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less is more… ‘na cippa

Togliere tutto.
Il mio lavoro è sempre stato in bilico tra due atteggiamenti opposti. L’ossequio radicale alla regola di Mies da una parte e il decoro, l’invenzione, l’aggiungere dall’altra.
Due spinte radicali.
La pagina bianca, ridurre tutto a un unico segno e lasciarmi andare alla trasgressione, al colore saturo, alle linee curve, all’esagerazione.
Poi basta. Il rigore va benissimo e la follia pure.
Un segno rettangolare può giocarsi tutto da solo, diventare spazio, emozione, colore, tagliare come una lama boschi, prati, cieli, visi, muri, distese di asfalto, terra. Può segnare i contorni quadrati dei miei recinti. Una riga sottile può ripetersi, intrecciarsi e annegare in un sedime di foglie marce o tra le vene superficiali, i capelli e le rughe di uno sguardo. La natura mescola tutto, esagera e poi toglie. Lastre blu fatte di nulla si gonfiano di strisci neri, di vento e di pioggia. Texture di pietraie, scarabocchi di boschi, specchi d’acqua su cui appoggio segni.
Restano le simmetrie.
Insopportabili giochi da bambini che fanno paura e non danno vie di scampo. Colpa di spazi troppo stretti o troppo affollati, di preesistenze che non posso demolire, di sogni complicati. Sarebbe bastato un attimo ma adesso che sono passate mi tocca scarabocchiarci volute di filo spinato e fumo, punte di tratto-pen e altre piatte grosse quattro dita cariche di inchiostri neri.
Less is more… ‘na cippa!

ordine creativo

I creativi sono tutti disordinati!
Non è vero. Semmai è proprio il contrario.
Stabilire l’ordine è sempre un punto di partenza e di arrivo della creatività.
Forme di ordine semplici sono percepibili più facilmente di altre più complesse.
Se ci guardiamo in giro i segni lasciati dall’uomo, strade, case, ponti, mura, silos… si percepiscono subito rispetto all’ordine complesso della natura.
Senza ordine non c’é creativitá.
Non esiste la possibilitá di trasgredire e di trovare nuove forme di equilibrio.

In una texture perfettamente omogenea l’elemento diverso, rovinato, storto, é l’elemento creativo che assume significato proprio grazie agli altri elementi, tutti uguali, perfetti, dritti.
L’ordine come stato innaturale, che stupisce.  
L’arte, la creativitá sono processi ordinatori.
L’azione creativa sta tutta nell’individuare un ordine, anche molto complesso, e trasformarlo con un’azione apparentemente disordinatrice in un altro ordine.
Esporre, allestire una vetrina, comporre la grafica di una pagina pubblicitaria o la copertina di un depliant, disegnare un Logo o la linea di una sedia, la forma di un anello o di un orecchino, significa andare alla ricerca di un ordine mai visto prima.

LA BELLEZZA, il palcoscenico perfetto della natura

LA-BELLEZZA

 

Ho trascorso gli ultimi due giorni nella foresta del Cansilio a camminare da solo per i boschi. Il telefono non prendeva, nessuna connessione, benedetta Wind. I boschi di faggi completamente privi di sottobosco sono di una bellezza da togliere il fiato. Ordinati, puliti, profumati, con le piante che escono da un tappeto omogeneo di foglie color bronzo. Per l’ennesima volta la natura mi é sembrata il palcoscenico perfetto per l’uomo. Perché l’uomo ci cammini e basta come stavo facendo io, oppure perché ci costruisca le sue opere lasciandosi ispirare dalla pagina incredibile su cui può disegnare. Percorsi, città, abitazioni, sculture, segni, scenografie.

E invece non siamo capaci.

Non sappiamo cosa sia la semplicità, l’essenza. Non sappiamo cosa sia la forza, la violenza, il coraggio… perché sono ridicole le nostre casine che disseminiamo dappertutto nonostante leggi e leggine che servono solo a costringerci a far peggio come non fossimo già capaci da soli.

Non sappiamo cosa sia lo spazio vuoto.

Non sappiamo che una scatola di vetro può essere già troppo. Che un muro di cemento alto fino in cielo può non essere abbastanza. Che una cittá dovrebbe essere articolata e compatta come il corpo di un animale. Per questo una cittá non può crescere a dismisura.

Non ce ne frega niente che tutto quello che tiriamo su finisca per comporre il paesaggio di tutti.

Dobbiamo tornare a cercare la bellezza. A comporre il disordine, ad approfittare del caos per lasciare anche un segno soltanto che valga la pena ricordare.

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