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parla con la tua voce

Scrivere non serve a niente.
Se scrivi sempre le solite cose, quelle che scrivono tutti, è chiaro che scrivere non serve a niente.
Niente frasi complicate, paroloni difficili, filosofie inutili.
Non puoi vendere i tuoi prodotti, le tue idee, i tuoi servizi, le tue emozioni, senza far la fatica di raccontarli in un modo semplice così che anche i bambini possano capirli.
I tuoi prodotti sono unici come te.
Scopri in cosa ti distingui. Parla con la tua voce senza fare il verso a questo o a quello. Mostrati per come sei e prova a migliorarti percorrendo la tua strada.
Non è semplice e non ci si impiega un giorno. Si sbaglia in continuazione.
Io quando mi accorgo di aver fatto una scemenza raddrizzo il tiro, correggo, e mi incazzo con me stesso. Ma meglio così! Molto meglio che non vedere mai i miei errori.
Inizia a scrivere e a parlare del tuo lavoro come di una cosa concreta, che si tocca, che si mangia.
Cerca il tuo pubblico.

Bisogna imparare a giocare

Giocare è una cosa seria.

Non solo per i bambini ai quali dovremmo dare tutto lo spazio, la libertà e gli stimoli perché possano inventarsi giochi fantastici, ma anche per gli adulti. Non dovremmo mai smettere di giocare. Se poi di mestiere tocca usare la creatività tutti i giorni meglio tenersi allenati. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti fantastici, precursori di teorie pedagogiche innovative. Quando da adulto ho incontrato le carte che Buno Munari aveva tratto da “La morfologia della Fiaba” del linguista russo Propp, ho rivisto le mie interrogazioni alle medie in cui si giocava a carte con vassalli e regine rischiando brutti voti buttando là fanti a caso davanti a un Barbarossa.

Lo “schema della fiaba” di Propp
con le sue 31 funzioni, a saperlo usare con la necessaria spregiudicatezza permette di scrivere qualsiasi cosa, dal romanzo della vita al Company Profile, ma bisogna aver imparato a giocare, a non prendere tutto per oro colato, a capire quando si può barare, bluffare, andare a vedere e quando no.-Se hai voglia leggi “Grammatica della Fantasia” di Gianni Rodari e “Fantasia” di Bruno Munari, oppure direttamente “La morfologia della Fiaba” di Vladimir Propp.

Le carte con le 31 funzioni di Propp si trovano un po’ dappertutto in rete.

Le “Oblique Strategies” di Brian Eno e Peter Schmidt sono l’altro mazzo di carte che vengono in soccorso ad una creatività appannata

Acquistabili sul sito di Eno, ne ho trovate versioni on-line senza verificarne l’origine e ancora in formato cartaceo anche su Amazon.

Il gioco è semplice. Non sai che fare? Che strada prendere nel bel mezzo di un progetto creativo o davanti alla pagina bianca? Estrai una carta a caso o clicca sul pulsante dell’app e leggi. La frase può essere perentoria, tipo – ricomincia tutto daccapo – o sibillina, come – sempre i primi passi – in un caso e nell’altro cogli l’ispirazione e… gioca!

Per acquistare le carte originali – Oblique strategies –

La creatività è fare

La creatività è fare, disegnare, scrivere… correre.
Se si vuole realizzare qualcosa bisogna iniziare a farlo. Sembra scontato ma non lo è. Se voglio disegnare un tavolo devo prendere carta e matita e iniziare a disegnare. Se voglio scrivere un romanzo e molto più semplicemente un post sul mio blog devo iniziare a scrivere. Se voglio correre una maratona devo mettermi un paio di scarpe da corsa e uscire a correre. Subito! Adesso!

I progetti sono fatti anche di tante altre cose, di ricerche, di analisi, di riflessioni, di momenti di stasi. Benissimo, ma senza muovere i piedi non si va da nessuna parte.

