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REGALI PER I CLIENTI, GADGET, OMAGGI…

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Anche quest’anno in questo periodo, per fortuna c’è chi lo fa molto prima, eccoci qui a pensare ai regali, ai gadget, a piccoli e grandi doni che ogni anno rivolgiamo ai clienti.
Io qui a ripetere le stesse importanti cose di sempre come fosse l’evento del millennio.

Chiamiamoli come vogliamo, sono quei gesti che mostrano ai nostri clienti l’attenzione che abbiamo per loro. Piccole o grandi cose per farci ricordare, per definire ancora un po’ la nostra immagine.

Possiamo inventarci quello che vogliamo. Raramente potremmo usare la fantasia così, senza limiti, e invece la sola parola, regali, ci ingabbia in strutture mentali rigide portandoci a ripetere, ripetere, ripetere…

Le solite cose buone, magari dolci. Sapori della tradizione, profumo di cioccolato, zenzero e canditi.  La differenza la fa il packaging.
Prendete tutta la tradizione di cui siete capaci e mettetela in confezioni che non c’entrino niente. Palle nere, sacchi avana, tubi di pelo fucsia…

Piccole trasgressioni. Roba dal design incomprensibile, arte, moda, piccoli oggetti dalle superfici lisce, cose dal significato ambiguo e dalla funzione incerta.
Diamo spazio alla comunicazione visiva. Contenitori essenziali e decorazioni creative.

Amo le matite e odio la diabolica penna a sfera che resta il gadget per eccellenza. Evitiamola come la peste. Se invece proprio non sappiamo resistere, va benissimo una Bic Cristal o una Montegrappa, dipende dal badget.
La personalizzazione può cambiare tutto.

Ricordiamoci che il packaging è il regalo. 
Quello che si vede subito. Nasconde e annuncia la sorpresa. Fa provare il primo piacere alla vista e al tatto. Racconta il tempo impiegato, la dedizione, la cultura e il gusto. 

È il pensiero quello che conta.
Non è un abusato modo di dire. È proprio vero che il pensiero è quello che conta. Per questo dobbiamo renderlo visibile.
Scriverlo è il modo più semplice per comunicarlo ma non è l’unico.
Gaber diceva che un’idea per essere vera bisognerebbe poterla mangiare. Proviamo a far sentire come sono vere le cose che scriviamo.

Perché il nostro regalo serva a qualcosa. Magari a tante cose.
Anche a farci ricordare con un sorriso.

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IL PACKAGING PER FARSI SCEGLIERE

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Per vendere bene il packaging è importante.

Quando ci viene l’idea per un nuovo prodotto ce lo vediamo già esposto in vetrina con le luci giuste, i colori perfetti, il suo packaging  che di fatto è il prodotto stesso e cominciamo a pensare…

Una forma mai vista.
Vogliamo stupire? Siamo sicuri che quello a cui stiamo pensando non l’abbia già fatto qualcun altro in settori diversi dal nostro?
Impariamo a copiare. Una bella idea per il pack di una maglietta magari è perfetto per la nostra pasta, quello per gli occhiali forse funziona benissimo per dei gioielli. Prendiamo spunto da una confezione originale e progettiamo quella che serve a noi.

Salviamo il mondo.
Non sia mai detto che saremo noi a mandare a catafascio il pianeta riempiendolo di plastichette immonde.
Allora togliamo tutto quello che non serve, proprio tutto e ricordiamoci che il packaging più ecologico è quello che non si butta perché troppo bello.

La grafica è quasi tutto!
È la scelta centrale di qualsiasi packaging.
Il nostro marchio un faro che ci illumina. Applichiamo il manuale della Corporate Identity, seguiamolo come un testo sacro e non sbaglieremo mai.

Il packaging deve parlare.
Raccontare del suo contenuto, mostrare e non mostrare, far immaginare e intravvedere. Come la copertina di un libro, come un abito da sera, come i titoli di testa e l’introduzione sonora di un film.

Esagerare funziona sempre.
Monacale. Un segno emblematico soltanto, una trasparenza, un vuoto enorme.
Ridondante. Texture coloratissime, un affollamento inestricabile di intrecci tridimensionali.
Niente e tutto, evitiamo il così così.

Materiali spiazzanti.
Maniche di tessuti rugosi raccontano di lavorazioni manuali e avvolgono bottiglie di liquori e macchine fotografiche.  Tubi di alluminio lucidissimo, scatole di vetro sottile, sacchi di iuta per scarpe, lampade, ceramiche.

Colori da vetrina.
Un famoso industriale del mobile diceva che tutte le sedie che mostrava in fiera per la prima volta dovevano essere rosse. Facile capire il perché. Bianco, rosso e nero la fanno di sicuro da padroni poi certo anche il contesto fa la sua parte. Pensiamoci prima di scegliere il colore del nostro contenitore.

La confezione del nostro prodotto ne determinerà in gran parte il successo. Iniziamo a pensare al packaging fin da subito, già mentre progettiamo il prodotto.

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COLORI e altri pensieri da non dormirci

COLORI

 

Ce l’abbiamo il nostro colore aziendale?
Quando scegliamo il colore per la parete della sala riunioni, per lo stand, l’espositore vetrina, il packaging o lo sfondo di un post su Facebook da cosa ci facciamo guidare? Fregola del momento? Gusto? Manuale della Corporate Identity?
Ci sono due strade.
Fare una scelta radicale e da lì non schiodarsi più. Bianco e Nero e basta. Solo colori pastello. Solo tinte squillanti, tipo Rosso Ferrari…  Ooops! Ci voleva solo che quelli della Ferrari si inventassero di fare un Rosso slavato… ci voleva!
Oppure appartenete alla schiera di chi ha scelto i suoi colori aziendali ma li ridiscute ogni volta? E sappiamo tutti quante volte toccherà discuterli.

