubblico disinteressato, o addirittura di usare un linguaggio che disorienta e allontana anche quella clientela che potrebbe essere interessata all’acquisto.

Nel tuo lavoro quali sono le parole magiche e quelle che invece sembrano farfalle ma sibilano come sassi?
Quali parole tra quelle che usi abitualmente per descrivere i tuoi prodotti potrebbero essere fraintese anche in modo pericoloso per le tue vendite? 

 

 

 

CREATIVI-VS-AZIENDE

CREATIVI VS AZIENDE

CREATIVI-VS-AZIENDE

 

Sei daccordo con me che il lavoro creativo in azienda si fa in due?
Sono certo di sì. Il creativo da una parte e l’azienda con chi la rappresenta dall’altra.  Da parte dell’azienda sarebbe utile trarre i maggiori benefici dalla collaborazione con i professionisti che paga mettendoli nelle migliori condizioni per fare il loro lavoro.
Cercare di rendere chiari gli obiettivi.
Fornire tutti gli strumenti e le informazioni utili disponibili.
Fissare dei budget credibili, adatti agli obiettivi che ci si prefigge.
Definire dei tempi congrui.

Soprattutto avere fiducia reciproca, remare tutti nella stessa direzione.
Se invece si vuole assoldare un killer… (scusami, dato il verbo mi è scappato) un designer, un copy, un art–director, un social–media manager o qualsiasi altra figura di professionista perché faccia da manovale realizzando pedissequamente quello che frulla in testa al titolare o a chi per esso, l’idea è sbagliata. Sono soldi buttati dalla finestra. Peggio, soldi spesi per farsi del male.
Se poi le idee che frullano in capo alla direzione aziendale e che si vogliono imporre al creativo di turno sono tantissime e molto confuse possiamo star certi che sarà un bagno di sangue (per restare in tema con il killer di prima).
Scegliersi perché c’è stima, perché c’è feeling è fondamentale.
Teniamo presente che chi propone soluzioni creative è sempre in una posizione di debolezza nei confronti di chi le vaglia e dovrebbe approvarle. Qualcuno bravo diceva    distruggere un’idea creativa é semplicissimo, basta indire una riunione  –  e sappiamo tutti come si svolgano certe riunioni/macelleria.
Sviluppare progetti creativi non è una guerra di tutti contro tutti per affermare la propria bravura o il proprio potere.
Quello tra Creativo e Direzione Aziendale dovrebbe essere un incontro di competenze diverse, la ricerca di soluzioni adatte a far crescere l’azienda.

Quando ci incontriamo meglio guardarci in faccia e capire se si possa davvero lavorare insieme.

Chi-sono

Chi sono?

Chi-sono

 

Chi sono?!
A volte mi vengono dei seri dubbi che la gente sappia rispondere ad una domanda così semplice.
Quando do un’occhiata al sito di un’azienda, a quello di qualche professionista o al sito di una qualsiasi società di servizi, la prima cosa che vado a vedere è… Chi sono.
La fregatura é che la maggior parte delle volte quando clicco sul pulsante del menù principale – Chi sono – o – About – o – Chi siamo – trovo un’altra cosa. Trovo quello che la gente fa. Come se avessi cliccato il pulsante cosa faccio, cosa facciamo. In realtà la maggior parte delle volte lo so già benissimo cosa si fa in quel sito. Perché se sto navigando un sito di giardinaggio so che probabilmente il titolare farà il giardiniere, se guardo un sito di consulenze so di sicuro che i titolari fanno i consulenti. Insomma so sempre cosa si fa sui siti che vedo. Il più delle volte invece è difficile sapere chi sono le persone che svolgono quelle attività.
È un peccato perché a me interessa molto chi sono, il più delle volte mi interessa più di quello che fanno. Credo che tantissima gente voglia sapere con chi ha a che fare. Penso ci siano infiniti modi per dirlo, per presentarsi, mostrando tanto o poco di sé, dicendo cose apparentemente futili o fatti essenziali, l’importante secondo me è provarci.  Mettere una foto, dire quello che ci piace, svelare un sogno… cose semplici, senza preoccuparsi troppo. É come allungare una mano e dire – Piacere, eccomi! –
Io ci ho provato, magari non dicendo tutto quello che il visitatore del mio sito vorrebbe sapere, però ho messo lì quello che sono, forse quello che ero. Adesso dovrei già cambiare, aggiungere, togliere.
Ho raccontato i miei gusti e siccome i gusti cambiano sarebbe ora di aggiornarli. Sarebbe ora di cambiare la foto, che non può rimanere come un’icona quella per sempre. Il nostro sito internet dovrà avere certamente un aspetto più istituzionale dei profili social su cui pubblichiamo il nostro quotidiano ma sarà meglio evitare il deposito della polvere.
È Pasqua, è iniziata una nuova stagione e forse è il momento di dare una bella rassettata anche al nostro sito.
Se serve una mano sono qua!

