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Tagli e ritagli

Saper inquadrare e tagliare cambia le fotografie.

Una foto può essere bella oppure brutta, al di là dello scatto, delle infinite possibilità di elaborazione grafica e di fotoritocco oggi disponibili.

Il modo di tagliare e impaginare una foto la cambia completamente.
Qualche riflessione sul momento dello scatto e del perché in genere i fotografi mi odiano cordialmente.

Quando scatto una foto mi viene spontaneo, come a tutti, di scegliere immediatamente il taglio che voglio dare all’immagine. Inquadrare è una delle prime azioni creative che facciamo tutti fotografando. Scatto! E in un attimo scarto migliaia di altre immagini possibili.
Bello! Fa parte del gioco.

Se però l’immagine che sto scattando, o un fotografo sta scattando per me e per l’azienda che rappresento, farà parte di un progetto di comunicazione, sarà utile allargare un po’ il campo di ripresa per poter poi utilizzare quell’immagine con tagli diversi.

Tanto più l’immagine è significativa, tanto più vorrò utilizzarla a corredo di strumenti diversi, che richiedono tagli diversi.
È la legge dell’immagine coordinata, la stessa foto dovrà poter occupare formati orizzontali e verticali mantenendo la stessa carica emozionale.

Il taglio di un’immagine fa la differenza.

Io cerco sempre di ricordarmi di allargare l’inquadratura, anche se al momento mi sembra di togliere qualcosa allo scatto. Purtroppo quando mi capita di suggerirlo al fotografo di turno, in genere mi guarda come si guarda un cretino rompipalle. Come un ladro che gli sta rubando un po’ del suo spazio creativo. Ha ragione, lo capisco, ma quello spazio verrà usato dopo, con il tempo necessario per scegliere.

Seduzioni

Design e comunicazione, forme, parole e immagini del mare magnum che chiamiamo mercato galleggiano tutti nel brodo di emozioni della seduzione.

Forme curve o spigolose, semplici o complesse attirano le nostre mani o le respingono.

Materiali morbidi, lisci e caldi o ispidi, duri e freddi, trasparenti, lucidi o opachi, dai colori accesi o grigi,
accendono sensazioni primitive, desideri o paure ancestrali.

Suoni piacevolmente suadenti o cacofonie aritmiche, voci calde e profonde, trilli di bimbi, gorgoglii… si imprimono nella memoria come richiami di Sirene.

Profumi delicati dalle note rarefatte quasi indistinguibili e odori grossolani dolciastri, acidi fanno click e ci accendono.

Parole semplici e vere attirano l’attenzione e toccano. Sollievo dalle solite tiritere finte piene di paroloni inutili. Parole che accarezzano e righe di gessi lunghi sulla lavagna secca.

Abbiamo sempre a disposizione un abaco infinito a cui attingere.
Progettiamo oggetti dalle linee attraenti che sappiano vendersi da soli.
Avvolgiamoli nell’aura di un packaging che stupisca, attiri e chieda d’essere svelato.
Circondiamoli con colori, parole, grafica e storie coerenti con l’immagine della nostra azienda.
La seduzione è fatta di equilibri difficili, di azzardi pericolosi e di invenzioni che stanno in piedi perché ogni elemento fa la sua parte.

il nostro LOGO vale

La maggior parte della nostra comunicazione visiva la facciamo sovrapponendo il nostro logo a un’immagine. 
Il nostro logo è bello.
Ci rappresenta nel modo migliore.
È semplice e si legge bene.
Ha tutto per farsi ricordare.
Perfetto!
Dove lo mettiamo?

Sempre in alto? Sempre in basso? Sempre a destra o sempre a sinistra?

Nel nostro manuale del logo ci sono di sicuro le regole per la pagina pubblicitaria perfetta e le immagini con gli esempi giusti per come usarlo nel blog e nei post su Facebook e Instagram. Regole che ci diranno dove sarà sul packaging, nel negozio, in ogni occasione di grafica possibile.
Più regole ci saremo dati e meno possibilità di sbagliare avremo.

Come fare perché il nostro logo sia sempre ben visibile? Quando dovrà sovrapporsi ad immagini con diverse tonalità di colore, macchie chiare e scure che non sempre sarà facile controllare, cosa dovremo inventarci?

Meglio pensarci prima ed evitare LOGO con sfumature e mezzetinte. 

Indispensabile la versione chiara e scura del marchio.
Tinte piatte monocrome molto simili al bianco e al nero. Così avremo opzioni buone per sfondi chiari e sfondi scuri.

Ci piacciono le sfumature e il nostro LOGO ne è pieno?
Dovremo frapporre tra la nostra grafica e l’immagine di sfondo una velatura, una macchia, un rettangolo, un cerchio… la forma che vogliamo, geometrica o organica, compatta o sfumata, opaca o trasparente così da mettere in risalto il logo senza oscurare il resto.