I vostri sono i colori del Lusso?
Ma lo sapete che i colori del lusso non esistono?

A parte il Beige che va su tutto, non è caldo e non è freddo. Anche l’Azzurro purchè non sia mai troppo Azzurro ma Turchese slavato, Carta da zucchero, polvere.

Oppure Rosa ma non proprio Rosa. Una declinazione di tutti i Viola Rossi pieni di Bianco e di Nero. Lilla, solo un velo di Lacca di Garanza annegata in litri d’acqua. Anche Burro o Grigio azzurro.

Rosso con quella punta di Nero che basta ad uccidere tutta la sua cafonaggine.

L’Arancio è il solo a poter esibire tutta la sua volgare solarità e la joie de vivre senza doversi spargere il capo di Cenere.

Verde smeraldo nel lusso va bene solo se si tratta di smeraldi veri altrimenti molto meglio il Salvia, o il Verde Oliva, Verderame, Muffa di Gorgonzola, Verde polvere che poi è uguale al Salvia più sbiadito.

Il nero assoluto, totale, pieno, lucido va bene per tutti così come il Bianco in tutte le sue forme. Se pensate ci sia un solo Nero e un solo Bianco non sapete niente di colori e di mazzette Pantone.

Il Marrone non va mai bene! Su niente. Wengé invece sí e anche Terra di Siena purché non sia troppo bruciata. 

Nel mondo del Lusso i Viola vanno tutti bene  purché tendenti al nero e al bianco. Anche il Giallo Ocra chiaro se un po’ sporco di Nero. Giallo paglierino impolverato.

Poi ci sono il Rosso Valentino, il Greige di Armani, l’Arancione di Hermès… e il Blu Tiffany, quel Pantone PMS 1837 che è l’emblema di come un colore da solo possa fare marca.

Il lusso?
È trasparente come l’aria.

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CI VUOLE OCCHIO E TEMPO

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Se non si ha occhio non si fa niente.
Niente architettura, niente grafica, niente pittura, niente fotografia, niente scenografia, niente design…
Per niente si chiamano arti visive.
Ci vuole occhio! 
Così come per suonare ci vuole orecchio e devi averlo tutto anzi parecchio come diceva il grande Jannacci.
Ma una volta che hai avuto la fortuna di avere un occhio capace di distinguere una bella linea da una sbilenca devi sperare che ti diano anche il tempo per accorgertene.
Bisogna aspettare perché le forme si rivelino. 
Spesso basta un attimo ma tante volte quella che sembrava una scelta  perfetta due ore o due giorni dopo mostra i suoi lati storti.
Purtroppo il tempo è sempre troppo poco, sempre meno.
Spesso nelle aziende giunti al momento di far entrare in gioco la creatività si ha troppa fretta di finire e difficilmente si possono programmare pause di riflessione. Così capita che un lavoro lo si debba fare tre volte oppure che ci si accontenti.
Mettiamo in campo per tempo l’occhio e diamogli il tempo di abituarsi alla luce!

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non lo faccio mai…

NON-LO-FACCIO-MAI

 

Non lo faccio mai…
ma forse ogni tanto meglio farlo
intendo promuovere direttamente il mio lavoro, così senza tanti preamboli, di solito preferisco raccontare di design, grafica, fotografia, web, interior design, packaging, exhibition design, scrittura… e un po’ tutto quello che interessa o capita a me che di lavoro vendo idee, progetto e creo materiali per aiutare le aziende a migliorare i propri prodotti e a comunicarli.
Chi sono, ed esattamente cosa faccio?
Di me continuo a dire che sono un architetto e un maratoneta, o viceversa, come preferite, continuo a dirlo nonostante le mie corsette siano diventate sempre più rare e lente. Mi piace lo spirito della corsa di lunga e lunghissima distanza, la determinazione un po’ folle necessaria ad arrivare in fondo. Una voglia di fare sempre meglio, di trarre motivazione da ogni sfida che aiuta anche nel lavoro. Dipingo, scrivo, fotografo anche solo per passione. Appena laureato ho fatto l’architetto, quello che progetta le case e i piani urbanistici, poi il caso mi ha portato dentro la fabbrica. Una fabbrica di gioielli che avevo progettato io. Dentro l’azienda ho fatto tutto quello che un creativo può fare, ho disegnato collezioni e pezzi unici, gioielli innovativi e altri sulle tracce della tradizione, immaginato campagne stampa, seguito shooting fotografici, impaginato cataloghi, inventato slogan, montato video, progettato corner in negozi prestigiosi e inventato stand e vetrine per le Fiere più importanti. Ho vissuto l’arrivo di internet come una grande opportunità per tutti portandoci l’immagine aziendale, scrivendo newsletter, scattando foto e creando i materiali da condividere sui social network.
Quasi dieci anni fa, ho deciso di allargare il mio raggio d’azione mettendo al servizio di ogni tipo di azienda  l’esperienza maturata dall’interno del mondo produttivo. Da allora ho disegnato mobili e ceramiche, accessori d’argento, oggetti di plastica, di marmo e di metallo, disegni per tessuti, tanti LOGO, la grafica istituzionale e l’immagine coordinata per aziende molto diverse tra loro.
Dico sempre che il mio lavoro vale solo la metà del risultato finale, l’altra metà ce la mettete voi condividendo idee, informazioni e stimoli senza i quali non sarebbe mai possibile dare forma e valore al vostro lavoro e comunicare un’immagine forte e coerente della vostra impresa.

