Rebranding, cambiare è inevitabile
Ho fatto il rebranding di un’azienda di medie dimensioni con una bella storia alle spalle dove avevo già lavorato disegnando e aggiornando il logo in varie tappe negli ultimi trent’anni. Il nuovo logo doveva essere una sorta di ritorno alle origini, una ripulita da incrostazioni arrivate per assecondare necessità commerciali di cui non si vedeva più l’utilità.
Il rebranding doveva lasciare un segno importante riaffermando in modo nuovo e più consapevole lo spirito da cui l’azienda era nata.
In una situazione così, in cui si trovano tante aziende, piccole e grandi, la domanda è: quanto e su quante cose è possibile mettere le mani per non stravolgere l’identità in parte già costruita? Sembrerà un azzardo ma credo si possa cambiare tutto quello che il tuo pubblico è disposto ad accettare. Quindi in primis occorre conoscere chi è il tuo pubblico e poi i motivi centrali per cui ti sceglie.
Fatte salve poche eccezioni cristallizzate, si può cambiare tutto, tranne rendere irriconoscibile il logo e il proprio prodotto.
Il logo può subire variazioni anche importanti ma deve mostrare sempre i tratti identificabili del marchio.
Anche il prodotto ovviamente può mostrare novità importanti, può contenere materiali, forme e colori nuovi ma questo non per cambiare target, perchè in tal caso dovremmo parlare di riposizionamento, ma per aumentare il feeling del solito pubblico, magari cercando di allargarlo un po’.
Se l’azienda comunica correttamente e con costanza occupando tutti i canali che le danno visibilità, il rebranding sarà comunque una mossa vincente a patto di partire da una bella idea e saper gestire il cambiamento.
Se vuoi parlarne scrivimi o chiamami.