È molto probabile che all’inizio sbaglierò, non sarò subito soddisfatto. Ma è su quei primi errori che costruirò tutto. Le prime righe di matita che tiro su un foglio servono solo a sporcare il foglio, a farmi capire che dentro la matita c’è qualcosa e che prima o poi verrà fuori se continuerò ad usarla. Se scrivo qualcosa è probabile che di lí a poco cancellerò, aggiungerò, cambierò qualcosa o tutto. Potrò farlo perché ho iniziato a scrivere. Potrò migliorare il mio disegno perché ho iniziato a tirar segni su un foglio. Potrò arrivare in fondo alla mia maratona perché stasera sono uscito sotto l’acqua a correre 7 stupidissimi chilometri alla velocità di un bradipo narcotizzato.

La creatività è fare. È molto più fare che perdersi in attese contemplative di improbabili epifanie. La creatività è allenamento tale e quale alla performance sportiva. Per questo, e per tante altre cose, penso che sport e creatività siano così simili, specialmente gli sport di resistenza, corsa, ciclismo, nuoto, sci di fondo… L’endurance sport aiuta a gestire l’ansia, svuota la mente, mette ordine, insegna a gestire il flusso dei pensieri.
Per questo tante volte chiudo il computer, metto giù la matita, i pennelli e…
Vado a correre!

Caratteri incomprensibili

Sfoglio dal sito del Calendario Podistico Veneto i volantini che pubblicizzano le manifestazioni dei comuni più vicini a casa. In genere non sono capolavori di grafica, è normale, per lo più sono fatti da chi ama più le camminate e la corsa di Illustrator e InDesign. Li capisco. Un volantino però mi folgora. Illeggibile. Un font gotico usato a caratteri maiuscoli dall’inizio alla fine. Viste tante cose brutte e un po’ folli ma questa le supera tutte.
Pensare che ci vorrebbe poco. 

Basterebbe scegliere un font famoso come l’Helvetica o uno banale come l’Arial, bastoni semplici, e usarli dall’inizio alla fine variandone solo il carattere e la dimensione, un bold o un black da 24 o 30 pt per i titoli  e un regular o un light da 12 o 14 pt per il corpo del testo mettendo in risalto ciò che più importa sempre con il grassetto. Fare quello che in genere fanno tutti professionisti.

Una bella formattazione a bandiera allineando il testo a sinistra, come scrivessimo dei semplici appunti su di un quaderno e il gioco per metà sarebbe fatto.

Poi chiaro che la composizione grafica può portarci in mille direzioni. Ma un consiglio semplice mi sento di darlo. Utilizziamo una grande immagine di sfondo con un’area abbastanza omogenea in corrispondenza del testo in modo da non renderlo illeggibile. Stop! Finito.

Poche cose semplici.
I Font utili sono davvero pochi: 
Garamond, Times e simili per i font graziati (Serif)
Helvetica, Futura e simili per i bastoni (Sans Serif)

Font pittorici, calligrafici, optical e creativi in genere con tutte le loro meraviglie e mostruosità servono moltissimo per pochissime cose e per farne buon uso è necessario un po’ di allenamento.

scrivo per passione e per lavoro

Scrivo per lavoro.
Per aziende molto diverse tra loro: produttori di gioielleria, aziende agricole, produttori e rivenditori di mobili e oggetti d’arredamento, concerie e aziende che lavorano il ferro e materie plastiche. Scrivo per chi sa inventare la luce e per tutti quelli che han voglia di accendere i sogni.

Scrivo delle persone che si mettono in gioco, inventano, investono, lavorano, producono, vendono, creano relazioni e ricchezza. Scrivo delle tecniche di produzione, di quello che san fare le mani, le macchine, delle qualità dei materiali, dell’aria e della terra. Scrivo della fantasia, della creatività, dell’impegno, dell’abnegazione, delle difficoltà e della ricchezza, della fatica e delle soddisfazioni. Scrivo di numeri e di chi sa far quadrare i conti. Scrivo storie di famiglie e storie d’amore. Storie di gran colpi di culo e di sfiga nera. Scrivo di passioni e di emozioni, di sapori e profumi intensi, di forme sensuali, di paesaggi e colori. Scrivo di sport, di allenamenti e di belle sconfitte. Di corse lunghe e di silenzi. Scrivo i racconti dei clienti e delle fantasie che mi ispirano le fabbriche, le fiere, le notti, del bagliore del fuoco e della trasparenza del ghiaccio. 

