Articoli

ROSA,-ROSA,-ROSA__1000

ROSA, ROSA, ROSA…

ROSA,-ROSA,-ROSA__1000

 

Come per tutti i colori composti esistono infinite tonalità di rosa. Dal rosellina tenue, quasi impalpabile al rosa shoking che come dice il nome equivale a una cartellata sul muso.
Il ROSA è sempre una variante del rosso e anche nelle tonalità più tenui mantiene, magari in dosi omeopatiche, la carica vitale e l’aggressività del colore primario da cui nasce. Per questo in passato era il colore ad esclusivo uso maschile lasciando all’azzurro “vergineo” rappresentare la femminilità.
Oggi il rosa è il colore più pop che ci sia, trasgressivo, leggero, allegro e provocatoriamente unisex.
Nell’interior design e nella grafica, nell’abbigliamento e nella ceramica è un colore che ama farla da padrone in total look percorsi da decori e fili d’oro, colore che moltiplica le sue valenze pop e dal nero che ne argina  il dilagare in contrasti positivo–negativo.
Come il rosso, il bianco, il nero e l’oro che ne costituiscono la palette ideale di riferimento è un colore dalla forte carica simbolica. Impregnato da un sottile erotismo, dilaga nella passione sfrenata accostandosi a texture geometriche o nature, nere e oro. Il bianco ci gioca con ironica innocenza esaltando sino all’eccesso il suo lato puerile.
Un colore che esprime libertà, audacia e gioia di vivere.

SINESTESIA_b

SINESTESIA

SINESTESIA_b

 

Guardate i bambini alle giostre nelle grandi feste…

Inebriati dal profumo dei dolci!
Frastornati dalle musiche!
Golosi di tutto!
Curiosi di toccare ogni cosa!

Anche il cliente che entra nel tuo negozio, in fiera nel tuo stand, che visita il tuo sito internet o legge la tua brochure ha voglia delle stesse cose.
Abbiamo tutti tanta voglia di sinestesia.
Sapori che richiamano immagini, musiche che ricordano profumi, e superfici, colori… questa è sinestesia – dal greco antico – sýn – eaisthánomai – percepire insieme.
Voglio riempirne spazi e momenti ed oggetti,  voglio che investa tutti come una mareggiata quando entrano nello stand che ho disegnato per te. Voglio che la tua brochure e la carta stessa ti racconti una storia, molto prima delle immagini e delle parole,  ma anche insieme a loro.
Tatto, odorato, vista, udito, gusto, insieme.
Tutto quanto.
Non sarà troppo?
No. Forse neppure abbastanza
Ne vorranno di più, e ancora.
Col mio lavoro mi piace costruire armonie e contrasti.
Quello che faccio ha senso solamente quando qualcun altro ne diventa parte.
Le parole che nessuno ascolta, i colori che nessuno vede restano vani anche se sono bellissimi.
Sinestesia è l’unica risposta sensata all’anestetizzante profluvio di informazioni ed immagini e stridulo rumore bianco.
Non ti lascia scelta, la sinestesia.

Ti rapisce,  prende un pezzo dei tuoi ricordi, ci aggiunge un profumo, lo mescola alla tavolozza dei tuoi occhi e lo versa ancora caldo sulla tua anima nuda.
È una poesia, un’emozione di quelle che non lasciano scampo.
Mi piace disegnare oggetti come esperienze, cose da fare e guardare e sentire e annusare ed ascoltare.
Scrivere storie da dispiegare al vento.

Sinestesia, prendere tutto insieme e lanciarlo…
contro la bocca, gli occhi, le orecchie, il naso, le mani e colpire il cuore.

LA-BELLEZZA-DELL'IMPERFEZIONE_296

LA BELLEZZA DELL’IMPERFEZIONE

LA-BELLEZZA-DELL'IMPERFEZIONE_634

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mai come in questi anni l’imperfezione è stata assunta come parametro di bellezza.
Certo possiamo ancora riferirci al termine imperfezione con la sua accezione  più banale di difetto, di scarsa qualità.
In questi nostri tempi invece “l’imperfezione” è diventata sinonimo di fattura manuale, di artigianalità, di materie naturali, di diversità… e quindi di grande qualità.
E’ l’imperfezione che aggiunge valore alle nostre realizzazioni con  i segni degli strumenti del lavoro, il disegno delle fibre, la texture delle superfici.
L’imperfezione distingue l’azione dell’uomo dal prodotto delle macchine.

