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di gadget e altre scemenze

In vista di un evento importante, di un meeting o di una fiera capita a tutti di lasciarsi prendere dalla fregola improvvisa di cercare il gadget perfetto da donare a partecipanti, visitatori e clienti così da farsi ricordare in eterno… Amen!
Diciamocelo! I gadget che riceviamo e quelli con cui, presi dalla disperazione degli ultimi giorni, omaggiamo i nostri stimatissimi ospiti, in genere sono delle vere scemenze!
Tralascio l’elenco tanto lo conosciamo bene.
Non importa la tipologia dell’oggetto, quello che è quasi sempre certo è che il suo potere emozionale è pari a zero.
Se è così non sarà che insieme al nostro piccolo budget abbiamo sperperato anche gli enormi sforzi che facciamo quotidianamente per dare lustro al nostro marchio e all’immagine della nostra azienda? Che non solo il nostro gadget del piffero non è servito a niente ma ci ha fatto sprofondare nella massa di chi non ha un filo di fantasia.
Forse no.
In realtà nessuno ci avrà fatto veramente caso e l’avremo passata liscia.
Non sarà servito semplicemente a nulla.
Cosa pensare allora? Che i gadget siano inutili scemenze e stop?!
Ovviamente non è così.
Ecco qualche banale ovvietà di cui forse varrà la pena tener conto.
Difficile trovare qualcosa di decente già preconfezionato sul web su cui schiaffare il nostro logo e chi si è visto si è visto.
I regali più belli sono quelli che non servono a nulla.
Giochiamoci il nostro logo come si deve. Non è detto che la cosa migliore sia ficcarlo ovunque.
Certo il valore del nostro oggetto fa la sua parte ma… la fantasia non ha prezzo.
La sorpresa è sempre una bella emozione.
La confezione vale sempre almeno quanto il gadget, quasi sempre di più.
Qualcosa che dica… – qualcuno ci ha pensato! –
Un gioco.
Una bella forma, una superficie piacevole, un materiale naturale.
Una bella cosa da ricordare e da raccontare.
Qualcosa da collezionare.
Per realizzare un gadget efficace a prescindere dalle disponibilità economiche è necessario del tempo.
Se c’è qualcosa in vista pensiamoci subito.

regali per i clienti

Anche quest’anno in questo periodo, per fortuna c’è chi lo fa molto prima, eccoci qui a pensare ai regali, ai gadget, a piccoli e grandi doni che ogni anno rivolgiamo ai clienti.
Io qui a ripetere le stesse importanti cose di sempre come fosse l’evento del millennio.

Chiamiamoli come vogliamo, sono quei gesti che mostrano ai nostri clienti l’attenzione che abbiamo per loro. Piccole o grandi cose per farci ricordare, per definire ancora un po’ la nostra immagine.

Possiamo inventarci quello che vogliamo. Raramente potremmo usare la fantasia così, senza limiti, e invece la sola parola, regali, ci ingabbia in strutture mentali rigide portandoci a ripetere, ripetere, ripetere…

Le solite cose buone, magari dolci. Sapori della tradizione, profumo di cioccolato, zenzero e canditi.  La differenza la fa il packaging.
Prendete tutta la tradizione di cui siete capaci e mettetela in confezioni che non c’entrino niente. Palle nere, sacchi avana, tubi di pelo fucsia…

Piccole trasgressioni. Roba dal design incomprensibile, arte, moda, piccoli oggetti dalle superfici lisce, cose dal significato ambiguo e dalla funzione incerta.
Diamo spazio alla comunicazione visiva. Contenitori essenziali e decorazioni creative.

Amo le matite e odio la diabolica penna a sfera che resta il gadget per eccellenza. Evitiamola come la peste. Se invece proprio non sappiamo resistere, va benissimo una Bic Cristal o una Montegrappa, dipende dal badget.
La personalizzazione può cambiare tutto.

Ricordiamoci che il packaging è il regalo. 
Quello che si vede subito. Nasconde e annuncia la sorpresa. Fa provare il primo piacere alla vista e al tatto. Racconta il tempo impiegato, la dedizione, la cultura e il gusto. 

È il pensiero quello che conta.
Non è un abusato modo di dire. È proprio vero che il pensiero è quello che conta. Per questo dobbiamo renderlo visibile.
Scriverlo è il modo più semplice per comunicarlo ma non è l’unico.
Gaber diceva che un’idea per essere vera bisognerebbe poterla mangiare. Proviamo a far sentire come sono vere le cose che scriviamo.

Perché il nostro regalo serva a qualcosa. Magari a tante cose.
Anche a farci ricordare con un sorriso.

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