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I colori del lusso

Cos’è il lusso e quali sono i suoi colori?
Il lusso é eccellenza nella qualità, é esclusività, é sogno.
Il lusso é esagerazione o equilibrio? Eleganza rarefatta o creatività sfrenata?
É ridondanza o essenzialità?
É apertura al gusto internazionale o ricerca delle tradizioni locali?!
Non c’è un lusso soltanto, ce ne sono tanti che rispecchiano luoghi, persone e culture diverse…
Date le premesse avremo un’infinitá di colori del lusso:

L’oro, l’argento, il bronzo.
Colori metallici opachi o lucidi, da sempre simbolo di ricchezza, costosi, difficili da usare e sempre in bilico tra meraviglia e paccottiglia.

Bianco e Nero.
Essenzialità, pulizia, rigore. Archetipi del lusso che disgraziatamente si portano dietro un po’ di rogne. Troppo austeri e altezzosi, tendono ad escludere ogni altro colore e pretendono tutta la scena. Non bastasse, oltre a rappresentare il l’apice del lusso, incarnano per definizione moda e design, termini che si rapportano al lusso in una complessa relazione di amore/odio.

Il rosso.
Quello assoluto. Quello che ruba il nome ai brand che si azzardano a vestirsene. Passione, eleganza, trasgressione, arroganza.

Il viola.
Il colore dell’ambivalenza, della passione carnale e della contemplazione. Colore degli estremi, dell’esagerazione, del lusso osato. L’equilibrio perfetto tra rosso e blu che si stempera
dall’indaco al pervinca, dal lilla al fucsia… al melanzana, all’ametista, alla lavanda…

Le tinte pastello e quelle indefinibili.
Rosa, azzurro, grigio, sopra a tutti, e poi l’infinita gamma di tinte polverose… verde salvia, blu petrolio, azzurro carta da zucchero, rosa cipria, panna, burro, biscotto, terra di Siena bruciata, grigio topo e canna di fucile, paglierino, ceruleo, senape e zafferano, verde bottiglia, vinaccia…

Ogni colore può interpretare il lusso se imbrigliato in un preciso codice d’uso, se supportato da superfici materiche, carte goffrate, tessuti irregolari, legni striati, pietre porose e marmi compatti…
Ogni colore può trovar spazio in un progetto del lusso.

Hai un progetto in ballo? Chiamami, parliamone.

Spazi di rappresentanza

I luoghi che rappresentano il tuo lavoro meritano un’attenzione speciale.
Non sono molto diversi dallo stand in Fiera, quando senti immediatamente la necessità di dare forza alla tua identità per differenziarti dagli altri ed emergere. 
La Facciata
Per le aziende che affacciano su di un luogo pubblico, una strada, un’autostrada, un prato, una piazza, un vicolo… e qui hanno il loro ingresso principale, si tratta di pensare a tutta quella superficie come a uno spazio pubblicitario, piccolo o grande che sia. Dal chilometro rosso della Brembo alla piccolissima bottega artigianale la necessità di apparire e di comunicare è la stessa.
Spazi, superfici, trasparenze, colori, luci, insegne e scritte devono dire chi sei come fossero la copertina del tuo catalogo, la tua pagina pubblicitaria, la home del tuo sito.
L’ingresso
Accogliere non è una funzione banale.
Qui si tocca già con mano ogni dettaglio, materiali, luci, colori, suoni e profumi sono importanti e gli arredi fanno la differenza.
La sala riunioni
Dimensioni della sala, forma del tavolo, qualità delle sedute, illuminazione devono lasciar respirare e permettere di lavorare guardandoci in faccia e lasciando uno spazio speciale allo schermo, l’affaccio bidirezionale sul mondo.
Lo show-room
Spazio multifunzionale che spesso unifica ingresso, sala riunioni, uffici commerciali, sala campioni, aree relax, zone d’attesa, bar… È il luogo delle sperimentazioni, delle luci e dei grandi schermi, dei materiali alternativi, delle sorprese e delle trasgressioni senza dimenticare mai le regole che ti sei dato scrivendo la tua identity policy.
Può essere uno spazio piccolissimo e affascinante.

Hai un progetto in ballo? Vuoi parlarne?

L’idea per attrarre Il tuo Pubblico

Cosa cerchi quando vuoi costruire l’identità della tua attività?
Un’idea chiara e che attragga il tuo pubblico. 
Può essere ovunque.