Nell’artigianato questo è evidente, tanto che i manufatti artigianali mostrano orgogliosamente i segni che differenziano un pezzo dall’altro quasi fossero opere d’arte.
L’artigianato più raffinato mette in evidenza i difetti delle materie prime naturali, i segni caratteristici  di una qualità non riproducibile su larga scala.
Una bellezza per definizione fuori dagli schemi stantii della riproduzione meccanica, dell’omologazione, degli standard destinati a soddisfare il gusto appiattito delle masse .
Ecco allora legni grezzi , pellami segnati dalle cicatrici, pietre dalle inclusioni inaspettate, tessuti ritmati da trame irregolari, metalli che si vantano delle ossidazioni, ceramiche, argenti e vetri che portano impressa la sapienza delle mani.
Oggetti preziosi che il tempo e l’uso renderà ancora più belli ed eleganti.
Una nuova sensibilità alla bellezza della verità.

Una filosofia di vita che ci investe di una sensibilità nuova.
La capacità di apprezzare la luce degli occhi messi in risalto dall’ordito delle rughe e le forme imperfette di corpi con una storia unica.
Finalmente, uomini o donne, sappiamo sempre più apprezzarci per ciò che siamo fuggendo le sirene siliconate dell’eterna giovinezza, tanto più dopo aver incontrato le mostruosità che certe assurde voglie producono.

Perfino la fotografia ora sta in bilico tra il farsi vanto di tutte  le distorsioni possibili, pensiamo a tutti i filtri pacioccosi di Instagram, e la possibilità di immagini così perfette da dare proprio per questo il senso della massima imperfezione: il fotografo artigiano delle luci, della messa in scena e di Photoshop.

La fotografia ha perso la funzione seriosa di tramandarci ai posteri ed è diventata un giocattolo divertente dove fare le boccacce e il nostro block notes per appunti volanti. Della perfezione non ci interessa più nulla.

Immagini mosse e volutamente slavate o dai colori improbabili. Rigature, effetti strani, sfocature e vignettature…
Teniamo in mano tutto il giorno il nostro telefonino ipertecnologico, il tablet e a poco a poco stiamo sostituendo i libri con i nostri ebook reader effetto inchiostro ma poi cerchiamo l’odore della carta ingiallita, il segno morbido della matita che appunta i pensieri a bordo pagina.

Inutile cercare giustificazioni, i nostri sensi persi nel deserto della perfezione delle macchine ci chiedono superfici vissute da toccare, immagini dense di segni da guardare, suoni rauchi carichi di emozioni da sentire, cibi dai sapori ogni volta nuovi che sappiano della terra da cui sono venuti.
I segni spesso impercettibili dell’imperfezione rendono la nostra esperienza quotidiana assolutamente personale.
L’imperfezione è bellezza!