Per lavorare insieme serve un feeling senza il quale non si fa niente,
chiamami
Paolo Marangon
335 496048

I-PACCHI-DI-NATALE

I PACCHI DI NATALE

I-PACCHI-DI-NATALEOk, sono in ritardo, lo so!
Magari però non sono l’unico e comunque mi farò perdonare con 7 confezioni natalizie eccezionali. E se non fossero proprio natalizie? Amen! Anzi, meglio…  così  potremo usarle tutto l’anno.
1 – Food &Wine tra il minimal e il vintage
Roba da vino, dolci, formaggi e salsicce. Prendiamo carte color nebbia, bianche, salvia, turchesi…  e guai a chi tira fuori… carta da zucchero… forse gialline… importante che siano ruvide e spesse e magari tutte operate, come la carta roccia dei presepi.
Abbiniamoci un tessuto, una maglia… incolliamoci la  silhouette nera di una nuvola o di un gatto…
Accartocciamo tutto attorno con un sapiente giro di rafia color Natale e voilà c’est fait!
2 – I sacchetti del pane.
A proposito di carte un po’ così… prendiamo i sacchetti del pane e aggiungiamoci quello che vogliamo, proprio come col pane. Scritte, disegni, scarabocchi tracciati in fretta col pennarello largo… un cartone colorato,  un pezzo di feltro  e chiudiamo il nostro sacchetto con uno spillone di legno come quelli per gli stuzzichini.
3 – Un guanto!
Una calza di lana grossa… Uff! No che non è la befana! Nera o rossa… un guanto di paillette, ci infiliamo il nostro profumo, la grappa, un libro (sforzando un po’) e chiudiamo usando l’altro guanto… l’altra calza, ma non allo stesso modo, avvolgendo, tappando, arrotolando…
4 – Un vecchio libro.
Cerchiamo in fondo alla libreria, in seconda fila e tiriamo fuori quel vecchio libro grosso come un mattone con la copertina rigida, apriamolo a metà e…
I bibliofili mi perdonino ma ci sarà mai un posto più intrigante per  nascondere orecchini di smeraldi o semplicemente un pezzo da cento che un vecchio trattato di geologia?
5 – Un altro libro… non libro.
Due lastre di poliuretano nero, quello bello spesso, denso… costa una cifra, accontentiamoci di una cosa soft,scaviamole un po’ e farciamole come sandwich.
Per fissare il tutto una fascetta come fosse il premio Strega.
6 – Un libro vero!
Un libro che vi sia piaciuto davvero tanto, che ne so, Murakami, Roth, King…
quello che piace a voi purchè sia sempre un bel mattone che è meglio per accoppiarlo al regalo vero… una bottiglia di vino rosso che costi almeno dieci volte il libro, un chilo di Asiago, un tartufo bianco d’Alba… Leggere a stomaco vuoto non è bello e nemmeno mangiare senza la compagnia di una bella storia.
Legare tutto con un filo rosso d’Arianna.
7 – Basta il pensiero!
Quante volte abbiamo detto – Basta il pensiero! – E poi è proprio del pensiero che quasi sempre ci dimentichiamo. Allora proviamo a racchiudere il significato del nostro regalo avvolgendolo con un filo di parole lungo abbastanza da racchiudere tutto.
Che bello fare regali a Natale! Ancora di più impacchettarli con niente.

Buon Natale!

NATALE ARRIVA PRIMA

NATALE ARRIVA PRIMA

NATALE ARRIVA PRIMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quest’anno pare che Natale lo si voglia anticipare di quindici giorni.
Sembra che la notizia bomba verrà annunciata tra poco.
Ecco allora in fretta e furia come ogni anno qualche ideuzza per regali, gadget e pensierini aziendali.
Magari solo un appunto da tener buono per un’altra occasione…Il gadget per una fiera, un evento…

1 – Tempo. È  tempo di regalare tempo!
Un regalone bello grosso da fare solo a persone speciali. Andate lì e dite – Eccomi qua, che facciamo? –
Un regalo difficile che presuppone che l’altro sia disposto a ricambiare nello stesso istante.
Meglio inviare coupon in tagli da un’ora, un giorno…
Attenzione a non esagerare.

2 – Charity.
Mille cause degne di sostegno…
Anche questo un regalo difficile che ha più a che fare con la testa e il cuore che con il portafogli.
Un promemoria per mantenerci vivi.

3 – Prove d’autore.
Modelli di carta, lampade monouso, giochi, piccole sculture…
Un bel sistema per testare un nuovo prodotto.

4 – Wine and Food.
Sapori inebrianti in forme sorprendenti.
Prelibatezze infilate in confezioni dalle grafiche concettuali.
Monodosi emozionali, boule morbide e trasparenti… geometriche porzioni di pozioni inebrianti.

5 – Oggetti da collezione.
Creazioni artigianali o scemenze creative da ripetere ogni anno con variazioni minime.
Piccoli o grandi oggetti che segnano il passare degli anni, pietre miliari che resteranno lì a imperitura memoria della vostra generosità o meglio… della vostra creatività!

