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La grande bruttezza

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La grande bruttezza è una questione che mi sta sullo stomaco fin dall’adolescenza, un sacco d’anni fa, ma sono certo che prima o poi qualcuno la risolverà. 
Le aziende tengono molto alla propria immagine. La curano e la pubblicizzano.
A tutti sembra normale che un’azienda mostri la sua faccia migliore, che curi la qualità e la bellezza dei suoi prodotti.
Infatti quasi tutte le aziende si affidano a specialisti della comunicazione e della creatività.
Nelle nostre città invece sembra che la bellezza sia una questione da circoli culturali, da musei, da centri estetici.
L’urbanistica e l’edilizia sono dirette da grigi burocrati. I sindaci, gli unici veri responsabili, fanno spallucce, in genere non hanno alcuna competenza. Del resto ci sono ben più importanti questioni. La grande bruttezza impera ovunque. Vengono ignorate le regole elementari di qualsiasi composizione esteticamente rilevante.
Concetti semplici come ripetizione, ritmo, allineamento, simmetria, regola, eccezione, centralità, vuoto, pieno, eccetera, eccetera, sembrano solo parole da cruciverba.
Le periferie  e le campagne vengono edificate disordinatamente e crescono come le cacche sui marciapiedi mentre i centri storici asfissiati ammuffiscono.
Le amministrazioni cercano di accontentare tutti scontentando i più e lasciando sul territorio puzzle da ubriachi.
Ho una proposta per i futuri sindaci, quelli che eleggeremo alla fine di maggio. Proponete ai vostri cittadini di eleggere un super-mega-consulente esperto di questioni estetiche, uno che sappia distinguere e spiegare cos’è bello e cos’è brutto. Delegategli per legge ogni decisione in merito, soprattutto per quel che concerne le qualità estetiche delle costruzioni.  Ogni sua parola sarà legge inoppugnabile. Fissate il suo mandato in un trentennio e il suo onorario in una cifra esorbitante. Sappia, il signor art director mega galattico, che in caso di errore plateale subirà una punizione ancor più plateale.
Se si lascerà corrompere sarà costretto a vivere per sempre la grande bruttezza.
Ok! Lo so che da un punto di vista del diritto ci sarebbe da ridire ma  per favore qualcuno faccia qualcosa!
La bruttezza è una piaga che contamina tutto, la grande bruttezza di tante parti delle nostre città è un insulto scaraventato in faccia a tutti.

grafica politica

la grafica della politica

Dalle ultime elezioni in Italia si possono trarre un’infinità di spunti di riflessione un po’ su tutto, dalla concretezza delle proposte alla moralità dei contendenti e via così per discussioni infinite.  A me, in questa sede,  interessa evidenziare un aspetto della comunicazione che un tempo era essenziale: la grafica. Manifesti, volantini, pagine web, e tutto quello che scrittura e immagini comunicano dai muri delle strade ai desktop dei nostri computer. L’impressione generale è che siano scesi in campo un’armata di debuttanti allo sbaraglio, ignari di cognizioni tecniche, di sensibilità compositiva e quel che è peggio del tutto inconsapevoli degli obiettivi da raggiungere. Essendoci un’infinità di bravissimi graphic designer nel nostro paese devo pensare che si sia voluto risparmiare affidando la comunicazione (non solo quella grafica purtroppo) a qualche parente bendisposto, orgoglioso di dare gratuitamente il proprio contributo alle sorti del partito o del candidato di turno. Va bene, lasciamo perdere il senso estetico, freghiamocene di certi faccioni da fotografi di paese, l’importante è risparmiare! Ma del contributo elettorale cosa ne hanno fatto?! Voglio vedere la grafica della prossima campagna elettorale senza contributi pubblici.