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INVITARE AGLI EVENTI

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Chiamare a raccolta il pubblico dei nostri eventi, cene,  fiere, presentazioni, feste, degustazioni, inaugurazioni e… chi più ne ha più ne metta… non è un’azione banale come sembra.

Anche l’invito, se fatto bene, aumenterà il successo della nostra manifestazione.

Cosa fare?

Inventiamo un titolo stuzzicante. Dipenderà dal tipo di appuntamento, di cui dovrà sottolineare il tono. Scriviamolo in grande che sia immediatamente leggibile.

Scegliamo un’immagine che dica già tutto… o viceversa un segno che stupisca o incuriosisca.

Titolo e immagine saranno gli stessi per tutte le azioni di comunicazione, anzi, parleremo di vera e propria immagine coordinata dell’evento. Un’immagine che dovrà rispettare e richiamare l’identità di chi lo promuove.

Ricordiamoci di scrivere le cose essenziali. Oltre al titolo, la località precisa con via e numero civico, visto che oggi ci arriviamo tutti col navigatore o portati dallo smartphone. L’indirizzo e–mail e il numero di telefono sono indispensabili se chiediamo conferma della partecipazione aggiungendo a piè di pagina RSVP (Répondez, s’il vous plaît)

Per comporre il nostro invito, come per il manifesto e il resto, non useremo più di due Font, possibilmente semplici e leggibili.

Due modi per inviare l’invito e due mondi con variabili pressoché infinite: per posta dentro una bella busta di carta o via email…  i piccioni viaggiatori e la posta pneumatica non contano.
Tralascio di affrontare le infinite variabili cartacee, tutte bellissime e molto più costose. Se inviamo l’invito via email possiamo arrangiarci con il nostro programma di posta, oppure affidarci a programmi di email marketing nel caso di una mailing–list affollata come piazza del duomo e la necessità di avere un formato più professionale.

Se ci arrangiamo con google o altro programma di posta dovremo far attenzione alla qualità e al peso delle immagini che alleghiamo. Inutile dire che più sono leggere e meglio è, in ogni caso cerchiamo di non superare il megabyte.
Per quanto riguarda la qualità, se l’immagine contiene del testo, scegliamo i formati PDF o PNG che consentono una lettura più nitida degli elementi grafici rispetto al più usato formato JPEG.

Ci sono tanti altri modi di invitare amici e clienti o potenziali clienti ai nostri eventi. Anche modi meno formali e più veloci. Google ci mette a disposizione Calendar  e Facebook ci dà la possibilità di creare il nostro evento, di pubblicizzarlo e di invitare chi vogliamo. Possiamo creare un gruppo su  whatsapp e inviare ad ogni membro un’immagine o un  piccolo video.

Se la nostra manifestazione avrà un tono molto formale dovremo usare dei toni sobri, che non vuol dire  non si possa essere anche molto originali.
Se vorremo dare un tono esclusivo al nostro evento non ci affideremo ai social per pubblicizzarlo e invieremo gli inviti in forma cartacea per posta. A questi affiancheremo eleganti inviti digitali inviati via email.

Se invece vorremo dare la massima visibilità possibile invieremo inviti via email e useremo tutti i canali social per pubblicizzare l’evento.

In ogni caso il nostro invito dovrà avere carattere ed essere chiaro.

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RACCONTARE LA VERITÁ e VENDERE

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L’altro giorno discutevo con un cliente dei vantaggi di raccontare il suo lavoro mettendo in luce anche i lati meno appariscenti della sua attività.  Mettiti in gioco –  gli dicevo  –  parla di te, di come sei arrivato a fare questo lavoro, delle persone che ti circondano e che formano la rete di relazioni della tua azienda.
Parla della magia, dell’emozione di veder nascere le tue creazioni mettendo insieme la forza della natura e le competenze di così  tante persone.
Lui mi guardava, annuiva, approvava, ne parlavamo da un sacco di tempo, ma era percepibile in modo quasi fisico la sua ritrosia a mettere in piazza l’anima della sua azienda, la sua anima.
Per raccontarsi, fare storytelling, occorre mettere in gioco una quantità di energie infinitamente più grande di quello che occorreva per fare la cara vecchia pubblicità. Che non è morta eh!  Può servire ancora sparare uno slogan, mettere una bella foto e comprare un po’ di spazi dove pubblicarli, ma non basta più. In fin dei conti non è mai bastato. Quelli come me che si ricordano di Carosello hanno ben presente di cosa voglia dire raccontare una storia, far nascere un’emozione, far ridere e far piangere.
Raccontare del proprio lavoro, i progetti, la ricerca, i materiali, la produzione, le litigate, l’amore… che stanno dietro a una sedia, un gioiello, una bottiglia di vino… può essere fatto in migliaia di modi diversi. Mettendoci la faccia e parlando dei propri sogni, della propria famiglia, dei calli sulle mani, oppure inventando un simpatico personaggio protagonista di episodi illuminanti. Oppure tutte e due le cose messe insieme. Facendo parlare il nostro prodotto più loquace, oppure…
Quante scelte da fare!
Quasi, quasi mi ritrovo a raccontare delle cose che mi tocca scegliere ogni minuto, le parole, i materiali, i colori, le forme, il tono. Scegliere la carta e quel font, scegliere la foto, tagliarla, impaginarla, provare, fare un modellino, discutere e ridiscutere… buttare via tutto e mandare tutti a quel paese per ricominciare a scegliere.

Raccontarsi serve ad avvicinarci al nostro pubblico, ai nostri clienti, a far cadere le barriere, a far crescere la fiducia, a rendere duraturi i rapporti. Serve a mostrare i nostri prodotti attraverso il velo magico delle emozioni, serve a vestirli della nostra creatività, della nostra fatica, del nostro cuore… e serve a venderli.

Raccontiamo la verità! Vestiamola come vogliamo ma che sia la verità.
Al tempo del web, di Facebook, di Instagram, dei blog e delle newsletter c’è una sola cosa capace di distruggere tutti i nostri racconti e di trasformare lo storytelling in un boomerang, quella falsità che si percepisce immediatamente così  fastidiosa com’è… come una manciata di sabbia nelle mutande.