– Colori inusuali
Piccole macchie. Righe sottili. Segni che si ripetono su tessuti, lastre di pietra, biscotti… Una tonalità particolarissima di malva, salvia, beige, mattone, tortora… ricordandoti che sarà un casino ripetere ovunque quella tonalità esatta, ma questo già lo sai e fa parte del gioco.

– Voci, musiche, rumori, suoni, canzoni…
Squilli, campane, note ripetute, ritmi e silenzi da apertura di cellophane, stridii, clacson, boing di rimbalzo, schiocchi, frammenti di colonne sonore, urla e… le tre note di quella vecchia canzone che sanno tutti.

– Materiali malmessi
Acqua che compare dappertutto, minacciosa, in pellicole trasparenti. Fiamme, sabbia, vento, per tessuti leggeri, schermi digitali, occhiali, e cappellini a fiori… Quella del materiale che parla solo di te è una strada difficile. Il Vantablack non si inventa tutti i giorni.

– Luci invisibili
Fili luminosi tessuti su corpi glabri. Piccoli lampi da pillole solari, eliche eoliche per sottilissimi neon ritorti su curve barocche. Piccole lastre abbaglianti per gioielli evolutivi… Giocare con la luce sta diventando sempre più interessante.

– Profumi sottili come lame
Segnali, sentieri voluttuosi, nuvole colorate di feromoni. Sentori di vaniglia, di vetro e di plastiche, tecnologie nuove, auto, legni antichi, muffe. Indimenticabili marchi invisibili…

– Superfici, carezze e pugni
Curve lisce come iperboli, onde ritmiche, linee gelate, ustioni mentali. Tiepidi, piccoli soft touch ovali, velluti punteggiati da occhi lucidi, spine di vetro, spirali umide da perderci le dita. Scatole, croste scheggiate, unghie e gessi striduli…

– Parole da amare o odiare
Evanescenti variazioni, scie lunghe, silenzio, buio, ombra, nero, rosso, curva morbida e sinuosa, lastra sottile, strisce, cosce, trasparenze, tagli, lame, abbagli… Sono infinite le parole che amo senza un motivo. Odio “variegato” e ora non me ne vengono altre.

Prendere un colore, un profumo, un segno, una musica… e cucirli con chilometri di storie, creando forme, paesaggi, pareti di stanze, tessuti, piccoli bar, bottiglie di vino, anelli, maglie, sedie… È un gran lavoro!

parla con la tua voce

Scrivere non serve a niente.
Se scrivi sempre le solite cose, quelle che scrivono tutti, è chiaro che scrivere non serve a niente.
Niente frasi complicate, paroloni difficili, filosofie inutili.
Non puoi vendere i tuoi prodotti, le tue idee, i tuoi servizi, le tue emozioni, senza far la fatica di raccontarli in un modo semplice così che anche i bambini possano capirli.
I tuoi prodotti sono unici come te.
Scopri in cosa ti distingui. Parla con la tua voce senza fare il verso a questo o a quello. Mostrati per come sei e prova a migliorarti percorrendo la tua strada.
Non è semplice e non ci si impiega un giorno. Si sbaglia in continuazione.
Io quando mi accorgo di aver fatto una scemenza raddrizzo il tiro, correggo, e mi incazzo con me stesso. Ma meglio così! Molto meglio che non vedere mai i miei errori.
Inizia a scrivere e a parlare del tuo lavoro come di una cosa concreta, che si tocca, che si mangia.
Cerca il tuo pubblico.

Bianco e Nero obbligatorio

Bella la Corporate Identity

giusto che tu sia rigoroso con la tua Grafica Istituzionale, ma ci sono occasioni in cui, per essere visibile, devi cambiare e aver a portata di mano soluzioni alternative.

Qualunque forma abbiano il tuo logo e la tua immagine aziendale è importante avere a disposizione le forme giuste per affrontare situazioni diverse.

Grandi insegne su edifici aziendali, cartelli stradali, apparizioni video, eventi, shopper…  Quando comunichi con chi ti guarda da lontano o quando hai pochi secondi per mostrarti, è necessario eliminare il superfuo e andare al sodo.