6 – Libri.
Un libro non deve mancare mai.
Commissionato apposta… o scelto in modo un po’ provocatorio.

7 – Arte!
La stampa artigianale disegnata da voi o meglio ancora dal vostro treenne…
Voglio vedere chi avrà il coraggio di criticare.

8 -Scatole!
Di legno, di carta, di plastica, di latta… Modernissima o vintage, quelle dei biscotti di una volta o una cosa lucida dal coperchio affilato come un rasoio. Scatole che lascino fantasticare di regali costosissimi.
Scatole rigorosamente vuote!

9 – Antistress.

Scacciapensieri che ce n’è tanto bisogno, palline antistress morbide e dorate…

10 – Dal web.
Un ebook, uno screensaver, una gif divertente, un’app… creatività, musica, giochi e magari un audiolibro per rendere proficuo il tempo passato in coda in autostrada o per sentire meno la fatica di una corsa.

Idee, solo quattro idee per provare ad essere creativi anche a Natale.
Mi raccomando di aggiungere sempre due righe evitando le frasi fatte.  Si deve sentire che sono parole nostre anche se a scrivere è l’azienda.

Attenzione che quest’anno Natale arriva molto prima!

IL-PACKAGING-PERFETTO

IL PACKAGING PERFETTO

IL-PACKAGING-PERFETTOIl packaging perfetto deve emozionare.
Una scatola bianca o nera, oppure rossa o d’oro, magari di legno o di sabbia…
Una grafica inaspettata, la superficie morbida o dura, di carta o d’acciaio, deve dire tutto del suo contenuto con nulla.
Può essere trasparente e mostrare ciò che contiene, ma lo può fare in modo molto diverso. Contenendo, proteggendo solamente, oppure aggiungendo valore e significato all’oggetto che contiene, rendendolo di fatto diverso.
Progettare il packaging giusto, che accresca il valore del prodotto industriale che contiene, sia un prodotto di lusso o di largo consumo, significa prima di tutto progettare un contenitore corretto che svolga le funzioni del proteggere e del contenere, trovare le soluzioni più economiche, contenere il peso e il volume, disegnare una grafica che dia istruzioni precise.

Una volta a posto con le norme di legge e con la necessità di comunicare le modalità d’uso, di conservazione o semplicemente le qualità estetiche del contenuto, a quel punto… conviene  cominciare daccapo provando a fare le stesse cose in un modo diverso.

Tutte le domande poste prima dovranno comunque trovare le risposte migliori, ma non è detto che siano sempre quelle.
Non si tratta di essere eccentrici, di giocare a inventare stravaganze, anzi a volte il percorso giusto potrebbe essere proprio quello opposto.
Semplificare, ridurre, modulare.
Un lavoro lento e duro come quello dell’acqua che leviga i sassi.
Il progetto del packaging spesso induce riflessioni importanti anche sul design dell’oggetto che dovrà contenere.
Fosse stato più lungo o più corto, o quell’elemento fosse stato disegnato diversamente, allora avremmo…
Peccato che raramente si possa ricominciare tutto dall’inizio.
Il packaging perfetto nasce dal progetto globale del prodotto e del suo contenitore con effetti qualche volta sorprendenti.

A volte il packaging perfetto non è una scatola ma sono parole che avvolgono.

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LA CONFEZIONE DEI REGALI DI NATALE

la-confezioneQualsiasi regalo abbiate in mente di fare sappiate che la confezione è importante almeno quanto il regalo.
Questo se il regalo non dovete farlo ad un amico o a un cliente giapponese.  In  quel caso la confezione diventa  infinitamente più importante del regalo.
Almeno una volta dovremo regalare bellissime scatole vuote come fossimo in Giappone.
E se invece si è scelto il solito maglione, un libro, una cravatta, un gioiello, il telefonino o un videogioco… Che fare?!
Non importa il regalo, l’importante è la confezione!
Il nostro regalo dovrà far venir voglia di fotografarlo prima di aprirlo e quasi, quasi lasciar spazio alla tentazione di non aprirlo proprio per evitare di profanare la nostra composizione.
Non pensate neanche per un attimo a rametti di pino, carte rosse e dorate, stelline, fiori, nastri…  o ad altri ammennicoli del repertorio natalizio.
Useremo fogli di pluriball  trasparenti o neri, oro se proprio non sapremo resistere ai colori natalizi.
Sacchi di iuta al profumo di caffè.
Fogli di giornale, puri e semplici quotidiani. Certo fanno più figo i titoli prestigiosi di The Times, Der Spiegel, Washington Post, Le Figaro e i caratteri esotici di quotidiani arabi, russi o cinesi.
Sciarpe, plaid e berretti potrebbero adattarsi a contenere il nostro cadeau, regalo nel regalo.
Farà la differenza un dettaglio, una macchia di colore, un profumo, un grosso bottone colorato, l’iniziale del destinatario grande e lucida.
E i pacchi aziendali?
Le fatidiche confezioni regalo destinate a dipendenti e clienti disegnano una gerarchia di lustrini inversamente proporzionale al valore del loro contenuto, sempre, assolutamente anonimo.
La personalizzazione minima?
Il biglietto, una frase, la firma del titolare.

