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CORRERE

CORRERE E NON ARRIVARE MAI

CORRERESono già a Natale, anche se non è ancora ferragosto. Disegno packaging di panettoni e sono già in Primavera, al Vinitaly mentre scarabocchio le scatole e la grafica di un nuovo vino. C’è fretta di inventare una serie infinita di cose per celebrare i cinquant’anni d’attività di quell’altra azienda… cinquant’anni che cadranno nel 2022.

Una perenne corsa col tempo.
Dai! Che è tardi!
Fortuna che di corse contro il tempo ne ho fatte tante, più corse lunghe che corte, corse lente lungo sentieri e dentro i boschi o sul solito asfalto della mia ciclabile martoriata da lavori infiniti.
Correre e non pensare a niente. Sentire l’appoggio dei piedi e misurare il respiro, nelle cuffie il solito ritmo del Boss.
Inventare tutti i giorni  la forma di qualcosa, la copertina di un catalogo, l’etichetta di un vino, il bracciolo di una poltroncina, lo spazio di uno stand, la luce di un video o il taglio di una foto… fa uscire dal tempo, fa restare giovani e rende vecchi come querce.
È come correre. Non importa la strada, il più delle volte non me ne frega niente se il posto è bello o brutto. Importa correre, sentire il mio tapasciare, i piedi che sbattono e l’aria che entra.
Come disegnare un tavolo, scrivere un post, creare un logo nuovo. È  lavoro, ripetizione di gesti, di pensieri che fanno sempre gli stessi sentieri per arrivare in posti mai visti prima.
Creatività e corsa hanno gli stessi ritmi lenti e infiniti. Il tratteggio fitto della mia matita e i numerini del cronometro che girano sotto il GPS.
Mi hanno sempre fatto sorridere quelli che mi parlavano entusiasti o depressi di ispirazione. La creatività per me è sempre stata lavoro quotidiano, tirare una riga vicino all’altra tutti i giorni, scrivere parole a paginate cancellandone metà, scattare un milione di foto… correre i miei cento chilometri tutte le settimane sognando di non arrivare mai.

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I TEMPI DELLA CREATIVITÁ

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All’inizio c’è l’idea improvvisa, il gesto, l’appunto veloce, il segno che chiarisce tutto, i momenti dell’ideazione.

Poi segue il ritmo del progetto, il tempo fatto di gesti ragionati in cui l’idea diventa concreta.
Alla fine c’è il tempo della lentezza, dell’apparente inoperosità, della riflessione.
Forse sarebbe meglio dire della sedimentazione. Il tempo lungo che trascorre aspettando che la percezione di una forma diventi consapevole.
Quante volte il disegno della curva di un oggetto, il progetto di una seduta, di un contenitore, di un ornamento, dopo i disegni o addirittura dopo la realizzazione del prototipo, quante volte siamo rimasti cosí, sospesi, come nell’attesa che debba ancora succedere qualcosa. Lì inizia il tempo necessario per digerire il prodotto dell’azione creativa, lasciare dissolvere le emozioni che ci hanno sostenuto e cogliere l’essenza. Pulire lo sguardo da incrostazioni emotive per vedere meglio e riuscire a giudicare, accettare il risultato o intervenire di nuovo.
Così per un testo, per la pubblicazione di un’immagine. Dovremmo prenderci del tempo per riflettere anche prima di pubblicare due righe su Facebook o un video su Instagram.
Invece i  tempi della creatività all’interno delle aziende sono compressi dalla necessità di rendere immediatamente produttivi i costi. E’ normale che spesso la riflessione venga percepita come “perdita di tempo”. Non è così. Allora bisogna trovare il modo di introdurre momenti di verifica durante l’iter progettuale.
La creatività è fatta di
continui STOP and GO anche per rendere più veloce il giudizio finale, approvare o cestinare, e alla fine dare in pasto al pubblico il nostro lavoro.