Scrivere lascia molto più spazio alla fantasia di quanto non faccia una fotografia, eppure la scrittura sa essere infinitamente più puntuale e precisa quando serve. Sa emozionare e scuotere toccando i tasti giusti. Fa pensare, fa piangere e ridere esattamente su ciò che noi vogliamo. 

La scrittura deve essere semplice ma non banale.

Scrivo per il catalogo da stampare e per il web, un occhio alla grafica e l’altro alla SEO. Scrivo per la didascalia a corredo di un’immagine, per raccontare la storia lunga più di un secolo e l’evento di una sera. Scrivo per blog, newsletter e per Instagram, Facebook, LinkedIn e Twitter. Scrivo per ridere e per celebrare una ricorrenza importante con la monografia aziendale. 

Un testo può essere lungo e scorrere veloce, leggero, pungente… farci sorridere o incazzare ma alla fine deve lasciarci con la voglia di continuare.

Mi piace far sentire la voce e dare spessore alle idee di chi lavora.

qualcosa di vero

Raccontare con efficacia l’azienda e i suoi progetti vuol dire essere credibili, veri.
Le parole devono mostrare le forme, sottolineare le fotografie, rendere chiari i percorsi progettuali.
La sedia sinuosa, la collana trasformista, la mantella luminescente, la bottiglia leggera…  Storie di idee, di persone, di materiali, di scarabocchi e soprattutto… di tentativi inutili, di sbagli, di casualità.
Per raccontare la storia di un’azienda, lo sviluppo di un’idea che diventa progetto e si materializza in qualcosa che si può toccare bisogna cercare parole vere, mostrarci per quello che siamo.
Facciamola finita con le frasi fatte, con le parole che a furia di essere ripetute non vogliono dire più niente, parole e frasi che si sgonfiano come vecchi palloncini.
I nostri prodotti esclusivi… flop
Dal lontano 1995 abbiamo sempre cercato… flop
Lavoriamo da sempre con passione… flop!
La ricerca del mood… flop!
L’essenza del design… flop!
Non si tratta di scrivere o parlare in modo più o meno semplice.
Per  raccontare i progetti bisogna avere il coraggio della verità, di raccontare le mani sporche e i tentativi sbagliati, i materiali rovinati, i confronti duri, le liti, gli amori, i tradimenti.
Bisogna cercare parole vere, che funzionino come macchine emozionanti, ma attenzione è un attimo e… flop!
La retorica a buon mercato ci aspetta tutti, esserne consapevoli è un buon punto di partenza.

Vi prego. Qualcosa in più della solita retorica, della solità banalità, della solita chiacchiera. Qualcosa di vero.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivi al tuo pubblico

Oggi sembra che tutto sia solo immagine, video, foto, grafica… Sì certo, un’immagine o un video spesso raccontano la tua attività molto più di quanto non facciano mille parole, ma non è sempre così. Immagini e parole insieme riescono a dare il meglio. Trova le immagini e le parole giuste per comunicare con più efficacia… anche tralasciando le sacre regole della SEO.

La parola scritta ti permette di essere più chiaro e non dà adito a fraintendimenti.

Sito internet, social, presentazioni, materiali di sostegno alla vendita hanno bisogno di immagini e di parole per raccontare storie, dare emozioni, insegnare tecniche, istruire sui comportamenti, approfondire pensieri, incitare a raggiungere obiettivi, spiegare strategie…

Fa crescere il tuo marchio scegliendo testi che abbiano la stessa qualità delle immagini che usi.

Sii chiaro quando hai bisogno di spiegare.

Emoziona il tuo pubblico toccando le corde più calde del tuo marchio.