Pay-off, testi emozionali o descrittivi dovranno relazionarsi sempre al LOGO. 
Il manuale del logo avrà dettato sicuramente regole chiare.

Le scritte saranno giustificate sulla sua larghezza.
Allineate alle estremità o al centro.
Vogliamo inventare una regola nuova? Bene! Troviamo una legge qualunque, una geometria che si capisca al volo e faccia pensare… figo, geniale!

E poi facciamo attenzione.
Il nostro LOGO è un capitale che vale.
Non trattiamolo male.

Il cliente non è solo quello che paga!

Per un creativo come me il cliente è quello che fa metà del lavoro.

Prima di tutto mi sceglie… e non solo per il curriculum ma quasi sempre in base ad una sorta di feeling magico nato non si sa come.
Ed è proprio grazie a questo rapporto che alla fine riusciamo ad ottenere quello che all’inizio non avremmo nemmeno immaginato.

Il cliente sceglie e decide.
Supportato dal mio lavoro e dai miei consigli si accolla la responsabilità di tante scelte.
A volte sceglie di lasciarmi carta bianca. Una scelta che in genere non condivido perché così facendo rinuncia ad un bel viaggio nella creatività in mia compagnia e si perde la possibilità di capire, di discutere le scelte, di impare e di insegnare.

Una scelta impossibile quando si affronta il progetto e la messa in produzione di un nuovo prodotto.
Ho disegnato di tutto, dal cucchiaio alla città si diceva per darsi delle arie una volta. Certo ho messo un po’ di me in case, uffici, interni, mobili di tutti i tipi, gioielli a go–go, sistemi espositivi, stand, progetti grafici e di comunicazione… ma non sarei mai riuscito a rendere credibile il mio lavoro senza uno scambio continuo di conoscenze e di idee con la dirigenza dell’azienda, con gli operai e gli artigiani e con tutti quelli che da sempre conoscono il “come si fa”.

La riuscita di un buon edificio, di un mobile bello e funzionale o solo semplicemente emozionante, di un oggetto che avrà un mercato è dovuta alla capacità di dialogare tra progettista, committente e maestranze tecniche.
E questo funziona sempre per ogni rapporto tra creativi e aziende…

Le soluzioni giuste, perfette per l’azienda, si trovano quando si condividono aspirazioni, informazioni e idee tra professionisti che si stimano, così cresce il feeling, la fiducia e ci si può permettere di sbagliare.

Senza poter sbagliare non si va da nessuna parte.

Scegliamoci bene!

Scrivi al tuo pubblico

Oggi sembra che tutto sia solo immagine, video, foto, grafica… Sì certo, un’immagine o un video spesso raccontano la tua attività molto più di quanto non facciano mille parole, ma non è sempre così. Immagini e parole insieme riescono a dare il meglio. Trova le immagini e le parole giuste per comunicare con più efficacia… anche tralasciando le sacre regole della SEO.

La parola scritta ti permette di essere più chiaro e non dà adito a fraintendimenti.

Sito internet, social, presentazioni, materiali di sostegno alla vendita hanno bisogno di immagini e di parole per raccontare storie, dare emozioni, insegnare tecniche, istruire sui comportamenti, approfondire pensieri, incitare a raggiungere obiettivi, spiegare strategie…

Fa crescere il tuo marchio scegliendo testi che abbiano la stessa qualità delle immagini che usi.

Sii chiaro quando hai bisogno di spiegare.

Emoziona il tuo pubblico toccando le corde più calde del tuo marchio.

Racconta la tua attività mescolando tutto quello che serve in modo semplice e immediato.

Stupisci per farti ricordare.

Scrivi con tono sobrio e linguaggio forbito se il tuo pubblico vuole essere riconosciuto come colto ed elegante.

Usa linguaggi diversi per situazioni e contesti diversi, urla se necessario, prova a far ridere, stupisci, turba, scuoti… quando il tuo marchio si rivolge ad un pubblico speciale o semplicemente c’è la necessità di attirare l’attenzione.

Sii asciutto e ricco di contenuti.

Ad ogni azienda, ad ogni pubblico il suo linguaggio e il suo tono.

Usa un linguaggio semplice e personale, non banale, possibilmente conciso e che si attagli bene al tuo lavoro, alla tua impresa.

Racconta quello che credi davvero. Non prendere a prestito ideali e storie di altri solo perché vanno di moda.

