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storia 009 dal mondo nuovo – del nome delle cose

Il nome delle cose cambia le cose. È un periodo in cui mi tocca pensare al nome di un nuovo tavolino, all’effetto che farà il nome di una borsa ad un certo pubblico anziché ad un altro… Capita, non si sa come, che si sommino nelle stesse giornate ricerche simili, necessità apparentemente uguali. Dare il nome ad un oggetto, a un’azienda, al proprio cane, non parliamo dei figli, è come farli nascere davvero solo allora. Lo dico con cognizione di causa visto che una delle storie epiche che mi hanno sempre raccontato in famiglia riguarda proprio il mio nome. Di come mi dovessi chiamare in un modo deciso da sempre e poi in un battito di ciglia mia madre me ne avesse imposto un altro. Le storie di tutti i nomi si assomigliano. Ore, giorni di brainstorming annullati da uno starnuto. Ricerche di mercato mandate a puttane dal ba-ba di un neonato. Eppure se l’intuizione può essere e spesso è magia, l’attribuzione definitiva deve sottostare a qualche regola. Chiamare Cuggi un nuovo marchio della moda non è scorretto è idiota. Un nome troppo lungo o difficile da pronunciare non sarà un buon viatico per niente e nessuno. Mi fa ancora sorridere ripensare a Troisi cha attribuiva la cattiva educazione dei figli alla lunghezza del nome. Luca! Imperativo. A-les-san-dro… Ciao. Come per mille altre cose quello che vale è il mix giusto di creatività e semplicità. C’è poi la cosa più importante che mette in secondo piano tutto, bello, brutto, lungo, corto, il suono più o meno giusto e tutto il resto. La necessità di una storia. Un nome senza storia nasce sempre monco. Non è necessario portare il nome di un antenato che non tornò dalle crociate. Basterà dare il nome del posto dove è cresciuto l’albero alla marmellata, quello di un sogno ad un figlio. Il nome di un sorriso ad una birra, quello della ricamatrice ad un abito. Chiamare la propria impresa col nome di una bimba incontrata per strada dall’altra parte del mondo e il nuovo divano col nome buffo del vicino di casa. Inizia sempre tutto con una storia da raccontare, il c’era una volta il nome con cui iniziano tutte le storie…

IL-NOME-DELLA-COSA

IL NOME DELLA COSA

IL-NOME-DELLA-COSA_1000Come caspita si fa a trovare il nome giusto per un oggetto?
Un nome che sia facile da ricordare, facile da pronunciare, che ricordi immediatamente il suo contenuto, che sia simpatico, originale… Come si fa a trovare il nome che aiuti a vendere il prodotto che lo porta?

Dieci consigli utili:

1 – Facciamo una bella googlata per capire che razza di nomi hanno dato i nostri concorrenti a prodotti simili.
Perché se non è obbligatorio essere originali per forza, usare un nome già in uso oltre a crearci possibili guai non ci aiuterà di certo a vendere il nostro oggetto. La nostra ricerca ci aiuterà anche a scartare i nomi che già compongono un dominio nel web.

2 – Cercare, cercare, cercare… soprattutto intorno a noi, alla nostra azienda, alle persone con cui lavoriamo, ai luoghi che frequentiamo… ai materiali e alle tecniche produttive che usiamo… perché cercando nel nostro  mondo sarà molto più facile scegliere un nome che ci appartenga e che ci identifichi.

3 – Partire dalla forma dell’oggetto in questione o dal materiale con cui è fatto può aiutare ma più spesso ci porta a ripetere giochini già fatti.

4 – Inventare il nome di una cosa spesso significa costruire davvero una parola nuova. Potremo partire da una parola che ci ispira il nostro oggetto e giocarci sostituendo delle lettere, magari cambiando solo una vocale, passando per esempio da “carta” a “certa” o facendo altre sostituzioni, aggiunte…

5 – Attingere al vocabolario di una lingua straniera può aiutare. Facciamo attenzione al reale significato di quella parola e stiamo ugualmente attenti al significato che un termine italiano può avere nelle lingue dei paesi che compongono il nostro mercato. Al suono più o meno gradevole, ai possibili doppi sensi.

6 – Lo scopino per il bagno “merdolino” di Alessi ci ricorda che sorprendere e far sorridere è sempre una buona idea.

7 – Le sigle e i numeri sono decisamente impersonali e non solleticano particolarmente la fantasia e la memoria ma messi in contesti inusuali, come la moda per esempio, possono creare effetti interessanti. Il N. 5 di Chanel è un profumo che si ricorda a prescindere dal fatto che sostituisse il pigiama di M. M.

8 – Se non ci viene in mente niente… la letteratura, il cinema, l’arte sono pieni di immagini a cui far riferimento, di tecniche creative da imitare.

9 – Scriviamo un elenco dei nomi che ci vengono in mente e ad essi proviamo ad associare un carattere, immaginiamolo come un logo. Ripetiamo i nomi che ci sembrano funzionare meglio e ascoltiamo il loro suono. Chiediamo cosa ne pensano alle persone che ci circondano e di cui ci fidiamo. Alla fine toccherà a noi decidere ma sentire altri pareri ci aiuterà.

10 –  Inventare un metodo per cui i prodotti della nostra azienda nasceranno tutti dallo stesso processo può rafforzare l’identità aziendale. È necessario però che il meccanismo abbia in sé una certa quantità di imprevedibilità creativa. Chiamare tutti i nostri prodotti con nomi di fiori, o di animali, o di fiumi è un esercizio a cui ci siamo applicati tutti troppo spesso.

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