SCEGLIERE e RINUNCIARE

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nell’immagine: Gift – Man Ray 1958

 

 

Progettare vuol dire scegliere e rinunciare.
Tocca scegliere continuamente… il carattere con cui stampare un testo, il colore, la forma, il ritmo, il peso…
Ci sono scelte che vengono automatiche perchè è così e stop! Perché quella cosa fa parte del proprio essere e quell’altra  ci è assolutamente estranea.  Capita invece di ritrovarsi impelagati  a non saper che pesci prendere e allora sono guai.

Ecco le mie scelte facili e quelle difficili.

–  Facile scegliere il font di un testo.
Non sopporto i caratteri di scrittura incomprensibili e illeggibili.
Capisco la necessità di innovare o di affermare il proprio carattere ma meglio evitare di scrivere una relazione o uno slogan o qualsiasi altra cosa con un Gothic, magari tutto maiuscolo.
Dovessi sceglierne uno soltanto sarebbe sempre – Helvetica –  in tutte le sue forme.

–  Il NERO.
E’ il non colore, l’assenza di colore.
Mi è difficile farne a meno.
Nero, rosso, Bianco sono colori simbolici imprescindibili.  Poi certo non rinuncerei mai a nessuna sfumatura dell’iride, amo il viola e questo è l’anno di Rose Quartz e Serenity. Parola di Pantone!

– Tra cubo e sfera non saprei cosa scegliere.
L’ellisse e tutti gli ovoidi sono le forme che catturano gli occhi, il tatto, che dialogano meglio con le lame taglienti e le forme appuntite. CURVE… CURVE… CURVE e rette spigolose come lastre di marmo taglienti. Rinuncio alle curve che finiscono subito, alle line che cambiano direzione senza alcun senso, alle forme nate senza progetto.

– Rinuncio agli spazi banali. Quelli dei regolamenti edilizi.
Rinuncio ai fogli formato A4 usati così, senza un perché. Rinuncio agli spazi che funzionano sempre, che van bene come sono e non si sbaglia mai. Mi piacciono corridoi lunghi e stretti come fessure che sfociano in saloni alti come il cielo.
Scelgo gli spazi che emozionano, grandi e piccoli.

–  Mi piacciono le ripetizioni infinite. Le finestre tutte uguali, le parole che si rincorrono, gli alberi in pose innaturali. Che belle le interruzioni a sorpresa, le eccezioni, gli imprevisti, il dilatarsi e il comprimersi dei ritmi.
Non mi piacciono i paragrafi spampanati con l’interlinea automatica.

– Amo i grandi muri bianchi o di cemento liscio lavati da una lama di luce.
Le texture geometriche  e quelle irregolari. Mi piace la decorazione assurda, messa là dove nessuno se la aspetterebbe mai. Non sopporto il ghirigoro usato come un paio di mutande a nascondere quello che non ci è venuto bene.

Qualche mezza certezza  tenuta insieme da tanti anni di lavoro bisogna pur averla. Aver chiaro quello che piace e quello che  proprio non si sopporta.

Stupirsi di un nuovo punto di vista, scoprire che potrebbe essere tutto il contrario.

SE VUOI POSSO AIUTARTI A SCEGLIERE