ancora-sul-design-del-prodotto

ancora sul design del prodotto

ancora-sul-design-del-prodotto

 

Quanti sono i verbi del design?
Quante parole bisogna usare per descrivere tutte le fasi di un progetto?
Passo quasi sempre almeno metá della mia infinita giornata disegnando oggetti che poi qualche azienda produrrá. Faccio product design da quando alla fine della quarta liceo mi hanno chiesto di disegnare le “catenine”, e dopo poco una bella cuccia per cani. Mi ricordo ancora che era una grande cuccia doppia, quasi un lavoro d’architettura.
Non mi é mai piaciuta la parola  “prodotto”.
Sono tavoli, sedie, mobili, lampade, piatti, borse, giocattoli, gioielli, bracciali, orecchini, anelli… Cucce per cani…
Non prodotti.
Quintali di scarabocchi su carte d’ogni genere… Curve, sempre le stesse, sempre diverse, angoli aguzzi che non vorrá mai nessuno. Giornate, settimane a ripetere la stessa forma in mille varianti diversissime che sembrano tutte uguali. Tagliare, accorciare, specchiare, ripetere, ripetere, ripetere… soprattutto ripetere e poi ruotare, allungare, schiacciare, scalare, ridurre, deformare, unire, moltiplicare, ordinare, allineare, disordinare, sparpagliare. Verificare che funzioni, che sia producibile in qualche modo senza spendere una follia. E ricominciare dalla stessa forma, cambiarla, buttarla via, inventarne una nuova, non dal nulla… C’è sempre un mondo di pezzi belli e brutti che le imprese hanno giá realizzato. Sarebbe stupido e presuntuoso non tenerne conto.
Guardare, prendere nota, catalogare, togliere, aggiungere… approfondire con il cliente le caratteristiche del mercato, ridisegnare ancora…
Solo raramente bastano tre righe e tutto prende forma…

perdersi-in-autogrill

perdersi in autogrill

perdersi-in-autogrill

 

Mi capita di perdermi negli autogrill, nei supermercati e trovare tutto.
L’Ipermercato dove faccio la spesa una volta la settimana è una specie di lunapark e allo stesso tempo è una scuola, una galleria d’arte, una rassegna del meglio e del peggio della grafica popolare. Mi capita di dimenticare il carrello ai surgelati e perdermi a rincorrere il disegno di etichette strane nel corridoio delle birre o vagare ipnotizzato tra flaconi di shampoo dai colori psichedelici
Certo se uno vuole fare ricerca il web offre di più. Pinterest è una distesa infinita di immagini segnata da sentieri che si srotolano in boschi magici. Però su Pinterest le cose non le posso toccare, non posso rigirarmele tra le mani. Al supermercato, all’autogrill posso guardare il riflesso di un’etichetta lucida o la polvere appiccicata alla carta goffrata di un’altra. Posso guardare una scansia lunga venti metri e alta due e accorgermi che non c’è una sola bottiglia di vino che mi colpisca particolarmente.  Socchiudo gli occhi e quelle con grandi campiture bianche risaltano un po’ di più. Quelle bianche e arancione con le scritte nere sottili in Garamond…  Penso che forse il bianco e i monocromi accesi su carta patinata con una grafica essenziale sotto questa luce da schifo funzionano meglio. Nonostante tutto amo i supermercati, gli autogrill, le stazioni con i mega wall lunghi venti metri. Posti dove si incontra un’umanità grigia che posso dipingere come voglio e infilare nelle mie storie con le confezioni giganti di caramelle o le maxi stecche di toblerone.