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I COLORI DEL LUSSO

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Cos’è il lusso e quali sono i suoi colori?
Il lusso é eccellenza nella qualità, é esclusività, é sogno.
Il lusso é esagerazione o equilibrio? Eleganza rarefatta o creatività sfrenata?
É ridondanza o essenzialità?
É apertura al gusto internazionale o ricerca delle tradizioni locali?!
Non c’è un lusso soltanto, ce ne sono tanti che rispecchiano culture diverse…

Date le premesse avremo un’infinitá di colori del lusso:

L’oro, l’argento, il bronzo. 
Colori metallici opachi o lucidi, da sempre simbolo di ricchezza, costosi, difficili da usare e sempre in bilico tra meraviglia e paccottiglia.

Bianco e Nero.
Essenzialità, pulizia, rigore. Archetipi del lusso che disgraziatamente si portano dietro un po’ di rogne. Troppo austeri e altezzosi, tendono ad escludere ogni altro colore e pretendono tutta la scena. Non bastasse, oltre a rappresentare il l’apice del lusso, incarnano per definizione moda e design, termini che si rapportano al lusso in una complessa relazione di amore/odio.
Il rosso.
Quello assoluto. Quello che ruba il nome ai brand che si azzardano a vestirsene. Passione, eleganza, trasgressione, arroganza.
Rosso, bianco e nero, eccellenze della comunicazione, simboli di infiniti significati.

Il viola.

Il colore dell’ambivalenza, della passione carnale e della contemplazione. Colore degli estremi, dell’esagerazione, del lusso osato. L’equilibrio perfetto tra rosso e blu che si stempera
dall’indaco al pervinca, dal lilla al fucsia… al melanzana, all’ametista, alla lavanda…

Le tinte pastello e quelle indefinibili.
Rosa, azzurro, grigio, sopra a tutti, e poi l’infinita gamma di tinte polverose… verde salvia, blu petrolio, azzurro carta da zucchero, rosa cipria, panna, burro, biscotto, terra di Siena bruciata, grigio topo e canna di fucile, paglierino, ceruleo, senape e zafferano, verde bottiglia, vinaccia…

Ogni colore può interpretare il lusso se imbrigliato in un preciso codice d’uso, se supportato da superfici materiche, carte goffrate, tessuti irregolari, legni striati, pietre porose e marmi compatti…

Ogni colore può trovar spazio in un progetto del lusso.

 

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GADGET EMOZIONALI

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Il gadget aziendale è La ciliegina sulla torta di fiere, presentazioni, feste e di tutti gli eventi in cui l’azienda vuole farsi ricordare. Scegliere il gadget vuol dire decidere quale immagine di noi si porteranno a casa i nostri clienti e tutto il nostro pubblico.

Le penne biro sono banali, col logo stampato un po’ come viene, che ci regalano tutti in ogni occasione.
Non impazzisco quando mi regalano le bic anche se non ce l’ho con quei due gran geni di Bich e Birò!
Viva le matite e i tratto-pen neri tutta la vita!

I gadget non dovrebbero mai essere delle cose utili, o per lo meno non dovrebbe essere il loro pregio principale.
Il regalo, qualsiasi regalo, deve emozionare! È quello il suo valore!

Se proprio dobbiamo  regalare uno strumento per scrivere, una penna col logo della nostra azienda stampato sopra che sia…
una penna d’oca
una cannuccia dal pennino mai visto
gessetti rotondi, carboncini e sanguigne…
matitoni tozzi o matite sottili, sottili…
chiodi per incidere,
matite da segno, rosse e piatte da murari!

I nostri GADGET EMOZIONALI potranno essere…
tavolette di cioccolato nero ricoperte d’oro,
microassaggi di prelibatezze impensabili e… non deteriorabili!
palline da sciogliere in bocca,
nuvole di profumo appese ad un filo…
mele azzurre,
cortecce,
semi
e bacche di vaniglia

O magari…
sassi bucati,
farfalle di carta che volano davvero,
anelli di legno,
strane borse di pezza o di tyvek nero,
cucchiaini curvati,
bulloni colorati,
tattoo rimovibili,
biglietti parlanti e carte tarocche…

Alla fine…  diamogli un bel nome… e
tiriamo fuori dal cilindro una confezione originale!
Il packaging trasformerà il nostro regalo in una sorpresa. Facciamo correre la fantasia, usiamo materiali poveri in modi inusuali.
Osiamo!

Mancano sessantasei giorni a natale, 66, più di due mesi.
Quanti ne mancano alla prossima Fiera dove ci toccherà mostrare la faccia?
Abbiamo ancora un po’ di tempo.
Pensiamoci, guardiamoci intorno e…  ricordiamoci di farci ricordare!

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Le forme del cibo

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Mi è capitato in mano un articolo sulle ragioni delle forme del cibo.
Testo colto che prendeva spunto dalla storia della cucina.

Mi ha fatto sorridere pensando a una lezione ad Architettura tanto tempo fa. Mentre si parlava di packaging, di pomodori geneticamente modificati per crescere già di forma cubica, belli facili da impilare, il mio amico e compagno di corso Gio dal fondo dell’aula aveva interrotto la lezione dicendo che la stessa cosa si stava provando a fare con le galline… per le uova.
Attimo di titubanza dell’insegnante… e risata generale con relativo “vaffa” del prof all’indirizzo dello spiritosone là in fondo.

In tempi in cui il pubblico si orienta verso cibi bio e le imperfezioni che ci regala la natura sono ben viste come testimoni di qualità, c’è tutto un mondo che ruota intorno all’invenzione di nuove forme di cibi, di piatti, di strumenti per cucinare e alle immagini con cui comunicare tutto questo.
Se perfino la matematica e i frattali ci chiariscono la  forma del broccolo che abbiamo nel piatto non sembrerà strano che le aziende più interessate al social marketing, al design, al packaging e a comunicare le loro nuove leccornie siano proprio quelle della produzione di alimenti.