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HO FATTO UN SOGNO

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Ho fatto un sogno…
Stanotte ho sognato un tavolo… nero, bianco o di rovere chiaro
Come ali che si piegano in volo
sottile e solido
un tavolo fatto di sei lastre tenute insieme solo dal loro peso
un grande tavolo da pranzo quadrato… lungo… stretto…  o rotondo
un tavolo da poter riporre in soli 5 cm di spessore
Un tavolo pesante e un tavolo leggero
Era solo un sogno di lavoro.
Del resto c’è chi fa cene di lavoro, meeting e viaggi di lavoro.
Io ho solo disegnato un tavolo in un sogno di lavoro.
Non è che volessi per forza fare un tavolo da sogno
Ma era un sogno, solo un sogno

Mi sono svegliato, ho tirato tre righe, fatto due conti e quasi,
quasi va a finire che i sogni si realizzano
A qualcuno interessa realizzare un sogno?!

I sogni li realizzo con gli occhi ben aperti e in genere sono i vostri sogni.
Un tavolo di legno o d’acciaio, un flacone di plastica, gioielli da sogno…

L’immagine della tua azienda e i tuoi progetti di comunicazione
sono sogni da realizzare.

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RACCONTARE IL PRODOTTO

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Per raccontare il prodotto è indispensabile avere un prodotto da raccontare.
Lapalissiano! Una Catalanata a ricordare il sorriso ironico del buon Catalano quando declamava convinto:  “Meglio avere una moglie carina e giovane che una vecchia e brutta!”. Ovvietà insomma!
Come dire –  Meglio avere da raccontare alla propria clientela un prodotto innovativo, bellissimo e carico di fascino che uno già visto, bruttariello e banalotto! –
Invece si pretende spesso di cavar sangue dalle rape.
Fortuna che a qualsiasi cosa è possibile associare un’idea intrigante, un’immagine sorprendente, e alla fin fine è possibile raccontare storie emozionanti anche del bussolotto di detersivo da tre litri in offerta 3×2.
Non vendiamo quasi mai un prodotto per ciò che è, per il materiale, la forma, la funzione, per le sue qualità oggettive, in qualche modo misurabili.
Vendiamo e compriamo emozioni!
Pezzetti di allegria, nuvole di fascino, sottili blister di felicità, sacchi semitrasparenti d’erotismo e seduzione, scatole d’autorità e litri, litri di indispensabili, mutevoli attributi con cui puntellare la nostra instabile personalità.
E allora meglio raccontare storie, dar vita a immagini impensabili, regalare invenzioni, esaltare forme e colori. Se abbiamo per le mani qualcosa con un gran progetto dietro, un prodotto denso di contenuti sarà più facile rendere credibile il nostro racconto. Ma è forse ancora più interessante trovare quell’idea geniale capace di trasformare un oggetto senza grandi contenuti in una icona da desiderare.
Attenzione! Non sono in gioco valori quali verità, qualità, utilità, economicità… questi ognuno li valuta come crede, con i metri di giudizio di cui dispone.
Raccontare un prodotto, uno qualsiasi, bello o brutto, una genialata o una scemenza, significa trovare quell’idea, una sola, in grado di essere afferrata, capace di farsi largo lungo il sentiero affollato che transita tra il cervello e il cuore.
Un’idea soltanto, condivisibile da un largo pubblico o quantomeno dal proprio target.
Cerchiamo di immaginare chi sono le persone a cui ci rivolgiamo, che vita fanno, quanto guadagnano, cosa sognano e pensiamo a quali sono le immagini, le parole, i suoni, i sentimenti che appartengono a queste persone.
Dovremo comunicare la nostra idea di prodotto raccontandolo con video, newsletter, fotografie e post sul nostro blog o sulla nostra pagina di Facebook, le parole e le immagini dovranno raccontare la stessa storia.
In genere la semplicità del messaggio paga!

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AUGURI BANALI

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Lo so, gli auguri sono banali!

È  quasi Natale, tra un attimo è Capodanno e tutti stiamo inviando regali e gadget, cesti natalizi e biglietti d’auguri o semplicemente e–mail a tutti, sms e whatsapp e messenger e segnali di fumo con tanti, tanti auguri.
La banalità è in agguato!
Noi, attenti e abilissimi, la schiviamo con mossa d’anca da twist e ci ritroviamo a inventare frasi strampalate e battute originali che neanche i polli…  L’originalità a buon mercato gioca in tandem con la banalità e dove l’una viene saltata l’altra entra a piè pari sugli stinchi.
Se scrivere le solite frasi di circostanza fa capire ai nostri destinatari quanto poco ci interessi di loro, sostituire la banalità con  eccentricità gratuite e invenzioni di bassa lega aggiunge soltanto al disinteresse l’ingombrante e fastidiosa ombra del nostro ego smisurato.

E allora?!

Saltiamo a piè pari auguri Natalizi e carabattole di contorno rischiando di passare per menefreghisti smemorati o addirittura per maleducati?
Direi di no e infatti sono qui a farveli gli auguri.
Proverò a non essere banale o stupidamente egocentrico.
Sto scrivendo alla maggior parte di voi che sanno di me solo per questa newsletter, a qualcuno che ho incontrato in azienda o  tra gli stand delle fiere e ai pochi che mi conoscono bene perché lavoriamo insieme da anni.

Per me è stato un anno duro come mai e da quel che ho visto in giro è stato così per molti. Il fatto di essere ancora in piedi e di lavorare con voi è già un gran bel risultato.
Si dice…  basta la salute! Ecco! Questa è una banalità che dico volentieri e spero condividerete con me.

Auguro a tutti di inventare un gioco nuovo ancora ogni giorno!  
Vorrei che fossimo così impegnati e seri da riuscire a non prenderci troppo sul serio!
Almeno durante le feste speriamo di riuscire a fare quel che ci pare, quello che ci piace.