Guardare etichette, packaging, tanti pezzi del mio lavoro esposti al pubblico mi fa capire cosa funziona e cosa no. È importante osservare l’effetto finale, sia sotto le luci oscene di un grande supermercato che nell’atmosfera magica di una gioielleria del centro. Il confronto con il lavoro degli altri è importante.

Poi nel mio Ipermercato dovrebbero finirla di spostare tutto in continuazione che non sono qui solo per fare un tour di aggiornamento e l’Aperol non si trova mai!

Ridisegnare-il-campionario

ridisegnare il campionario

Ridisegnare-il-campionarioSto risistemando il campionario di una bella azienda di gioielleria.
Mi hanno chiesto di fare ordine, dare identità, rendere più facile comunicare le collezioni.
Un bel lavoro tosto!
Mettere le mani sul campionario è un lavoro importante che trasforma la vita intera di un’impresa. Un lavoro complicato che però alla fine funziona sempre allo stesso modo.
Ogni volta si tratta di RIDURRE, ORDINARE, CREARE, con l’obiettivo di MOSTRARE e COMUNICARE meglio.
Qualsiasi sia l’azienda, qualsiasi sia il prodotto, gioielli come in questo caso, oppure piatti, oggetti in plastica, pelletteria, lampade, mobili o qualsiasi altra cosa, l’iter é sempre quello.

Semplificare, ridurre, scegliere cosa togliere dalla produzione, è il momento più duro. È un po’ come sopprimere dei figli. Non importa se non ricordiamo più quand’é stata l’ultima volta che abbiamo venduto quel pezzo, mettere in cantina lo stampo fa sempre male. Così cancelliamo dal catalogo 1, 2, 3, 4… 20, 50 pezzi… e il giorno dopo uno alla volta, li andiamo a ripescare dal cestino facendo mille considerazioni, arrampicandoci sugli specchi. Guardiamo le statistiche di vendita mercato per mercato, soppesiamo i numeri e alla fine troviamo sempre una buona ragione per cambiare poco o niente e lasciare l’elenco della nostra produzione bello gonfio dei soliti articoli e di aspettative inutili.

Meglio fare un passo indietro per avere un quadro d’insieme, magari andarsi a prendere qualcuno meno innamorato di qualsiasi  bric a brac accumulato in sala esposizione e determinato invece a  dare identità e appeal commerciale al nostro catalogo.

Ridisegnare il campionario è l’azione più creativa che si possa fare.
Ci vuole una visione globale rivolta al futuro ma che tenga conto di chi siamo,  del nostro passato.
Bisogna illuminare la nostra produzione di una luce nuova. Tirar  fuori i pezzi storici di collezioni evocative ed intorno a loro far coagulare le idee, iniziare a dipanare storie, sovrapporre immagini che a prima vista non dicono niente e dar vita a nuovi progetti come tasselli di un nuovo ordine.

Abbiamo già eliminato quasi metà campionario e stiamo pensando alle nuove collezioni, al nuovo sistema espositivo, ai nuovi materiali, ai nuovi colori, ai tanti strumenti di vendita, alle infinite storie da raccontare.

Riflettiamo sul nostro campionario, immaginiamo strade nuove.

Tutti-i-colori-del-marchio___b

TUTTI I COLORI DEL MARCHIO

Tutti-i-colori-del-marchio___b

 

Qual è il colore del nostro marchio?
Siamo soddisfatti del colore che abbiamo scelto?
Esistono i colori giusti e quelli sbagliati?
Ci sono marchi di successo di tutti i colori per cui non danniamoci l’anima, anche il colore che abbiamo scelto per rappresentarci avrà le sue buone ragioni.
Da parte mia adoro il bianco e nero e nel scegliere la veste grafica di tutto ciò che mi riguarda cedo raramente ad aggiungere un segno rosso. Poi capitano giorni in cui tutto diventa magenta, fucsia o turchese. Giorni di follia o di rinsavimento, mah!