PENSIERI-IMPURI-INTORNO-AL-DESIGN_296

PENSIERI IMPURI INTORNO AL DESIGN di UNO SPREMIAGRUMI

PENSIERI-IMPURI-INTORNO-AL-DESIGN_634

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensavo al design… a quando si disegna un oggetto…
Al product design…Così in generale…
Pensieri strani… pieni di contaminazioni… e mi è venuto in mente Juicy Salif, lo spremiagrumi disegnato da Philippe Stark per Alessi 25 anni fa.
Non c’entra il battage pubblicitario di questo venticinquennale, nè il nome stucchevolmente famoso del designer francese, nè la fama dell’oggetto e della marca.
Mi piace questa scultura che qualcuno si ostina a pensare utile. L’ho amata da quando è comparsa sulle riviste e nei negozi senza che se ne capisse bene l’utilità.
Un mostriciattolo perfetto da far proliferare in film di fantascienza sanguinolenti.
Ma perché ha avuto così tanto successo?
Proviamo a carpirne il segreto.
È semplice!
Elementare, compatto, lucido, un solo materiale. Anche per il Juicy vale l’aneddoto poco originale che sia nato da uno scarabocchio su un tovagliolo di carta al ristorante.
Non ha bisogno di istruzioni.
È bastato fotografarlo con mezzo limone in testa e si è capito tutto.
È facile da pulire.
Basta infilarlo sotto al rubinetto!
É innovativo.
Chi l’aveva mai visto uno spremiagrumi così?
È ergonomico e in larga misura accessibile a tutti.
È divertente!
Sembra un giocattolo spaziale!
È sexi.
La sua forma fallica sorretta da quelle zampe da insetto alieno me lo fanno accostare al rompighiaccio di Basic Instinct anche se quello era solo uno spillone.
È bello.
Dite la verità! In quanti l’avete comprato pensando di usarlo?! Nel 99% dei casi fa da soprammobile, fermacarte, porta foto… e tanto altro!
Ecco! Per me lo Juicy Salif riassume in sé tante delle regole che fanno buon design.
É semplice, facile da usare e da pulire. È innovativo, si comunica e pubblicizza da solo. È ergonomico, divertente e… Soprattutto è bello! Così bello da farci dimenticare tutte le altre sue qualità!
Un esempio da copiare… Provando ad applicare il metodo Juicy ai nostri progetti.
Nel frattempo il mio… me l’hanno fregato!
Questo post di sicuro non è una marchetta… Ma fossi Alessi ci penserei!!!

il-colore-viola_296

IL COLORE VIOLA, CREATIVITA’, POTERE E TRASGRESSIONE

il-colore-viola_634

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi, Venerdì  Santo, nella tradizione cattolica, le chiese “…mostrano in viola che Cristo è morto”.
La citazione Gucciniana di  “Venerdì  Santo” mostra passioni molto più umane che religiose.
Da quando, giovanissimo DeeJay di radio libere,  mi occupavo solo di cantautori, da allora ogni Venerdì  Santo mi viene in mente la canzone di Guccini e di questa mi resta dentro solo una parola: VIOLA.
Oggi  mi perdonerete se mi lascerò andare a raccontarvi un onirico e insensato filo di parole che si attorciglia intorno a questo colore.
Amo il VIOLA più di  tutti i colori incerti e indefinibili che amo già più di tutti, colori difficili perfino da nominare che di solito per  essere precisi ci tocca evocare immagini eloquenti  e specifichiamo…  tipo…  giallo zabaglione col vermut che ce ne saranno venti tipi, o color cacchina di neonato il cui range è ancora più ampio. E così per  turchesi… ambre, colori di vini, di mele…
Mi piacciono i colori difficili da definire, roba che tocca girare con le mazzette dei PANTONE.
Ma ho divagato. Torniamo al VIOLA che è il mio colore ed è il colore di questa giornata anche se le due cose non c’entrano nulla.
VIOLA per me è il colore di Eros e Thanatos, non il rosso come tanti vorrebbero, e però neanche quel viola/blu di cui si addobbano le chiese per il lutto.
Un viola che tende al rosso e che sa di vinacce, di sangue rappreso e di mucose erogene.
Non Marsala che per inciso se qualcuno se ne fosse già dimenticato la PANTONE  ha eletto colore dell’anno.
Il viola che amo, che interpreta la passione di Eros e di Thanatos, è un viola/rosso che sa di prugne, di uva e di sangue, sangue blu naturalmente…  che è viola eh!
Il viola, nelle composizioni grafiche, rafforza ancora  di più le sue connotazioni drammatiche se abbinato a forme curve, curve e controcurve, ellissi, forme ovoidali, a font morbidi e indefiniti. Al contrario può ristabilire equilibri di algida eleganza se va a tingere forme spigolose semplici come rettangoli e triangoli con font a bastoni.
Nella teoria dei colori il giallo si oppone al viola ed è il suo complementare.
Giallo e Viola sono sempre stati icone pop. Penso alla Marilyn di Warhol, ok, ce ne sono di tutti i colori,  però se chiudo gli occhi la vedo,  la pelle rosa fucsia con le labbra magenta (e nel ricordo chissà perché diventa tutto viola)  e i capelli gialli su uno sfondo turchese.
Il viola è il colore degli anni ’60, della rivoluzione sessantottina, del maggio francese, del design, del gruppo Menphis, di Sottsass e compagnia bella, della cultura psichedelica, della modernità leggera fatta di bevande colorate, ghiaccioli, gelati ai mirtilli, lecca lecca ovali con lo stecchino e stivaloni di plastiche lucide che correvano su su fin quasi a lambire microgonne gialle.
Il viola è il colore della trasgressione e per una strana legge del contrappasso è il colore del potere assoluto, il colore con cui si foderano corone e mitrie, il colore dell’ametista vescovile e dei paramenti sacri.
Che strano il colore viola, The Color Purple, il libro di Alice Walker e poi il film di Spielberg e ancora The Scarlet letter , di Hawthorne (che, scusate, per me è viola uguale) e i tanti film che ne sono venuti.
Mi ritrovo a raccontarvi ancora del colore viola esattamente a un anno di distanza, non me lo ricordavo.
E’ un colore strano,  fatto di emozioni,  di luci al neon nei bar di periferia, un colore dal sapore dolce di caramelle e marmellate, un colore che profuma di cioccolato di uvetta e di vaniglia (il profumo di tutte le cose intense, belle e buone).
Il viola è il colore cangiante della creatività, del design, della moda, della trasgressione, della spiritualità e della morte.
Sarebbe bello ritrovarci tutti in una specie di gruppo di analisi collettiva in cui ognuno raccontasse il suo viola, i suoi viola, le sensazioni i ricordi, gli oggetti.
Com’è il vostro viola?