Io spero di fare qualche corsa, di leggere, scrivere e dipingere, di fare un salto sulla neve in montagna con le persone a cui voglio bene.

Certo che le feste e le ricorrenze sono proprio banali!

È vero però  che sono proprio certe banalità a permetterci di sentire le stesse cose per poterle comunicare.

Allora…  AUGURI banali, previsti e aspettati a tutti.

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PAROLE E IMMAGINI

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Parole e immagini sono sempre state il centro della comunicazione.
Dalla santa inquisizione alla pop-art l’immagine ha sempre trovato nella parola scritta una fedele alleata e viceversa.
Mai come oggi però hanno formato un connubio inscindibile.
Sto scrivendo queste poche righe e giá sto pensando a quale immagine potrá illustrarle meglio. Penso ad un post su Facebook e non riesco ad immaginare la mia foto o il mio video senza due righe di commento o una didascalia lapidaria. Tutto contrassegnato dall’hashtag giusto, ancora parole, parole che etichettano ed è fondamentale trovare quelle giuste, inventarsele se necessario.

Fino a qualche anno fa era importante giocare bene il connubio tra parole e immagini per comunicare l’azienda sui grandi poster autostradali e sui paginoni dei quotidiani e c’era il tempo per scegliere lo sfondo, le parole, il carattere con cui scriverle, la grafica che faceva risaltare tutto. Oggi  é mille volte più importante comunicare la propria attivitá, scegliere parole e immagini, e tocca farlo dieci, venti volte al giorno spesso senza nemmeno il tempo per capire l’effetto che farà. A volte non ci accorgiamo nemmeno di farlo!
Rispondiamo ad una mail, due righe e alleghiamo una foto per farci capire e non stiamo lì a pensare al tono che abbiamo usato, se l’immagine era quella giusta davvero o  si poteva fare meglio. Ma nessuna paura… Non abbiamo neanche il tempo di sentire il fruscio della mail che sfreccia che siamo giá pronti a rifarci scegliendo un’immagine da postare su Instagram – il re dei social oggi – decidere se aggiuncerci un filtro o postarla così… nature, scriverci due cose e aggiungerci una fila di hashtag che non finisce più. Su Facebook lo scritto diventa piú lungo e la foto deve fare lei stavolta il commento e…  possiamo anche dimenticarci degli hashtag. Un Tweet non lo vogliamo fare di corsa? Certo è complicato! Ci vuole un sacco di tempo ad essere così brevi. Concentrare tutto in 140 caratteri dando la sensazione che se avessimo avuto più spazio allora sì che sareste rimasti lì incollati a leggere… Intanto scriviamo la battuta fulminante o il commento appropriato lasciando al link sotto tutto il lavoro sporco. E anche qui una fotina piccina non ce la mettiamo?
Fatto tutto  ripensiamo alla newsletter che abbiamo inviato ai nostri cari settemila lettori. Riguardiamo la grafica, la copertina, il titolo, ci perdiamo a rileggerla. Quasi ci vengono i lucciconi per come siamo stati bravi e invece manca mezzo paragrafo alla fine che becchiamo due strafalcioni. Non li avevamo visti prima e adesso non si possono più correggere.
Dura curare la propria immagine senza sbavature. Ma non facciamoci troppi problemi, tra dieci minuti avremo giá modo di rifarci, altre parole e immagini da scegliere, da scrivere, da scattare.
Una bella foto, due parole giuste e il gioco è fatto!
O no?!

NB. Ne sapete di certo mille più di me, ma ci fosse anche uno solo con qualche dubbio, qualcuno come me insomma, visto che io di dubbi ne ho a milioni… Ecco! Chiariamo cos’è ‘sto hashtag.
L’hashtag è una parola anticipata dal carattere cancelletto, tipo #instagram, per fare un esempio banale, o #selfie per dirne uno che abbiamo usato tutti. L’hashtag serve per contrassegnare un post, in particolare su Instagram e su Twitter ma un po’ dappertutto ormai.
Così facendo, usando gli Hashtag più diffusi nei social o inventandosene di nuovi, cerchiamo di ottenere un po’ di visibilità, cuoricini su instagram, retweet e tante condivisioni in più.
L’importante è scegliere quelli giusti.

Fin qui parole e immagini per interagire e cercare di creare una propria immagine, un’identità riconoscibile.
Essere social davvero è tutta un’altra cosa.

Leggi anche
SCRIVERE PER IL WEB

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Le forme del cibo

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Mi è capitato in mano un articolo sulle ragioni delle forme del cibo.
Testo colto che prendeva spunto dalla storia della cucina.

Mi ha fatto sorridere pensando a una lezione ad Architettura tanto tempo fa. Mentre si parlava di packaging, di pomodori geneticamente modificati per crescere già di forma cubica, belli facili da impilare, il mio amico e compagno di corso Gio dal fondo dell’aula aveva interrotto la lezione dicendo che la stessa cosa si stava provando a fare con le galline… per le uova.
Attimo di titubanza dell’insegnante… e risata generale con relativo “vaffa” del prof all’indirizzo dello spiritosone là in fondo.

In tempi in cui il pubblico si orienta verso cibi bio e le imperfezioni che ci regala la natura sono ben viste come testimoni di qualità, c’è tutto un mondo che ruota intorno all’invenzione di nuove forme di cibi, di piatti, di strumenti per cucinare e alle immagini con cui comunicare tutto questo.
Se perfino la matematica e i frattali ci chiariscono la  forma del broccolo che abbiamo nel piatto non sembrerà strano che le aziende più interessate al social marketing, al design, al packaging e a comunicare le loro nuove leccornie siano proprio quelle della produzione di alimenti.

Va da sé che schiere di fotografi, architetti, designer, art e copy si sono gettati su questo immenso mercato.
Da Giugiaro che per primo fa il restyling ai maccaroni perché prendano meglio il sugo, ai packaging avveniristici di uova, latte, burro e affini. Immagini tanto patinate da intimidire anche Kate Moss che non riesce a mettere in ombra nemmeno la mozzarella.