Quando progetto il LOGO, l’immagine coordinata di un’azienda la scelta del colore mi tormenta fin dall’inizio, quando esistono ancora solo segni neri. Spesso lo trovo subito… è nelle cose, nel nome, nella forma, eppure fino alla fine restano i dubbi. La scelta finale inevitabile del Pantone… dei Pantone è come un parto. Un cesareo veloce e violento.

ROSSO
Per quasi tutti noi è uno solo – Pantone 485 C –  quello che chiamiamo sempre Rosso Ferrari convinti che nessuno possa sbagliare, certi sia lo stesso del Rosso Valentino, del Rosso Coca–Cola, del Rosso Bandiera, del Rosso… Natale. Rosso come amore, cuore, passione.
Un colore perfetto e difficile, ma tranquilli, non ce ne sono di facili. Un colore che è potenza, velocità, decisione. Un colore da abbigliamento sportivo ma anche molto elegante. Un colore per cibi raffinati e per mortadelle. Colore da bigiotteria e da preziosi unici.

BLU
Il colore che appartiene a tutti. Azzurro, blu notte, acqua, mare, cielo. Il colore del nostro pianeta. Dal tranquillo ed elegante Blue Tiffany – Pantone 1837 – all’inquietante  – Pantone Bates Motel Blue – Azzurri, Blu rassicuranti per definizione. Colori da Social Network, da Assicurazioni, da Banche… da film del terrore…

VIOLA
Il colore dell’Anno 2018! Ultra Violet PANTONE 18-3838  – il colore della creatività, della sensualità e della contemplazione. Il mix di rossi e blu dalle infinite variabili. L’Ultra Violet, viola dalla dominante blu, come scrivono in Pantone  – …illumina il percorso verso ciò che deve ancora venire – Colori del Lusso… diamanti, tessuti preziosi, viaggi in Paesi lontani, Alta Tecnologia.

GIALLO
Nelle tonalità cariche dell’arancione, evanescente se troppo chiaro, sempre caldo, dal Paglierino al Terra di Siena. Da abbinare al nero, al blu, al viola. Cibi, sigari, classici prodotti maschili… Tradizione ed ecologia, prodotti della terra e moderna creatività.

Quattro pennellate per provare a saggiare insieme la profondità infinita della voragine di significati che ogni colore può assumere. Una variazione minima del contesto, della forma e tutto cambia.

Scegliendo i colori che ci rappresenteranno ricordiamoci che sarà meglio se sapremo farli durare nel tempo. Scegliamoli con cura, pensiamo a tutte le superfici su cui dovremo applicarli. Diamo indicazioni precise perché la tonalità sia sempre la stessa.
Oggi è sempre più difficile. Oltre ai tanti materiali e carte su cui è possibile stampare vedremo il nostro marchio riprodursi su un’infinita gamma di schermi diversissimi.
Certo aveva vita più facile Ford all’inizio del secolo scorso quando sollecitava ad acquistare il suo modello T nel colore preferito…
Tanto l’avrebbe prodotta solo nera!

NATALE ARRIVA PRIMA

NATALE ARRIVA PRIMA

NATALE ARRIVA PRIMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quest’anno pare che Natale lo si voglia anticipare di quindici giorni.
Sembra che la notizia bomba verrà annunciata tra poco.
Ecco allora in fretta e furia come ogni anno qualche ideuzza per regali, gadget e pensierini aziendali.
Magari solo un appunto da tener buono per un’altra occasione…Il gadget per una fiera, un evento…

1 – Tempo. È  tempo di regalare tempo!
Un regalone bello grosso da fare solo a persone speciali. Andate lì e dite – Eccomi qua, che facciamo? –
Un regalo difficile che presuppone che l’altro sia disposto a ricambiare nello stesso istante.
Meglio inviare coupon in tagli da un’ora, un giorno…
Attenzione a non esagerare.