ooooooh_296

L’effetto oooooh!

ooooooh_634

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ieri un cliente mi ha chiesto:
– Fai un sacco di cose, progetti stand, scrivi, disegni oggetti, ti inventi i video…
Ma cos’è che ti piace davvero fare?! La cosa che ti piace di più.
Di botto gli ho risposto che la cosa che mi piace fare di più è stupire.

Avete presente quando si mostra a un bambino piccolo come si fanno le bolle di sapone?!
Non quelle normali, col tubetto del sapone liquido e il cerchietto, ma quelle giganti fatte con un litro di sole piatti e 10 di acqua in un catino grande e un cerchio da hula–oop che lui ci può saltare dentro… che la prima volta che gliele mostri gli brillano gli occhi e resta lì a bocca aperta e fa…
– Oooooooooh! –
Ecco mi piace da morire quel oooooooooh!
L’effetto oooooh!

Gli acquiloni, le farfalle che escono dai libri, i boschi dagli alberi colorati, e i maiali blu. Le cose gigantesche o quelle piccolissime, scrivere una cosa che sembra non si capisca niente e invece alla fine oooooooooh!
Depliant fatti di un’idea, fogli bianchi, grafiche tridimensionali con materiali mai usati, packaging che sembrano giocattoli, immagini così semplici che non ci si era mai pensato, luci come lame o come immensi batuffoli di cotone, buio improvviso e…  oooooooooh!

Che bella l’espressione della sorpresa! L’effetto oooooh!
Quella bocca un po’ aperta, gli occhi sgranati e quel sorriso leggero che detto così farebbero pensare a un deficiente… ma no! E’ solo lo smarrimento di non aver previsto, sorpresa, magia.

Ecco provate a immaginare di presentare le vostre cose così, di mettere ai vostri clienti degli occhiali rosa che mostrino i vostri prodotti sotto una nuova meravigliosa luce e… oooooh!