Cibo da disegnare, fotografare, impacchettare, comunicare e perfino cibo da indossare.
In questa torrida estate da ghiaccioli strani dopo la mostra “La forma del gusto” al MART di Rovereto due anni fa si è appena chiusa “Gioielli in tavola” nel neonato Museo del gioiello in Basilica Palladiana a Vicenza. 
L’evento curato da Livia Tenuta e Viola Chiara Vecchi ha messo in mostra gioielli di ogni foggia legati al tema del cibo e della tavola. Gli spaghetti in resina di Gaetano Pesce, i blob ring e le Chocolate boule di Barbara Uderzo e tante altre immaginifiche chicche hanno riproposto il cibo e la cucina come splendidi giochi simbolici.

Ci risentiamo presto per parlare di design, packaging e scrittura…
Non solo riguardante il cibo.

Nel frattempo se vi piace potete leggere anche:
FOOD PACKAGING – STORIE DI GUSTO

 

Nell’immagine “posate d’artista” di Bruno Munari

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DESIGN E COMUNICAZIONE

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Design e comunicazione dovrebbero andare a braccetto!

Sembrerà lapalissiano ma è molto più facile comunicare un oggetto con un progetto interessante alle spalle, ricco di contenuti,  magari sviluppato pensando che poi quel affare lì dovrà essere descritto, fotografato… che parlare, scrivere, fotografare, filmare un oggetto buttato là, nato da un progetto raffazzonato senza alcuna consapevolezza che poi dovrà essere comunicato.

Meglio progettare pensando già a dare visibilità ai punti forti del progetto. Va da sé che quello che stiamo progettando dovrà avere elementi di forte differenziazione, qualità evidenti, caratteristiche importanti su cui lavorare con la consapevolezza che quelli saranno i temi che useremo per dare risalto al nostro oggetto disegnandone il packaging, gli espositori, scrivendone, fotografandolo e descrivendolo in tutte le occasioni e su tutti i mezzi di comunicazione.

La funzionalità e l’ergonomia saranno importanti, ma dovranno balzare agli occhi. Il colore e la forma saranno gli elementi che la fotografia potrà usare con maggiore efficacia se avranno elementi di originalità evidenti. I materiali, i processi produttivi, il ciclo vitale dell’oggetto con le sue caratteristiche di sostenibilità, la sua utilità o forse la sua “inutile” bellezza… sono solo alcuni degli infiniti elementi che possono trasformare un oggetto in un vero e proprio mezzo di comunicazione per sorreggere la propria capacità di vendita e il successo dell’azienda che l’ha prodotto.

Perché tutto ciò avvenga occorre una scintilla, un’idea che caratterizzi l’oggetto in questione, che lo renda quanto più possibile unico nel panorama del suo mercato.

Qualche esempio in cui design e comunicazione hanno formato una accoppiata vincente?

SACCO, la poltrona di Zanotta disegnata da Gatti, Paolini e Teodoro nel 1968, un oggetto diventato protagonista di film e romanzi. Un’idea, un progetto così ricco di contenuti da continuare a produrre significati diversi in tutti questi quarant’anni.

La lampada ARCO, disegnata da Achille e Piergiacomo Castiglioni per Flos nel 1962, mette insieme materiali lussuosi, una forma elegantissima e soluzioni funzionali di dettaglio perfette. Un progetto rivolto ad  illuminare con poetica precisione. Certo!  Ma soprattutto “illuminato” dall’idea geniale di eliminare il vincolo dell’ ancoraggio al soffitto, tradizionalmente al centro della stanza, con la possibilità di spostare la lampada liberamente.
ARCO è ancora un punto di riferimento per il mercato dell’illuminazione.

Potremmo scriverne una lista infinita di oggetti, più o meno belli, più o meno funzionali e utili, tutti con quel quid che li ha trasformati in totem comunicanti. Oggetti che spesso hanno dato vita a un vortice creativo di continui rimandi tra design e comunicazione col risultato di moltiplicarsi in nuovi oggetti e nuovi messaggi.

Visto che viviamo in un mondo superaffollato di parole scritte, parlate, urlate, fotografie e immagini in movimento, riviste, libri, film, e il mare magnum dei Social Network che come una spugna assorbe tutto e lo moltiplica all’infinito, dovremo provare a dotare i prodotti che vogliamo vendere di una personalità che si possa comunicare senza dover ricorrere alla solita aria fritta!  

Pensiamoci mentre progettiamo.
Il primo strumento di comunicazione di un’azienda sono i suoi prodotti.

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QUAL È IL MEZZO MIGLIORE PER COMUNICARE?

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Qual é il mezzo per comunicare che usate di più?
Telefono? E-mail? SMS? Messenger? Skype? Whatsapp?
Già il fatto di poterne elencare una quantità… praticamente infinita… Ci fa capire com’è cambiato il mondo in pochissimi anni.
Ho volutamente omesso i segnali di fumo, i piccioni viaggiatori, i messi a cavallo, la posta celere  e gli inossidabili FAX.

Confesso subito che odio i FAX.
Dieci anni fa avevo dato loro non più di sei mesi di vita, proponendo a un sacco di aziende di eliminare l’ottuso oggetto preposto al loro invio e alla loro stupida ricezione.
C’è la posta elettronica! Dicevo. E mi si guardava con un certo compatimento. Ok! Pensavo, lasciamo che cadano in disuso da soli… Pochi mesi…
Ieri per certificare la mia casella di posta elettronica “certificata” ho dovuto spedire copia dei miei documenti d’identità via FAX.
Ha vinto lui! Amen!
Segretamente continuo a sperare che un virus li metta tutti fuori uso prima della  fine dell’anno.