Ho scritto e scrivo per aziende molto diverse tra loro: produttori di gioielleria, aziende agricole, produttori e rivenditori di mobili e oggetti di arredamento, concerie e aziende che lavorano il ferro e la plastica, Enti che offrono servizi…

Abbiamo tutti bisogno di raccontarci.
Facciamolo bene.

invento maiali azzurri

lascio pagine bianche
compilo elenchi
fotografo sassi
scarabocchio sogni
uso quello che c’è
mescolo oro e terra
amo gli sbagli
disegno simboli
invento drebisi viola
misuro il tempo
corro,
ascolto,
scelgo luoghi,
sguardi,
parole,
forme,
colori,
suoni,
materiali,
luci…
costruisco mondi
invento maiali azzurri 
misuro quel che c’è e progetto cambiamenti
piccoli spostamenti, minime variazioni, 
mutazioni radicali, percorsi lunghi 
o improvvisi salti 
definisco identità
coerenti e riconoscibili
per comunicare efficacemente
e vendere meglio

Rivediamo il campionario

Una frase da brividi!
Non importa se si tratta di togliere o mettere nel nuovo catalogo liquori, gioielli, sedie, bulloni, lampade, appendini o sciarpe… Qualsiasi sia l’attività la cosa prende quasi sempre una brutta piega, i toni diventano spesso drammatici e per me, che in genere ho l’ingrato compito di fare ordine, in breve, di tentare la riduzione dei pezzi, la sensazione di sentirmi come un criminale che chiede ai malcapitati di sopprimere i figli.

– Come?! Devo togliere questo che è in campionario da vent’anni?
– Guarda che non sembra ma fa ancora dei numeri.
– Magari tutta questa linea ti sembra vecchia ma se guardi le statistiche di vendita…

Mille argomentazioni, giuste e sbagliate ma quasi sempre a senso unico.
Aggiungi quello che vuoi ma per togliere… poi vediamo, controlliamo, chiediamo agli agenti… e alla fine… per ora è meglio se lasciamo.

Ridisegnare il campionario è una delle azioni più creative che si possano fare.
Ma ci vuole una visione globale.
Serve a focalizzare il progetto del futuro aziendale tenendo conto del passato.
Tirar fuori i pezzi storici di collezioni evocative ed intorno a loro far coagulare le idee, iniziare a dipanare storie, sovrapporre immagini che a prima vista non dicono niente e dar vita a nuovi progetti come tasselli di un nuovo ordine.

Mettere mano al campionario spesso è un lavoro lungo e complesso.
Significa porsi domande, mettere in gioco certezze.
Organizzare e dare visibilità.
Immaginare l’esposizione, le vetrine, le infinite narrazioni evocative, tecniche, emozionali di cui è fatta la vendita.
Semplifichiamo, diamo spazio, facciamo respirare e diamo la giusta importanza ai nostri prodotti.

Sinestesia

Guarda i bambini alle giostre nelle grandi feste…
Inebriati dal profumo dei dolci.
Frastornati dai rumori e dalle musiche.
Golosi di tutto.
Curiosi di toccare ogni cosa.
Pieni di voglia di correre e saltare.

Anche il cliente che entra nel tuo negozio, in fiera nel tuo stand, quello che visita il tuo sito internet e quell’altro che sfoglia la tua brochure ha voglia delle stesse cose.

Abbiamo tutti voglia di immagini che richiamano sapori, musiche che ricordano profumi, e superfici, colori, sensazioni… Sinestesia – dal greco antico – sýn – eaisthánomai – percepire insieme.
Voglio riempirlo di tutto, voglio che investa tutti come una mareggiata quando entrano nello stand che ho pensato per te. Voglio che la carta della tua brochure racconti storie, molto prima delle immagini e delle parole, ma anche insieme a loro.
Tatto, odorato, vista, udito, gusto, insieme. Tutto quanto.
Non sarà troppo?
No. Non sarà mai abbastanza.
Ne vorranno di più, e ancora.
Amo costruire armonie e contrasti.
Quello che faccio ha senso solamente quando qualcuno ne diventa parte.
Le parole che nessuno ascolta, i colori che nessuno vede non servono a niente.
Sinestesia è l’unica risposta sensata all’anestetizzante profluvio di informazioni ed immagini. Allo stridulo rumore bianco che ci circonda.
Non ti lascia scelta, la sinestesia.

Ti rapisce, prende un pezzo dei tuoi ricordi, ci aggiunge un profumo, lo mescola alla tavolozza dei tuoi occhi e lo versa ancora caldo sulla tua anima nuda.
È una poesia, un’emozione di quelle che non lasciano scampo.
Progetto esperienze, cose da fare e guardare e sentire e annusare e ascoltare.
Scrivo storie sulla pelle, che facciano male, ridere, che diano piacere e rizzare i peli.

Sinestesia, prendere tutto insieme e lanciarlo contro la bocca, gli occhi, le orecchie, il naso, le mani e colpire il cuore.

10 cose quasi sempre sbagliate