VECCHIE e NUOVE EMOZIONI

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Vecchio e nuovo, aggiustare, restaurare, recuperare, sono concetti semplici che nella pratica sfociano in due azioni molto diverse  –  ripristinare l’oggetto o l’edificio così com’era prima dell’invecchiamento o del danneggiamento  cercando per quanto possibile di rendere invisibile l’intervento  –  oppure ridare funzionalità a ciò che era stato danneggiato dal tempo o dall’incuria mettendo in evidenza, dando risalto all’intervento, usando materiali moderni in contrasto con quelli originari.
Queste poche righe sono solo brevi riflessioni personali senza alcuna presunzione di aggiungere alcunché alla moderna teoria del restauro consolidata da Giovannoni fino a Dezzi Bardeschi.

Do per assodato che da molto tempo chiunque si occupa di restauro e di design condivida questa seconda prassi come l’unica corretta. L’unica in grado di mettere in evidenza i pregi dell’antico e del moderno. Di prendere il danno come occasione, non per ripristinare, ma per andare oltre e creare qualcosa di nuovo che sommi le virtù dell’antico e del contemporaneo.

Questa prassi consolidata, nell’attività di restauro di edifici ed oggetti antichi di pregio, potrebbe e dovrebbe essere presa a prestito, con tutte le riflessioni e le varianti possibili, per la produzione artigianale o industriale (perché no?) di nuovi oggetti a partire dal riciclo di cose vecchie o usurate.

Nuovi oggetti che contengano il fascino dell’antico o semplicemente recuperino il vecchio, che esibiscano le loro imperfezioni come fregi preziosi ed esaltino il connubio tra materiali e gusti diversi in un emozionante e poetica riproposizione.