Racconta la tua attività mescolando tutto quello che serve in modo semplice e immediato.

Stupisci per farti ricordare.

Scrivi con tono sobrio e linguaggio forbito se il tuo pubblico vuole essere riconosciuto come colto ed elegante.

Usa linguaggi diversi per situazioni e contesti diversi, urla se necessario, prova a far ridere, stupisci, turba, scuoti… quando il tuo marchio si rivolge ad un pubblico speciale o semplicemente c’è la necessità di attirare l’attenzione.

Sii asciutto e ricco di contenuti.

Ad ogni azienda, ad ogni pubblico il suo linguaggio e il suo tono.

Usa un linguaggio semplice e personale, non banale, possibilmente conciso e che si attagli bene al tuo lavoro, alla tua impresa.

Racconta quello che credi davvero. Non prendere a prestito ideali e storie di altri solo perché vanno di moda.

Ho scritto e scrivo per aziende molto diverse tra loro: produttori di gioielleria, aziende agricole, produttori e rivenditori di mobili e oggetti di arredamento, concerie e aziende che lavorano il ferro e la plastica, Enti che offrono servizi…

Abbiamo tutti bisogno di raccontarci.
Facciamolo bene.

Scrivere il profilo aziendale

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Il Profilo Aziendale o il Company Profile, come volete, è quella mezza pagina dove scriviamo sempre le stesse cose.
Una volta stava a pagina cinque della brochure cartonata, poi si è moltiplicata sui pieghevoli e sulle cartoline ed è esplosa sulle home dei siti di quasi tutte le aziende.

Nonno Evaristo nel lontano 1895 aprì bottega in un sottoscala di via Dei Cardatori a…
Niente male eh?! In una riga avremmo risposto a piú della metá delle famose “five W’s” come in un film americano.
Invece spesso iniziamo a scrivere… “Siamo un’azienda moderna, giovane e dinamica, integrata, dalla solida struttura manageriale, leader indiscussa nella creazione, produzione e distribuzione di baratelle e tirapacchi sia maschili che femminili…” E  continuiamo “…la soddisfazione del cliente sta alla base della nostra filosofia aziendale…” Insomma ci incensiamo e tiriamo a lucido senza dire le cose essenziali, senza presentarci davvero.

In pochi abbiamo il coraggio di metterci la faccia nonostante ovunque dilaghino i selfie e di sequestri di persona, per fortuna, non si senta più parlare.
In pochi abbiamo il coraggio di dire… Eccomi qua! Son mi el paròn! E mostrare con la faccia quel po’ di carattere che ha fatto l’impresa. Una faccia sorridente o arcigna, ironica o seriosa col telefono in mano… Una faccia che dica qualcosa!

Proviamo a tirar fuori cose non banali… Con una faccia che se piove e tira vento o ci sono quaranta gradi come oggi e l’aria condizionata é andata a ramengo é comunque la faccia di uno che racconta la sua storia. Di quando, dove, come e perché… Certo! Ma anche di tante altre cose… Che corriamo all’alba lungo il fiume (lasciate perdere che son fissato!) o che daremmo un anno di vita per cambiare tutto. Raccontiamo dei mille successi ma soprattutto di quell’unica sconfitta che poi conta piú di tutto.

Usiamo un linguaggio diretto, semplice, raccontiamo un aneddoto, rifacciamoci a una canzone, a un film , un libro… Parliamo dei mille prodotti bellissimi, importanti, dei brevetti e degli attestati, ma più di tutto raccontiamo di quel sogno che ancora teniamo nel cassetto e che sará una sorpresa, un regalo…
E sicuro… la moglie, il marito, i figli…. La famiglia… ma che non sia per forza mulino bianco.

Perchè non raccontare che é iniziato tutto con un gran colpo di fortuna, per un’intuizione geniale… e poi la fatica di un milione di notti in bianco quasi a doverseli far perdonare.

Scriviamo il Profilo Aziendale come un racconto vero, che ci renda credibili e faccia venir voglia di incontrarci.

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