Il linguaggio della politica

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Il linguaggio della politica deve essere semplice: SI SI o NO NO.
Tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee e le amministrative in tantissimi dei nostri comuni. Saremo sommersi da un mare di post, tweet e pin che sostituiranno o si affiancheranno ai mezzi tradizionali, volantini, manifesti, radio e tv. Probabilmente lo strumento più antico, il comizio, troverá nuovi spazi riducendosi a tante strette di mano condite da qualche battuta.
Tutto nuovo, tutto già visto!
La novitá deve essere  il linguaggio della politica finalmente chiaro.
Un politico che ha qualcosa da dire deve semplificare il suo modo di parlare:
– Limitarsi a pochi concetti.
– Dimezzare il numero delle parole.
– Eliminare tutti gli aggettivi e gli avverbi inutili.
– Usare frasi brevi.
– Pronunciare parole chiare.
– Tenere alta l’attenzione e provocare azioni positive.
Chi scrive pagine e pagine con periodi lunghissimi infarciti di paroloni non sa cosa dice. Il suo unico scopo è far credere alla gente d’essere colto.
Chi non sa farsi comprendere da tutti non sa niente!
Se chiedo ai miei concittadini di votarmi devo attirare la loro attenzione fino al limite della provocazione e farmi capire.
Più il linguaggio della politica sarà chiaro e più sarà facile mantenere pulite ed efficienti le istituzioni pubbliche.
Il re è nudo!
W il re!