Invece amo whatsapp!
È gratis! Lo uso quando voglio senza obbligare ad una risposta simultanea… e ha i baffi blu.
Croce e delizia, i baffi blu.
Invio… Baffo grigio… Due baffi grigi… Baffi blu! Perfetto! Ora so che il mio interlocutore ha visto il mio messaggio. Magari non l’ha letto ma l’ha visto. Se dopo un’ora non ha risposto… Inizio a temere per il suo stato di salute. Nel senso che penso sia  in preda a gravi difficoltà psicomotorie… E che… nel caso continuasse a non rispondere potrei attentare direttamente alla sua salute.
Ma che caspita avrà da fare per non rispondermi… l’ha visto il mio messaggio! I baffi blu lo certificano!
Per mettermi il cuore in pace penso si sia dimenticato lo smarfò a casa aperto sulla mia chat.
Bello però whatsapp quando funziona!

Nell’ambito del lavoro la posta elettronica resta il mezzo di comunicazione per eccellenza.
Veloce, affidabile, personalizzabile. Con la possibilità di allegare facilmente qualsiasi tipo di file.
Evitiamo magari di metterci immagini da 20 megabyte come fossero acqua fresca. Per questo esistono strumenti specifici, gratuiti, facilmente reperibili sul web tipo  www.wetransfer.com
Altrimenti riduciamo le immagini che vogliamo spedire a meno di 1 mega. Apriamole per esempio con il visualizzatore immagini di windows (basterà premere il tasto destro del mouse e ci apparirà tra le opzioni) –  il pulsante “posta elettronica” è lì, ben visibile e facile da usare.

Ultima cosa… Rispondiamo alle e–mail!
Anche a quelle che non riteniamo importanti. Certo, qualcosa può scappare, ma ricordiamoci che una risposta pronta aumenta la nostra credibilità.

Intanto perché non farci una bella telefonata?!
Sì! Col nostro telefonino che tra poco ci fa anche il caffè ma che usiamo sempre meno per telefonare.
Ottima idea!
Soprattutto se pensiamo di chiamare famigliari e amici.
Per lavoro invece, potrebbe non essere sempre conveniente chiamare direttamente al cellulare la persona che stiamo cercando. Soprattutto se non la conosciamo bene. Potremmo capitare in un brutto momento e non ricevere le risposte che vorremmo.
Secondo me sarà sempre più utile di questi tempi farsi precedere da un sms chiedendo di poter chiamare. Almeno per quelli di cui abbiamo il cellulare ma con cui non andiamo a ballare!
Un po’ come bussare prima  di aprire  una porta.

Ecco!

Solo qualche riflessione personale. Ognuno ha le sue preferenze, la sua sensibilità e conosce bene i destinatari delle proprie esternazioni.
Teniamo solo in conto che il panorama degli strumenti a disposizione cambia ogni giorno e con esso anche il colore dei nostri messaggi e delle nostre conversazioni.
Alla prossima con skype, piccioni e segnali di fumo!

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Se pensate di inviare una newsletter ai vostri futuri clienti potremmo pensarci insieme.

Gratis le quattro Newsletter del primo mese!

Chiamami!
Anche senza farti precedere da un sms! ;–)

 

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Dieci regali

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Oggi pensavo a dei regali.
A qualcosa di bello,  di originale da regalare e ho pensato che in tanti  forse volevamo comunicare le stesse cose.
Per far pensare a noi, per le persone che amiamo.
Per comunicare l’essenza della nostra azienda ai nostri clienti.
Allora ho messo giù una lista dei regali che farei. In realtà questa lista sbilenca non dà delle vere indicazioni.
Sono piuttosto delle suggestioni che potranno indicare un metodo nuovo con risultati diversi per ciascuno di noi.

Pensavo che mi piacerebbe regalare:

1 – Un sasso grande, ovale, o dalle forme strane, che sembri una grossa mela o un cuore.
Da mettere in una bella scatola di legno e regalare come fermaporte, fermacarte, ferma ricordi.

2 – Un libro già letto di cui abbiamo sottolineato le frasi più belle.
Può essere un regalo molto personale ma anche divertente, malizioso o semplicemente istruttivo.
Irrinunciabile una dedica di almeno dieci righe.

3 –Una canzone che ci ronza nella testa adesso! 
Da acquistare nel web e regalare on–line scegliendo anche l’attimo in cui  verrà ricevuta. Ovviamente con una bella dedica!

4–  Un bicchiere, una tazza, un piccolo vaso di vetro. Semplici o coloratissimi, da acquistare nella vetreria artigiana a Murano o su una bancarella. Suggerendo di usare il nostro bellissimo contenitore come un portamatite.

5 – Una nostra foto, o quella della persona a cui vogliamo fare il regalo, o assieme… o una foto che sapete provocherà belle emozioni.
La foto deve essere bellissima! Da stampare su di un materiale insolito… Pensateci!

6 – Una maglietta! Anche se non è proprio originale.
Bianca o nera, oppure rossa o viola, ma anche gialla che avremo macchiato e bucato pensando al futuro possessore del magico… unico indumento. Packaging? Multiball trasparente sottovuoto!

7 – Una vecchia scatola di latta, quella dei biscotti di una volta.
Ma che sia originale e trasudi il suo tempo. Riempiamola di malinconia, di foulard  kitsch, di bigliettini con frasi sibilline da estrarre all’occorrenza di un consiglio bislacco o illuminante.

8 – Uno specchio rotondo o quadrato.
Su cui scrivere con vernici indelebili una dedica, un pensiero su cui… riflettere.
Qui il contenuto, il pensiero e la grafica sono importanti.
Usate la vostra calligrafia, scrivendo di getto.

9 – Regaliamo un oggetto qualunque della nostra casa.
Una cosa che ci fa compagnia da tempo. Un oggetto che il destinatario del regalo conosce e a già mostrato di apprezzare. Una piccola lampada, un soprammobile, un cuscino, uno sgabello, un piccolo contenitore, un tavolinetto. Qualcosa che comunque parlerà di noi.

10 – Un piccolo sasso di fiume.
Un sasso ovale o dalle forme strane, che possa sembrare un animale oppure a forma di cuore, o di nuvola.
Buchiamolo, non è difficile. Infiliamolo in un cordoncino o in una catena e mettiamolo in una bella scatola di legno e regaliamolo come fosse un gioiello. Una lunga dedica è indispensabile.