2 – Charity.
Mille cause degne di sostegno…
Anche questo un regalo difficile che ha più a che fare con la testa e il cuore che con il portafogli.
Un promemoria per mantenerci vivi.

3 – Prove d’autore.
Modelli di carta, lampade monouso, giochi, piccole sculture…
Un bel sistema per testare un nuovo prodotto.

4 – Wine and Food.
Sapori inebrianti in forme sorprendenti.
Prelibatezze infilate in confezioni dalle grafiche concettuali.
Monodosi emozionali, boule morbide e trasparenti… geometriche porzioni di pozioni inebrianti.

5 – Oggetti da collezione.
Creazioni artigianali o scemenze creative da ripetere ogni anno con variazioni minime.
Piccoli o grandi oggetti che segnano il passare degli anni, pietre miliari che resteranno lì a imperitura memoria della vostra generosità o meglio… della vostra creatività!

6 – Libri.
Un libro non deve mancare mai.
Commissionato apposta… o scelto in modo un po’ provocatorio.

7 – Arte!
La stampa artigianale disegnata da voi o meglio ancora dal vostro treenne…
Voglio vedere chi avrà il coraggio di criticare.

8 -Scatole!
Di legno, di carta, di plastica, di latta… Modernissima o vintage, quelle dei biscotti di una volta o una cosa lucida dal coperchio affilato come un rasoio. Scatole che lascino fantasticare di regali costosissimi.
Scatole rigorosamente vuote!

9 – Antistress.

Scacciapensieri che ce n’è tanto bisogno, palline antistress morbide e dorate…

10 – Dal web.
Un ebook, uno screensaver, una gif divertente, un’app… creatività, musica, giochi e magari un audiolibro per rendere proficuo il tempo passato in coda in autostrada o per sentire meno la fatica di una corsa.

Idee, solo quattro idee per provare ad essere creativi anche a Natale.
Mi raccomando di aggiungere sempre due righe evitando le frasi fatte.  Si deve sentire che sono parole nostre anche se a scrivere è l’azienda.

Attenzione che quest’anno Natale arriva molto prima!

IL-PACKAGING-PERFETTO

IL PACKAGING PERFETTO

IL-PACKAGING-PERFETTOIl packaging perfetto deve emozionare.
Una scatola bianca o nera, oppure rossa o d’oro, magari di legno o di sabbia…
Una grafica inaspettata, la superficie morbida o dura, di carta o d’acciaio, deve dire tutto del suo contenuto con nulla.
Può essere trasparente e mostrare ciò che contiene, ma lo può fare in modo molto diverso. Contenendo, proteggendo solamente, oppure aggiungendo valore e significato all’oggetto che contiene, rendendolo di fatto diverso.
Progettare il packaging giusto, che accresca il valore del prodotto industriale che contiene, sia un prodotto di lusso o di largo consumo, significa prima di tutto progettare un contenitore corretto che svolga le funzioni del proteggere e del contenere, trovare le soluzioni più economiche, contenere il peso e il volume, disegnare una grafica che dia istruzioni precise.

Una volta a posto con le norme di legge e con la necessità di comunicare le modalità d’uso, di conservazione o semplicemente le qualità estetiche del contenuto, a quel punto… conviene  cominciare daccapo provando a fare le stesse cose in un modo diverso.

Tutte le domande poste prima dovranno comunque trovare le risposte migliori, ma non è detto che siano sempre quelle.
Non si tratta di essere eccentrici, di giocare a inventare stravaganze, anzi a volte il percorso giusto potrebbe essere proprio quello opposto.
Semplificare, ridurre, modulare.
Un lavoro lento e duro come quello dell’acqua che leviga i sassi.
Il progetto del packaging spesso induce riflessioni importanti anche sul design dell’oggetto che dovrà contenere.
Fosse stato più lungo o più corto, o quell’elemento fosse stato disegnato diversamente, allora avremmo…
Peccato che raramente si possa ricominciare tutto dall’inizio.
Il packaging perfetto nasce dal progetto globale del prodotto e del suo contenitore con effetti qualche volta sorprendenti.

A volte il packaging perfetto non è una scatola ma sono parole che avvolgono.