Va da sé che schiere di fotografi, architetti, designer, art e copy si sono gettati su questo immenso mercato.
Da Giugiaro che per primo fa il restyling ai maccaroni perché prendano meglio il sugo, ai packaging avveniristici di uova, latte, burro e affini. Immagini tanto patinate da intimidire anche Kate Moss che non riesce a mettere in ombra nemmeno la mozzarella.

Cibo da disegnare, fotografare, impacchettare, comunicare e perfino cibo da indossare.
In questa torrida estate da ghiaccioli strani dopo la mostra “La forma del gusto” al MART di Rovereto due anni fa si è appena chiusa “Gioielli in tavola” nel neonato Museo del gioiello in Basilica Palladiana a Vicenza. 
L’evento curato da Livia Tenuta e Viola Chiara Vecchi ha messo in mostra gioielli di ogni foggia legati al tema del cibo e della tavola. Gli spaghetti in resina di Gaetano Pesce, i blob ring e le Chocolate boule di Barbara Uderzo e tante altre immaginifiche chicche hanno riproposto il cibo e la cucina come splendidi giochi simbolici.

Ci risentiamo presto per parlare di design, packaging e scrittura…
Non solo riguardante il cibo.

Nel frattempo se vi piace potete leggere anche:
FOOD PACKAGING – STORIE DI GUSTO

 

Nell’immagine “posate d’artista” di Bruno Munari

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Dieci regali

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Oggi pensavo a dei regali.
A qualcosa di bello,  di originale da regalare e ho pensato che in tanti  forse volevamo comunicare le stesse cose.
Per far pensare a noi, per le persone che amiamo.
Per comunicare l’essenza della nostra azienda ai nostri clienti.
Allora ho messo giù una lista dei regali che farei. In realtà questa lista sbilenca non dà delle vere indicazioni.
Sono piuttosto delle suggestioni che potranno indicare un metodo nuovo con risultati diversi per ciascuno di noi.

Pensavo che mi piacerebbe regalare:

1 – Un sasso grande, ovale, o dalle forme strane, che sembri una grossa mela o un cuore.
Da mettere in una bella scatola di legno e regalare come fermaporte, fermacarte, ferma ricordi.

2 – Un libro già letto di cui abbiamo sottolineato le frasi più belle.
Può essere un regalo molto personale ma anche divertente, malizioso o semplicemente istruttivo.
Irrinunciabile una dedica di almeno dieci righe.

3 –Una canzone che ci ronza nella testa adesso! 
Da acquistare nel web e regalare on–line scegliendo anche l’attimo in cui  verrà ricevuta. Ovviamente con una bella dedica!

4–  Un bicchiere, una tazza, un piccolo vaso di vetro. Semplici o coloratissimi, da acquistare nella vetreria artigiana a Murano o su una bancarella. Suggerendo di usare il nostro bellissimo contenitore come un portamatite.

5 – Una nostra foto, o quella della persona a cui vogliamo fare il regalo, o assieme… o una foto che sapete provocherà belle emozioni.
La foto deve essere bellissima! Da stampare su di un materiale insolito… Pensateci!

6 – Una maglietta! Anche se non è proprio originale.
Bianca o nera, oppure rossa o viola, ma anche gialla che avremo macchiato e bucato pensando al futuro possessore del magico… unico indumento. Packaging? Multiball trasparente sottovuoto!

7 – Una vecchia scatola di latta, quella dei biscotti di una volta.
Ma che sia originale e trasudi il suo tempo. Riempiamola di malinconia, di foulard  kitsch, di bigliettini con frasi sibilline da estrarre all’occorrenza di un consiglio bislacco o illuminante.

8 – Uno specchio rotondo o quadrato.
Su cui scrivere con vernici indelebili una dedica, un pensiero su cui… riflettere.
Qui il contenuto, il pensiero e la grafica sono importanti.
Usate la vostra calligrafia, scrivendo di getto.

9 – Regaliamo un oggetto qualunque della nostra casa.
Una cosa che ci fa compagnia da tempo. Un oggetto che il destinatario del regalo conosce e a già mostrato di apprezzare. Una piccola lampada, un soprammobile, un cuscino, uno sgabello, un piccolo contenitore, un tavolinetto. Qualcosa che comunque parlerà di noi.

10 – Un piccolo sasso di fiume.
Un sasso ovale o dalle forme strane, che possa sembrare un animale oppure a forma di cuore, o di nuvola.
Buchiamolo, non è difficile. Infiliamolo in un cordoncino o in una catena e mettiamolo in una bella scatola di legno e regaliamolo come fosse un gioiello. Una lunga dedica è indispensabile.

Cosa avete regalato di veramente insolito?
Quante strane occasioni ci sono per pensare a un regalo.

Vi capita mai di voler regalare qualcosa ai vostri clienti per comunicare l’essenza della vostra azienda?
Potremmo farlo assieme.
Qualche volta basta davvero un pensiero.