Cosa avete regalato di veramente insolito?
Quante strane occasioni ci sono per pensare a un regalo.

Vi capita mai di voler regalare qualcosa ai vostri clienti per comunicare l’essenza della vostra azienda?
Potremmo farlo assieme.
Qualche volta basta davvero un pensiero.

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L’effetto oooooh!

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Ieri un cliente mi ha chiesto:
– Fai un sacco di cose, progetti stand, scrivi, disegni oggetti, ti inventi i video…
Ma cos’è che ti piace davvero fare?! La cosa che ti piace di più.
Di botto gli ho risposto che la cosa che mi piace fare di più è stupire.

Avete presente quando si mostra a un bambino piccolo come si fanno le bolle di sapone?!
Non quelle normali, col tubetto del sapone liquido e il cerchietto, ma quelle giganti fatte con un litro di sole piatti e 10 di acqua in un catino grande e un cerchio da hula–oop che lui ci può saltare dentro… che la prima volta che gliele mostri gli brillano gli occhi e resta lì a bocca aperta e fa…
– Oooooooooh! –
Ecco mi piace da morire quel oooooooooh!
L’effetto oooooh!

Gli acquiloni, le farfalle che escono dai libri, i boschi dagli alberi colorati, e i maiali blu. Le cose gigantesche o quelle piccolissime, scrivere una cosa che sembra non si capisca niente e invece alla fine oooooooooh!
Depliant fatti di un’idea, fogli bianchi, grafiche tridimensionali con materiali mai usati, packaging che sembrano giocattoli, immagini così semplici che non ci si era mai pensato, luci come lame o come immensi batuffoli di cotone, buio improvviso e…  oooooooooh!

Che bella l’espressione della sorpresa! L’effetto oooooh!
Quella bocca un po’ aperta, gli occhi sgranati e quel sorriso leggero che detto così farebbero pensare a un deficiente… ma no! E’ solo lo smarrimento di non aver previsto, sorpresa, magia.

Ecco provate a immaginare di presentare le vostre cose così, di mettere ai vostri clienti degli occhiali rosa che mostrino i vostri prodotti sotto una nuova meravigliosa luce e… oooooh!

Amo quegli occhi che si accendono di pagliuzze gialle e fanno oooooh!

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Contenuti di qualità

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In internet la differenza la fanno i contenuti di qualitá!
Nel web design ci dibattiamo ancora tutti i giorni tra la voglia di stupire e la necessitá di standard generalmente condivisi. Creare siti in internet veramente innovativi è sempre più difficile sia per l’obbligo di creare interfacce sempre più “responsive” cioè che soddisfino la leggibilitá su strumenti molto diversi, workstation, portabili, tablet, smartphone, sia purtroppo per l’ottusitá di tanti tecnici assolutamente refrattari a confrontarsi e a condividere i progetti mettendo a disposizione le loro conoscenze.
Inutile soffermarci su diatribe sterili visto che poi ciò che fa la differenza nel web come dappertutto sono i contenuti di qualitá.
Immagini e video bellissimi che si caricano velocemente, possibilmente utilizzati con cura, e poi testi scritti decentemente, facili da leggere, lunghi il giusto.
Se per le immagini si sta diffondendo velocemente un certo gusto, merito di istagram e pinterest, per i testi spesso siamo a livelli da prima elementare!!!
Stendiamo un velo pietoso su errori di grammatica che voglio imputare tutti alla distrazione, alla velocitá di battitura, alla fretta di pubblicare ( comprensibile sui social, meno sulle pagine istituzionali) ma i contenuti accidenti!
Paroloni incomprensibili per esprimere concetti semplicissimi, titoli che promettono quello che poi i testi disattendono, tiritere ripetute mille volte su tutte le pagine – about –  l’azienda – chi siamo (dove quasi nessuno si presenta) – cosa facciamo –  la nostra filosofia (filosofia?!).
Testi di due righe, buttati lá, tanto in internet non legge nessuno, oppure paragrafi e paragrafi copiaincollati da chissá dove.
In mezzo a tanta mediocritá chi lavora bene balza agli occhi!
Chi si prende la briga di usare un po’ di attenzione, di fare creativitá senza scopiazzare di qua e di lá, chi cura il taglio delle immagini e pensa a montaggi video non banali.

Chi pubblica contenuti di qualità con costanza alla fine vedrà premiato il suo lavoro.

 

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RISPONDERE ALLE E-MAIL

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Riceviamo molte e-mail ogni giorno, un po’ di tutto, cose più o meno importanti, lavoro, clienti, colleghi, fornitori e poi comunicazioni pubblicitarie, e infine immagini, pensieri inaspettati, proposte. Non è sempre necessario rispondere alle e-mail, tra tutte solo una parte richiede davvero una risposta. Facciamo però attenzione. Con la selezione che facciamo scorrendo la posta, in modo sempre più frettoloso, sul tablet o addirittura sullo smartphone rischiamo di perderci qualche contatto prezioso, e-mail interessanti, opportunità di lavoro o di crescita personale. Ma soprattutto accade sempre più spesso che ci si dimentichi di rispondere a quei messaggi che magari nell’immediato sono irrilevanti ma che potrebbero rivelarsi utilissimi in futuro.
E’ importante rispondere alle e-mail, ne va della reputazione personale e dell’immagine dell’azienda.
Meglio ancora se saremo capaci di creare una relazione empatica con il nostro interlocutore.
Non ci vuole molto.
Proviamo a non usare sempre le stesse frasi fatte, sforziamoci di immaginare la persona che abbiamo davanti e cerchiamo di essere diretti.
Non è sempre possibile uscire dagli schemi ma quando ci riusciamo, quando inneschiamo una conversazione vera ci sentiamo meglio e gratifichiamo chi ci ascolta.
Rispondiamo alle e-mail, anche a quelle che non ci sembrano molto importanti, facciamolo mettendoci in gioco riconoscendo l’individualità della persona che sta dall’altra parte.
Ogni impresa dovrebbe cogliere l’occasione, che si ripete ogni giorno con le e-mail, di comunicare la propria personalità.
L’opportunità è ancora più grande perchè pochissimi la colgono.

