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L’idea per attrarre Il tuo Pubblico

Cosa cerchi quando vuoi costruire l’identità della tua attività?
Un’idea chiara e che attragga il tuo pubblico. 
Può essere ovunque.

– Colori inusuali
Piccole macchie. Righe sottili. Segni che si ripetono su tessuti, lastre di pietra, biscotti… Una tonalità particolarissima di malva, salvia, beige, mattone, tortora… ricordandoti che sarà un casino ripetere ovunque quella tonalità esatta, ma questo già lo sai e fa parte del gioco.

– Voci, musiche, rumori, suoni, canzoni…
Squilli, campane, note ripetute, ritmi e silenzi da apertura di cellophane, stridii, clacson, boing di rimbalzo, schiocchi, frammenti di colonne sonore, urla e… le tre note di quella vecchia canzone che sanno tutti.

– Materiali malmessi
Acqua che compare dappertutto, minacciosa, in pellicole trasparenti. Fiamme, sabbia, vento, per tessuti leggeri, schermi digitali, occhiali, e cappellini a fiori… Quella del materiale che parla solo di te è una strada difficile. Il Vantablack non si inventa tutti i giorni.

– Luci invisibili
Fili luminosi tessuti su corpi glabri. Piccoli lampi da pillole solari, eliche eoliche per sottilissimi neon ritorti su curve barocche. Piccole lastre abbaglianti per gioielli evolutivi… Giocare con la luce sta diventando sempre più interessante.

– Profumi sottili come lame
Segnali, sentieri voluttuosi, nuvole colorate di feromoni. Sentori di vaniglia, di vetro e di plastiche, tecnologie nuove, auto, legni antichi, muffe. Indimenticabili marchi invisibili…

– Superfici, carezze e pugni
Curve lisce come iperboli, onde ritmiche, linee gelate, ustioni mentali. Tiepidi, piccoli soft touch ovali, velluti punteggiati da occhi lucidi, spine di vetro, spirali umide da perderci le dita. Scatole, croste scheggiate, unghie e gessi striduli…

– Parole da amare o odiare
Evanescenti variazioni, scie lunghe, silenzio, buio, ombra, nero, rosso, curva morbida e sinuosa, lastra sottile, strisce, cosce, trasparenze, tagli, lame, abbagli… Sono infinite le parole che amo senza un motivo. Odio “variegato” e ora non me ne vengono altre.

Prendere un colore, un profumo, un segno, una musica… e cucirli con chilometri di storie, creando forme, paesaggi, pareti di stanze, tessuti, piccoli bar, bottiglie di vino, anelli, maglie, sedie… È un gran lavoro!

rafforzare l’identità

L’identità è la merce più preziosa che hai.
Grazie all’identità puoi renderti riconoscibile tra tanti altri che fanno il tuo lavoro e che offrono prodotti simili ai tuoi.
Se hai un’identità ben riconoscibile ti sarà più facile renderti visibile e vendere i tuoi prodotti a quelli a cui piaci.
Avere un’identità fortemente riconoscibile permette di rivolgersi ad un pubblico ben definito.
Se riesci a definire bene i tuoi potenziali clienti, puoi raggiungerli più facilmente con messaggi che troveranno interessanti.

Se per esempio gestisci un ristorante che offre cibo vegano potrai comunicare molto più facilmente di un ristorante qualsiasi.
Più il tuo pubblico avrà un’identità precisa e più sarà facile avere un’identità riconoscibile.
Cosa fare per rafforzare la propria identità?
Cosa definisce l’identità?
Sarebbe semplice e abbastanza corretto rispondere… tutto.