Amo quegli occhi che si accendono di pagliuzze gialle e fanno oooooh!

il-colore-viola_296

IL COLORE VIOLA

il-colore-viola_634

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colore viola non è solo il titolo di un film.
Ci sono una quantitá infinita di viola, tutte le gradazioni dal rosso/rosso al blu/blu.
Un colore che prende un sacco di nomi che individuano tonalitá precise: pervinca, lilla, indaco, fucsia, melanzana, magenta, orchidea, prugna, rosa shocking, vinaccia, bordeaux, ametista, glicine, cremisi, lavanda, malva, ciclamino e un sacco di altre sfumature.
Il viola con il suo complementare giallo sono i colori pop per eccellenza. Il viola e il giallo sono stati tra i protagonisti di Memphis, la più grande rivoluzione a colori del design italiano e hanno composto una delle più belle Marilyn di Warhol oltre a tanti degli omini di Keith Haring.
Se disegno una poltrona ellittica, la linea curva di uno schienale, la forma morbida di un cuscino mi vengono viola. La forma della sensualitá é l’ellisse viola. Il sesso è viola, prugna e vinaccia. Il colore viola è creativitá sempre in trasformazione. Il viola é il colore della trasgressione perció sarebbe un controsenso usarlo per disegnare segnali di divieto anche se proprio per questo forse lo si dovrebbe fare!
Chi studia la psicologia del colore ci ricorda che il colore viola sta in equilibrio, precario aggiungo io, tra il corpo e lo spirito, tra la passione del rosso e la trascendenza del blu. Credo sbagli chi afferma che nel viola il rosso si mitighi in un raffinato erotismo. Anzi, è vero il contrario, il blu trascina il rosso nel vortice viola della passione senza più ritegno. Ovviamente è vero anche il contrario, è questa la magia del viola e dei suoi tanti nomi.
Rudolf Harnheim uno dei più importanti studiosi della psicologia della forma e del colore considera il colore viola opprimente. Ma un quadrato vinaccia sará più o meno opprimente di un triangolo rosa shocking? Un bel divanone morbido a forma d’ovoidale irregolare sará ugualmente comodo nel color Fuchsia Rose che Pantone ha nominato colore dell’anno nel 2001, o sará più rilassante nel Radiant Orchid scelto per il 2014?
Non resta che l’imbarazzo della scelta, qual è il colore viola che vi piace di più!

_comunicare_sensi_540x400

Design, comunicare con i sensi.

_comunicare_sensi_634x400Gioielli da mangiare, carte profumate, pareti di ghiaccio, lampade ipnotiche o rilassanti, poltrone dalle superfici incredibili da toccare, oggetti sonori…
Vista, tatto, gusto, udito e olfatto. Qualche volta ci dimentichiamo di come siamo fatti, di quanto siamo complessi, dell’infinita varietà di sensazioni che siamo capaci di provare.
Dal design del prodotto, una sedia, un gioiello, una lampada, un contenitore, fino alla grafica, all’ architettura, ai progetti espositivi… non possiamo dimenticarci di solleticare tutti i sensi. Il colore, la forma, superfici lisce, ruvide, morbide, calde, secche, rugose… il suono che produce la percussione, il profumo dei materiali che scende fino a titillare le papille gustative. L’estasi, il piacere, il disgusto, lo schifo, indifferenza, desiderio, repulsione, quanti stati d’animo diversi può provocare un oggetto, il contenuto di un testo, un video. Comunicare la marca significa prima di tutto decidere  quali saranno i nostri sapori, i nostri profumi, la nostra musica, che superfici avranno gli arredi dei nostri punti vendita, i colori, la temperatura, le immagini. La definizione di tutti questi aspetti ci permetterà di comunicare chi siamo al nostro pubblico utilizzando per ciascuno il canale sensoriale a cui è maggiormente sensibile. Coinvolgiamo chi ci ascolta, ci guarda, tocca, annusa e assapora ciò che offriamo nel gioco coinvolgente della comunicazione totale.
Fortunatamente il nostro istinto animale è ancora vivo. Abbiamo mille antenne, infinite capacità di apprezzare anche le sfumature sensoriali più sottili. Qualche anno fa immaginavo di creare un gioiello-regalo che comunicasse fortemente i sentimenti d’amore, d’amicizia, di stima del latore dell’oggetto. Il progetto, pensando ad un oggetto dai costi molto contenuti, percorse ogni possibile manifestazione simbolica e si concentrò sulle possibilità di personalizzazione, così che ognuno potesse mettere qualcosa di suo, di intimo da regalare. Fu un bel successo! Comunicare emozioni ripaga sempre.

CONTATTAMI