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FOOD PACKAGING – STORIE DI GUSTO

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2015 è l’anno di Expo: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Si parla, e tanto, di cibo: padiglioni, progetti e aree tematiche, irrinunciabili quelli di Arts e Foods (expo2015 – arts&foods) e il Future Food District (expo2015 – future-food-district)

C’è cibo dappertutto: in televisione, sui libri, sui giornali, nei socialnetwork, cibo fotografato ed iperconsumato, cucinato, impiattato, condiviso, instagrammato, commentato, raccontato, discusso, criticato, osannato. Non sono più le rockband ad avere le groupies, sono gli chef. La fila si fa per entrare da Eataly, il libro più desiderato è quello di Massimo Bottura, e stellati non sono più i cieli di Van Gogh, ma i ristoranti dall’aria rarefatta di luoghi sacri di una nuova religione.

Milano è la nuova capitale del cibo, anzi, del FOOD, dove il sostantivo già inizia a farsi  packaging. Etichette vagamente hipster, shopper di tela, libri di cucina indiana dentro un sacco di canapa, scatole di cartone grezzo chiuse da un pezzo di spago. Per un cibo che prima di essere mangiato deve essere fotografato e pubblicato con almeno sei hashtag, il packaging è parte dell’esperienza stessa di consumo: materico, multisensoriale, ammicca dagli scaffali della grande distribuzione o dalle mensole di legno delle gastronomie di lusso dentro la ricca e sonnolenta provincia.

Il packaging è immagine, e l’immagine continua a vendere. Un panino al bar. la pizza da asporto, il vassoio di paste della domenica: sono i colori della scatola, la grana della carta, il lettering giusto a trasformare qualcosa di banalmente buono in una specialità gourmand, è l’hashtag stampato a raccontare chi siamo, nella rete e fuori, attraverso gli occhi di chi ci sceglie.

Vogliamo mangiare cose sane, cose buone, cose che fanno bene, e vogliamo che siano belle, coerenti: carte ruvide per fuggire via dalle raffinazioni artificiose del’industria, tinte rubate alla madre Terra perchè i coloranti sono veleno, shopper di tela dai messaggi politicamente (s)corretti per far pensare e veicolare identità e filosofie.

Cose sane e belle, per continuare a definire la nostra identità attraverso ciò che consumiamo; è l’epoca dell’oversharing, dello storytelling, del personal branding.

E la storia di chi siamo noi inizia da come vestiamo il nostro prodotto.

Che storia vuoi raccontare?

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Scegliere la carta per la stampa

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Se stiamo per stampare il nostro prossimo catalogo aziendale, la brochure della nostra attività, la cartolina di un invito ad un evento o anche solo un semplice biglietto da visita ricordiamoci di scegliere la carta per la stampa giusta.
Di carta per la stampa ce n’è di tutti i tipi: patinata lucida e opaca, tanto per iniziare proprio dalle cose semplici, uso mano, goffrata, vergata, opalina, filigranata, perlata, metallizzata, autoadesiva, riciclata, accoppiata, marcata, naturale, traslucida, gessata, tessile, colorata in massa, bicolore, ecologica, vellutata, avoriata, trattata…
Così tanto per dare un’idea del mondo infinito che si potrebbe esplorare ogni qual volta si decide di stampare qualcosa.
La scelta della carta non è secondaria, spesso cambia la resa della nostra pubblicazione da meraviglia a schifezza e viceversa.
Ovviamente più ci si avventura nella scelta di carte elaborate più si rischia di commettere errori pesanti. Al contrario rinunciando a priori a qualsiasi sperimentazione si resta inchiodati alle solite cose viste e straviste.
Comunque ci sono diversi motivi per cui alla fine, nella stragrande maggioranza dei casi, si usa una patinata qualsiasi. Il prezzo, normalmente decisamente più economico. La qualità del risultato finale, generalmente garantita dalle tipografie, a fronte invece di “se” e “ma” sollevati a iosa nell’ipotesi di voler usare carte meno comuni. La facilità di reperibilità in tempi rapidi.
Se però si punta ad ottenere un qualche effetto speciale, se si vuole parlare con la carta, dare la sensazione di aver cercato un materiale che aggiunga significato ai contenuti della stampa, allora si apre un territorio sconfinato di possibilità.
Teniamo presente che stampare solo del testo usando un solo colore è molto diverso dallo stampare  grandi immagini a tutta pagina in quadricromia, nel primo caso potremo scegliere praticamente qualsiasi supporto senza grandi differenze, nel secondo qualsiasi lieve variazione nella qualità della carta per la stampa cambierà il risultato finale.
L’esperienza alla fine è quella che conta, aver fatto un sacco di sbagli aiuta a capire cosa succederà usando una carta anziché un’altra.
Cerchiamo una tipografia di cui poterci fidare, che ne sappia di carta per la stampa, confrontiamoci e qualche volta proviamo a rischiare, il risultato non sarà mai così terribile.
Divertiamoci a scegliere il materiale giusto visto che il gioco durerà ancora per poco!
Fino a quando non verrà vietato l’uso della carta a tutto vantaggio di tablet, smartphone, schermi supersottili pieghevoli a memoria infinita e tutto quello che verrà. L’umanità si abituerà velocemente così come ci siamo abituati alla scomparsa delle tavolette di cera prima, e ai mille utensili da grafici spariti in questi ultimi vent’anni, tecnigrafi, trasferibili e cow–gum tanto per dirne qualcuno e rinfrescarci la memoria.

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Si vende che è una bellezza

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Un prodotto curato, ben vestito si vende che è una bellezza!
Tutti abbiamo qualcosa da vendere tutti i giorni. Se siamo aziende produttrici le nostre merci ai negozi, se siamo negozianti una certa gamma di prodotti, se siamo artigiani la nostra manualità e la nostra esperienza, servizi se offriamo servizi, se siamo professionisti le nostre competenze.
Tutti vendiamo noi stessi.