Tra tutte le opzioni creative a disposizione, portare tutto in bianco e nero, è quella indispensabile, da tenere sempre a portata di mano.

Qualsiasi siano i tratti e i valori distintivi della tua immagine aziendale sarà sempre possibile tradurli in bianco e nero.

Spesso non si può fare altrimenti.

Anche Pantone quando è necessario lo fa.

Predisponi il tuo logo e tutti i materiali necessari per comunicare anche in bianco e nero.

In modo semplice, chiaro, leggibile… originale e bello.

#biancoenero #black #white #blackandwhite #corporateidentity #identitàaziendale #visibilità #brandstrategy #artdirection #graphicdesign #packaging #exhibitiondesign

La creatività è fare

La creatività è fare, disegnare, scrivere… correre.
Se si vuole realizzare qualcosa bisogna iniziare a farlo. Sembra scontato ma non lo è. Se voglio disegnare un tavolo devo prendere carta e matita e iniziare a disegnare. Se voglio scrivere un romanzo e molto più semplicemente un post sul mio blog devo iniziare a scrivere. Se voglio correre una maratona devo mettermi un paio di scarpe da corsa e uscire a correre. Subito! Adesso!

I progetti sono fatti anche di tante altre cose, di ricerche, di analisi, di riflessioni, di momenti di stasi. Benissimo, ma senza muovere i piedi non si va da nessuna parte.

È molto probabile che all’inizio sbaglierò, non sarò subito soddisfatto. Ma è su quei primi errori che costruirò tutto. Le prime righe di matita che tiro su un foglio servono solo a sporcare il foglio, a farmi capire che dentro la matita c’è qualcosa e che prima o poi verrà fuori se continuerò ad usarla. Se scrivo qualcosa è probabile che di lí a poco cancellerò, aggiungerò, cambierò qualcosa o tutto. Potrò farlo perché ho iniziato a scrivere. Potrò migliorare il mio disegno perché ho iniziato a tirar segni su un foglio. Potrò arrivare in fondo alla mia maratona perché stasera sono uscito sotto l’acqua a correre 7 stupidissimi chilometri alla velocità di un bradipo narcotizzato.

La creatività è fare. È molto più fare che perdersi in attese contemplative di improbabili epifanie. La creatività è allenamento tale e quale alla performance sportiva. Per questo, e per tante altre cose, penso che sport e creatività siano così simili, specialmente gli sport di resistenza, corsa, ciclismo, nuoto, sci di fondo… L’endurance sport aiuta a gestire l’ansia, svuota la mente, mette ordine, insegna a gestire il flusso dei pensieri.
Per questo tante volte chiudo il computer, metto giù la matita, i pennelli e…
Vado a correre!

qualcosa di vero

Raccontare con efficacia l’azienda e i suoi progetti vuol dire essere credibili, veri.
Le parole devono mostrare le forme, sottolineare le fotografie, rendere chiari i percorsi progettuali.
La sedia sinuosa, la collana trasformista, la mantella luminescente, la bottiglia leggera…  Storie di idee, di persone, di materiali, di scarabocchi e soprattutto… di tentativi inutili, di sbagli, di casualità.
Per raccontare la storia di un’azienda, lo sviluppo di un’idea che diventa progetto e si materializza in qualcosa che si può toccare bisogna cercare parole vere, mostrarci per quello che siamo.
Facciamola finita con le frasi fatte, con le parole che a furia di essere ripetute non vogliono dire più niente, parole e frasi che si sgonfiano come vecchi palloncini.
I nostri prodotti esclusivi… flop
Dal lontano 1995 abbiamo sempre cercato… flop
Lavoriamo da sempre con passione… flop!
La ricerca del mood… flop!
L’essenza del design… flop!
Non si tratta di scrivere o parlare in modo più o meno semplice.
Per  raccontare i progetti bisogna avere il coraggio della verità, di raccontare le mani sporche e i tentativi sbagliati, i materiali rovinati, i confronti duri, le liti, gli amori, i tradimenti.
Bisogna cercare parole vere, che funzionino come macchine emozionanti, ma attenzione è un attimo e… flop!
La retorica a buon mercato ci aspetta tutti, esserne consapevoli è un buon punto di partenza.

Vi prego. Qualcosa in più della solita retorica, della solità banalità, della solita chiacchiera. Qualcosa di vero.
(Fabrizio Caramagna)

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