Prima di ogni altra cosa c’è l’idea, il concept, che mette in chiaro dove ci posizioniamo, in che modo e in cosa ci distinguiamo.
Per provare a capirci? Vogliamo vendere frutta e verdura tipica del luogo a prezzi popolari in una bottega rionale o roba esotica sceltissima? Mobili design hi-tech o forme della tradizione realizzate con materiali e tecniche eco? Carissimi gioielli dalle forme trasgressive o carissimi gioielli nelle sobrie forme della seduzione senza tempo. Antichi tappeti orientali o stuoie, tappeti e arazzi senza prezzo dai colori sgargianti e senza epoca provenienti da ogni dove. Ogni aggettivo che aggiungiamo sposta un po’ la nostra  collocazione sullo scena del mercato.
Quando abbiamo deciso quello che vogliamo essere, o abbiamo capito per bene chi siamo, che poi è la stessa cosa, dobbiamo mettere insieme le tessere del mosaico che ci rappresenta.
Così come mi vengono. Nome, Logo, Colori, Forme, Parole, Font, Materiali, Luci, Suoni, Immagini, Prezzi, Atmosfere, Profumi, Luoghi, Simboli, Decorazioni, Media, Pubblico, Autori, Riferimenti culturali, Composizioni… E per ognuna di queste tessere scandagliare territori… Oppure opporre negazioni radicali. Nessun profumo, nessun simbolo, nessun riferimento culturale, nessuna decorazione. Può funzionare a patto di sapere che ogni negazione è una scelta.
Un lavoro destinato a continuare, che non finisce mai. Confrontarsi ogni giorno con quello che cambia intorno, con le risposte che tocca dare alle nuove domande.
Accompagnare in questo labirinto, comporre l’identità dell’azienda è il mio lavoro.

Avere un’idea e farla funzionare

Per farla semplice potremmo dividere la creatività in due momenti, trovare una buona idea e poi renderla realizzabile.
Vale per tutto, design, grafica, packaging, allestimenti, scrittura, web, tutto…

1 – TROVARE UNA BUONA IDEA
Non so a voi ma a me le idee non vengono a star lì a pensarle ma lavorando, mentre provo e riprovo, scarabocchio, ritaglio, scrivo, cancello, riscrivo e… l’idea buona viene in autostrada alle nove di sera. Non sarebbe mai arrivata senza tutto il lavoro fatto prima…

2 – NON FARSELA SCAPPARE
Quando scocca la scintilla mi dico sempre me la scrivo dopo a casa… L’idea sembra sempre così luminosa da non poter essere dimenticata. Invece puntualmente evapora nel nulla. Meglio non fidarsi della memoria e appuntarsela (per fortuna oggi tutti i cellulari sono anche degli ottimi registratori).

3 – L’IDEA DEVE ESSERE INNOVATIVA
Se non fa luccicare gli occhi e esclamare – wow!!! – che idea è! Allora meglio guardare la questione di sguincio, prenderla obliqua. Se sto pensando al logo per un’azienda che crea gioielli non penserò ai gioielli, se fosse invece il logo per un’azienda agricola che produce vino non penserò al vino, e così via… Apple non ha un computer come logo, Nike non ha delle scarpe e Ferrari non ha un’auto. Se si producono arredi meglio non cercare idee sfogliando riviste d’arredamento. Tutto per cercare di realizzare qualcosa che non ci sia là fuori, già fatta.

4 – FACCIAMOLA FUNZIONARE
Trovata una buona idea siamo solo a metà strada. Ora occorre renderla funzionale agli obiettivi. Una seduta dovrà rispettare le regole dell’ergonomia e un logo dovrà essere leggibile in tutte le situazioni, un catalogo dovrà mostrare esaurientemente i prodotti e una caffettiera fare un ottimo caffè. Tutto senza dimenticare dell’idea iniziale.
Qui inizia un tira e molla tra le ragioni estetiche e quelle funzionali. È tutto un fa e disfa.

5 – SEMPLIFICARE
Un buon metodo è togliere tutto quello che non serve. Non è un gioco facile distinguere l’essenziale dal superfluo.
Cominciamo ad eliminere le cose complicate a favore di quelle semplici.

6 – BENE… NON MEGLIO
L’importante è conoscere la strada, sapere che non capita mai di arrivare fino in fondo. Evitiamo estenuanti corpo a corpo con la perfezione. Non si tratta di accontentarsi ma di lavorare per obiettivi entro tempi stabiliti. Il meglio non esiste, ci sono le cose fatte bene, quelle dietro le quali si intravvede il lavoro, un progetto.

7 – L’IMPORTANTE È FINIRE
Diamoci una scadenza precisa, la data di una fiera, una ricorrenza da onorare, un evento… Se non c’è fissiamola noi la nostra deadline, senza possibilità di sgarrare.
Perché l’importante è… finire!

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