Quasi tutti, dalla mega-multinazionale alla bottega sotto casa, rispondono alle e-mail nello stesso modo.
Immaginatevi perciò che botta di vita e come salti agli occhi trovare qualcuno capace di parlare con la propria voce usando un linguaggio semplice e diretto. 
Rispondere alle e-mail con empatia fa crescere la reputazione personale e della propria azienda.

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Comunicare il lusso

 

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Appunti su come comunicare il lusso mentre le grandi Maison della moda affollano gli spazi della comunicazione di massa come le griffe dei grandi magazzini.

Volevo scrivere sui tempi del lusso, lo paragonavo al tempo lento di una giornata di pioggia passata a leggere un buon libro davanti al caminetto acceso.
Invece poi ne è uscita una cosa troppo lunga e complicata.
Ci tornerò.
Nel frattempo condivido questi appunti e qualche breve riflessione su come comunicare il lusso.

1 –  Vendiamo a qualcuno prima di vendere qualcosa.
Per comunicare il lusso è importante capire chi è il nostro pubblico.

2 –  Non esiste un solo lusso.
Ogni lusso merita una strategia  di comunicazione.

3 –  Comunichiamo, non facciamo pubblicità
Raccontiamo il brand al nostro pubblico. Come produciamo, chi siamo, che valori abbiamo.

4 – Il negozio è il centro della comunicazione del brand.
La vetrina, le luci, i materiali, il profumo, la musica o il silenzio, il personale di vendita rappresentano il marchio.

5 – Internet è uno spazio adatto al lusso?
E’ possibile comunicare il lusso con strumenti che si rivolgono alla massa?
Per internet come per la TV vale la regola che ogni lusso ha un suo linguaggio.

6 – Chi ha detto che non si può comunicare il lusso sui social network?
Il lusso è per pochi ma per ritenersi tale deve essere desiderato da tanti.
Sappiamo che il lusso si può comunicare sui social visto che tante grandi marche lo fanno bene.

7 – Il lusso come la bellezza è fatto di estremismi.
Comunicare le minestrine riscaldate non entusiasma nessuno!

8 – Il lusso va oltre il prodotto.
E’ importante comunicare servizi e privilegi.

9 – Ogni popolo, ogni nazione possiede un proprio lusso.
Ogni popolo, ogni nazione usa parole e immagini diverse per comunicare il lusso.

10 – Scrivere del lusso significa raccontare il prodotto e il brand.
Un uso smodato di aggettivi superlativi sconfina nel ridicolo.

Per comunicare il lusso useremo un linguaggio semplice e concreto capace di emozionare per la ricchezza dei contenuti non per le urla stridule delle vestali del kitsch in TV.

 

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QR-CODE serve o non serve?

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Il QR-CODE non serve a un fico secco!
Dirà qualcuno dopo aver armeggiato per dieci minuti buoni con il suo sofisticatissimo smartphone per visitare alla fine una stupidissima home page in cui magari al centro campeggia un irritante COMING SOON.
Una figata irrinunciabile!
Dirà quell’altro che in un nanosecondo si ritrova sul tablet le istruzioni per richiudere la tendina da campeggio che aveva aperto con un lancio e voilà! Il QR-CODE è quel francobollo quadrato stampato su pagine pubblicitarie, imballi, depliant,  tazze da the, e chi più ne ha più ne metta, che attraverso applicazioni gratuite per telefonini e tablet può essere letto svelando contenuti più o meno interessanti. Un QR-CODE stampato sulla base di una scultura in un museo o in una piazza può sostituire una guida esperta. Sul biglietto da visita ci consentirà di acquisire tutte le informazioni con un clic. Il QR-CODE può essere utilissimo, un concentrato di informazioni, o stupidissimo, il niente esibito in veste hi-tec! La differenza la fa il contenuto, la collocazione, l’opportunità e il gusto di sorprendere.  

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Il linguaggio della politica

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Il linguaggio della politica deve essere semplice: SI SI o NO NO.
Tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee e le amministrative in tantissimi dei nostri comuni. Saremo sommersi da un mare di post, tweet e pin che sostituiranno o si affiancheranno ai mezzi tradizionali, volantini, manifesti, radio e tv. Probabilmente lo strumento più antico, il comizio, troverá nuovi spazi riducendosi a tante strette di mano condite da qualche battuta.
Tutto nuovo, tutto già visto!
La novitá deve essere  il linguaggio della politica finalmente chiaro.
Un politico che ha qualcosa da dire deve semplificare il suo modo di parlare:
– Limitarsi a pochi concetti.
– Dimezzare il numero delle parole.
– Eliminare tutti gli aggettivi e gli avverbi inutili.
– Usare frasi brevi.
– Pronunciare parole chiare.
– Tenere alta l’attenzione e provocare azioni positive.
Chi scrive pagine e pagine con periodi lunghissimi infarciti di paroloni non sa cosa dice. Il suo unico scopo è far credere alla gente d’essere colto.
Chi non sa farsi comprendere da tutti non sa niente!
Se chiedo ai miei concittadini di votarmi devo attirare la loro attenzione fino al limite della provocazione e farmi capire.
Più il linguaggio della politica sarà chiaro e più sarà facile mantenere pulite ed efficienti le istituzioni pubbliche.
Il re è nudo!
W il re!

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Un buon proposito per il 2014. Incontrarsi.

