BUM! Le favole del design

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Raccontare il design, oggi più che mai, vuol dire raccontare favole.  

Le parole si intrecciano con le forme, sottolineano le fotografie, rendono visibili  i percorsi progettuali più impervi.
La sedia sinuosa, la collana trasformista, la mantella luminescente, la bottiglia inusuale…  Storie di idee, di persone, di materiali, di scarabocchi e di tentativi andati male.
Per raccontare lo sviluppo di un’idea che diventa progetto e si materializza in qualcosa che si può toccare bisogna cercare parole vere.
Le parole delle favole.
Chi inizierebbe oggi una favola con un consumato “ C’era una volta… pà–pà rapà pà–pà pà–pà”?!
Allora facciamola finita  con  le frasi fatte, con le parole che a furia di essere ripetute non vogliono dire più niente, parole e frasi che scoppiano in bocca come palloncini.
La ricerca del mood… bum!
L’essenza del design minimal… bum!
L’inaspettata vitalità del kitsch… bum!
Il rigore monacale  del total black… bum!
Less is more… bum!
L’essenza vitale del bianco… bum!
Non si tratta di scrivere o parlare in modo più o meno semplice.
Per  raccontare i progetti bisogna avere il coraggio della verità, di raccontare le mani sporche e i tentativi sbagliati, i materiali rovinati, i confronti duri, le liti, gli amori, i tradimenti.

La ripetizione infinita di gesti meccanici fino a quando tutto viene così naturale e spontaneo che si può inventare un’altra cosa. Raccontare segni di lima sempre uguali, così per anni, fino a quando improvvisamente prendono un altro verso per errore, per noia o per voglia di inventare.
Raccontare segni e forme impossibili senza la consuetudine quotidiana con gli attrezzi e le macchine. Storie di sbagli, di idee nate male che han fatto dannare prima di lasciar venire fuori quello che funziona. Racconti di materiali duri o troppo teneri, di attese lunghe mesi, di temperature troppo alte o troppo basse, di decimi di millimetro, di meccanica, di chimica e di buon senso, racconti di matite spezzate buttate dalla finestra e di improvvisi strisci neri nati  impaginati… perfetti!
Bisogna cercare le parole vere, che funzionano come macchine emozionanti ma… 
Attenzione che bum!
La retorica a buon mercato ci aspetta.