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MANAGER E DESIGNER – la guerra infinita

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Nelle aziende orientate a produzioni di design, o dove si instauri una relazione  tra manager e designer, specie se questi ultimi sono consulenti esterni, si ha la percezione di uno scontro, di una sorta di guerra tra figure contrapposte.

Perché succede?

Una buona ragione è che quasi sempre non ci vediamo per quello che siamo ma attraverso il filtro di stereotipi. Incaselliamo tutto per semplificarci la vita e giudicare velocemente così da prepararci a quello che ci aspetta.

Allora il designer per il manager  è un personaggio creativo, giocherellone, irrazionale, scostante, carente di senso pratico che guarda solo a raggiungere risultati estetici spesso stravaganti. Dall’altra parte quelli come me, designer e creativi in genere, confessiamocelo una buona volta, quando incontrano direttori commerciali, direttori marketing e simili fanno vestire agli interlocutori i panni di aridi calcolatori ultrarazionali, insensibili e cinici, incapaci di distinguere la curva da una retta.

Ovvio che si rischia l’incomunicabilità, lo scontro frontale e la paralisi.

La figura del direttore artistico spesso mira proprio a mettere in relazione mondi così lontani facendo da mediatore e da interprete di linguaggi distanti.

Le aziende di fronte a questo possibile impasse si dividono in due tipi. Quelle che rischiano e quelle che invece no! Neanche morte!

Alle aziende che rischiano piace mettere insieme figure anche molto diverse tra loro per carattere, formazione culturale ed esperienze ottenendone in cambio lo sviluppo di prodotti  innovativi e leadership nel proprio segmento di mercato a fronte della fatica di una mediazione continua e del rischio di allungare i tempi decisionali.

Le aziende che non vogliono rischiare blocchi decisionali mirano a circondarsi di collaboratori con formazione e  caratteri simili rinunciando a quel surplus di creatività che regala la diversità. Così se ne stanno tranquille e decidono in fretta quello che avevano già deciso anche l’anno prima.

A dir la verità il mondo non è così  mal assortito!
Nel mio confrontarmi quotidiano con le piccole e medie aziende venete ho scoperto che spesso qualche direttore commerciale è più creativo di due designer messi insieme e che viene apprezzata tanto la mia capacità di affrontare problemi  tecnico–economici quanto la mia piccola vena di follia.
Alla fine il bello del gioco è andare oltre gli stereotipi, imparare a conoscersi, apprezzare le differenze e senza perdere tempo darsi quello necessario a far nascere qualcosa di buono.

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DIREZIONE CREATIVA, DIREZIONE ARTISTICA, DESIGN E STRATEGIA

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La direzione creativa è la funzione in cui la direzione artistica ed il design si intersecano con la strategia.

Ehm… cerchiamo di spiegarci meglio.

La direzione artistica riguarda soprattutto il feeling che un determinato lavoro riesce a trasmettere; nel caso ad esempio di un sito internet, dipende dal direttore artistico il fatto che sia elegante, oppure vagamente retro, o ancora ipertecnologico e futuristico. Si può dire che la direzione artistica riguarda soprattutto l’aspetto di qualcosa, ma anche il cosiddetto mood, ovvero lo stato d’animo che si vuole trasmettere a chi ne fruisce. Il direttore artistico è presente in fase di shooting fotografico, ad esempio, per dare indicazioni al fotografo circa l’atmosfera da creare nel set, la scelta di luci più morbide o contrasti più decisi, e così via.

Il design riguarda gli aspetti più tecnici di un lavoro, prendiamo ad esempio una pagina pubblicitaria: dopo che la direzione artistica ha stabilito il mood, il design si assicura che i testi siano allineati, che i colori abbiano il giusto livello di saturazione e contrasto, che l’immagine abbia la risoluzione adeguata per la stampa, che ci siano ordine ed equilibrio grafico sulla pagina.

La strategia, infine riguarda il modo in cui raggiungere gli obiettivi condivisi con il cliente, i canali da utilizzare a seconda del target che si intende raggiungere e a cui ci si rivolge. Una campagna promozionale relativa ai fondi di investimento non verrà promossa in un social network come Tumblr, densamente popolato da adolescenti e giovani adulti, ma privilegerà campagne adsense su Google ed annunci su Facebook, che permette di selezionare età, interessi e posizione geografica del target a cui mostrare l’annuncio.

Il direttore creativo è il trait d’union tra tutte queste funzioni: ha una visione generale e competenze professionali abbastanza diversificate per assicurarsi che tutte le diverse funzioni necessarie vengano svolte nel modo migliore, e comunque secondo criteri di coerenza ed armonia. Ha la responsabilità finale su tutte le altre funzioni: ad esempio, se una pagina ADV (la cara, vecchia pubblicità) sembra avere un’ottima idea di base ma è priva di un buon design a livello visuale, la responsabilità è del direttore creativo, che funge da “collante” e soprattutto da coordinatore tra le varie funzioni.

In MARANGON DESIGN ci occupiamo di tutti questi aspetti con una visione strategica unitaria.

(contenuti adattati da: danielmall.com)