BUONI-PROPOSITI-2014_634pxMentre l’anno appena iniziato muove i primi passi mi  vien voglia di condividere ancora un buon proposito per il 2014 mettendo in campo tutte le energie per realizzarlo già dai prossimi mesi. 
La pausa delle feste ci ha permesso di fare tre passi indietro allontanandoci un po’ da noi stessi per osservarci meglio, per guardare quello che abbiamo fatto e capire dove stiamo andando.
Mentre cerco di discernere il bello dal brutto, quello che mi pare di aver fatto bene da quello che ho sbagliato, mi viene una riflessione forte su internet.
Dobbiamo andare oltre i social network, superare questi splendidi mezzi che ci permettono di entrare in contatto senza conoscerci.
Sarà bello e utile per le nostre vite, per sviluppare le nostre attivitá, riuscire a conoscerci davvero.
Incontriamoci!

Più persone conosciamo e maggiori opportunità abbiamo. Più possibilità di sviluppare il nostro lavoro, di confrontare le nostre idee, di risolvere i nostri problemi.
Conoscere nuove persone aumenta il nostro capitale relazionale e ci fa vivere meglio.
Ma non solo su facebook!

Incontriamoci, stringiamoci la mano, raccontiamoci!
Il mio buon proposito nel 2014 sarà quello di conoscere davvero tante delle persone che sfioriamo appena sul web. Sono sicuro che in tanti condividiamo idee, gusti, aspirazioni e incontrandoci potremmo realizzarne una parte.
Mi piacerebbe provarci.
Sarei felice di incontrare imprenditori con cui scambiare idee su come comunicare l’azienda, il lavoro, il prodotto. Mi piacerebbe ascoltarli e raccontare quello che farei per loro. Discuteremmo di internet e del profumo dei negozi, dell’opacità di una carta, di come scrivere la presentazione di una nuova creazione e della musica giusta su cui montare il video perfetto. Ci racconteremo quello che ci piace.
Vorrei conoscere persone a cui regalare idee e vendere sogni mentre rubo loro un po’ d’entusiasmo. Ci verrebbe spontaneo scambiarci consigli e condividere progetti.
Conosceremo tante persone con cui non lavoreremo mai  e altre con cui invece realizzeremo un sacco di idee interessanti.
Davvero un buon proposito per il 2014.
Se l’idea vi piace condividetela, provateci anche voi.
Ci vediamo!

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Cosa succede ogni 60 sec in internet

Se qualcuno se la fosse persa vi ripropongo l’infografica pubblicata su blog.qmee.com in cui si illustra quello che succede in internet in un minuto. I numeri parlano da sé, 571 nuovi siti, 278 mila tweets, 2 milioni di ricerche su google, 204 milioni di email… e così via. Un’enormità di dati che nei prossimi dieci anni a sentire Zuckerberg e compagni potrebbero quadruplicare.
Sono ben lontano dalle posizioni di chi prendendo spunto da queste informazioni tuona contro il tempo buttato via, contro l’inutilità di tanti di questi eventi on–line. Il tempo chi l’ha voluto perdere l’ha sempre perso e il modo c’è sempre stato anche senza videogiochi e senza twitter.
Sono affascinato da quanta gente si è messa a scrivere, non importa cosa, quanta gente fotografa, discute, compra e vende, chiacchiera, cazzeggia certo… ma anche scambia informazioni preziose, partecipa. Credo che internet sia un grande mezzo per far crescere la democrazia, per aumentare il controllo dei poteri sulle persone, per diffondere la conoscenza e spargere ovunque una quantità di scemenza, per rendere tutti più liberi e più incatenati allo stesso tempo. E’ solo un mezzo incredibile e dipenderà da quello che vorremo farne.  Ovvietà! Ok, ma mi andava di ripeterlo, vorrà dire che in questo minuto ci sarà un post in più!
Solo un appunto alla bella infografica di QMEE che oltre ad essere graficamente piacevole è anche leggibile. E Wiki? Che fine ha fatto Wikipedia?! Quanti bussano alle sue pagine in un minuto? Non lo sapete?
Ok! Ci tocca chiederlo a Wikipedia!

blog.qmee.com 

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Design, comunicare con i sensi.

_comunicare_sensi_634x400Gioielli da mangiare, carte profumate, pareti di ghiaccio, lampade ipnotiche o rilassanti, poltrone dalle superfici incredibili da toccare, oggetti sonori…
Vista, tatto, gusto, udito e olfatto. Qualche volta ci dimentichiamo di come siamo fatti, di quanto siamo complessi, dell’infinita varietà di sensazioni che siamo capaci di provare.
Dal design del prodotto, una sedia, un gioiello, una lampada, un contenitore, fino alla grafica, all’ architettura, ai progetti espositivi… non possiamo dimenticarci di solleticare tutti i sensi. Il colore, la forma, superfici lisce, ruvide, morbide, calde, secche, rugose… il suono che produce la percussione, il profumo dei materiali che scende fino a titillare le papille gustative. L’estasi, il piacere, il disgusto, lo schifo, indifferenza, desiderio, repulsione, quanti stati d’animo diversi può provocare un oggetto, il contenuto di un testo, un video. Comunicare la marca significa prima di tutto decidere  quali saranno i nostri sapori, i nostri profumi, la nostra musica, che superfici avranno gli arredi dei nostri punti vendita, i colori, la temperatura, le immagini. La definizione di tutti questi aspetti ci permetterà di comunicare chi siamo al nostro pubblico utilizzando per ciascuno il canale sensoriale a cui è maggiormente sensibile. Coinvolgiamo chi ci ascolta, ci guarda, tocca, annusa e assapora ciò che offriamo nel gioco coinvolgente della comunicazione totale.
Fortunatamente il nostro istinto animale è ancora vivo. Abbiamo mille antenne, infinite capacità di apprezzare anche le sfumature sensoriali più sottili. Qualche anno fa immaginavo di creare un gioiello-regalo che comunicasse fortemente i sentimenti d’amore, d’amicizia, di stima del latore dell’oggetto. Il progetto, pensando ad un oggetto dai costi molto contenuti, percorse ogni possibile manifestazione simbolica e si concentrò sulle possibilità di personalizzazione, così che ognuno potesse mettere qualcosa di suo, di intimo da regalare. Fu un bel successo! Comunicare emozioni ripaga sempre.

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