E la mattina prima di uscire di casa tutti ci diamo un’occhiata allo specchio per garantirci che la nostra immagine corrisponda a quello che vorremmo comunicare di noi, da Miss Mondo al Gobbo di Notre Dame funziona più o meno così per tutti.
A parità di prezzo e con le stesse qualità intrinseche, gli oggetti, i servizi, e le professionalità che si offrono in modo più curato o mostrando un’immagine più appropriata vendono molto di più.
Direte che è ovvio.
Mica vero!
Basta fare un giro tra le bancarelle del mercato per rendersi conto che questa consapevolezza non appartiene a tutti. Basta guardare le vetrine dei negozi, alcune curate in modo perfetto in cui il prodotto balza letteralmente fuori, altre disastrate che se non ci fossero sarebbe meglio.
Basta navigare tra i siti internet delle aziende per vederne di cotte e di crude. Tra i tantissimi siti ben fatti, aggiornati, dalle splendide immagini e dai contenuti allettanti, si incontrano reperti archeologici e grafiche traballanti, testi scritti come pensierini delle elementari ma con paroloni altisonanti, immagini come santini sbiaditi.
I prodotti poi sono vestiti in tutti i modi. Ci sono oggetti che vengono proposti in confezioni meravigliose e altri, della stessa categoria, che vengono buttati sul banco nudi e crudi, semiagonizzanti. 
Sappiamo tutti quanto sia importante un packaging appropriato, accattivante, che qualche volta addirittura ci sorprenda per l’invenzione, la grafica, i materiali inusuali, scatole, carte, shopper, etichette, foglietti delle garanzie con le istruzioni, nastri, velluti e rasi, cartoni speciali e plastiche stampate, estruse o soffiate.
Un bel packaging fa metà della vendita, conferma, esalta o distrugge le qualità dell’oggetto che contiene.
Così per l’immagine delle aziende.
Investire in design e comunicazione paga. E’ l’essenza dell’azienda se diamo per scontate le caratteristiche qualitative dei servizi e dei prodotti che si offrono.
Un prodotto funzionale, progettato bene, ricco di contenuti innovativi, dalle innegabili qualità estetiche si vende che è una bellezza! Se poi lo si comunica con cura, con testi e immagini appropriate vestendolo con un packaging che ne enfatizza il fascino ed infine esponendolo in uno spazio corretto e con la giusta luce, il gioco è fatto!
Meglio una cosa utile e bella che una inutile e brutta, diceva un noto personaggio televisivo di qualche anno fa.
Ovvio! Ma mica tanto!

 

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Profumo che dà alla testa

Per continuare a parlare di sensi.
Greatest Hits è un gruppo di tre artisti di Melbourne che pochi mesi fa affidarono ad Air Aroma la creazione di una fragranza davvero unica per una loro mostra. L’aroma richiesto era il profumo che si espande all’apertura per la prima volta della confezione di un prodotto Apple.
I fan di Apple sanno certamente riconoscere l’odore di un Mac Book Pro appena scartato. Il profumo creato per Greatest Hits, spiegano quelli di Air Aroma “…racchiude l’odore della pellicola trasparente che copre la scatola, l’inchiostro stampato sul cartone, l’odore della carta e di plastica all’interno della scatola e, naturalmente, quello del computer portatile in alluminio che ci è stato spedito direttamente dalla fabbrica dov’è stato montato in Cina. Il processo di creazione di questa fragranza è iniziato con un primo incontro con il cliente per capire il concept e l’effetto desiderato. Una volta stabilito questo, abbiamo inviato ai nostri fornitori di profumi nel sud della Francia i campioni con l’odore di colla, plastica, gomma e carta. I designer di Air Aroma hanno utilizzato questi campioni come ingredienti per creare una gamma di essenze e fonderle. Le miscele, ciascuna realizzata con ricette uniche sono poi state testate in laboratorio da Air Aroma fino ad individuare e selezionare la fragranza definitiva.” Il profumo è stato diffuso con Aroslim per tutta la durata dell’ esposizione dei Greatest Hits a Melbourne come parte della loro esibizione al West Spazio, intitolato ‘standard de facto’.
Dispiace per i maniaci della casa di Cupertino ma l’unboxing profumo di Apple è stato creato solo per questa mostra particolare e non è disponibile per uso personale.
www.greatesthitswebsite.com
www.integra-fragrances.com
www.air-aroma.com

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Sesso e packaging

Il packaging svolge un ruolo centrale nella comunicazione di qualsiasi prodotto. Certe volte la confezione comunica più di tutte le parole possibili. Anche quando il linguaggio più diretto potrebbe diventare scabroso, quando è il sesso l’argomento centrale. Qui davvero non sono servite le parole, è bastato infrangere lo standard del confezionamento delle capsule nei blister e il messaggio è diventato lampante! Grandissimo insegnamento: quando si lavora all’interno di standard precostituiti, quando “…si è sempre fatto così!”, proprio quando sembra impossibile inventare qualcosa di nuovo a volte basta rompere quello schema per rendere lampante il messaggio, l’innovazione… per dare visibilità a un’idea, a un prodotto. Semplice e geniale!
Peccato che l’idea sia servita solo per una confezione pubblicitaria ideata dall’agenzia Ogilvy & Mather di Praga.